coerente con i miei pensieri,
ma non dispero,
cercherò senza posa
e quando troverò un posto
dove andare,
allargherò i miei orizzonti
dentro la mente e,
camminerò fiduciosa
lungo quel cammino mentale,
anche se impervio,
non sarà inutile,
camminerò
fino a trovare i giusti
spazi infiniti.
che tu credi per me rasserenanti
mentre dubbi alimentano e passioni
come evocare demoni danzanti
o fantasmi in un sordido consesso,
vagolanti e vocianti tutt’attorno,
che s’acquietano solo nell’amplesso
e poi nel sonno fino al nuovo giorno.
Amo attizzare questo nostro fuoco,
rinnovando di noi quanto vissuto
come d’amore e psiche fosse un gioco
ove di Psiche è il volto sconosciuto, (*)
volto che cerco in ogni tuo sussulto.
Così, viver nel grembo tuo vorrei
o nell’anima tua, ospite occulto,
per carpirti e capirti, Dea che sei.
Ma so pur che sarebbe mala sorte
illuminar quel ch’è il tuo lato oscuro,
destino ineluttabile di morte
d’un amore ch’or sento imperituro.
(*): secondo il mito (Apuleio: Le Metamorfosi) è a Psiche, giovinetta mortale, che era stato proibito di vedere il volto di Amore/Eros, un dio figlio di Venere/Afrodite, invaghitosi di lei per essersi ferito con il suo stesso strale. Mito ispirato a che la donna non dovesse conoscere l’eros? Reinterpretando in chiave moderna, credo invece che il personaggio mortale sia Amore/Eros, che potrebbe dissolversi dopo aver svelato il volto (divino?) di Psiche, cioè l’anima del/della partner, col suo carico di mistero, elemento consustanziale all’amore.
Una donna che soffre non grida,
respira piano
come se l’aria potesse ferirla.
Tace più forte …
e il silenzio le cammina accanto,
tranne una voce.
Tiene il dolore nel corpo
come un vestito stretto
che non le appartiene.
Eppure sorride
per non ferire il giorno.
Nessuno vede, nella notte,
i pensieri che si annodano nel petto,
le parole senza voce
che pesano nel cuore.
Nessuno ascolta,
neppure quel sangue
che le resta accanto
senza capire.
Di giorno, invece,
con gesti leggeri
accarezza il mondo
mentre piove.
E senza riparo
lascia che l’acqua, pian piano
porti via il peso,
perché amare la vita
è rimanere.
Mente su righe alte
Nel fegato il buio
Non esistono ore se non per smarrire il conto
di quante non ne vivi...
... e muori
tra fili di ruggine ad intrecciarsi
e formiche a dilaniare resti
Le notti insonni soddisfano misere miserie
dopo abbracci in trascendente
mentre in rosso d'edera, perdonandoti, mi perdo
mia immagine,
speculare,
che non si vede,
seduta su una,
panchina, l'ho vista,
bene......
Quante volte,
diceva di essere da,
un altra parte,
quante volte
diceva, dii essere
in compagnia.
Seduta ai margini,
per paura di stare,
all'impiedi,
all'impiedi,
spedita, celere,
per paura di
stare seduta.
Ho visto,
e adesso vedo,
il mio sentirmi,
il mio essere,
mediocre......
Un bambino,
spaurito,
in un corpo adulto,
un adulto insoddisfatto,
in balia della natura urlatrice.
Ho visto la
mia immagine,
speculare,
colare a picco,
fino a disfarsi,
fino a estinguersi......
Il fracasso di un fucile,
che non si vede,
delinearsi orrorifico,
per poi annerire,
ogni innaturale,
speranzoso,
chiarore......
E, non essere più,
quello che non era.
e non essere più,
non si sa nemmeno,,
cosa.....
Poi un lieto fine,
allucinogeno,
una stonatura,
una forzatura,
un apparire,
irreale,
miraggio,
in uno sterile,
deserto,
nel nucleo,
più incandescente,
del dolore.
ho bagnato di lacrime la zolla
che ricopre il tuo corpo, l’ho baciata
e la tua zolla mi ha donato un fiore,
miracolo d’amore nel tuo giorno.
**
e adesso questo fiore
riempie del suo odore la mia casa,
tutte le mie giornate,
dal sorgere del sole
mi parla della grazia del Signore.
**
la tua essenza, mamma, la tua anima,
la tua luce riempie
tutte le mie giornate.
rimpiango i baci che non ti ho mai dato,
**
le parole d’amore,
mamma, che non ti ho detto.
**************
ore 9,02
sabato 02/11/2025








