Ipotenusa lunare,
raggio di primavera
nel silenzio isoscele
dei tuoi occhi neri,
scendi le scale del giorno
in questa poesia di pioggia
che ho scritto per te,
neve d’amor è ora
il cielo della mia bocca,
ti sento,
riflesso d’anima quieta
nel dolce naufragar della mia sera.
«Io sono una persona del XXI secolo, che è accidentalmente nata nel XX. Ho una profonda nostalgia per il futuro.»
Poveri i miei pensieri,
poveri i miei manoscritti,
povere queste mie rare
e pietose istantanee,
questo neonato
anelito
che già muore.
Quasi subito.
Senza
neppure il lusso
d’un breve attimo di vita.
Ctrl - Alt - Canc, tre volte,
e prontissimo
si fa buio.
come una notte stellata,
dove più la guardi,
più ti perdi nel suo mistero.
L' ho sognato
come un profumo inebriante,
che ti rimane impresso sui vestiti
e nella mente.
L' ho sognato
come un'onda improvvisa
che ti sorprende e ti abbraccia,
ti legge nella profondità
e ti regala la sua profondità.
Ho baciato le tue labbra
e mi sono innamorata di te,
che sei il mio sole,
la mia luna,
la persona più meravigliosa
che esista.
Vivere ogni giorno, con il sorriso con coraggio e tanta dignità.
Vivere con energia ritrovando l’equilibrio, con l’armonia senza perdere la fiducia in me stessa.
Vivere, con la felicità come una danza sotto la pioggia affrontando i problemi e le difficoltà.
Vivere sempre, perché la vita è un dono meraviglioso ed ogni giorno è un regalo prezioso.
Svesto garofani di rugiada
ed il tempo senza te
è un gioco di labbra e silenzi,
amor che mai più ritorna
come questo appuntamento di parole,
naufragio d’aurore sulla tua pelle.
Carezza una bolla di sapone
il ciglio di un crepuscolo
ed io sazio questa luce d’inverno,
rammendo matite d’eterno
rubate al violino del nostro petto.
Svesto garofani di rugiada
è apostrofo d’un pianto d’amor
la mia ferita d’assenza e dolor.
Il fiore del melograno è caduto
abortito spontaneamente
mentre un tripudio di fucsia
saluta l’autunno
Vive
e prospera
e produce semi neri
che invadono i gerani
le begonie
fin dentro l’aiuola di sotto
dove un ficus gigante sopravvive
ad amputazioni
e gangrene
all’inettitudine del giardiniere
Non mi importa la facile similitudine
nessun trucco letterario
dirà una parola in più
su questa strega dei giardini
Raccolgo i boccioli rossi
le piccole antere sporgenti come sesso baby
e li rimetto nel terreno ai piedi della madre
Anche la bella di notte
ha un sussulto imprevisto
Il vento porta lontano i semi
o forse si allontanano da soli
fuggendo su gambe invisibili
E io mi chiedo com’è
che una pianta ha capito
io invece no.
provo invidia
a chi ci crede
sempre e comunque.
Mi chiedo perché
loro si e io no,
vivere è difficile
ma chi crede è felice.
Vedono un perché
anche se non c'è,
il fato è divino
e pregano un po',
già stanno meglio
nel loro credo
e ci stà.
Noi diversi e arrabbiati
con i nostri pensieri
non vediamo una via,
muri innalzati
ponti levatoi scardinati.
Siam tutto un disordine
il cuore che cozza
cozza e rimbalza
come palla di gomma.
Aiuto lui chiede
non ha ancora capito
che aiuto non c'è
deve trovarlo
dentro di sé.
Hai gettato
la poesia nel dimenticatoio
alla maniera del salariato
le olive nel frantoio.
Allorquando adagi il lapis
sul foglio, tuo suolo adusto
nello stambugio delle anticaglie
ai versi hai già dato un posto.
Sostennero certuni
esimi colleghi,
palesando i propri
irriverenti dinieghi.
Fatta d'esenzione istanza
senza pretesa
nemmeno per carta bollata
e pare ... sia al vaglio
al contrario
di quell'erba infestante
del voglio ...
Matura o acerba
accadrà
... certezza, speranza ...
che impreparati colga:
soffio d'andata
in perpetuo ritorno.
Ché prestante ...
quando respira la morte
- nulla da dire - è più forte,
questa vita s'arrende
e ciò che spetta ... rende
pel riapparire
- più o meno -
in quella di sempre.
coscienza assopita
non volevi dire
per non far soffrire
La rabbia ti scuote
la bocca si scuce
il dolore ti opprime
e lui non capisce.
Tu pensi che finga
poi realizza
colpito da chi
lui ama di più.
Tutto sbagliato
occhi bendati
credere a tutto
non cogliere indizi.
Risultato nefasto
di tutti i suoi si
povero padre
per il dolore che hai.
Regalano bugie
come caramelle
e noi che lottiamo
... abbiamo già perso.
Han vinto loro!
Vola irreparabile, tempo
seguimi, ove i miracoli avverranno
sentieri, ciottoli, pieni di malinconia
pesante e ardua, ci suda il cuore
aggrappati, tra crepe scivolose
arriveremo al letto dell'eternità
per dormire in pace, senza mole fisica
piensieri, versi, e amore
Sono come le mie nuvole
increspate sul mare
soffici o gonfie di tempesta.
Nell’eco dei miei tuoni
sono parole di pioggia
ombre , luce e
morbidezza .
E nell’azzurro
che mi attraversa l’anima
sono l’essenza del vento che
quando passa
scuote e da freschezza.
Sono stato tediato a morte,
anche se solo a ogni morte di papa.
E l’ho avuta su a morte, avversando
quel qualcuno con rabbia cupa.
Sono stato la morte dolce per taluno,
talaltro è stato per me una morte lenta.
Ogni giorno fa visita ai cantieri
e nelle fabbriche la morte bianca.
E siede sulle tavole scarne
dell’emarginazione la morte civile,
dove si sa fin troppo bene di che morte
morire… come testuggine sull’arenile.
Alcuno mi ha auspicato la morte eterna.
E mi è accaduto di vedere in faccia
la morte, e con lei di scherzare per
stoltezza o perché stanco della bonaccia.
Ti ho sfidata, temuta Signora con la falce.
…Nera Mietitrice con le tue tinte smorte.
Tetra figura in ombra in età puberale, nelle
tenebre dei giorni avversi ti ho attesa, Morte.

Ti voltasti, te ne andasti.










