sopravvivere al dolore
di questa tragedia che tutti
stiamo vivendo...
si muove piano, tra stanze
ascettiche, passi affrettati,
pianti, lacrime..
si posa sui cuori,
cercando speranza,
spesso nascosta.
Amore tenace che
combatterà fino alla fine,
per sconfiggere dolore.
Vorrei cancellare questo cielo
cosi sereno , cosi azzurro.
Le nuvole sfrangiate che riesco a raccogliere
sono i miei pensieri.
Cattivi tasselli di un mosaico complesso .
Dalla mia finestra
la notizia del mattino chiude
la sera ,
la distanza degli occhi allontana le mani ,
le attenzioni dei respiri hanno
giorni di pianto .
Abito dove abita la paura
nella carenza delle regole
di un nemico invisibile che
come un re
piega ai suoi voleri
il popolo
e non ha scrupolo.
Pieno di energia dinamica creò la delicatezza.
Dall'insignificante polvere
creò una macchina perfetta
anzi due.
Eravamo un progetto eterno.
Provenienti dall'amore,
dovevamo donare amore.
Creati da un essere giusto,
nelle nostre menti non c'era ingiustizia.
Eravamo esseri forti, bellissimi e creativi
perché lui adora la varietà, il colore, la creatività,
minuzioso era il suo lavoro.
Voleva essere imitato,
chiamato Padre
darci attenzioni, tenera cura
perché siamo i suoi Piccoli figli generati direttamente dalle sue Grandi mani.
Ma poi apparve Lui.
Un essere scintillante e crudele.
Con la sua sete di potere
ci soggiogò,
ci disse menzogne in gran quantità,
ci trascinò nel peccato,
ci fece conoscere cos'era la morte.
Tutto portò alla chiusura dell'Eden
e il suolo maledetto fu a causa nostra.
Dio si dispiacque quando sotto ai suoi occhi
ogni cosa si rovinò.
E detestò Lui, l'essere scintillante e crudele
che ci disse: i vostri occhi davvero si apriranno!
Ora avremmo conosciuto il bene e il male,
anzi di più il male a cui ci eravamo venduti!
I nostri giorni erano contati.
Incapaci di arrivare fino a 1.000 anni.
L'amore diede posto all'odio.
La giustizia diede posto all'ingiustizia.
La potenza diede il posto alla debolezza.
Noi esseri insignificanti e corruttibili.
Non meritavamo più niente?
Non potevamo avere una via d'uscita?
Dio non ci avrebbe più parlato? E tanto meno ascoltato?
Tu non sai quanto Dio soffre quando vede soffrire.
Dio vede anche quello che noi non vediamo.
Dio ascolta i nostri lamenti,
le nostre richieste,
la nostra immensa solitudine,
il nostro desiderio di tornare ad essere quello che eravamo.
Sì, aneliamo essere di nuovo il suo progetto eterno.
Il Creatore che tradito fu dalle sue creature,
tanto amore da donare lui ha.
Il Paradiso farà tornare.
L'armonia ripristinare.
Il suo buon nome,
la gloria sua,
ad Armaghedon combatterà e tutto come in principio tornerà.
Sono nata sul finire di un febbraio, quando
le primule disegnano in anticipo la primavera.
Ho imparato da subito che con i bambini capirsi è semplice.
Quando ti allungano la mano hanno già
scelto di fidarsi di te… sono angeli che alla prossima corriera
avranno ali che diminuiscono man mano
che le loro orme si allungano, quelli che
vi mettono un mattoncino di lego in tasca rubandovi i confini
che avete accettato, orizzonti dimenticati.
Così li guardo giocare, tra i capelli mattini
liberi di colorare fuori dai bordi dei limiti dell’immaginazione.
E giocano con le sensazioni le vivaci parole
dei bambini, le immagini trasmettono percezioni che prendono
in prestito tutto il possibile… dal tangibile.
Non ho smesso di venire nei giardini delle scuole
o sulle panchine vuote nei parchi, ma ho smesso d’avere un’età.
Alle finestre e dai balconi i bambini hanno steso
arcobaleni nei lenzuoli con su scritto Andrà tutto bene, stasera
dentro a un battito oltremisura il canto salirà tra orme piccole
e grandi col mio, che sono Aria… ma che ne può una capinera?!
Ad essere sinceri con la mente,
il prodigio dei sensi si sente ascetico,
come il primo giorno di mescita
appare all’ultimo attimo della schiusa,
in virtù del proprio operato.
Volontà divinizzatrice ci espone alla certezza
nel mentre il dubbio freddo dell’effetto motore
di Soli e di Mondi sembra il cuneo dell’ennesima tortura.
Eccentrico Spirito ineffabile quanto chiaro
a me compari sopito da fiamme di rimprovero:
non acconsentire la disfatta del refrattario,
ammonisci te stesso sul lume dell’incoerenza.
Della controversia l’equanime si fa ombra
e la porta invinta espone al resto della severa compagnia
i discernimenti dell’esultanza.
Freddo e maniacale il Tempio dell’arroganza
atipico e dissimulatore l’accalappiatore di lepri.
Ma nessuno nel senno diretto altrove
dalla propria vivacità e gaudenza
fu risparmiato dall’occhio indagatore.
Tribolo d’ogni sperare s’innalza l’opera
artificiosa come immediata
si spreca all’ottenebrata luce
che nulla vuole altro da sé.
Se in qualche residuo d’attendibile attitudine
si fa viva l’espressione dell’oltraggiosa certezza
questa diviene ciò che è sempre, in genere, diventata.
Oltraggiose sembianze alchemiche
si vantano del mistico e della sua notte,
campi arsi dal sapore dell’insipido
vani troni decaduti a propria causa.
Demarcatori della sacra sapienza
nulla v’è tolto se non voi stessi
alla nicchia di sale sparso
dove la luna rifletteva i suoi lampi.
Deplorevole alambicco di false speranze
ammicca il fato con e su di te
per ammorbarmi nuovamente,
con ampolle di gesso.
in questo mondo cosi strano.
Giorni non perfetti...
Lascio la follia
e cerco la pazienza.
Nulla sarà uguale.
Conoscerò un mondo migliore
lo sentirò più mio,
lo amerò di più
imparerò a sentire
ogni attimo
come fosse l'ultimo.
Dove il limite da raggiungere
è dietro la porta.
dove prima non si conosceva il vicino di casa
invece ora nessuno vuole conoscere il vicino di casa per paura del contagio.
Vivo in una città morta dove ci si parla solo per telefono e nessuno si stringe più in un abbraccio.
Vivo in una città morta che per paura di morire assalta i negozi alimentari e le farmacie.
Vivo in una città morta dove prima si attendeva con ansia di vedere il cielo azzurro
ora non t'importa più niente né del cielo
e neppure di quello che accade là fuori.
Anzi preferisci non sapere cosa c'è fuori.
Quasi tutti depressi
quasi tutti nascosti
in attesa che tutto finisca come è iniziato.
Vivo in una città morta dove la mascherina è diventata glamour
e si crede con essa di ingannare quel minuscolo virus.
Un virus che con la sua crudeltà invisibile
ha cercato di cancellare le parole speranza e unità.
Il coronavirus si fa beffe di noi
e continua la sua strada.
Ignora il danno che ha fatto
perché lui è così piccolo e senza intelletto.
Ha solo un progetto
distruggere annientare
e soffocare con la sua corona regale.
Vivo in una città morta
ma pulita
perché dalla mattina alla sera ci si lava le mani!
Chi va là?
Alcool e amuchina.
Prego c'è ancora posto per voi!
Eh sì, vivo in una città morta che sembra un grande ospedale
con l'odore di disinfettante sparso qua e là.
Riusciremo a rialzarci?
Forse oggi
forse domani
chiedendoci:
ma davvero è successo tutto
questo ieri?
Confusione
Ah piccola che confusione,
il mondo gira,
come un pallone,
tutto di corsa,
tutto di fretta,
e siamo schiavi della pubblicità,
dei media,
delle convenzioni,
e c’è bisogno di tutto,
qui ogni cosa è un esigenza,
e il mondo che confusione,
un minuto,
per fare l’amore,
per dirti parole,
per dirti qualcosa,
farti sorridere,
ridere,
mondo che gira,
come un pallone
E’ lì che mi piace giocare
ad acchiapparella
con la notte, nell’equilibrio
incerto di un’altra acrobazia.
Dove le parole scritte tremano su un filo
di voce, nel tono degli occhi di chi legge.
Dove il poeta fa dell'illusione
la sua calligrafia.
"A quest'ora i sognatori
vegliano,
memori delle parole!
Ne costruiscono solide
immagini,
strappano sorrisi ai bambini,
E silenzi agli adulti.
Non chiamarli "folli",
Se li senti cantare.
Corteggiano le stelle...
E danzano con la luna.
Anime solitarie,
Notturni poeti!"
non meriti neanche
di restare nella mente.
Mi chiedo il perché,
della mia scelta
delusa allontano la risposta .
Tutto è lì,
ancora quell'enigma
come un rebus da risolvere.
Sai che ti dico,
che non meriti nulla,
ormai sei svanito.
Parole che le mie orecchie udivano,
ora non ascolto più.
Quelli come te,
restano soli,
in un limbo di isolamento.
Io sono diversa,
per fortuna ho capito
quanto eri subdolo .
Ma sei lontano ormai,
non voglio più pensare
a quello che farai.
E questa età che se ne va,
e tutto è già nel vento,
nella nebbia del passato,
ed io sono qua,
non ci posso fare niente,
il tempo vola via
effimero e precario,
e ci restano i ricordi ed i rimpianti,
di come era ieri,
e tu mi guardi,
non capisci bene la mia età,
i miei anni,
che me li sento tutti,
e vorrei saper fare,
saper dire,
come una volta,
ma tutto passa,
tutto va.
Vorrei il male se ne andasse,
vorrei che le parole dure,
che quelle sbagliate,
volassero via,
e rimanesse sulla terra,
la comprensione
e il perdono;
vorrei rimediare,
dire una parola giusta,
una parola di pace,
per ritrovare un amico perduto,
per trovare serenità
e un dialogo.
anche le lenzuola sanno di stantio.
Ci vorrà molto tempo per risistemare
tutto il disordine che ho dentro e fuori.
Il vuoto ha invaso il cuore,
nulla più sarà come prima.
La testa è affollata dal niente,
che hai lasciato insieme
ai panni sporchi da lavare.
Le lacrime ormai son vagabonde...
mendicanti di emozioni, soffocate
in quel cuscino, dove le urla
non verranno mai ascoltate.
Annego in qualche ricordo sparso
e, nella penombra delle finestre chiuse,
tra brandelli di pensieri assemblati,
che salgono nella memoria logorata,
mi fa compassione l'impronta di rossetto,
che sul bicchiere è morto come me.








