a questa epidemia,
solo noi, qui sperduti.
Dimenticata la città,
si riscopre una vita
agreste, più difficile
ma più vera.
Solo noi, con il cuore
gonfio di tristezza,
ma pronti a ricominciare,
lontano da luoghi
di cemento, smog,
barriere...
Ormeggio i miei pensieri
ai rami della Quercia
in quell'angolo di cielo
sempre a me più caro.
Dove migrano una ad una
le diverse stagioni.
Che vestono e nascondono
e svestono e mostrano
e tutto poi, cambiano.
Solo i pensieri, tutti
sembrano rimanere
e s'adergono dai rami,
solitari, come fiori.
Mentre si allungano
lentamente...
le ombre della sera.
Piange lacrime bianche
la magnolia nel giardino.
Si specchia su di un petalo
il laghetto, e si specchia
ladro di frammenti di tempo altrui
e sguardi l’artista nel vino.
Ruba pezzi di conversazioni sentite,
verseggiando senza eguali
come un attore che va via dalla scena
e voltandosi lascia un sorriso...
Le gemme della magnolia sono pronte.
Così lui, ad arrossire dietro gli occhiali.
Pasqua Santa, Pasqua nel cuore,
sei venerata con tanto amore,
in Chiesa o fuori sei benedetta,
che la pandemia sia maledetta!
Duemilaventi, anno bisestile,
cosa ci hai portato nel barile?
Avevam bisogno di abbondanza,
invece ci attacchi alla speranza!
Paura, distruzione e morte
non sono cose legate alla sorte,
non sono cose volute da Dio,
tantomeno da un parente mio!
Tutti a casa ma Pasqua è con noi,
non saremo cibo per avvoltoi,
forse qualcuno ci vuole punire,
forse ha paura, ci vuole arrostire!
Chi si sente grande e siede sul trono,
prima o poi finirà in abbandono,
onore e gloria alle sue cose buone,
ma sdegno e fango alla sua aberrazione!
Buona Pasqua anche se da lontano,
vi giunga con affetto e una stretta di mano,
anche se soltanto con un’icona,
Dio, son certo, non ci abbandona!
Un'ombrosa potenza sostava
nell'inginocchiata città
in un tempo funesto.
Cavalcando nuvole
impregnate d'un invisibile
e insidioso male
al suono di trombe inascoltate
mieteva vittime.
Separati amori
nell'incerto destino
sotto un giogo assassino
supplicarono clemenza.
I popoli espiarono
l'irrispettoso superbo disegno
d'un mondo dominato d'alleanze
lontane dai disegni dell'ALTISSIMO,
frantumate come vasi d'argilla.
Grandi mutamenti decimarono generazioni
mentre un uomo solo pregava
in una piazza vuota
concedendo indulgenza plenaria
a milioni di anime nel mondo.
Ah se Cristo tornasse,
e vedesse anna` n'chiesa
Tanti che doppo ave` scambiato
er segno de la pace e fatto proprio
er corpo suo , sputano addosso
a chicchessia
Perché nun j'arissomia
o che poraccio
nun parla come lui
E poi voi mette ?
chissà da 'ndo ne vie`.
Cristo ma c'hanno capito de quello c'hai insegnato?
Cristo ma t'hanno visto bene?
Tu vieni da lontano e manco j'assomii
Biondo nun me sembri
Italiano manco e men che meno
sai parla` romano o che né so
veneto lombardo o siciliano
Cristo Gesù, perché nun torni?
Vie`a di du cose
a sti poveri de core,
a di che quello c'hai spiegato
è stato arivortato
da chi se batte er petto
ma per fratello suo nun c'ha
amore ne rispetto.

Quando ci siamo svegliati
il mondo non era più lo stesso
ci si guardava in maniera schiva
come se avessimo ognuno di noi
la peste.
l’aria era più pulita
e sapeva veramente di primavera.
Nel viale non c'era quasi più nessuno
quei terribili rumori di motori
accompagnati da bestemmie di impazienza
erano finiti come dissolti nel nulla.
Non si era mai visto un mondo così
forse nemmeno ai tempi delle terribili guerre
inventate da noi esseri umani
per inutili ricchezze
o per far sapere di essere i più forti.
e quando ci risveglierà un nuovo sole
l’incubo sarà finito
spero con tutto il cuore
che tutti quanti noi capiremo
il valore di un abbraccio, dell’amore,
di come è così bello questo nostro spazio infinito.
è un albero fiorito
che non muore di dolore
un fiume d’acqua pura
dove possiamo sempre dissetarci
senza avere paura.
perché io non ho un giardino,
ma voglio anche quello.
E voglio pure il cielo ed il mare.
Io voglio di più...
per me stessa, per la mia vita, per questi occhi
che molto hanno guardato e, nulla hanno visto.
Voglio di più dalle mie poesie,
che forse andranno oltre il mio trapasso,
viaggiando insieme al nome mio.
Io voglio di più... più silenzio, più stelle da fissare,
più emozioni, più libri da leggere, musica da ascoltare,
canzoni da cantare e giorni da vivere.
Voglio più cani d'accarezzare e,
più bambini con cui giocare
Io voglio di più.
Dai miei sorrisi... esigo l'eterno,
dalle mie lacrime... che esca fuori l'inferno.
E voglio che non finisca in fretta questo inchiostro...
che mi dia, almeno il tempo di aggiungere un accento,
un apostrofo... o almeno solo una virgola.
per non ricevere giudizi
fatti con disprezzo.
Si riesce più a leggere
che ascoltare blateri inutili,
lasciando così...
il tutto, nella noncuranza,
restandone fuori.
Ma se pur indifferenti...
non si resta mai illesi.
Lascia che entri
che si cali in quel pozzo
una luce, almeno, al centro della stanza,
un debole filo di sole
in questo cielo carta da zucchero.
Lascia che faccia solco sul legno chiaro,
che lentamente una scia più scura
tinga il soffitto, lacrime di statue di gesso
han lasciato traccia e vacillano adesso
sul bordo, come sul mento.
Lascia che entri
che al tuo letto si abbandoni lasciando il segno.
Lascia che entri la pioggia.
La nostra felicità
nel bene che faremo
nella gioia
che noi diffondiamo,
in questi giorni tristi.
Un SORRISO CHE FACCIAMO
FIORIRE NELLE LACRIME
che abbiamo asciugato
in questo momento
felicità torna presto fra noi.
il nostro pianeta
il nostro paese
bello e accogliente
diventerà vuoto
privo di gente
morirà la natura
come gli uomini
invece di gioire
troviamo il modo
di aiutare,
amiamoci,
rispettandoci,
allora forse
potremmo salvare
la nostra Patria
L'Italia
che con orgoglio
si saprà rialzare.
Il sorriso
abbraccia il pensiero
dell'attesa
la fine o l'inizio
della natura
che si ribella
l'innaturale
causa dolore
combattiamo
questo mare agitato
con le onde che inghiottono tutto
non si può affrontare la morte
non cosi
restiamo vittime
prigionieri del dolore
ci insegnano
a reagire.









