A contorno del giorno
Le ultime urla
Avvisano sommesse
La vita il suo tempo
Fatto di cicli e passaggi
Sussurranti messaggi
Fin qui spariti
Ora eleganti ben vestiti
Di quella felice e dolce soddisfazione
Che mi rende fiero come leone
Le ultime urla
Prima dell'abbassar del sole
Prima del buio che duole
Torneranno con la nuova luna
Forse ad una ad una
Forse in un solo volo
Le ultime urla
Non se stesse
Forse per crear dolo
Le ultime urla
Mi lasceranno solo
ma ti ritrovo sempre accanto al cuore:
dopo un giubileo, così presente,
il tempo non lenisce il mio dolore.
D'acqua limpida tu sei la sorgente
del mio giardino sei tu il più bel fiore
accanto a me ti sento assai sovente:
continui a riscaldarmi col tuo amore!
Non ho scritto queste poesie
per spiegare la vita.
Ho cercato immagini
come sassi nel fiume,
dove il pensiero potesse posarsi
senza essere detto.
Un mare
che porta e restituisce.
Una stanza
dove la luce cambia lentamente.
Un volto
rimasto acceso nella memoria.
Una luce
sulla soglia del giorno.
Un nome
che il silenzio continua a pronunciare.
Sono frammenti:
schegge di tempo,
ombre raccolte lungo il cammino,
brevi scintille
di ciò che ho vissuto,
immaginato, amato, perduto.
Non so cosa resterà
di queste parole.
Forse una traccia
sulla polvere del tempo.
Forse il riflesso
di una luce già lontana.
Forse soltanto un pensiero,
come un uccello fermo
sul davanzale del silenzio.
E se resterà,
anche solo per un istante,
avrà trovato il suo luogo.
Tra una pagina e il cuore
di chi avrà letto.
E io
potrò lasciare andare
queste parole
come si lascia andare una barca
quando il mare
non chiede più nulla.
Frate Francesco,
fiorì il tuo canto di fede
e andò mendicando per il mondo
disegni di pace e carità
ed il tuo spirito cieco d’odio
fu strumento di Dio
fatto carne e preghiera
a benedire tutta la Terra.
Oh, Poverello d’Assisi,
tu che hai sposato con devozione
la povertà del tuo umile saio,
squarcia col tuo amore divino
le stigmate di questo mondo ferito
e rendici degni nel nostro piccolo cuore
della grandezza e della bellezza di tutto il Creato.
e, nei gesti, comprensione.
Non c'è dubbio lei capisce,
ciò che legge nei miei occhi
con esperienza lei intuisce.
La sua è una vita a metà
una mano di profilo
a ghigliottinare l'aria
Il suo passato è quel che è stato
non è quello immaginato
men che men desiderato
Ma ora, sguardo serio e comprensivo,
non può far altro che rimanere vivo
pensare al qui e all'ora,
al presente che si colora
al futuro ignoto ancora.
Ed io uscendo dallo studio
che mai penso?
Che ha ragione!
Il passato è ormai andato
il presente che ci è dato
è la porta del futuro!
Il passo è solido
lo spirito sollevato
la vista lucida
E lucidamente
ciò che vedo è una vita
nei colori e nei contorni
assai sbiadita
Un dipinto ad acquerello
a lungo chiuso in un cassetto
di sfumata e tenera tristezza
Non c'è astio
non c'è angoscia
nel malinconico bilancio
del fallire di ogni slancio
E mi domando
senza pena
se il tempo, gran pittore,
darà al quadro un po' di colore
Affidato a quel pensiero
il poco di speranza
per quel che del dì avanza
Avvio il passo verso casa
per rientrare nel dipinto
con il mio profilo stinto
ci impedisce di vedere
quella realtà subliminale
prerogativa, generalmente,
più chiara agli illuminati.
Siamo tutte anime
giunte da spazi infiniti
alla ricerca di sé stesse
dentro la materia
che mai lascia trasparire
i suoi trascorsi spirituali.
Anime imprigionate
in questi luoghi terreni,
scelti in precedenza
affinché possano comprendere
l’impronta del creatore
tra spirito e materia
e raggiungere alti spazi.
Acrostico di settenari a rime invertite abcdcba (sì, i versi son dispari e la pigrizia non m’ha fatto rimare il centrale con altri).
Ormai ben si respira,
Temperature in calo
Ti fanno stare bene;
Ovunque foglie gialle
Bruiscono serene,
Raggiungo il vecchio scalo
E il cuore il mare ammira.
02/10/2026
Spezzo il giorno
in lune appassite
e tu rincasi
negli apostrofi del cuor mio,
in un silenzio d’acrobata
scheggiato da rugiada di stelle.
Il nostro amor ferisce
il profumo di un ciliegio in fior,
siede su davanzali di cielo
smarriti nell’oblio del tempo
e come una clessidra senza sabbia
legge assaggi della nostra anima
svuotati fra i quaderni del vento.
Spezzo il giorno
in lune appassite
e tu rincasi
come brina di un naufragio,
come poesia svestita da un fior
a tramontar sul petto dei miei attimi.
Ho amato
come l’anima sapeva,
senza misura,
con le mani aperte
verso il dolore.
Ho protetto,
senza parole,
porte, muri, promesse,
mentre il tempo
passava inesorabile
dentro di me.
Forse …
custodire
ciò che amavo
ha lasciato nell’ombra
una parte di me.
Ora le mani
sono colme e stanche,
non d’amore,
ma del peso
di tutto ciò che hanno dato,
il cuore
ricorda ancora la strada,
la indica,
la desidera,
ma il passo
rimane indietro.
Questa stanchezza
non è resa,
è il corpo
che invoca quiete,
mentre il cuore,
ostinato,
continua a battere
contro il tempo,
come se ancora
non sapesse
invecchiare.
I nonni dividono il cielo
in baci di favole e promesse
e poi, stretti in un cappotto d’ottobre,
volano nel cuore dei loro nipoti
come una cometa silenziosa
ad abbracciarli per tutta la vita.
I nonni disegnano
profumi d’infanzia perduta,
vecchi giochi rammendati,
mani tese sui piccoli passi,
carezze d’anima ed emozioni,
teneri sguardi affacciati ad una culla.
I nonni bussano
alle porte del mondo
per realizzare l’impossibile,
i nonni bussano
alle porte del cuore
per restare per sempre
fra le vene di mille ricordi.







