Sonetto strambo, endecasillabi canonici tutti a maiore e a minore ma monorima, schema AAAA AAAA AAA AAA!
Cercar dagli altri luce è disonesto,
di tempo spreco inutile e molesto
se dentro il cuore regna buio pesto
ed il pensiero appresso fa il funesto.
Davvero il mio problema è solo questo:
son morto dentro, forse troppo presto
ma conseguenza è che da solo resto,
dentro ogni folla inutile foresto¹.
Cercando altrove colpe poi protesto
con infondato e stupido pretesto
per esser io per niente più richiesto
tranne esattori cui sfuggir m’appresto
m’andando a piedi sono poco lesto…
inutilmente il Fato ancor contesto.
¹: forestiero, straniero.
24/10/2025
onirico,
passeggero su
un treno,
ai limiti,
estremi,
di qualche,
digestivo,
indigesto,
su un ferro
a vapore,
a stirare,
le convenzioni,
sociali,
sgualcite,
dall'indistinta,
dall'indefinibile,
esistenza,
a cui ci
aggrappiamo,
per non essere,
solo una comparsa,
a scomparsa,
in fritture di,
patemi d'animo.
Palpebre semi,
abbassate,
la semi oscurità,
l'oscurità,
le nudità del
sole dai capelli,
atomici,
e la corona,
incandescente,
che, entra
dai finestrini,
come una
visione,
di lontani,
bagliori,
industriali,
echi di fabbriche,
meccanizzate,
tronchi consumati,
dalla propria,
saliva umana,
usati come,
combustibile,
all'olio d'oliva,
balocchi di,
legno stagionato,
arsi, vivi,
dal distaccato,
codice, binario,
spasmi di
distorsioni,
da un altra,
galassia,
al succo
di limone,
al retrogusto,
di acido,
solforico,
batterie,
scariche,
gettate,
nella discarica,
della propria,
perdizione,
lì sul
promontorio,
della dannazione.
Murales,
a impedire,
di passeggiare,
col pensiero,
tra gli scorci,
panoramici,
che si estendono,
per chi ha ancora,
la voglia,
la capacità di
errare dolcemente,
a perdita sensoriale.
Qualcuno si lamenta,
dei ritardi,
sul sedile inquieto,
del viaggio,
ritardi,
improvvisamente,
sequestrati,
da un'applicazione,
che distorce il tempo,
a suo uso e consumo.
Uscito, dal mio,
di viaggio,
tra lampi porpora,
di edifici, grattacieli,
non di questa epoca,
coi denti spigolosi,
a divorare,
la natura tutta,
ritrovo il senno,
la mente lucidata,
di lucido, lucida,
una cosa, mi è chiara:
I negozi hanno un
anima, un
respiro,
l'anima,
il respiro,
dì chi ci lavora,
con passione,
e dedizione,
accogliendo,
la gente,
giorno per
giorno:
La gente,
che compra,
la gente,
venuta dal
mare, dalla
campagna, dalla,
montagna,
la gente venuta,
a riempire i negozi,
con la propria,
anima, il proprio,
respiro, e ci si,
conosce, o ci,
si sfiora appena,
oppure niente.
Governato da ali mozzafiato
Non piangere, fratello, bevi il vino,
bevi e annega nel sangue della vite
la tua malinconia…
Che ti importa dell’essere e non essere.
**
Sai che l’uomo è la belva delle belve,
che mangia la sua carne,
beve il suo stesso sangue e si ubriaca,
insanguina le pietre dell’altare,
calpesta i tabernacoli,
ma prima di morire guarda il cielo.
**
Vivi, cavalca l’attimo fuggente,
tu che incroci la lancia con la morte,
ma non dimenticare che la vita
è una stazione di transito.
*****************
Tappeti floreali bianchi e rosa
nel mare una culla di stelle,
soavi canti di azzurre balene
vola nel cielo un fenicottero rosa
a bocca aperta
bande di colore all’orizzonte
boreali aurore mettono le ali,
nei campi luci di lucciole
sui muri lucertole cercan la luce
a bocca aperta
delfini sull’onda ballano all’alba
danzano api su petali delicati,
sotto la luna in dono una duna
farfalle sui fiori fan battere i cuori.
si chetano i tepori,
gli amori d’estate
verranno accantonati
tra ricordi sereni
e felici momenti.
Cambia il tempo
e piove, ogni goccia
è un sussurro,
brividi freddi
accompagnano i giorni
tra i rossi colori
d’autunno vestiti.
Piove, ogni goccia
è un sussurro,
che lascia bagnati
i ricordi d’estate
mentre si srotolano
i giorni a venire,
più freddi e già pronti
ad incontrare
l’inverno dormiente
che, forse, porterà
la soffice neve
a scendere candida
senza rumore.
jolly
calato
per
strada
senza
preavviso
dal
mazzo
corrotto
dello
sconforto,
la
sua
spirale
sentivo
scivolare,
strisciare
dentro
di
me.
Si
ciba
senza
pudore
alcuno
delle
nostre
recondite
paure,
le
mastica
per
accontentare
i
suoi
famelici
appetiti.
Finito
il
pasto
ci
vomita
addosso
il
terrore
e
la
sua
gabbia
per
imprigionare
il
coraggio
dell'ardire.
Deambulavo
le
gambe
intente
a
digerire
l'asfalto
bruciato
per
non
incorrere
in
una
lenta
congestione.
Da
quando
in
quel
chiaro
del
mattino
ero
sputato
fuori
dal
portone
di
casa,
Baldios
Robot,
assemblato
da
un
coro
di
bambini,
vigilava
alle
mie
spalle.
Nessun
araldo
si
è
presentato.
Sbucato
da
un
medioevo
collassato
nel
presente,
per
annunciare
la
caduta
delle
comete
sulla
mia
schiena
spezzata
provata.
Appiattire
così
le
poche
sicurezze
con
la
faccia
schiacciata
nella
nuda
terra
dove
tutto
è
microscopico,
ma
le
bestie
nere
sono
gigantesche.
Una
visione
della
durata
di
qualche
secondo
appena
i
miei
cari
genitori
in
posa
dentro
un’immagine
proiettata
da
una
camera
oscura
che
gli
strumenti
ottici
del
cervello
mi
facevano
sfiorare;
Sentivo
il
velluto
dei
loro
visi
nelle
mie
mani
tremanti,
mentre
incominciavo
a
spargere
acqua
per
la
sementa
delle
spine.
Il
coro
dei
bambini
acquisiti,
impresso
come
una
speranza
nelle
piaghe
del
mio
inconscio,
diventò
in
quel
preciso
istante
una
risorsa
di
Baldios
per
prendere
tra
le
dita
il
jolly
e
scaraventarlo
in faccia
al
mazziere
feroce
intessuto
d'ombra.
Baldios
Robot,
trasportato
via
dal
coro
leggiadro
dei
bambini,
l'infanzia
mai
tradita,
amata
come
una
sposa
in
tutte
le
sue
forme
d'anime
nel
Giaciglio
della
dedizione.
L'acqua,
portata
via
da
un
paio
di
ali
celesti
come
dono
ai
giardini
dei
campi
elisi.
Le
spine
convertite
dal
sospiro
della
natura
in
una
collana
di
conchiglie
da
offrire
a
una
dama
del
mare.
POESIA COME L’ARIA
**********
Poesia come un grido di rivolta,
poesia come un grido di battaglia,
come squilla di tromba- poesia
che fa alzare i morti dalle tombe.
**
Poesia necessaria.
Poesia come il pane quotidiano
non come un lusso dunque! Poesia
di chi è senza pane,
di chi è senza domani.
**
Poesia che smuove cielo e terra,
poesia tra le mura di una cella
che grida libertà e grida pane
ai demoni bugiardi del potere,
**
come arma di giustizia sui tiranni
che affogano il futuro nelle lacrime.
Poesia necessaria,
poesia come l’aria.
**********
Ore 8,50
Mercoledì 29 ottobre 2025
.
che mai si avvera
e mentre vola di fiore in fiore
s'illude e spera.
Il sogno di farfalla
s'infrange a Primavera
quando la luce
illumina il cuore e acceca.
E c'è una farfalla bianca
che tutte le mattine
si poggia sul davanzale
sbatte le ali
e sogna, sogna
ma non sa di dover morire.
Il sogno di farfalla
si spegne
alle prime luci della sera
quando la luna
scivola nel mare
e rimane solo quel volare
nel ricordo dell'amore.
Ho scritto una preghiera
perché tu non possa mai morire,
dimenticato nella notte
al buio, senza tempo.
Ho scritto una preghiera
per la vita del mondo
che si spegne nei tuoi occhi
spenti dal mondo.
Ho scritto una preghiera
nella tempesta,
in mezzo al mare
e nella quiete, ai lati del cielo.
L'ho scritta per le ceneri
che volano via col tempo,
per tenerti ancora qui accanto.
questione,
di stile,
di genere,
musicale,
ma di una
melodia,
saldata,
impressa,
che scuote,
le fondamenta,
emotive,
accompagnando,
per il resto,
della
linea,
della vita,
nella mano,
sintesi di ciò,
che rimane,
ancora,
prima di
spegnere,
definitivamente,
la fiamma,
della
propria,
mortalità;
E quando la
guardia e
abbassata,
nella solidità,
fragile del vetro,
le meste,
rimembranze,
con un abito,
in voga,
nel passato
remoto,
o,
nel presente,
passato,
ci vengono,
a fare visita,
con in dono
un requiem,
lacrimale,
lacrimoso,
e sorrisi,
a tempo,
di un
metronomo,
stinto,
estinto.
Salgo, in su,
per la scalinata,
allo osservatorio,
con un jukebox,
anni ottanta,
come navigatore,
emotivamente,
emozionale,
concerti,
revival,
che risvegliano,
assopite tessere,
a definizione,
variabile,
di un domino,
giocato o
non giocato,
vivendo,
o non
vivendo,
brandelli,
di fotogrammi,
umani,
sulla tela,
tesa,
di un
altra epoca,
sempre più,
distante,
dalla
respirazione
presente.
Brandelli,
di fotogrammi,
assopite tessere,
a definizione,
variabile……
……Un pupazzo,
di neve,
su una maglietta,
estiva,
una maglietta,
blue,
con un ricamo di
strass,
non può,
non può,
coprire più,
ma,
la nivea,
figura,
antropomorfa,
ridente,
in primo,
piano,
innalzata,
dall’elemento,
sfocato,
sopravvive,
alla necrosi,
illimitatamente,
sopravvive,
alle
ceneri,
nell’Aurea,
perpetua,
si staglia,
nitida,
suprema.
Un pupazzo,
di neve,
di stoffa,
trasmigrato,
a matita,
col nero,
sfumato,
nuovi dettagli,
aggiunti,
particolari,
allegati,
in design,
rappresentante,
rappresentativo;
Una torre,
incoronata,
una torre,
la cui,
sommità,
sbuca,
torreggia,
dal cappello,
natalizio:
In prossimità,
del vertice,
spicca,
in
altorilievo,
il simbolo,
scintillante,
di Genova:
Nascita,
origine.
Sulla sciarpa,
che calza,
un pennino,
scrivente,
è, scritto,
in bassorilievo,
un nome,
d’arte,
sunto,
realistico,
di ciò,
che mi governa:
Occhio,
di sole,
occhio
di nuvola.
Un pupazzo,
di neve……
……Il bene
e la
memoria.





