nel sogno d'amore
i suoi passi leggeri
tra i colori dell'alba.
E poi stanco
parli alla luna
quasi implorandola.
Tu che attendi
non sai
che i suoi passi
son lontani
e si perdono
tra mille sentieri
prima di fermarsi
dove cuor muore
di un forte dolore.
Ore dieci di sera
tutto è assente. Non ho nemmeno
un lieve accenno di pensiero.
Siedo in attesa di niente
su uno sgabello della mia terrazza.
Dalla luce che c'è
suppongo che ci sia la luna,
né piena, né vuota,
ma io non guardo in alto
e lei non ha bisogno di me
per fare il suo lavoro.
Bevo e non sento niente,
non so se ho freddo o caldo
e dei brividi si accompagnano al sudore.
Sono infelice come ogni altra sera
o forse questa di adesso
è la sola felicità che mi permetto.
E' nelle sere così e in questo stato
che di solito arriva una poesia:
mi fa vedere che vicino c'è una penna
e poco più là un po' di carta vecchia
su cui è rimasto un angolo non scritto
come se fosse la mia intera vita
scritta in gran parte
eppure sempre nuova.
Abner Rossi

Sto cercando un solo respiro
che sa ancora disegnare
sui vetri sudati di vita
una pioggia che potrà risvegliare
l’eco delle fantasie sepolte
sotto mille tramonti
passi leggeri che ricordano ancora
la danza sull’asfalto bagnato
con le mani aperte
sorrisi sbocciati dentro il ventre
e mille luci che nella notte
riflettono l’anima mia
Sto cercando un solo chicco di grano
da seminare mentre sbircio il cielo
asciugando con le mani la luna.
perché l'amore
quello importante
è come un muro
da scavalcare.
Sei come giorno
che aspetta la sera,
il cuore tuo
sempre più si dispera.
Non sai come fare
per poterla vedere,
la disegni ogni notte
con pensieri assai strani.
Sei uomo!
E' normale sognarla
dopo mesi
che non riesci a toccarla.
Lei è come l'aria
che respiri ma non vedi
e quando manca stai male.
E' il tuo ossigeno al cuore
se finisce ....
Potresti morire.
di quel sentimento
che ti tiene sveglio di notte
e ti fa sognare l’immenso.
Quella emozione
che ti stringe nel petto
e vorresti solo svanire
per rinascere e scoprire
assaporare di nuovo il dolore,
bere lacrime dalla tua pioggia
ma amare sentire volare
e morire, mille volte morire
nascosto tra le tegole di un tetto.
Dissolverti tra i cassonetti mentre
il mondo si sveglia,
bere la notte
che fa bendare le tue ferite
e in quell’ultima piroetta di vita
immaginare ancora
una carezza sul volto
da occhi che ti sanno amare.
saresti già un quadro pieno di vita.
Avresti l’arcobaleno negli occhi,
petali sbocciati sulle labbra dolci,
rugiada sulle mani che accarezzano
i miei pensieri dove nasci tu.
Se io solo potessi darti un mio soffio
saresti di nuovo nel mio cammino
profumando le mie orme senza forme
piene di malinconia e spazi inutili.
Se io potessi solo per un istante
divenire luce della tua luce
sposerei l’eterno
amandoti per sempre.
Ma io sono solo una goccia di pioggia
e tu una nuvola ancora da sognare.
La paura si impossessa
sempre più di me
vestita di bianco
ingannevole figura angelica
E' astratta ma fa male
un male penetrante
come una lama arroventata
conficcata nel cuore
Esorcizzarla
focalizzando i pensieri
verso altri lidi
ma come una pellicola
di un film, ormai logora
si blocca sempre
sulla medesima immagine
riportando alla realtà
Allontanarla
osservando le nuvole
che lievi solcano
i cieli
vestirsi della leggerezza
del bianco
che a loro appartiene
per un attimo la pace ritorna ….
All'orizzonte ecco una nube
nera incazzata
pronta a scaricare la rabbia
sotto forma di pioggia
ed ecco la paura si muta
in rabbia
una rabbia potente che
partorisce lacrime
e si fondono con la battente pioggia
finche' la nube spinta dal vento
si allontana
Pare tutto finito
vana illusione
tornerà la paura
tornerà finchè lascerò
che sia più forte
del mio coraggio
di affrontare la vita ...
su quel materassino
vi ero sdraiata
mi sentivo cullare
dolcemente
dalle onde
che ammiravano
il cielo
d'un azzurro splendente
che accarezzava
il mio volto
disteso e contento
per quell'uomo
desideroso
di essere padre
che sognavo di avere
un uomo altruista
donatore di occhi
abbracciando la morte
di un vero signore
Fuggono i ramarri
dalle dita, sono
i miei stessi anelli
e comete domestiche
saettano incappucciate,
ripararsi
e altre speranze
che non toccano mai terra
col loro piede...
Nel fruscio di margherite
fiorite a caso nel ghiaccio
in fondo agli occhi.
Non mandare i miei sogni in frantumi
che la storia deve essere scritta,
accompagna il mio pianto sommesso
e rifletti sul tempo che slitta.
Mentre premo il destino che insiste
si ripete la pioggia e la danza
superiore al volere che sudo
si ripete e il mio cuore sobbalza.
Tutto quello che in sogno svanisce
si consuma nel sangue o nel letto
un profumo che piega la schiena
e ti strappa un respiro sospetto.
Io mi chiedo se il dado sia tratto
se anche il cielo mi abbia lasciato
mi rispondi che tu sei più forte
di ogni sogno destino o soldato.
Ma anche il cane ha la sua dignità
limitata al passare del tempo
come il giorno che ho detto ti amo
fra le ombre e i fantasmi mi pento.
Il pesce con la spada tratta
farebbe a meno di sfidare l’aria
ma con l’occhio girato al mezzo bue
e alle sue coste nude
pensa alla dignità
di chi la testa conserva intera
nel mercato in mostra
ed anche nel ritratto
Ispirata a un particolare del dipinto di Guttuso "Vucciria"
C’era un bianco e lunatico aspetto
conformato alla splendida era
radicato nel regno segreto
di un futuro di fuoco e di cera.
C’era un tempo provato dal dubbio
dalla pioggia che riga la terra
un coraggio che sento mancare
nella notte che perdo la guerra.
Se si appaga la fame e la sete
non rimane che un pugno di sabbia
solitudine e lacrime amare
una vita di ozio e di rabbia.
È svanita la nebbia sul monte
per posarsi sul centro del tavolo
fra in bicchiere e l’avemaria
fra l’essenza e il mio occhio benevolo.










