Quando parli
quando ridi
quando piangi e poi taci
senti battere forte il cuore
e ti viene da morire
ma morire d'amore.
Quando sei così
simpatica e attraente
diventi come il sole
e poi piaci di più.
Quando non sai cosa dire
ed è un po' che non scrivi
poi d'improvviso ti appare
un sorriso così luminoso
cosa c'è più da dire?
Ricominci a sognare
come i giorni trascorsi
e risenti la musica dentro il cuore.
Quando parli
e sei così
una nuvola nel cielo
che col vento si trasforma
e sei come una foglia
inerme e pronta
a volare nel tuo mondo.
Vado oltre e vedo altro
una nera coltre di neve,
un astro con contrasto
nel sole con la giostra
oltre l’orizzonte infinito
ai limiti del possibile
in un cielo illimitato
un’ombra illuminata
oltre l’invisibile
una nota nuota piano,
tra onde di burrasca
risuona piano e va lontano.
l'autunno è arrivato,sai perché?
Il vento soffia,viene il raffreddore,
la terra si veste di un nuovo colore.
Giallo, rosso, arancione e marrone
le foglie volano ne grande cortile,
sotto gli alberi,nel bosco fatato,
un fungo piccino è appena nato.
Nel suo guscio la castagna fa un pisolino,
mentre io metto un caldo maglioncino.
L'autunno è magico, è una vera poesia,
porta la pioggia e tanta allegria.
Lungo la via che a Bevagna conduce
sostò Francesco nel povero saio,
lì vide sui rami vibranti di luce
mille ali sui tralci frondosi in un canto gaio.
Con animo puro e con passo leggero
s'avviò conquistato in quell’avventura;
non sibilo né strido turbò quel sentiero,
ché l'attendeva l’amorevol natura.
A loro lieto parlò: «Miei piumati fratelli,
lodate sempre il vostro Gran Fattore:
vi diede il cielo, le fonti, i ruscelli,
e piume e canto per donarGli Amore.
Voi non seminate né mietete grano,
eppur vi nutre la Sua man paterna;
vi diede i monti, le valli e il piano,
e l'aria pura che il volo governa.»
Tesero il collo, apriron le ali,
chinaron il capo con dolce fervore,
poi s'alzò un canto di trilli corali
che a Gloria ascese fino al Signore.
Francesco allor li segnò della Croce
e formando la Croce, lo stormo partì:
a oriente, a occidente portò la sua voce,
a tramontana e verso il mezzodì.
Così il Vangelo di frate Francesco
viaggiò nel mondo su ali sincere,
e ancor lo canta, sul ramo più fresco,
la voce lieve di umili schiere.

E il tramonto fiammeggia sull’Urbe,
all’orizzonte San Pietro si staglia.
Gremiti i lazzaretti di turbe,
l’intera città la peste travaglia.
Nero il buio striscia nelle strade
della Suburra, il silenzio si smaglia
fra i colli e gli astri. Invade
le tetre case, smorza le lucerne.
Luigi, che un’intima fede pervade,
mente e cuore nelle forme eterne,
va tra fieri soldati e bricconi,
fra avventori di sordide taverne
e a tutti elargisce i suoi doni,
un monito e parole di conforto.
Ricorda Mantova, i bastioni
dei Gonzaga, le torri e il porto,
il glauco Mincio donde pare affiori
la città, quale sogno in sogno scorto,
fra i ranuncoli, aurei fiori.
***
Ricorda la dolce madre, il volto
su cui scorre una lacrima soave.
Ella sa che cosa le sarà tolto,
quanto è lieve quel che è grave,
se si vive pii, miti, fidenti,
sdegnando le delizie ignave.
Di colpo il giovane ode lamenti,
un infermo è riverso sul selciato.
Lo sguardo acquoso, le membra ardenti.
Ora Luigi si china sull’appestato,
lo solleva sulla debole schiena.
Suda, arranca, gli manca il fiato.
E’ notte: la luna pulsa quale vena.
Oltre gli archi il piano s’inargenta.
L’uomo trascorre un’ora serena,
spira e niente più lo tormenta.
Il giovinetto gli chiude gli occhi,
nella quiete la candela è spenta.
Prega Luigi, piegati i ginocchi.
***
Lo scuotono brividi di febbre,
attorno al malato palpita l’aria,
le nuvole fluttuano come ebbre,
attorno ogni cosa si mesce e varia.
E’ ormai prossimo il trapasso,
la fine di una vita solitaria.
Fu breve il suo corso, ma è lasso,
non rimpiange il tempo trascorso,
è pronto a compiere l’ultimo passo.
Le mani tremanti, sfiora il dorso
del salterio che gli cade di mano.
Sitibondo, chiede d’acqua un sorso,
e guarda oltre, adesso guarda lontano,
oltre questo mondo turpe, feroce.
Tristi ma lieti i parenti e il germano,
mentre se ne va in un filo di voce
per rincuorare chi solo rimane…
Alba, vapori rosei sulla foce
ove si fondono ombre antelucane.
12-14 luglio 2026
Non c'è più nessuno a spingere il legno.. eppure la stanza conserva una strana quiete..
Fantasmi di un'epoca lontana..si muovono leggeri...
ombre delicate che il tempo non ha cancellato.
Una figura invisibile si curva sul vuoto...sfiora le sponde consumate con dita di nebbia e lascia nell' aria in disegno di una carezza.
Sì sente un canto leggero.. quasi un sussurro..una ninna nanna perduta che non ha più nome...
Due anime antiche s' incontrano in silenzio ripetendo un gesto d' amore rimasto eterno tra le mura di una stanza che non esiste più....
Le foglie d'oro danzano nel vento,
sussurra il vento piano tra i rami,
mentre la terra veste d'ambra e di rame,
e il bosco tace in un profondo incanto.
L'aria s'insinua nitida e leggera
profuma di castagne e di camino,
i passi scricchiolano lungo il cammino
nella luce chiara della sera .
Un raggio caldo sfiora la brina,
mentre il tempo rallenta il suo passo,
e il mondo dorme sotto il rosso mantello
prestar bisogna un poco d'attenzione
ché molti uccelli qua scelgon dimora
per suggellar d'amor la loro unione.
Ed ecco il grande Svasso ora s'impegna
nella ricerca d'una sincronia
con la compagna che ne sia più degna
per poi formare coppia in armonia.
Iniziano a im⁹itarsi i movimenti
che l'un con l'altra compiono, aggraziati,
mostrano, colli a cuore, i sentimenti
per poi sull'acqua correr affiancati.
mentre la testa muovono di scatto:
lui offre doni a lei ch'è la sua sposa.
Sono una coppia: il matrimonio è fatto!
Sonetto minore (settenari) a rime alternate (abab abab cdc dcd).
Già: tutto ha una scadenza
e va gettato via,
questione di prudenza,
scansar la malattia.
Tentare di far senza
par essere la via,
in fondo è solo assenza
d’un’anima mai mia.
Ricominciar da capo
ormai è troppo tardi
ma neanche la Gestapo
può far brillare sguardi
d’un sogno reso sciapo
da assenze e no testardi.
06/10/2026
Nota: "Stasera voglio fare l'amore con te. Sai come? Io ti do una lacrima e tu la trasformi in poesia. Spogliala, penetrala, poi mettila in una lettera per il Sole, perché sorga."
Butto a terra il vestito e le scarpe,
perché tu possa camminarmi dentro,
frugare,
rovesciarmi le scatole per terra,
aprire tutti i cassetti,
mettere il letto sottosopra,
finché non mi trovi il cuore
e le poesie in un libro,
nell'armadio in alto,
sotto i vestiti.
Poi prendilo e mettitelo nel petto,
che ti faccia da orologio.
Comprati anche delle pile
che durino un'eternità.









