Assaggio la tua bocca
sa' di menta e amore
sa' di cose buone
leggo il tuo sorriso leggero
e divento velo
guardo i tuoi occhi
sono isole piene d'affetto
sostengo il tuo abbraccio
che nido diventa.
cosa voglio di più?
nulla davvero
sono ricca di tutto
mi basti tu
mi basta sentire il tuo sguardo
che accompagna
mentre vado lontano
senza il calore della tua mano
per poi ritornare
come onda del mare
ancora una volta a riscaldarmi di te.
Quando scende il sole i cani, realisti
Dalla finestra, ritagli di cielo,
sempre gli stessi.
Diversi colori,
ma eguali distanze.
Bianche traiettorie
che lentamente svaniscono.
L'uomo...
Albero rigoglioso,
poi albero spoglio,
stesso albero.
L'albero...
Stanza buia,
luce nella stanza,
uomo alla finestra.

Quella sera caro padre
c'incoraggiasti a non disperare
pur non avendo certezze
sull'evolversi dell'imminente
sentenza ricevuta
come ad esorcizzare il male
che latente all'aura preziosa
dell'ignara ed amata sposa
in un tintinnio sordo progrediva.
Amaro calice
da noi tutti bevuto all'improvviso
senza averne avuto
il benché minimo preavviso.
Nel tempo
dei tuoi giorni solitari
non avesti più certezze,
in un limbo sconfinato
vivevsti il tuo presente,
e sentore non avesti del futuro
che gravido presentava ancora
dolori ed incertezze.
Dei tuoi giorni più belli vissuti
nei sussurri della giovinezza
quando il divenire
cominciava a prendere forma
[ormai dietro le spalle]
avevi qualche flash
qualche fotogramma
e in quei momenti t'immergevi
come fosse il tuo presente
nelle dolci primavere,
che ti addolcivano come in sogno
la coscienza addormentata...
Naufraghi, pensieri nella acerba notte acidula di luglio
Si schiantano cavalcando lampadine verso le finestre
Anelano il cielo
Ma si riversano torrenziali tra fiumi di asfalto
E di anime
Carnali desideri ansiosi nell'oasi metropolitana
Popolati da gigli dal soave urlo
Imprigionati tra cemento e stoffa alla moda
La moda del suicidio, della disperazione furiosa rivoluzionaria
Della autodistruzione senza motivazione
La moda del non essere alla moda
La moda di essere se stessi
Ma chi vorrebbe esser mai chi siamo
Scorre il sangue del fiore di nostra giovinezza
Passata a soffrire per la moda
Di non essere felici
E di far finta di esserlo
Viviamo per gli altri, diceva qualcuno
Gli altri non esistono
Gli altri sono solo boccheggianti occhi giudici
Io seguirò la moda di sputare versi addosso alle finestre
Io seguirò la moda di essere tutti
Io seguirò la moda di non essere nessuno
Io seguirò la moda di essere una parola, un nome, una poesia
Io seguirò la moda di vivere
Io seguirò la moda di sorridere mentre affogo
entrasti in quel convento
Dove ti sedussero le brave suore.
Il tuo cuore semplice ed ignaro,
non si avvale del grave inganno.
Ti dissero: sei nata per amare.
E tutti amasti, ma non te stessa.
Io in te trovai il faro
che guidò la mia notte buia,
la melodia che uccise i miei silenzi,
il Michelangelo
che dipinse il mio sorriso.
Come la sua
ha sfidato il tempo la tua maestria
e ancor non ha perduto.
Ti ho sempre amata per tutto questo.
Ma tu perché hai amato me?
Solo tu asciugati le mie lacrime,
io per te non lo feci mai.
E quando me ne andai
non più un cenno,
mai più un saluto.
Come hai potuto amare ancora?
Per il tuo bene, io ti prego!
Non svegliarti dal sogno assurdo
in cui entrasti ancor piccina.
Vivi in esso è con esso vola via.
Tra gli iperborei ti ho trovato un posto.
È lì che ti saprò felice eternamente
Amica mia.
« Anche un orologio fermo segna l'ora giusta due volte al giorno. »
(Hermann Hesse)
Poco dopo la mezzanotte,
quando la traiettoria scomposta
del volo delle farfalle si è fatta meno,
il cercatore bruscamente si ravvede
mentre fatica a tornar sé stesso.
Che già è il tempo del risveglio,
del peccato originale,
del primo passo
sulla via
di Damasco.
Anche io, vedi,
come l'occhio
del lupo
brillo
soltanto
quando
è
.buio.
.
.
.
Nell'aria irrompono
le note di un boogie
sta nel corpo con linfa.
piccoli saltelli
gonne svolazzanti
sorrisi, passi strusciati
ritmi caldi e demodé
sotto le luci di un lontano giorno
dove gioia era danzare.
mossettine, una presa
e nell'aria la dama va'
vola e nel suo semplice andare
c'era la complicità
di due corpi in un sol passo.
or la musica in calza
per finire essa sta
ancor una piroetta
che perfetta tra le braccia
lei sarà....
Tiepida unione,
umido nulla.
Distacco freddo,
terrore primitivo.
Essere.
Batteri di un battito più grande.
Essere ciò che non siamo fisicamente,
immedesimazione,
manifestazione avanzata dell'empatia.
Buoni, giullari esibizionisti.
Senza colpe.
Senza bene.
Senza male è questa vita.
La vorrei,
ora che è in me.
Mie volontà sbattono come sassolini,
nel fiume della volontà della specie.
Ne fanno parte,
non possono uscire.
Il mare è la morte dello scorrimento.
Vita germoglia proprio ora,
da dentro queste rive,
petali rosa,
cadranno,
non ora.
Ora noi.
Forse bianchi delle ore che sbiadiscono,
forse ancora in fiore.
Forse già con dentro entrambe le ore.
L'amore è il ballo dei soli..
Non guardare,
da qui si vede il mare..
Mi manca la tua bocca
Solo nel bruno meriggio me ne torna il sapore
quando odo lo scivolar di vesti in raso
-profumi d'oriente alle ciglia
profuga di te-
Il cadere di mano in carezza
che cancella ozi di mente e spazio
Trasudo
di vertigine e migrare
della verde mia campagna
come fa il cane quando alza la zampa
l'equlibrista che danza sul filo del cielo.
Ogni cosa è apparentemente perfetta
come i numeri in colonna
una carezza all'amata
il moto del mare
le stelle, i pianeti
la pioggia che picchia insistente sui miei vetri.
Ogni cosa ha un risvolto
come la luna che mostra le ombre
l'orlo dei miei pantaloni
l'urlo nel pozzo
la corsa a piedi nudi verso il baratro della follia.
Ogni cosa ha una fine
come questa poesia
la litania dei preti
l'anima mia che non conosce divieti.
Ogni cosa ha una fine
ogni cosa ha un risvolto
ogni cosa è apparentemente perfetta
e il paradiso l'ho disegnato sulle tue labbra.
Ogni cosa bisogna dimostrarla
come il mio amore
che ho disegnato sui muri della tua anima
ed è una luna senza ombre
senza un filo di polvere
che illumina ancora
il mare che non siamo riusciti a navigare.
-Sono state le sigarette-/-I camionisti ubriachi-
andare via,
lontano,
in una città sconosciuta.
Cominciare da zero,
faticare da mattina a sera.
Mai una parola gentile,
solo fatica.
Pian piano l'anima del fanciullo,
viene seppellita dalla durezza della vita.
Il lavoro pesante soffoca i sogni.
Non c'e'tempo per guardare le stelle.
Mangiare pane e speranza.
Solo, ma determinato.
Guardando indietro solo miseria.
Allora guardare avanti,
per una vita diversa.
Per non sentire più i morsi della fame.
Costruire con le proprie mani il futuro.
Tornare a casa con la brina sulle spalle,
lavorare sotto la pioggia senza riparo.
La vita cambia,
migliora.
Ma dentro c'è sempre quel bambino che non ha mai potuto correre dietro un pallone.
ma solo quella di andarmene da qui
senza fare nessun rumore...
e riprendermi un sogno
che da tempo tengo chiuso dentro il cuore.
No, non posso restare
non ho più voglia di guardare nel passato
e ricordarmi le cose che pensavo ieri,
cercando la felicità in un rimpianto.
No, non voglio più vivere da perso
facendomi rincorrere dai vecchi pensieri,
quelli li lascio all’ultima stazione
dove tu non c’eri.
Da lì partirò con un biglietto di sola andata,
destinazione casa tua,
perché lì sarò libero di amarti
e di sentirmi vivo.









