Ascolto ancora il battito del mio cuore,
Sono vivo, e me ne accorgo ancora,
Sono vivo nonostante
Il mio distratto orgoglio.
Destini incrociati su mulini a vento,
Dove vortici portano lontano,
Le tue pale strappate dai soffi girano,
Girano, su pensieri e rovi
Qualche stella ha illuminato
Parte dei miei passi,
Qualche stella , che dirne il nome non saprei
O non vorrei osare.
Cuore e anima sono avvolti
Di speranze mai sopite,
Mai celate,
Come timide vele lungo il fiume.
Come fame per il destino,
Come sogni inchiodati al domani.
Sono vivo, e me ne accorgo ancora,
Sono vivo nonostante
Il mio distratto orgoglio.
Destini incrociati su mulini a vento,
Dove vortici portano lontano,
Le tue pale strappate dai soffi girano,
Girano, su pensieri e rovi
Qualche stella ha illuminato
Parte dei miei passi,
Qualche stella , che dirne il nome non saprei
O non vorrei osare.
Cuore e anima sono avvolti
Di speranze mai sopite,
Mai celate,
Come timide vele lungo il fiume.
Come fame per il destino,
Come sogni inchiodati al domani.
7 commenti
In sovrappensiero, attraverso
distese infinite di giorni quieti.
Il vento non pizzica corde d'arpa
e non lo sento.
La pioggia non trafigge margherite
né annega coccinelle.
La luna non mostra mai
la faccia cruda della notte
né la veste di magia.
Tutto procede d'inerzia nel mio mondo.
Il sole s'alza e torna a letto
senza aprire queste tende.
Forse, profumano le rose
nel giadino fuori casa
Ma il calendario appeso al muro
non avverte ch'è già Maggio.
E cammino per la stanza,
per la via e la città.
Chissà che sto pensando...
mentre perdo la mia strada.
distese infinite di giorni quieti.
Il vento non pizzica corde d'arpa
e non lo sento.
La pioggia non trafigge margherite
né annega coccinelle.
La luna non mostra mai
la faccia cruda della notte
né la veste di magia.
Tutto procede d'inerzia nel mio mondo.
Il sole s'alza e torna a letto
senza aprire queste tende.
Forse, profumano le rose
nel giadino fuori casa
Ma il calendario appeso al muro
non avverte ch'è già Maggio.
E cammino per la stanza,
per la via e la città.
Chissà che sto pensando...
mentre perdo la mia strada.
Come si sta a fare i piccoli acrobati
della costanza, gli smarriti nel binario
del certo e più meriti da eresie
di zigomi tondi -l’opera assurta,
le repliche al teatro dei tarli che
insabbiano le stelle. Slanci -come
si sta a dirli al pulviscolo che
non lascia spiegare i rumori
delle belle giornate, della lava
venuta su da ossa di conchiglie.
della costanza, gli smarriti nel binario
del certo e più meriti da eresie
di zigomi tondi -l’opera assurta,
le repliche al teatro dei tarli che
insabbiano le stelle. Slanci -come
si sta a dirli al pulviscolo che
non lascia spiegare i rumori
delle belle giornate, della lava
venuta su da ossa di conchiglie.
Schiantano
i confini alati
cenere abbandonata
al vento di passione,
tacito il ricordo
d'un viaggio
miserabile
fra queste
mura
son represso
e malinconico smetto
di sognare.
Accolto
mi trovo indigesto
talvolta
sento
parlare di razzismo,
di odio,
ma anche di tolleranza
e fratellanza,
bipolarismo umanitario.
Uomini distinti
interrogano
le mie
intenzioni
frugando fra
i miei pensieri di fede
districandosi fra
i turbamenti che mi affliggono
nell'animo plagiato,
la mia fede
è la mia famiglia
siamo scappati
dal conflitto insaguinato
tormentati
dalla paura
d' essere perseguitati,
silenziosi nell'ombra
abbiamo smesso
di vivere e
compreso il valore
della nostra vita
sfortunata.
Ho fatto una promessa
oltre la fede
di uomo, di padre,
con me porto il calore
dei miei figli, di mia moglie,
delle nostre tradizioni.
Ho vagato
senza direzione
disperso nel nulla
d'un deserto
implacabile e cinico
ho ceduto
i denari che portavo
e svenduto
la mia dignità
per sfidare il mare
sopravvivere alla morte
sicura
d'un viaggio
all'inferno
sicuramente più mite
dell'inferno
che ho lasciato.
i confini alati
cenere abbandonata
al vento di passione,
tacito il ricordo
d'un viaggio
miserabile
fra queste
mura
son represso
e malinconico smetto
di sognare.
Accolto
mi trovo indigesto
talvolta
sento
parlare di razzismo,
di odio,
ma anche di tolleranza
e fratellanza,
bipolarismo umanitario.
Uomini distinti
interrogano
le mie
intenzioni
frugando fra
i miei pensieri di fede
districandosi fra
i turbamenti che mi affliggono
nell'animo plagiato,
la mia fede
è la mia famiglia
siamo scappati
dal conflitto insaguinato
tormentati
dalla paura
d' essere perseguitati,
silenziosi nell'ombra
abbiamo smesso
di vivere e
compreso il valore
della nostra vita
sfortunata.
Ho fatto una promessa
oltre la fede
di uomo, di padre,
con me porto il calore
dei miei figli, di mia moglie,
delle nostre tradizioni.
Ho vagato
senza direzione
disperso nel nulla
d'un deserto
implacabile e cinico
ho ceduto
i denari che portavo
e svenduto
la mia dignità
per sfidare il mare
sopravvivere alla morte
sicura
d'un viaggio
all'inferno
sicuramente più mite
dell'inferno
che ho lasciato.
Tremano le ore
come tremano gli inganni
“Hai forse paura del tuo Dio?”
Di mio padre io ne avrei
se solo un padre avessi chiamato
ma chiamo te
terra d'inferi
di gendarmi appesi
di colori in testa e al collo
Io e le tue parole
eco di mente e corpo
al contrarsi nel cercare indice
-quello della via-
e le tamerici salmastre m'innondano mulini
strade cieche di menti astute -e forse arse-
ed io fra loro
piccola mente d'umido cuore
che culla il domani di piccoli giganti
Che sia d'amore
come tremano gli inganni
“Hai forse paura del tuo Dio?”
Di mio padre io ne avrei
se solo un padre avessi chiamato
ma chiamo te
terra d'inferi
di gendarmi appesi
di colori in testa e al collo
Io e le tue parole
eco di mente e corpo
al contrarsi nel cercare indice
-quello della via-
e le tamerici salmastre m'innondano mulini
strade cieche di menti astute -e forse arse-
ed io fra loro
piccola mente d'umido cuore
che culla il domani di piccoli giganti
Che sia d'amore
La metà d'una
pallida Luna,
ancora insiste
nel cielo.
E quasi nascosta,
tra i rami spogli
della grande quercia,
osserva divertita
il sole che, già stanco,
si arrampica su intrecci
di nuvole scivolose.
È l'alba e già
la terra affoga,
nella nebbia d'un
grigio mattino d'autunno.
Voglia di riposare,
staccare, lasciare.
Presentare il conto
e abbandonare.
Quanto mi devi ancora?
Quanto... vita!
Ma, è gia tardi,
un intero giorno
mi aspetta.
Muoviti sole!
Dai muoviti che ho fretta!
Se decidi di donarmi il tuo riposo
di braccare la confusione del mio respiro e
strappare la voce del mio cuore.
fallo per sempre;
sconfina oltre il tempo di una carezza;
fallo oltre il frutto proibito delle tue cosce.
Lo devi fare oltre la puntale presenza
di te distesa accanto a me.
Sbugiardando,
spogliando con la sola forza delle parole,
il mio corpo per intero.
Perché non è questione di forza
se queste tue parole
sono scese nel materiale duro
del mio cuore.
Né se la pazzia di questo
mio folle amore,
m'ha fatto scrivere
il mio nome,
mille volte me l'ha fatto scrvere,
nell’incavo
dell‘ anima tua.
Dunque se decidi di amarmi,
e decidi di restare stretta
sul palmo della mia mano...
devi incollarti addosso la mia pelle,
attaccare su di te la mia presenza,
impregnarti notte e giorno nel mio odore.
Non devi farlo per un solo giro della terra.
Fallo oltre la durata di un bacio
Oltre la durata della seduzione
del tuo corpo sul mio.
Altrimenti dovrei camminare
senza potermi più stancare;
e non potrei maledirlo
questo desiderio di trovare riposo
perché dentro di esso sarà sempre presente
il nome tuo.
Perciò se decidi di donarmi il tuo riposo
fallo oltre tutto il tempo
in cui io ti amerò.
di braccare la confusione del mio respiro e
strappare la voce del mio cuore.
fallo per sempre;
sconfina oltre il tempo di una carezza;
fallo oltre il frutto proibito delle tue cosce.
Lo devi fare oltre la puntale presenza
di te distesa accanto a me.
Sbugiardando,
spogliando con la sola forza delle parole,
il mio corpo per intero.
Perché non è questione di forza
se queste tue parole
sono scese nel materiale duro
del mio cuore.
Né se la pazzia di questo
mio folle amore,
m'ha fatto scrivere
il mio nome,
mille volte me l'ha fatto scrvere,
nell’incavo
dell‘ anima tua.
Dunque se decidi di amarmi,
e decidi di restare stretta
sul palmo della mia mano...
devi incollarti addosso la mia pelle,
attaccare su di te la mia presenza,
impregnarti notte e giorno nel mio odore.
Non devi farlo per un solo giro della terra.
Fallo oltre la durata di un bacio
Oltre la durata della seduzione
del tuo corpo sul mio.
Altrimenti dovrei camminare
senza potermi più stancare;
e non potrei maledirlo
questo desiderio di trovare riposo
perché dentro di esso sarà sempre presente
il nome tuo.
Perciò se decidi di donarmi il tuo riposo
fallo oltre tutto il tempo
in cui io ti amerò.
Viviamo con la frenesia dei tempi moderni
viviamo nell'epoca della tecnologia
utile si ma a volte troppo sfruttata
perdiamo “Dettagli” importanti
ormai dati per scontati
L'aria che respiriamo
il mare, l'erba verde dei prati
sono qui, li vediamo ma non li sentiamo
Osserviamo con gli occhi del cuore
udiamo con le orecchie dell'anima,
la maestosità delle montagne
guglie di abazzie naturali,
l'immensità del mare dai colori meravigliosi
cangianti all'alba ed al tramonto
due miracoli di Madre Natura
Questo mare che col cielo si fonde
in uno spettacolo teatrale
le onde col suo rumorreggiare
sono musica di sottofondo
Le stelle allietano la notte buia
la luna galeotta per cuori innamorati
che fantastici doni ci ha fatto Dio
diamo loro l'importanza dovuta ... sempre
Il sorriso di un bambino
quanta tenerezza reca
alla scoperta di una conchiglia
tra la sabbia sorpreso da quell'oggetto
sì bello e nuovo per un piccolo uomo
che al mondo si affaccia
Lasciamo fluire il bambino che in noi vive
stupiamoci ancora di tutte le bellezze del mondo
sono infinite, nessun uomo avrebbe potuto crearle
curiamole con amore ci appartengono …
i doni non si disprezzano … mai ….
Le lacrime sono spiedini di morte che colano
sono uova decadenti che si mangiano da sole
sono anime spente che bruciano
sono chili depravati che avanzano
sono femminee menzogne senza seni
sono la distruzione che assale il viso
che chiede a tutti e a nessuno il motivo di tanto cadere.
Rido,
poi si piange...
Miserie della condizione incutono,
riducono.
Sembrerebbe un simpatico teatrino
di farse e comparse.
Cambi canale sperando in una commedia di Goldoni.
Ecco il copione da recitare,
lo leggo, rifletto me stesso nello specchio del camerino.
Son attore seduto in platea.
Dal loggione improperi sui protagonisti,
anche gli spettatori son antagonisti.
Cicoria e verdura fresca,
ortaggi e nascosti disagi.
Urla un tale dal palco reale.
“Guardate le tette di quella bionda niente male”
E Socrate beve ancora la cicuta,
dall'isola di Montecristo intanto i conti non tornano più.
Platone piange anche lui il maestro
e s'accascia sulla poltrona accanto a un tipo maldestro.
Sul decoro del soffitto
s'intravede penzolar dal capestro
un'essenza d'un corpo in affitto.
La maschera offre patate fritte
e l'odore di pesce lesso inonda il luogo.
Cambia scena e finisce l'atto.
Nascosti nel retro due figuranti compiono l'atto.
Ansima il gobbo da Notre Dame e tutti sentono.
Il palco osceno non va in scena.
Vita in tre atti e nasci, vivi, muori.
Vai con la farsa mio caro alter ego,
mio stimato water senza eco.
Tiro lo scarico e inizia la programmazione alle otto in punto.
Applausi filosofici e cor compunto.
Non sono sofista degli stucchi
magari mago con cento trucchi.
La magia finisce sempre prima della notte.
La notte ognuno posa la maschera sul letto.
Solo piange l'animo i suoi nomi,
poi il giorno consola
e la virtù non è più sola.
Veste l'abito il teatro
va in scena la finzione
oltre la speranza d'umana perdizione.
“Come attori seduti in platea mettiamo in scena la vita degli altri... la nostra applaude seduta
e quando cala il sipario e le luci si spengono sei tu solo davanti a te a raccogliere i miei avanzi”
poi si piange...
Miserie della condizione incutono,
riducono.
Sembrerebbe un simpatico teatrino
di farse e comparse.
Cambi canale sperando in una commedia di Goldoni.
Ecco il copione da recitare,
lo leggo, rifletto me stesso nello specchio del camerino.
Son attore seduto in platea.
Dal loggione improperi sui protagonisti,
anche gli spettatori son antagonisti.
Cicoria e verdura fresca,
ortaggi e nascosti disagi.
Urla un tale dal palco reale.
“Guardate le tette di quella bionda niente male”
E Socrate beve ancora la cicuta,
dall'isola di Montecristo intanto i conti non tornano più.
Platone piange anche lui il maestro
e s'accascia sulla poltrona accanto a un tipo maldestro.
Sul decoro del soffitto
s'intravede penzolar dal capestro
un'essenza d'un corpo in affitto.
La maschera offre patate fritte
e l'odore di pesce lesso inonda il luogo.
Cambia scena e finisce l'atto.
Nascosti nel retro due figuranti compiono l'atto.
Ansima il gobbo da Notre Dame e tutti sentono.
Il palco osceno non va in scena.
Vita in tre atti e nasci, vivi, muori.
Vai con la farsa mio caro alter ego,
mio stimato water senza eco.
Tiro lo scarico e inizia la programmazione alle otto in punto.
Applausi filosofici e cor compunto.
Non sono sofista degli stucchi
magari mago con cento trucchi.
La magia finisce sempre prima della notte.
La notte ognuno posa la maschera sul letto.
Solo piange l'animo i suoi nomi,
poi il giorno consola
e la virtù non è più sola.
Veste l'abito il teatro
va in scena la finzione
oltre la speranza d'umana perdizione.
“Come attori seduti in platea mettiamo in scena la vita degli altri... la nostra applaude seduta
e quando cala il sipario e le luci si spengono sei tu solo davanti a te a raccogliere i miei avanzi”
Stavo per parlare d’amore,
di quelle volte quando ci si innamora;
ma è il vento che mi ha disseminato i fogli
su un catrame bollente di strada spossata.
Forse sabbia scura, come pelle d’africa
che vorrebbe essere pensata.
Intontita fisso il rettilineo
di questo colpo al cuore
che è come farsi tutte le domande della sera
quando la vita di ogni vita
mi passa nel pensiero.
E’ non è sangue immortale
nè storia sentimentale.
Sono parole difficili da trovare
come le stagioni
quando tardano ad arrivare
per tutte quelle esistenze
davvero senza amore.
Gettate nel mondo
e visibili solo
per una remota insolenza.
Non fosse altro che per la voglia di esserci
anche da soli
anche senza un perchè o una clemenza.
Sono fin troppe
Sono fin troppe
le esistenze dalla pelle chiara
e dalla pelle scura
senza che possano
mai contaminare una loro carezza
con quella di un altro
che possa essere cura.
E' un impurità segreta che ci infetta
nell'incapacità di un dono che ci spetta,
libero, senza una misura,
E' impurità, come tossico che dura!
che possa essere cura.
E' un impurità segreta che ci infetta
nell'incapacità di un dono che ci spetta,
libero, senza una misura,
E' impurità, come tossico che dura!


Io lo ascolto, ogni battito, ogni emozione è là scolpita.
Ogni sensazione è un ricordo, un' emozione.
Non si può giocare, con i sentimenti altrui, non si può non ascoltarlo.
Il cuore, io lo metto in ogni cosa, vivo di emozioni e di amore.
Nella vita ho amato solo due volte, due storie importanti.
I ricordi li ho cuciti, li ho tutti lì, come impressi su un pezzo di stoffa.
Il cuore, ora lo proteggo non è ancora pronto per innamorarsi.
Deve ancora capire, il nuovo amore come sarà, io rispetto le emozioni che ancora mi da.
Non puoi mentire, tradire il cuore lo sa, puoi rifarti una vita cercare di cambiare.
Io, lo ascolto non nego che mi piacerebbe riprovare , o meglio sentire ancora quel sentimento.
Il cuore, prima o poi lo troverà, per ora lo ascolto lo custodisco, in attesa di novità.
Il cuore, ogni battito ogni sentimento prova e conserva è delicato e degno di amore.
Per ritrovare, quella parola ma questa volta voglio sentire il vero ardore.
Quello speciale, quello che resta e dura davvero perché il mio cuore deve restare intero.










