Nonostante gli anni,
a dispetto delle mie posizioni,
delle mie idee,
di ribellione e libertà,
a volte vorrei essere solo,
un essere umano normale,
normale,
come tante vite sulla terra,
come i tanti,
essere come loro,
con una persona,
un'amica accanto,
mentre invecchio,
vorrei più normalità nella vita mia,
vorrei un futuro,
libero,
anche per me.
profumato come non sai d'esser paesello mio
spaginato di poesie e cristalli di mare
ritmato da sentieri di fichi spinosi e cespugli di forsizia
sotto a nuvole sprovviste di solitudine
accostato dall'azzurro del cielo
preferibilmente fresco e consolatore
dove io respiro aria di casa
dove io posso sognare indisturbata
e nell'armonia dei colori nascondermi
con il passo lesto di centinaia di formiche
verso l'invisibile , la sera.
La follia irrazionale del dolore
fa il cambio con l'allegria
e a pugni
con il desiderio di te,
della tua pelle,
del tuo odore.
Guardati negli occhi
e leggi la tua anima
varcare il limite profondo
ed accettare anche
la felicità di un attimo.
Un attimo che vorrei non finisse mai,
un attimo profondo tanto voluto,
il tempo però, non sbaglia i suoi tocchi,
un attimo è un attimo e non un'ora.
Un attimo per scaricare tutta la rabbia,
un attimo per dimenticare il mio dolore,
un attimo per soddisfare un desiderio,
un attimo per gioire ed amare a fondo.
Una danza che a suono di tamburi,
si alterna sempre fra dolore e gioia,
senza regola e senza contare il tempo,
il dolore fa sempre la parte del leone.
l'immenso paesaggio
il grande lago verde.
Sfumano colori variopinti
all'orizzonte
ondeggiano le spighe di grano
sulla vallata.
L'argine lungo il fiume silenzioso
al crepuscolo
sui confini del mondo
riflette le
ginestre gialle
illuminando le lampare accese.
Nella solitudine del silenzio
le strade desolate e sole.
Il vento arriva da lontano
dall'immensità del mare.
Sulla terra silenzi
di piante secche
di montagne
bruciate dal sole.

I giorni sono così freddi
in assenza di sole
e la terra è così dura
perché è un po’ che non piove.
Un uomo cammina nella nebbia
ed ha il cuore in gola
per lui l’assenza è stata tanta
e non può più rimediare.
I giorni sono passati
e quelli più belli li ha bruciati
dimenticando l’amore
quello non può più ritornare
come la terra dura è fredda
difficile da accettare.
Nell’assenza aspetta la pioggia
così potrà nascondere
le lacrime del cuore.
rimandare la vita a domani.
Cedere il braccio ma tenere la mano:
affannato a restare, dire che
son loro quelli sani, gli umani.
Non c'è lume, alcun faro.
Solo la pioggia che cade,
ogni goccia di terrore densa,
mentre si affoga
nel sonno della propria lunga
e dura
quiescenza.
Vidi che ci eravamo fatti un dono:
il tormento, il pensiero;
questo è il verme di ogni uomo.
della strada
vedo un'acqua torbida che
vela i suoi raggi,
una nebbia di mezzogiorno
che deve alzarsi.
Un cammino il cui passo
veloce è frenesia assurda
in cui ciò che rimane dietro
non serve per continuare,
non motivo della futura vita.
La testa vaga per l'aria amica,
mito di ciò che non può morire.

Frammenti sparsi
di colorate matite
non sono coincidenze.
In solerte scrittura
nelle solitarie notti
tra ricordi e desideri
traccio scarabocchi
su un bianco foglio.
Come un pittore traspongo
colori d'un arcobaleno
perduto in vecchi sentieri
tra fruscii soffusi
e ombre dei meriggi.
Un crepuscolo di cartapesta
custodisce ciò che la mente
riesce a cancellare.
Un fragile tramonto
sfuma una vita intera
in un attimo sfuggente.
Apprendo
d’aspettare
alunno spugnoso
ligio e meravigliato
Aspiro pagine e pagine
di silenzio forzato
calmiere insperato
Vago nei vuoti
illuminati dalla stagione
un solitario campione
nessun pubblico
quasi una prigione
Sfugge al passo
la fretta nelle vene
poggiano gli arti
sul suolo impolverato
L’anima nascosta
aspetta nuovi segni
In avanti lo sguardo
nel tempo galantuomo
prega
che qualcosa ascolti
ci dia il perdono
Siamo un fiore che raccogliamo.
E osserviamo i suoi colori.
Un profumo che esplode nell'aria
ed entra nella mente, forma un ricamo
nella tela di incensi ed allori, un affluente
della realtà, una sua arteria.
Siamo del fiore lo stelo morto,
troncato di recente e lasciato a crepare.
Ogni goccia che resta non è per la vita,
di sangue poco ne rimane.
Siamo noi quel fiore appena colto!
Tra le mani di una anziana signora,
nelle quali il suo corpo si avvita.
Scendiamo fino al polso
e il calore del suo battito ci rincuora.
Siamo appesi tutti allo stesso amo,
mentre il vento ci sposta e la pioggia ci nutre
la morte ci guarda e noi la divoriamo.
Il nostro corpo vive di lenza
e di confessioni tetre fatte la notte.
Di noi rimane solo una ridicola infiorescenza
lasciata a mendicare un altro po' di fresca follia.
Le nostre urne sono rotte!
Siamo fatti di petali ed anemia.
Restiamo immobili nell'ipocrita oratoria
e in poche ore di agonia.
Avuta la nostra gloria, abbiamo abboccato
e perduto ogni freno e morale.
Guardiamo al cielo affamati
come un dio non più adorato.
Respiriamo con ferocia animale
il fetore del poco calore versato
sulle dita dell'anziana signora.
La sua stretta risale
e il sentimento è servito.
Siamo il narciso,
il biancospino;
una rosa e una camelia,
fiordaliso o gelsomino?
Forse un ranuncolo, una primula
La magnolia, la mimosa.
Goditi la vita, amala!
Non dormire finché è giorno,
annusa l'odore esploso nell'aria.
Guardati intorno: che esistenza grama.
Ritorna al tuo soffrire,
senso e sonno, la grande danza binaria.
Rileggine la trama e chiudi i tuoi occhi
ché è il tempo di avvizzire.
Ti lasciano addosso speranze,
quelle che ti illudono e deludono.
Ci sono pensieri... dei dolci pensieri,
profondi come l'abisso del mare...
quieti come la sabbia d'una clessidra...
ostinati come i tormenti dell'anima.
Ci sono pensieri che ogni giorno,
mi portano a pensare troppo.









