TI SCORGO DALLA FINESTRA 
DI NOTTE MENTE DALL'ALTO 
ILLUMINI IL MAR TIRRENO 
LA TUA LUCE STANOTTE 
E' SIMILE ALL'ARANCIO 
SI RIFLETTE SULLE ACQUE 
DEL MARE E DONA SERENITA 
A CHI TI OSSERVA 
SONO QUI CHIUSO DENTRO CASA 
DA SOLO AD ASPETTARE CHE 
SI FACCIA GIORNO CHE TUTTO 
INIZI A VIVERE CHE LE STRADE 
SI RIEMPINO DI MACCHINE 
E LE PIAZZE DI PASSANTI 
DONNE AFFACCENDATE 
ALLE BOTTEGHE A COMPRARE 
IL PANE PER IL PRANZO 
BAMBINI CHE CORRONO 
VERSO LE SCUOLE 
SEI SPARITA APPENA GIUNTA 
L'ALBA E LA LUCE DEL SOLE 
HA PRESO IL TUO POSTO 
MI AVVIO VERSO LA VITA 
DI SEMPRE SOLO SENZA 
UN AMICO CHE RISCALDI 
IL MIO ANIMO TRISTE 
UN 'ALTRA NOTTE E' PASSATA 
TRA RICORDI E LACRIME 
DI UN TEMPO CHE 
NON TORNERA' PIU' 

- NASO - 26 - 9 -2026
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Profilo Autore: Antonio Sirna  

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Le belligeranze civili

sono le più vili,

colpiscono senza tema

madri e bambini e uomini senili.

Nei giardini

abbattono rose e azalee,

nei frutteti distruggono meli,

aranci e mandarini.

Non hanno davvero a cuore

il positivo cambiamento.

Parlano di parità di diritti,

le guerre civili,

ma per la ponderazione

nutrono il disprezzo e tracotanza.

Progettano lotte come già vinte

e inneggiano a sicure vittorie,

ma è solo fantasia di pensiero,

simulatori di progressi e di libertà.

Promettono ricche economie

vanaglorie e indipendenze,

i combattenti invitti,

ma sul piano più basso  

pongono le uguaglianze

e le urgenze degli afflitti.

 

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Profilo Autore: AUSILIA GIORDANO*  

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Quando scende la sera e le luci delle case si accendono la terra sembra specchiare le stelle...
Resto a guardare dalla finestra...in bilico tra uno strano silenzio e la serenità..mentre vecchi ricordi tornano a farsi strada..
Poi nel profondo della notte quelle luci a una a una si spengono...sono come occhi che stanchi si chiudono e scivolano nel sonno..

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Profilo Autore: Manuela Albricci*   Socia sostenitrice del Club Poetico dal 21-10-2026

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Un implicito riferimento, ma in tutt’altro contesto, a “La luna e i falò” di Cesare Pavese, suicida nel 1950, che nei miei giovanili anni ’60 era un mito, non solo letterario.



Non sol gravò lo studio su quegli anni
ché li alleviò una ludica allegria,
liceali in festosa compagnia
che aiutava ad eludere gli affanni.

Recando il mangiadischi o la chitarra
ricordo scampagnate in bicicletta,
qualcuno con la Vespa o la Lambretta,
fino al tramonto insieme a far gazzarra,

e ancora più talor ci attardavamo
al chiar di luna attorno a un falò ardente
e in nostro cuor, ciascun segretamente,
sogni e speranze e amori nutrivamo

quali fulgenti auspìci nella notte.
Ma giunse presto il tempo degli addii
e ognun di noi secondo i suoi desii
al buio s’imbarcò per le sue rotte.

Metafore di vita quei falò
or forse fuochi fatui diventati
di chi i suoi sogni vide irrealizzati
o già sull’altra sponda se ne andò,

ché inesorabilmente, or uno or una,
cala d’allor la compagnia spavalda
Quel ch’era fiamma in cenere si sfalda,
si spengono i falò, resta la luna.
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Profilo Autore: Sisifo Gioioso  

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Dammi il tuo cappotto

per portare il mio cuore,

così come me lo hai portato tu,

mamma.

Dammi anche le scarpe,

per non sbucciarmi i piedi

quando non avrò più

come destinazione

l’anima

che porta i miei passi.

Dammi le lacrime,

che mi siano acqua.

Poi,

indossa il sole,

per essere sicura

di vederti

ogni volta che

le mie ginocchia

sussurrano una preghiera.

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Profilo Autore: Aurelia Petrea  

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Mi confondi senza parlare,
una pozzanghera tra i tuoi piedi,
cade la luna riversa dal cielo.
Tra sguardi e teneri abbracci,
le montagne si spogliano
per cogliere l'ebbrezza del calore
della tua dolcissima pelle.
Quanti sogni ho fatto perdendomi
nei pressi delle tue vie ancestrali!
Ho paura della mia confusione:
non è solo il caos dell'emozione.
È vera passione che scorre,
lentamente come rugiada,
sulla superficie delle mie foglie.
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Profilo Autore: Francesco Gallina*   Sostenitore del Club Poetico dal 09-05-2024

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e sentiremo nelle ali
spezzate, il dolore
salire forte come un pugno

La malinconia, bizzarra
giocherà brutti scherzi
saprà ridere, una volta tanto
di noi, che le abbiamo dato lacrime

Chissà, se lentamente si scioglieranno le maschere,
stanche e logore, che troppo a lungo hanno raccolto sudore



Forse, volevamo morirci tutti

in questo caldo abbraccio - nella nostra poetica -
ma si sa… le cose belle muoiono prima di noi
per farci soffrire ancora un po’

e noi
non siamo padroni di niente
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Profilo Autore: sasha  

Questo autore ha pubblicato 264 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Nessuno ti prepara al silenzio che resta,
non senti più il rumore delle sue zampe sul pavimento,l
la sua ciotola vuota, il guinzaglio poggiato lì dove 
è stato riposto dopo l'ultima passeggiata.

Non sto piangendo il mio cane,
sto piangendo un pezzo della mia vita trascorsa con Lei.

Ho perso chi c'era sempre,nei giorni importanti,e in quelli 
quelli qualunque, ho perso parte di me.
La versione che ero con lei ,non torna più.
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Profilo Autore: Franca Lazzaro  

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AGAGIATO SULLA COLLINA 
STAVA L'ALBERO CHE MIO 
PADRE AVEVA PIANTATO 
IL GIORNO IN CUI ERO NATO 
AI SUOI PIEDI DUE MASSI DI 
ALABASTO E TANTI ROVI 
DI TANTO IN TANTO 
SALIVO FIN LASSU' 
PER RICORDARE 
QUANTO AMORE AVESSI 
IO RICEVUTO E NONCURANTE 
DEL TEMPO CHE PASSA 
LO SENTIVO ANCORA 
DENTRO ME
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Profilo Autore: Antonio Sirna  

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E guardo fuori , la notte piano piano scende..
calma , silenziosa, dolce..
non sono sola, sono con il mio amico 
lui dorme .. dorme talmente sereno che sembra perso in chissà che mondo....una dolcezza infinita 
sto così bene che quasi quasi mi rilasso anche io..
E così mi siedo a fianco a lui. 
E che notte sia.
 
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Profilo Autore: Manuela Albricci*   Socia sostenitrice del Club Poetico dal 21-10-2026

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leggete Baudelaire, anzi, capitelo

capite la cipria

di cui si beano le guance ipocrite

delle madonne addolorate

guardate come colui che sbadigliando ingoiò il mondo

e lo risputò

rovesciando il calice di sauvignon

sulla mutandina bianca della pubertà

guardate chi per primo badò

alla consacrazione estetica

della puttana

chi per primo calò col dito

la lacrima melanconica sul ciglio

occhio eterno abisso

degli angeli esiliati

poi una sfogliata a Oliver Scharpf

che con lo schiaffo di dorso

ha consegnato uno specchio alla poesia

che finalmente si vide serva

ultima delle schiave

in lacrime caduta col suo pizzo nero e bianco

e il suo piumino per spolverare

ella si riconobbe serva che streca a terra

in una nube di singhiozzi

il pianto scosceso della propria condizione

serva che pulisce da cent’anni

il Martini versato

dopo il viaggio dall’oliva di un festino ad Hollywood

questa poesiola da scantinato

reclusa al mondo come le auto d’epoca

di un appassionato

questa poesiola portaborse

che sorride come una subrette a fine carriera

mentre passa il tappetto

a Wymbledon

e mentre che la sua mano compie la rotazione

sul pavimento di un maniero abbandonato

la sua pezza imbevuta di lordura

inghiotte una goccia del sangue

che le cola dal naso

Marinetti invece dovete leggerlo

perché fradici di supponenza

mai aveste l’ardire di andare oltre

il bang del cannone

leggete lui

riscaldatevi del suo fuoco reattore nucleare sempiterno

lasciatevi irradiare dal cavo elettrico

scintilla

torre gemella che implode

abbronzatevi coi funghi nucleari

moderni chiari

della sua luna trucidata

e leggete Sclavi

leggete il suo Dylan

cogliete i venti che trascinano le foglie

aerodinamicamente per natura atte

a confluire con l’estremità

del nostro occhio illagrimato

e solo allora potete permettervi

di allegare il lungo addio mortale

al bando

solo quando saprete danzare con la morte

senza mancare un passo

vi sarà concesso di partecipare al concorso pubblico

per le poste

solo allora potete pensare alla crociata per conquistare

il posto in banca

leggete Sclavi

e solo allora penserete a voi e al tutto

e vi incanterete nel riflesso di ogni porta in vetro semiaperta

del primo bar

allegherete la vostra visura istantanea

a qualunque “tutto bene”

e sarete maledetti, finalmente costretti

ora e per sempre, in virtù di spontanea astrazione

a compiere una rotazione in più della paletta

nel vostro caffè ormai tiepido

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Profilo Autore: Kenji  

Questo autore ha pubblicato 156 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

Nello scrigno della natura

le ali di un airone in volo

accarezzano l’aria sospesa

sfiorano una bimba sorpresa


intrecci di radici profondono vita

foglie smeraldo seducono sentieri,

il canto di un ruscello cristallino

nel cuore di un cerbiatto dorato


profumi di rugiada iridescente

illuminano vie a formiche ballerine,

sciamano api cariche di miele

parla d’amore un gatto tra le viole.

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Profilo Autore: Paolo Delladio*   Socio sostenitore del Club Poetico dal 12-05-2024

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Terzine a rime incatenate (“dantesche”) di endecasillabi canonici (quasi tutti a maiore) in schema ABA BCB CDC DED EFE eccetera.


 

Volendo disegnare un grattacielo
posso allungare il brodo quanto voglio,
non serve metter certo tanto zelo

a frantumar dei versi il bel convoglio:
di metrica il rispetto non è freno,
non è corretto verso grave scoglio

su cui si possa infrangere l'ameno
progetto di far pagine copiose
che sfidino i vagoni d'ogni treno

se non s'hanno da dir poi tante cose;
l'idea nel leggerli è di brutto affanno
quei righi dalle sponde mal erose

dando impressione volta a recar danno
di non voler tirare fuori voce
e che ad un ritmo mai s'adegueranno

vivendolo pesante come croce
ma stan buttate lì, sputate a caso
senza sorgente, corso e infine foce

ma solo a ruzzolarci sotto il naso
cadendo a precipizio verso il basso
senza ordine e col passo vago e sfaso¹

d'un arrogante bullo che, gradasso,
vuol solo scappar via dai nostri occhi
lasciando il desiderio in noi inevaso

d'udir di melodia dolci rintocchi
che aiutino a gustare meglio il senso
delle parole lette in scarabocchi

che prima di cercare alcun consenso
si prestino a cercare l'empatia
in un andare avanti lieve o denso

seguendo degli accenti l’armonia
per poter dire che non siamo in Prosa
ma stiam tentando di fare Poesia.

La sfida strampalata e macchinosa
di fare tante pagine in conteggio,
che poi mi pare pur pericolosa,

insomma può lettori alla men peggio
d’andare fino in fondo scoraggiare
tra l’altro brancolando senza ormeggio

nel tentativo d’un bel recitare
ferito da “versetti spezzatino”²
che nostra voce non sanno guidare,

possiamo vincer, qui lieto m’inchino,
andando ad arricchire di parole
il nostro troppo breve pensierino:

del resto sol per dire che mi duole
veder presunti versi mal stuprati
son giunto senza fare capriole…

un attimo, ora in versi ho ricontati…
e sì, seconda pagina iniziata
e i versi sono tutti misurati:

son tutti endecasillabi precisi
e senza avere riga frantumata,
sol rinunciando ad essere concisi,

la mia seconda pagina è creata.
Non c’è bisogno di dare dolore
ai versi con indebita frustata

se riteniamo che doni stupore
al pubblico vedere tanta altezza
o un pozzo assai profondo di dolore

dal quale non s’avrà mai la salvezza!


¹: sfasato;
²: sì, ispirato già per il titolo da un commento di MaricaR.


24/09/2026


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Profilo Autore: ioffa  

Questo autore ha pubblicato 833 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Non voglio altro
che cambiare il corso delle lacrime
più in profondità
nell’anima,
per rinfrescare il mio deserto
e i piedi di Dio.
Allargherei anche la camicia
per fare più spazio
al cuore,
tra le braccia di Dio,
perché possiamo starci
io e te,
i figli e la mamma.
Tacerei
per lasciare che tutto
si posasse
in un libro.
Per sfogliarne il silenzio
poi avvolgermi
con ogni pagina,
come una coperta
tessuta dagli angeli,
per tenermi al caldo
la preghiera.
 
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Profilo Autore: Aurelia Petrea  

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Le tempeste passate hanno scavato solchi profondi...rughe invisibili su una pietra che ha resistito al gelo...
Ogni cicatrice racconta una strada in salita,un inverno lungo che ha preteso il suo prezzo.
Eppure, sotto le macerie la terra trema ancora...i sentimenti bruciano di una luce troppo viva...mentre le mani piano piano cercano il sole....
Non è ancora vita....ma è un inizio di cura.
È l oro che ripara il vaso spezzato.
 
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Profilo Autore: Manuela Albricci*   Socia sostenitrice del Club Poetico dal 21-10-2026

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