le foglie consumate dalla terra,
i campi arsi dal fuoco.
Coperto di stracci che
che ti davano calore,
sedevi insensibile sotto uno
di quei fusti umidi e vecchi.
Coprivi la terra, sedevi sul fogliame
ghiacciato, sul terreno bianco
del freddo inverno.
Raggiunta la tua solitudine
finalmente potevi pensare
finalmente potevi dire prima
di essere messo a tacere.
Finalmente potevi parlare allo spazio,
finalmente potevi parlare al
vuoto amico.
Ora potevi amare,
amare quel niente che vedevi,
quel niente che avevi sempre desiderato.
Eri padrone di te stesso,
immerso nel silenzio che
non contraddice,
nel silenzio che crea le cose.
Solo un cane nero
passava muto di fianco.
ai tuoi pensieri,
muto vicino alla tua solitudine,
becchino macabro del niente.
Si avvicino' e lecco' le tue vesti,
ma tu urlavi i tuoi versi,
cantavi le tue poesie,
ciecamente correvi lungo
quella strada di terra battuta
e inciampasti.
Freddo ti alzasti e camminasti
un po' umido vagabondo del niente,
inciampasti di nuovo nel silenzio,
foglie morte
e non ti rialzasti.
Steso a terra, avevi visto
che ormai era la fine,
le ultime parole, le ultime assurdità,
gli ultimi pensieri,
e accompagnasti il vuoto silenzio del
niente attraverso la vita.
Serve guardarsi dentro,
nessuno è mai fermo.
Importa come si fa
ciò che si fa.
E il mondo è amore
di sapienza,di conoscenza,
a qualsiasi crescita,
a qualsiasi tentativo.
Anche lui fa lo stesso,
un uomo che sfida il dolore
sotto l’ombra di un platano,
e vive il senso di colpa,
quel lutto che preme
con potenza evidente.
Serve guardarsi dentro,
nulla è senza passato
e si accumulano
strati di memoria.
Simbiosi di vita, l’ho indovinata,
sta al passo sempre con i tempi,
sarà stata fortuna o saper fare,
questo ve lo lascio immaginare.
Un reddito fisso però, ci vuole,
senza, non si può andare avanti,
il lucro può anche non essere oro,
questo te lo può dare solo il lavoro.
Tutto sta a saperlo amministrare,
bisogna stare attenti, farlo bastare,
in questo deve aiutarti la famiglia,
diversamente, un accidente ti piglia.
Bisogna remare nello stesso verso,
se si vuole che la barca cammini,
ci vuole forza, tanta comprensione,
se no si finisce tutti in un pallone.
Certo, non è facile con pochi soldi,
non puoi fare miscugli ma soluzioni,
nessuno mai potrebbe darti ragione,
scoppieresti come una bolla di sapone.
Si stringe l’orizzonte
accavallano le luci
tutto prende velocità
e passano i respiri
ansimano d’anni
d’un posato colore
Notti insonni
preoccupano gli occhi
pagine piegate
crollano di parole vuote
certezze crepate
ombreggiano i giorni
Parlerò ancora con me
Il sereno ritornerà
felice
D’un posato colore
pieni di quel noi,
cuori in piena del nostro respirarci…
poi quel buio soffocante,
parole mal dette,
l’incosciente forza dell’io,
sempre più ombre,
sempre più attimi gelidi.
Un anima sa come resistere
a simili colpi d’urto…
ma il corpo stenta
a recuperare le energie
necessarie per continuare il cammino.
Ammutolito dal tempo e dagli spazi
si rifugia tra le sue stesse spalle,
per quante larghe, sempre più
rimpicciolite dal chiudersi in difesa.
Perdona nel suo cammino,
avanza più libero e leggero,
non teme il male, ma…
che si nasconde il dubbio di una verità mai trovata
in cui si può uccidere ed essere uccisi
in cui la fine è inevitabile.
Dove si può amare qualsiasi cosa e qualsiasi essere
dove amando una pesca essa darà alla luce altre pesche
dove amando una donna essa darà alla luce salici sconosciuti
che piantero' nella terra del mio giardino
crescendoli e curandoli
perché essi possano rinascere nel prossimo delirio.
Noi soli
Noi poveri cristi levati al cielo,
noi anime perse per il mondo,
ognuno coi suoi guai,
ognuno coi suoi
problemi,
con l’igiene mentale,
che ci soffoca,
ci asfissia,
ci castra mentalmente,
ci segna per tutta la vita,
e niente,
è più come prima,
e dobbiamo faticare il doppio,
per dimostrare che non siamo
menomati,
siamo pure diplomati,
ma la gente è stupida e cieca,
e non capisce,
sa solo ridere,
e giudicare,
e cacciarci come le streghe,
noi soli con noi stessi,
noi.
Vorrei solo un,oasi di pace,
un angolino tranquillo per me,
un posto di silenzio,
dove pensare solo a me,
dove respirare,
con calma,
rincorrere i miei pensieri,
fare tutto piano,
prendermela comoda,
non sentire,
non sapere,
e sbattere fuori dai piedi il mondo,
e le sue mene,
un posto per me.
Sarei stato l’ombra di schiena
di un artista in una scatola,
se una notte di undici anni fa
non fossi nato.
La prefazione nelle mani di un librario
lì ad aprire adagio le porte d’una favola,
collezionista di ognuno dei tuoi sogni
forse lo sono sempre stato.
Avrei anche atteso su una panchina fradicia
che lei tornasse a riposare l’anima sgualcita,
se non mi fossi innamorato
della mia vita.

Non ricordavi più quei momenti
che se pure tutto andava male
c’era l’amore a curare le ferite.
Avevi dimenticato come era dolce
l’odore della terra
che stava vicino al mare
e quando si cantava
qualche vecchia canzone.
Eri a volte come smarrito,
un bambino ferito,
ma c’era il tuo cuore
che pensava per te
e ti diceva dell’amore.
Non lo ricordavi veramente più
quando tutte le notti la cercavi
e lei non c’era, era lontano,
troppe erano le stelle da contare
per poterla avere accanto
almeno solo un momento.
Hai avuto tanto tempo per pensare
senza dimenticare e fare finta di niente.
Quelli erano i vostri giorni
i giorni dell’amore
rimasti dentro qualche vecchia fotografia
e negli occhi di un pianto
di chi ha capito
che non doveva dimenticare.
Il tempo … cos’è il tempo?
Il tempo è una dimensione
entro la quale si misura
il trascorrere degli eventi.
Il tempo è bello,
il tempo è brutto,
il tempo è denaro.
Il tempo fa invecchiare,
il tempo fa dimenticare,
il tempo arrugginisce il ferro,
il tempo ci distrugge sempre.
E non si ferma mai, va avanti,
ogni secondo è un suo rintocco,
anche se l’orologio non lo contasse,
è preciso e, non sbaglia un colpo.
Diciamo che è bello quando c’è il sole,
diciamo che è brutto quando piove,
è denaro perché serve per lavorare
è solo il lavoro che ci fa mangiare.
Il suo trascorrere invecchia le nostre cellule,
fa dimenticare perché decresce la memoria,
consuma la materia tanto fino a spezzarla,
man mano che, inesorabilmente, passa.
Ci lascia i segni chiari del suo cammino,
rughe profonde che segnano il nostro viso,
teste calve o anche con capelli canuti
e lentamente ci porta anche alla tomba.
Non può però intaccare l’anima e lo spirito,
i sentimenti ed i pensieri non sono materia,
quelli restano dentro di noi finché viviamo,
finché Dio ci lascia vivere su questa terra.

Rinasceremo quando tutto sarà finito
osserveremo il mondo con altri occhi
accorgendoci che dietro di noi c’erano solo errori.
Respireremo insieme un aria nuova
quella che fino a ieri ci faceva morire
sarà solo amore dentro noi.
Rinasceremo come rinasce un fiore
e non ci servirà la vanità,
ma solamente l’umiltà.
Saremo il tempo per i nostri figli
e sole caldo per il cuore
che servirà a scaldare questi nuovi giorni
dopo tanta nebbia e malumore.
Quel fiore nuovo appena nato
moltiplicherà milioni di fiori
serviranno a ricordare
senza mai dimenticare
chi non c’è più
perché portati via
da questo maledetto inverno.
Sulla tiepida battigia cammino
osservando in lontananza
il caos della mia città
nel silenzio d'un tramonto.
E penso al profumo della vita
che s'allontana come farfalla
agli echi del vento
regalandomi
un brivido di libertà
d'un attimo sfuggente
che non riuscirò trattenere
oltre un sospiro
nel frammento d'un giorno che muore.
Osservo un vecchio ricurvo che tende la mano
quasi a voler afferrare una conchiglia che giace riversa,
sballottata da un'onda ribelle,
poi rinuncia, lasciando che il mare la riporti lontano
a riposare nel suo mondo sommerso, come il suo,
come il mio, immerso in questi attimi
che non torneranno più.










