A mezza bocca: un sorriso.
E me ne andai fuggendo.
L'eco di quel tuo chiamarmi
-nelle notti- l'orecchio mi percuote.
Perché non mi voltai?
Il cuore -maledetto, inopportuno-
me lo chiede a volte...
Ma io conto Soli e Lune
e mai rispondo.
Ho fissato la mia rotta.
Ora vivo legata all'albero maestro.
E me ne andai fuggendo.
L'eco di quel tuo chiamarmi
-nelle notti- l'orecchio mi percuote.
Perché non mi voltai?
Il cuore -maledetto, inopportuno-
me lo chiede a volte...
Ma io conto Soli e Lune
e mai rispondo.
Ho fissato la mia rotta.
Ora vivo legata all'albero maestro.
7 commenti
Ultima lacrima nata,
cristallina e delicata,
che dagli occhi, sei scivolata,
prosciugando così il cuore
scendendo, lentamente,
su una guancia già bagnata.
Inesorabilmente senti la tua fine arrivare,
tra le labbra dischiuse,
dove soffocare e poi morire,
poiché è finito il tempo per gioire.
Tiepida lacrima salata, triste ed umiliata,
versata per chi ha già spiccato il volo,
per altri lidi e lo ha lasciato solo,
nella disperazione, a combattere il dolore,
affinché tu sia davvero l'ultima lacrima
che sgorga direttamente dal suo cuore.
che dagli occhi, sei scivolata,
prosciugando così il cuore
scendendo, lentamente,
su una guancia già bagnata.
Inesorabilmente senti la tua fine arrivare,
tra le labbra dischiuse,
dove soffocare e poi morire,
poiché è finito il tempo per gioire.
Tiepida lacrima salata, triste ed umiliata,
versata per chi ha già spiccato il volo,
per altri lidi e lo ha lasciato solo,
nella disperazione, a combattere il dolore,
affinché tu sia davvero l'ultima lacrima
che sgorga direttamente dal suo cuore.
L'aria ha movimento
nelle sere
dove le grida
non hanno più fascino
nell'ebbrezza di un' eresia
che sa dare respiro
Vivono di giorni nuovi
le parole
nei segni degli sguardi
del tuo Tempo a venire
dove le Piramidi
sanno di un amore e di guerre
per cercare un inganno !
nelle sere
dove le grida
non hanno più fascino
nell'ebbrezza di un' eresia
che sa dare respiro
Vivono di giorni nuovi
le parole
nei segni degli sguardi
del tuo Tempo a venire
dove le Piramidi
sanno di un amore e di guerre
per cercare un inganno !
Mi vesto di selvagge spoglie
tra fitti arbusti sentii vociare
tra lacci trappole e fucilate,
con il cuore in gola
passan le giornate,
al chiarore della notte
di corvino mi spennello,
correndo il brutale rischio del balzello,
tra rorido bagnato, disegno costante mio tracciato,
dicon tutti non si pole... ma a mirar
son proprio tersarole, unica speranza solo quella,
di trovar un buon cuore che padella,
provate a vestire nei miei panni,
e giudicare all'impazzata
cospiqui danni.

tra fitti arbusti sentii vociare
tra lacci trappole e fucilate,
con il cuore in gola
passan le giornate,
al chiarore della notte
di corvino mi spennello,
correndo il brutale rischio del balzello,
tra rorido bagnato, disegno costante mio tracciato,
dicon tutti non si pole... ma a mirar
son proprio tersarole, unica speranza solo quella,
di trovar un buon cuore che padella,
provate a vestire nei miei panni,
e giudicare all'impazzata
cospiqui danni.

Allacciati i corpi, unite la sinistra e la destra
delle mani, un braccio dietro la schiena nuda
e la fisarmonica che suona malinconia
le movenze del sesso figurato, il passo che gira
e le bocche sfiorate, un bacio che albeggia
lo stacco e lo spacco, perché no? una rosa
tra i denti, il suono sincopato dell’emozione
ai confini della notte, se ti perdi nel peccato
puoi tornare dal cuore triste che aspetta
un tuo segnale, perché non c’è fretta
ad amare un’ultima volta. Hai osato
hai danzato il tuo tango della cancellazione
della colpa, ora sarà tuo il futuro da sposa
in bianco, gli occhi spenti, solo una spiaggia
dove scaldare al sole il corpo che si ritira
dalla vibrazione. E poi quel suono che ti spia
da dentro- danza balla abbraccia- la coda
della musica che rallenta e rientra dalla finestra.
La tua vita
erano queste odi alla Terra
quelle visioni
lievi e incredule
di praterie senza confini,
le carezze agli alberi
figli antichi
del tuo passaggio
La tua vita era pioggia
che dà gioia al fiume
ad ogni sasso
riposo del cielo
era il sogno
un cavallo di vento
senza padroni
La tua vita era
veder rigogliare il bene
sotto il piede ruvido
dell’aridità
Quell'attimo quell'istante
in cui il sogno
diviene realtà,
ed esplode la tempesta
dentro di me.
Confusione
fra gioia
e lacrime.
Quel tocco,
sfiorare la carta,
un suono,
una melodia,
sognata da molto tempo,
immaginata,
pensata.
Accarezzo dolcemente la carta
fuori,
dentro,
porto le mani sul viso
sento quell'odore
d'inchiostro
e di carta
è sublime.
Resterà dentro di me
per l'eternità,
quel vortice di emozioni
e colori
odori,
brividi,
lacrime che sfociano
in un arcobaleno
di sentimenti e pensieri
divenuti realtà.
Tutto è deciso
dal mero frullìo dei numeri,
l'ora della partenza
la traiettoria del neutrino;
così posso salire
sul treno filante a spasmi
di fatto inafferrabile
e abbandonarmi al movimento immobile
di venti stagnanti,
pattinando tra binari e cielo
sotto un sole che scuoce.
Scambi cruenti sviano discorsi
dirottano contemplazioni;
nascono corpi al primo colpo
che son lì tutti
congelati in posture accattivanti.
Sul sedile ci sono tracce
di mandragora masticata
e un medico in camice
dal biancore suddiviso in cubetti;
rinasce poi la sera e il ritorno,
rapido come rinculo di fucile,
con scintille fuse
nella carne nera del cosmo.
Apparecchiami nelle vene
come aquilone in volo,
respira il mio nome sulle labbra
e poi aspettami nel vento
come rugiada scogliera di grano
e son alba di marzo
nel tuo cuore ferito,
anamnesi di stella
fra le mareggiate del mattino.
Aspettami nel vento,
mendica merletto di sguardi,
àncora nel porto dei pensieri,
coniuga germoglio di nuvole,
l’amore è pianto d’orizzonte,
arcobaleno d’emozione
fra le dolci chiacchierate del vento.
come aquilone in volo,
respira il mio nome sulle labbra
e poi aspettami nel vento
come rugiada scogliera di grano
e son alba di marzo
nel tuo cuore ferito,
anamnesi di stella
fra le mareggiate del mattino.
Aspettami nel vento,
mendica merletto di sguardi,
àncora nel porto dei pensieri,
coniuga germoglio di nuvole,
l’amore è pianto d’orizzonte,
arcobaleno d’emozione
fra le dolci chiacchierate del vento.
Un piccolo tasto
implode in un lago profondo
dentro una bolla
a contenere il mondo
Toccare con un dito la felicità
e nasconderla poi
nelle più luminose cavità
Toccare la luce quindi
nel posto più intimo e sacro
in una natura strabordante
stabilirne tra tutti il simulacro
Su di un giaciglio sospeso
di nulla ha bisogno
ad occhi chiusi
ha il sapore del sogno
Su di un giaciglio quindi
un centro molle che espande
con un tocco infinito
il piacere diffonde.
implode in un lago profondo
dentro una bolla
a contenere il mondo
Toccare con un dito la felicità
e nasconderla poi
nelle più luminose cavità
Toccare la luce quindi
nel posto più intimo e sacro
in una natura strabordante
stabilirne tra tutti il simulacro
Su di un giaciglio sospeso
di nulla ha bisogno
ad occhi chiusi
ha il sapore del sogno
Su di un giaciglio quindi
un centro molle che espande
con un tocco infinito
il piacere diffonde.
Una musa importante
ispira versi a creare;
sorge talora una credenza particolare:
non suffraga orpelli letterari
e costruzioni sintattiche astruse;
spinge a partorire
quel pezzetto di buono
che è dentro di te;
e' ignorante
perchè possa istruirla;
ingenua
perchè possa regalarle prudenza;
e si è fatta piccina
per renderti adulto.
ispira versi a creare;
sorge talora una credenza particolare:
non suffraga orpelli letterari
e costruzioni sintattiche astruse;
spinge a partorire
quel pezzetto di buono
che è dentro di te;
e' ignorante
perchè possa istruirla;
ingenua
perchè possa regalarle prudenza;
e si è fatta piccina
per renderti adulto.
Vorrei arrampicarmi al vesuvio del mio nastro
ed esser lava di marsiglia e viole
Le rose già primeggiano a cinger case, sogni
-merli del castello a sovrastar colline-
Non mi regali viole, nè caramelle e cerchi
che mi disegno in fogli per non sentirne il dolo
Se solo la rugiada portasse fresco al cuore
potrei fare al mio capo una corona in fiori
ma é solo
ed esser lava di marsiglia e viole
Le rose già primeggiano a cinger case, sogni
-merli del castello a sovrastar colline-
Non mi regali viole, nè caramelle e cerchi
che mi disegno in fogli per non sentirne il dolo
Se solo la rugiada portasse fresco al cuore
potrei fare al mio capo una corona in fiori
ma é solo












