Raccolgo quattro righe dal portafoglio

dall’insieme di vecchie foto incantate

di giallo e messe a fuoco,

dai soldi divisi nei vari saccheggi,

 alzo la fiasca di grappa e ruta,

 un sorso andrà di traverso.

Con due colpi di tosse

rido energico,

sprovvisto di quell’età concreta.

 

Mi prometto di farcela a prenderti alle spalle,

o in qualche modo,

pur di non stare al porto

tra reti infangate

 e il rompicapo delle ascelle.

 

Ho  un giubbotto in similpelle

sfregiato sul gomito destro,

forte di lanuggine per quel vento dispotico.

So fare mille lavori,

ma non di uno ho il comando.

Sulla barca ci sono nato,

 è un guscio di noce

veloce tra i canneti,

reticente sui salvataggi in mare.

Con stracci e catrame la rinforzo,

lo smalto acceso

dall’altra metà al remo.

 

Ti scruto sul terrazzato:

la tua schiena conosce le mie parole

che mai ti ripeto,

tra le cosce  condivido la verza

e quello che so catturare,

appena buio mercanteggio il tuo incipriarti.

 Dovrei ammagliarti? Ma non è facile.

I tuoi capelli m’avvolgono,

tentacoli di polpo,

ci perdo le mani e tutto il resto,

resistente come tua madre

nel profilo di tuo padre,

io in ogni stanza aggiungo un letto.

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Profilo Autore: dario moletti  

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Ritorno spesso

con la memoria al passato.

Un viaggio a ritroso

della mia mente

per capire chi ero

e chi sono adesso.

Reminiscenze

difficili da mettere a fuoco

velate

dalla patina del tempo

trascorso

rivendicando al giorno

quello che la notte

non mi ha mai negato.

Bruciavo la mia vita

all’addiaccio dei sentimenti

e amavo delle rose

solo le spine

che diventavano corone

sulla testa di re profani.

Ritorno spesso

con la memoria al passato.

Un viaggio a ritroso

della mia mente

per capire chi ero

e chi sono adesso.

Solo reminiscenze

nel baratro dell’oblio.

Sparsi frammenti

che non voglio più ricomporre

ed il figlio che ero

madre mia

non lo sono più…

adesso.

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Profilo Autore: Antonio Girardi  

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nebbia sottile
con giorni tutti uguali-
da copia incolla
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Profilo Autore: Loris Marcato  

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I cieli si scoloran come gote
d’un bimbo preda della febbre alta.
La luce del mattino non s’accende,
la notte avrà inibito l’alba.
Non sento il respiro delle onde,
il mare non sbadiglia né si sveglia.

Che strana primavera sto vivendo?

È colpa dei silenzi, qui dentro me,
di quel non far rumor per non distrarsi
nell'arduo ricercare il varco
di là dal quale planare sul sicuro
o, almen, sul meno incerto.

D’una Medusa della felicità,
se fosse, non guarderei il volto
per non restar pietrificato.

Mi basta il sereno ma...
riproverò a ispezionare l’antro.
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Profilo Autore: Aurelio Zucchi*   Sostenitore del Club Poetico dal 04-03-2020

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Un immenso frutto chiamato amore

Dicono che nello sconfinato terreno della mente vengano piantati dei semi,
così prosperano, crescono e diventano alberi.
Quando i suoi frutti maturano possono risultare avariati, oppure vigorosi.
Sta a ognuno di noi curare al meglio il proprio raccolto,
per evitare di incappare in spiacevoli avversità interiori.
Ho sentito di un gruppo di persone che ha unito gli sforzi.
Dai loro piccoli raccolti ne hanno formato uno più grande. Il risultato?
Un immenso frutto chiamato amore!
Dicono che per guarire i malanni del corpo, la mente giochi un ruolo fondamentale,
ma di questo parleremo più tardi.
Torniamo a quel gruppo adesso! Merita ancora qualche parola...
Come contadini tenaci stanno perseguendo uno scopo:
tenere alto il morale, di un ragazzo forte come un leone.
Il suo terreno è stato colpito da una violenta tempesta
ma Lui è perseveranza, grazia e potenza (cocktail raro, visti i tempi che corrono).
Dicono che il suo carisma sia capace di compiere opere straordinarie.
In effetti un miracolo l’ha compiuto! È riuscito a unire quel gruppo affiatato.
Una sinergia lega tutti loro. C’è chi crede in Dio e chi nell’universo
“tutti per uno, uno per tutti”, si citano le frasi più osannate.
Eppure questo è solo l’inizio. Il bene genera bene,
le radici di questo terreno si irrobustiscono e penetrano nel profondo.
Questo accade ogni giorno, non solo quaggiù ma in tutto il mondo.
Basta osservare, basta guardare attraverso la cortina di ferro
basta acquisire una nuova chiave di lettura.
Alcuni la chiamano fortuna, alcuni la chiamano preghiera
altri, invece, la battezzano “legge dell’attrazione”.
Io dico che in qualsiasi modo venga appellata,
la positività resta il minimo comune denominatore.
Ed è questo il punto, caro leone.
Tu ci hai aiutato. Ci hai donato la tanto acclamata “chiave di lettura”
e per ricambiare il favore, abbiamo il dovere di darti una mano
per curare al meglio la tua energia vitale!
Quindi continua, continua, continua a lottare
affinché il tuo albero possa guardare il cielo e risplendere al sole.

 

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Profilo Autore: jostance  

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Disparate ipotesi

hanno solcato mari

alla ricerca

di nuovi orizzonti

 

tutte rientrate

disperate

 

orizzontali

alcune.

 

Acquietate

 

non tutte

si accontentano

di due passi

sul selciato

due calci

ad un pallone

dell’aria

e del tempo che passa

 

l’uno più uno

di certo

non manca a nessuno

 

e nell’acclimatarsi

scendono a patti

 

… o scelgono.


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Profilo Autore: ING BOWLING  

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Ho vestito la villeggiatura d’ardimento.

Indossato mascherina, fatta la valigia,

e inutili schinieri per coprire l’estate

di tranquillità, e plexiglass sulla battigia.

L’Alta Carica, anche virale, ha spostato

dalla cappelliera il bagaglio sul garretto.

M’assembro solo sulla stuoia, ma paiono

aspidi le bilie del moccioso e l’amichetto

sul calcagno… pensare che l’operatore

turistico piuttosto infelicemente

dava per certo che col Decreto Rilancio

avrei avuto di che riposare placidamente!

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Profilo Autore: MastroPoeta  

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T’investe i polmoni

quella gelida brezza 

che porta con se

il ricordo del mio cuore

la solitudine di un battito

fra le mura del mio corpo

accompagna il rumore sordo

del baratro

Cosa sono io...

Le sfumature palindromiche

della mia esistenza 

nel buio cosmico

dell’universo

Riecheggiano all’unisono

Cosa sono io...

Un eco disperso fra le increspature del mare 

al di là dell’orizzonte

Cos’è l’uomo...

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Profilo Autore: Entropḗ  

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Avanza timorosa

tra pensieri nascosti

e desideri impossibili.

Il mare è sempre in movimento

le onde raccontano nuove e 

vecchie storie di arrivi e partenze.

La  sabbia distratta indugia sempre

 nelle pieghe dei vestiti…

Le città aspettano in silenzio

il nuovo ritmo delle stagioni

e chi resta

non sa dove

guardare…

L’attesa dell’autunno

con il rosso delle sue foglie

non è mai stata cosi incerta…

i pensieri del sole

 volano verso l’alto

in cerca …

di un segnale amico.

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Profilo Autore: barbara tascone  

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Non è piacevole sentirsi come un'onda di mare che va e viene dalla battigia. Non è per niente bello sentirsi in bilico tra quel che credevi di avere e le incerte speranze di quello che avresti ottenuto e quello di cui sei sicuro d'aver perso per sempre e vorresti che tutto tornasse come prima.
Rimpianti? Nessuno. Rimorsi? Forse quello di fidarmi troppo delle persone sbagliate.
Scoraggiata? Si, ovvio. Ma non demordo.
Ho sempre lottato per ottenere ciò che ho voluto e ottenuto, mai nulla gratis, mai nulla mi è stato donato col cuore ma sempre con un fine, mai nulla mi è stato facile. Lotto ancora, anche se a volte mi cadono le braccia, anche se a volte tocco il fondo, anche se a volte vedo tutto nero, senza fermarmi un attimo per prendere fiato, perché è quell'attimo che mi fotte.
La vita? La prendo come mi viene... con sacrifici annessi e gioie quasi assenti.
Chiedo? Cosa? Perché, se poi alla fine ringrazio sempre e solo me anche quando non riesco.
A chi, che non mi fido più nemmeno di me stessa.
Fanculo a me, per tutte le volte che ho sorriso, di tutto il tempo che ho dedicato. Fanculo a me, per le volte che ho dato fiducia, per le porte che ho aperto. Fanculo a me, che ho dato tutto per scontato mentre lo sconto a me non lo ha mai fatto nessuno. Fanculo a me, alle mie scelte, alle mie decisioni, ai miei pensieri, ai miei dubbi. Fanculo a me e a queste lacrime maledette bloccate in fondo al cuore. Fanculo a me e alle onde del mare, alla battigia monotona, alla brezza ingannatrice, ai tramonti ammaliatori, alla sabbia bollente, al sole cocente. Fanculo a me e ai miei piedi malati, alla mia schiena rotta, alla testa che mi scoppia, al cuore che si spacca, al fegato stantio.
E fanculo anche a te che mi hai distrutta!
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Profilo Autore: Clorinda Borriello  

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Fra albe e tramonti
si susseguono i giorni.
Inarrestabili
e implacabili
nel loro divenire.
Sembra solo ieri
che sognavo
traguardi impossibili,
lontani nel tempo.
E quali vittorie
quali trofei
ora giunto, mi aspettano?
Solo il voltarmi
e gioire...
O morire di ricordi!
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Profilo Autore: Loris Marcato  

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Avanzano
colli di ginestra agli occhi

luminosi sentieri
e vigne pampinose

là ...dove l’aria prende e riempie
di sorelle querce e 
affreschi polverosi
di grano al sole .
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Profilo Autore: Caterina Morabito*   Socia sostenitrice del Club Poetico dal 14-03-2014

Questo autore ha pubblicato 786 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

Ti inviterei a osservare
la sorpresa di stasera
che non so quanti hanno colto:
certo una gabbietta orientale a chi
può ispirare dedali bianchi, 
ad istrici come me forse,
o ragionieri in blusa
sognanti il mare.

E là dentro triste smarrimento,
un uccello che dovrebbe
essere protetto - chi ce l'ha messo
così in alto quel chiodo
troppo in alto nel muro.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                    
 
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Profilo Autore: Alberto Automa*   Socio sostenitore del Club Poetico dal 24-02-2012

Questo autore ha pubblicato 1065 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Persiane chiuse, 
asfalto bollente, 
bibite ghiacciate, 
aver nostalgia 
della neve.
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Profilo Autore: Morgana  

Questo autore ha pubblicato 144 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

Carissima/

un vento farsesco

ha ingoiato l’angolo del mio breve giardino

in cui di solito mi rintano.

Ha appiattito il basilico

e fatto sanguinare i gigli.

Sono furibondo anche per il vestito di fogliame

con cui sconfissi Montezuma.

Aspro, recupero dal pozzo

ciò che scriverò sul diario

da cui difficilmente mi divido,

magari mentre la pioggia incardina

quel picchiettare conciliante

o le nuvole nascondono il sole a tratti

creando momenti fulgidi

ed altrettante ombre

sicuramente diverse da come le vedi tu.

Lo sai come scendo nel metodico

segnando tutto,

perfino gli anticorpi,

unico chiasso che emetto dalla penna

in questa vita così abituale

da sfiorare la noia, che tu odi.

Mi domando se hai già letto

la penultima lettera che ti ho spedito,

magari sorseggiando il caffè all’americana

nella tua vestaglia rosa,

seduta sul terrazzino

affacciato alla riviera di ponente,

le gambe accavallate con malizia

tanto da permettere una sbirciatina.

Se chiudo gli occhi vedo mentre sbuffi,

con in una mano la busta strappata

e nell’altra il foglio

contenete le curiosità ( si fa per dire )

che ti espongo.

Forse addirittura preghi

che io perda la speranza d’attirarti

e mi uccida con le pietre in tasca

in qualche torrentello in piena

come fece Virginia Woolf.

Ma non illuderti

sono troppo stupido

per tentare un gesto così estremo.

 

 

 

 

Vero che altri,

non riuscendo a intraprendere

una vita troppo dissimile

dalla loro voglia d’amare,

son finiti su quella discesa

a velocità smisurata.

Io al massimo rischio di strozzarmi

con qualche boccone mal masticato

o prendo una congestione

dopo aver tracannato acqua dal frigo.

Ah! Passando in rassegna le stanze

ho scoperto come l’acqua si sia infiltrata 

da una finestra socchiusa

radunandosi sotto il tappeto persiano

che tu ami tanto

e che io da tempo penso di buttare.

Anche oggi termino di scriverti

nel silenzio serale

di questo paese montano.

Prima di cena

farò la solita passeggiata fino al crinale

invece di masturbarmi,

sperando d’incontrare

un tasso o una volpe frettolosi

anche se la mia vera speranza rimane il lupo.

Qualche miserabile

s’è mangiato un altro gatto,

i resti gettati alla rinfusa nella pineta

parlano umano.

Spero tutto bene dalle tue parti…

Frequenti sempre certi salotti

decorati d’oro,

dove il pettegolezzo  entra a dismisura

nelle scommesse clandestine

di cani e galli  massacrati

per la follia attorno?

Forse sarebbe meglio un tresette 

col vino a caricare barzellette becere,

avresti quel gancio in su al lato delle labbra,

di ritorno faremmo sesso

dove ci capita.

Ok, ok rischio di inacidire

e non voglio… ti lascio

forse è l’ultima che scrivo,

o…forse…mai!

 

 

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Profilo Autore: dario moletti  

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