Un tranquillo signore
con decreto reale
fu fatto artigliere
e dovette partire
per il fronte orientale
in difesa di terre
di onori del re
e della regina di fiori.
Ma un altro fante
anche lui al fronte
per difendere il re
e la regina di picche
gli ruppe il cuore.
Così la guerra finì.
Ma non come dissero
i re e le regine
di tutti i colori:
- per presa visione
di sangue ed orrori.
Quella guerra finì
come quelle di ora:
Per mancanza di fanti
di picche e di fiori
di quadri e di cuori.
con decreto reale
fu fatto artigliere
e dovette partire
per il fronte orientale
in difesa di terre
di onori del re
e della regina di fiori.
Ma un altro fante
anche lui al fronte
per difendere il re
e la regina di picche
gli ruppe il cuore.
Così la guerra finì.
Ma non come dissero
i re e le regine
di tutti i colori:
- per presa visione
di sangue ed orrori.
Quella guerra finì
come quelle di ora:
Per mancanza di fanti
di picche e di fiori
di quadri e di cuori.
7 commenti
Il mio soffio lo sposto sul tuo viso
come aria nuova
come un volo di foglie
rifratto di luce.
E ti coloro l'umore
con tutto quello
che anima terra e mare .
Due lapislazzuli blu
dalle mie acque a colorarti gli occhi
una manciata di corallo caldo
amore che ancora brucia
a riempirti il cuore
e baci di spumose bianche scogliere
a graffiarti il tempo.
Un soffice soffio
a scuotere
il quieto vivere di noi .
Ottobre, mese ancor gentile,
i brividi che sento
non sanno di paura né di gelo.
È un pensiero nuovo che li procura.
Così nascosto nella mente
che ancor non l'ho veduto.
L'animale primitivo che c'è in me
l'ha fiutato e a pelo dritto resta in guardia
mentre vago nella nebbia.
In questo mese transitorio
che in modo dolce, di sicuro
mi sospinge in fredde zone
di questo vivere ormai stanco.
Quel pensiero mi segue muto
invadendomi ogni anfratto.
Quando infine l'avrò scovato,
non avrò forze da parare a difesa.
Silenzioso avrà già ucciso
ogni devota sentinella e sarò presa.
i brividi che sento
non sanno di paura né di gelo.
È un pensiero nuovo che li procura.
Così nascosto nella mente
che ancor non l'ho veduto.
L'animale primitivo che c'è in me
l'ha fiutato e a pelo dritto resta in guardia
mentre vago nella nebbia.
In questo mese transitorio
che in modo dolce, di sicuro
mi sospinge in fredde zone
di questo vivere ormai stanco.
Quel pensiero mi segue muto
invadendomi ogni anfratto.
Quando infine l'avrò scovato,
non avrò forze da parare a difesa.
Silenzioso avrà già ucciso
ogni devota sentinella e sarò presa.
Cosa ci porta a considerare
Che non sia per nulla vero –Dio-
Visto che non ha niente a che vedere
Con tutto ciò che conosciamo e che vediamo.
Cosa ci porta a non fare il tentativo
Mai riuscito, di avvicinarsi a Dio
Se esso risolve la presenza
di sentimenti così contrastanti.
di sentimenti così contrastanti.
Quale la cosa -che ci porta a non capire
Una tale logica evidenza.
Perché se la realtà – odiasse-
E esistesse solo il male- essa stessa non esisterebbe.
Cosa ci porta, allora,
In questa dolce prospettiva
a non considerare –Dio-
con tutte le premesse che ci ha dato?
Come non considerare -l’uomo-
e la Lectio -Difficilior- che ci ha consegnato!


Se non fosse per quelle due ,
tre matite nel viale
tre matite nel viale
che s'agitano , nulla... Tutto fermo!
Metto una mano fuori
un dispiegarsi di pensieri
tormenta .
Di questa sera d'Ottobre
solo una luna sfumata
smussa la quiete.
Ha il profumo di ginestre
di aromi distinti
di un tempo irrorato di miele
di promesse accarezzate
di occhi cibati di cuore
di dolci dimore d'immenso .
Ed io ne ascolto
il battito.
"Luminarie
nella sera
dipingono il tramonto
nella culla
di Sicilia,
il mondo
alla finestra
mi osserva
disincantato e
tacito
resta fermo.
Nulla è cambiato,
la nostalgia
è inquitudine
di non riconoscermi
nello specchio,
di non poter rivedere
i vostri volti
neppure in sogno,
la sera amara
incanta la tentazione
sognare
è ambiguo,
una semplice
distorsione
inconscia della
cruda realtà.
Mi spaventa
il domani
incerto è
il presente
amo restare
aggrappato
al passato
insieme a voi
in terra straniera
solo.
Non mi lascerò
andare
all'abbandono,
presto
quando il sole
sorgerà
in ogni dove
staremo ancora
insieme
con amore".
nella sera
dipingono il tramonto
nella culla
di Sicilia,
il mondo
alla finestra
mi osserva
disincantato e
tacito
resta fermo.
Nulla è cambiato,
la nostalgia
è inquitudine
di non riconoscermi
nello specchio,
di non poter rivedere
i vostri volti
neppure in sogno,
la sera amara
incanta la tentazione
sognare
è ambiguo,
una semplice
distorsione
inconscia della
cruda realtà.
Mi spaventa
il domani
incerto è
il presente
amo restare
aggrappato
al passato
insieme a voi
in terra straniera
solo.
Non mi lascerò
andare
all'abbandono,
presto
quando il sole
sorgerà
in ogni dove
staremo ancora
insieme
con amore".
Attraversami l’anima
come il raggio del tempo,
come un deserto di parole,
come eclissi d’un girasole
e poi incendiami d’aurore
e non nevicheranno stelle,
né petali di vento e silenzio,
solo storie d’amore perdute
fra i battiti impuniti del cuore.
Lacrime di mare ad aprile,
il cielo sconfina nei miei occhi
e tu stringiti ai miei pensieri
come rondini in volo
al passaporto di una nuvola
e poi attraversami l’anima
e sarai tutto ciò
che illuminerà il mio infinito.
come il raggio del tempo,
come un deserto di parole,
come eclissi d’un girasole
e poi incendiami d’aurore
e non nevicheranno stelle,
né petali di vento e silenzio,
solo storie d’amore perdute
fra i battiti impuniti del cuore.
Lacrime di mare ad aprile,
il cielo sconfina nei miei occhi
e tu stringiti ai miei pensieri
come rondini in volo
al passaporto di una nuvola
e poi attraversami l’anima
e sarai tutto ciò
che illuminerà il mio infinito.
Il tempo per i vivi
non s’arresta ai giorni già vissuti
ma conduce spesso
alla bellezza delle cose.
A volte, invece
avvia a bere l’amaro calice
donato dal graffio della vita
che resta inciso
nella pena e nell’amarezza
degli accadimenti
con il giro rabbuiato
di una spirale
che conduce alla soglia
di una nebulosa.
E’ Sensazione di nuovo,
profondo respiro di fresco.
Un fiorito giardino
si incastona nell’anima,
profumi netti e distinti
di gelsomino, limoni e prati irrorati.
Tripudio
di aromi nuovi,
nel tiepido tramonto
che il sole pacato regala.
Scivolano tra gli effluvi della sera
le finzioni di donna e di mamma ilare
e i silenti ed antichi tormenti,
acquattati e profondi, si destano,
mentre la luce lentamente spira.
Malinconica anima di donna
la sua essenza propaga
ad inondare il cuore,
nel mentre gli occhi, perle umide,
racchiudono storie di giorni migliori
e come alambicchi
distillano gocce di miele
al gusto d’amore,
che si posano quiete
sul sorriso di un figlio,
e pur tra i pizzi di un generoso seno.
Lassù frattanto, tra la trama
di una nuvola sfilacciata,
la luna nascente
accarezza d’argento i pensieri.

Nei tuo occhi, leggo quello che provi e senti per me.
Nei tuoi c' è l' ardore e tutto l' amore che mi dai, che senti.
Io sempre e solo tua, infinito è il nostro sentimento, io ti amo davvero tanto.
Nei tuoi occhi, c' è la passione, tutta l' emozione che sentiamo.
Nei tuoi occhi, vivo e vedo tutto quello che tu sei per me.
Era bello lasciarsi andare
galleggiare in un mare virtuale
sospesa tra il nulla ed il reale,
confetti bianchi per non pensare
dormire sotto le coperte rifugio dal mondo strano
arrabbiato con me, chissà perchè ….
Decisi di stare al gioco
quella signora sembrava persona per bene
sussurrava con voce suadente
che la cattiveria era in me,
potevo esorcizzarla con riti pagani
Negarmi dovevo il cibo, sorseggiare come Bacco
vino a volontà, dava forza e sorriso
tatuarmi la pelle con lame taglienti
lasciar piangere le ferite depurarmi dal sangue infetto
Un'altra figura mi venne a trovare
in una notte di lacrime sazia
splendeva di luce propria, due ali sulla schiena
sognavo? ma vidi le mie braccia ferite
sentii soprattutto il cuore dolere
il senso di colpa mi crollo sulle spalle
macigno pesante quasi mi schiacciò
Quella signora non era per bene
un urlo uscì dal petto
cominciai la salita, fu dura e scosciesa
giorni, mesi e anni e vinsi la guerra
ripresi in mano la vita
orgogliosa di essere donna,
grata di essere moglie e madre
forte per non vergognarmi
di quel grido d'aiuto lanciato nella notte
E sento la stanchezza della memoria nel vuoto
improvviso di te, il rigurgito dei pensieri,
i sentieri senza sbocco, quel pezzo di cuore
che manca e il naufragio del talento.
Poi, se riappari, al diradarsi delle nebbie,
col disco del sole in alta definizione, giallo
estremo, allora cambia il senso di me.
Non il conto delle forze - c’è un perché
se la corda del violino si spezza ed è in stallo
ogni progetto- vedo ancora cornici e gabbie
a chiuderci la visuale, sarà solo un momento,
oppure è questo che ci resta, un morso di dolore
che incide la carne, l’oggi uguale a ieri
solo per un istante col volto rivolto all’ignoto.
Ho attraversato i cortili
di molte vite
e indossato gli abiti leggeri
dei sognatori
per centomila primavere,
poi quelli pesanti dei viandanti
infreddoliti da infiniti inverni
Ho visto cieli sommersi
da azzurri oceanici di luce
ma anche da nebbie accecanti
mille raggi di sole sulle mie guance
ma altrettanti aghi d'acqua
e tutto si è compiuto
sul mio corpo, sulla mia carne
per le vie strette delle mie vene
negli specchi dei miei deja vu
riflessi antichi dentro nuove proiezioni
e ad ogni ritorno la pelle cangiante
muta colore come le miei iridi
ma il cuore conserva vaghe memorie
ripercorro tempi e stagioni
in apparenza soltanto perdute
vecchi veleni e fiori neonati
nella mia anima, spore di futuro
e l'assenzio dei giorni in cenere
gli occhi illuminati degli angeli addosso
e le grinfie dei demoni su di me
io nel nido dei loro conflitti
a metà tra l'accenno di un volo
e il salto di una caduta
I paradisi fallaci si ricordano di me
dorate illusioni drogate
gli inferi conoscono il mio nome
di molte vite
e indossato gli abiti leggeri
dei sognatori
per centomila primavere,
poi quelli pesanti dei viandanti
infreddoliti da infiniti inverni
Ho visto cieli sommersi
da azzurri oceanici di luce
ma anche da nebbie accecanti
mille raggi di sole sulle mie guance
ma altrettanti aghi d'acqua
e tutto si è compiuto
sul mio corpo, sulla mia carne
per le vie strette delle mie vene
negli specchi dei miei deja vu
riflessi antichi dentro nuove proiezioni
e ad ogni ritorno la pelle cangiante
muta colore come le miei iridi
ma il cuore conserva vaghe memorie
ripercorro tempi e stagioni
in apparenza soltanto perdute
vecchi veleni e fiori neonati
nella mia anima, spore di futuro
e l'assenzio dei giorni in cenere
gli occhi illuminati degli angeli addosso
e le grinfie dei demoni su di me
io nel nido dei loro conflitti
a metà tra l'accenno di un volo
e il salto di una caduta
I paradisi fallaci si ricordano di me
dorate illusioni drogate
gli inferi conoscono il mio nome












