di poesia le immagini, giungono
sino all’angolo previsto
poi mutano, per parlare d'altro
… affinano il discorso.
dove la parola è monca
e troncar le indagini
alle prime congetture.
Sono perle
per nitida sentenza,
anche se chiara
può non piacere a tutti
… c'è chi predilige lo scuro.
Chi non sa comprendere,
mentre la vita c’investe
sempre di nuovi colori,
cosa perde realmente
nella vincita effimera
di un fiore reciso.
Oh Dionisio
Oh Dio dalla chioma turchina scintillante di stelle
Padre della spensieratezza, dell’allegria e della libertà,
Con il tuo dolce canto
E il sorriso dipinto sul volto
Irradi l’amore per la vita
In tutto il suo splendore.
Oh Dionisio
La tua energia fora la nebbia della monotonia
E grazie alla sua vibrazione mistica
Con un salto nel blu
Ci fa uscire dai vincoli,
Libera le emozioni e i desideri imprigionati
Riempiendo i vuoti dell’esistenza,
Sgorgando di fiori
Da vita a chi più vita non ha
E più luce non vede
E ci rende liberi.
Oh Dionisio
Tutt’uno con te
Vagando senza meta
Mi son quasi perso,
Tacciono i monti
Davanti al mare blu,
Ogni cosa sorride,
Una sensazione di allegria mi pervade.
Ballando sotto un cielo di Sole
Tra il cinguettio degli usignoli
E variopinte farfalle vaganti
Canto col sentimento
Un allegra melodia,
La tua energia mi salta nel cuore,
Con i cinque sensi in estasi
L’ispirazione torna a fiorire,
Simboli magici scorgo nelle forme delle nuvole,
Di amore per la vita sento spirare la brezza,
Mi pare di percepire il sospiro del mondo,
Con una rinnovata energia
Che porta via il rimpianto
Capisco che la mia esistenza è più bella di quanto credevo.
Finche vivo
Io sono Dionisio.
perché nulla conoscere volesti
di quanto in poësia vissi scrivendo
prima del giorno in cui mi conoscesti,
poi mantenesti l’anima tua chiusa
a ciò che ancor furtivamente scrivo,
che fingi d’ignorar come un’intrusa
in quel mio mondo silenzioso e schivo.
Un unico destino abbiam vissuto
ma sol di me a quel volto illuminato
il tuo sguardo volgesti compiaciuto
sdegnando di guardar l’oscuro lato,
la notte ch’è in me, ch’è in tutti gli umani
la tenebra che tutti ci accomuna
ch’eludere tu vuoi mentre rimani
al chiarore riflesso dalla luna.
Fors’è stata suprema tua saggezza
ché pure alla Luna un volto fu dato
che accoglie un’invisibile bellezza,
volto che all’uomo fu sempre celato
ove pare si trovino le ampolle
di senno dalla mente evaporato
di chi d’amore è diventato folle
perché tradito oppure abbandonato,
di fantasie di matti cappellai,
di stravaganze di comici eroi
ché non c’è Astolfo che possa andar mai
su un ippogrifo a riprender per noi.
Roghi di rovi a Rodi,
in fiamme il Pantanal,
incendi sul pianeta,
fiamme vive in pineta
bagliori rossastri nel cielo,
profumo di fumo sul melo,
crimini cronici piromani,
Pirocene Età del Fuoco
lingue di fuoco danzanti,
vampe ardenti di passione
trasportate dal vento
in ondate di calore.
dinto ce aggio miso tanti ccose bbelle.
Appena se trase...ê late 'e nu viale luongo,
pittate 'e blu, nce stanno case 'e ccasarelle.
Annanze a ogni ccasa nce sta nu prato,
cu ddinto ciure viecchie e appena nate.
Nfunno a 'stu viale pe cchi tene voglia,
ce stanno frutte ca ogneduno coglie.
Nfunno 'a na valle dinto a nu stagno,
mmiez'ê giunche nce sta nu ranocchietto
che gracchia nzieme a ll'ati rrane e ruospe:
d'essere vasato d' 'a principessa aspetta.
Ncielo se senteno 'e vvoce 'e ll'aucielle:
ccà nun se spara, nun se fanno guerre.
Ogneduno è ccuntento 'e chello ca tene
e nce stanno sempe ciure 'int'ê sserre.
M'aggio costruìto chesta bbell'arca...
pe nce mettere tant'animale e ppecurelle.
'A mucca me dà 'o llatte, 'a gallina fa ll'ove
e ce sta pure na puteca cu 'e ccaramelle,
'E notte, sott'a nu cielo blu e n'aria fina,
na ballerina abballa ncopp'a nu pianino.
Sona 'o carillon cu 'e taste janche e curvine,
na ninna nanna doce doce p' 'e bambine.
Ccà se campa alleramente e ccu armonia:
nce stanno cure p'ogni ttipo 'e malatia.
Chest'arca mme serve pe mme fa calmà:
tene chello ca mme serve pe mm'acuità.
È na fortezza addó vaco a cchiagnere...
quanno ê vvote mme vene 'a malincunia.
È n'arca bella grossa e ssempe aperta:
sta ancorata 'int'a n'angulillo d' 'a capa mia.
Sembrano cappuccini perturbati
da un tubo dell'androne
Se ne vede il fondo, come una Sardegna,
per l'arroganza di averlo immaginato.
Sirene silenziose della rassegnazione:
il biascicare, fastidioso,
dei sistemi inerziali che si dicono accelerati.
Il sindaco del deserto promette più sabbia.
La televisione promette più televisione.
Gli oratori più banalità.
Stiamo affondando in questo asilo.
Spero negli angeli del pongo.
Sestine di endecasillabi a maiore rimate in schema invertito ABCCBA.
In silenzio continuo ad amarti
che in silenzio continuo a campare
ed in silenzio ancora tu mi ignori,
resti lungi da tutti i miei dolori
attenta a non lasciarmi mai sperare
come se ciò bastasse per scordarti.
Intanto il tempo scivola in silenzio
ed a sorpresa giungon nuovi giorni
a dar dell'altra noia alla mia vita
in una prospettiva che è finita
senza vedere mai quegli unicorni
mentre in silenzio bevo ancora assenzio.
22/09/2024
di quando l'acqua è così chiara che
non importa a quanto stia il fondale;
avevi gli occhi verdi;
come un tavolo su cui t'addormenti,
sbavi e perdi.
Poi diventasti il mano nella mano con la sciatica:
Vienna che suona brillante ma tutti separati,
polarizzati su una superficie statica.
Poi, poi l'ambizione dell'ufficio in un tabacchino:
il corollario dell'ambizione d'un mondo
miserabile, che senza vederti
ti sogghigna a capo chino.
Mi volevi così e cosi fui:
torcia su formicai brulicanti e bui.
Addirittura, non come, anche l'altro lui.
Mi immaginai sordo col pregio d'esser cieco:
e ora un ricordo, bieco, mi vuole a una festa antica
con quell'usanza delle luci le credenze in noce.
Meglio il niente al poco:
se si spende, che se ne vada via la voce!
Chi fosti, chi ero, chi erano tutti
questo non lo so.
È più facile dare il nome a croci vuote
che a una vela vista da un oblò.
Oh Eros
Oh fanciullo alato senza niente addosso
L’amore è un mistero,
in ogni luogo e in ogni era
Diffondi i tuoi candidi raggi,
La tua energia forte
Sembra una danza cosmica
Che fa mutare il cielo.
Volteggiando per aria
Vai di giorno a tirar frecce
Ai cuori senza scudi,
Con un colpo di fulmine a noi ti mostri
E in un lampo te ne vai,
In un battito d’ali
La nostra vita è cambiata,
Con gli occhi che luccicano della tua energia
Travolti dalla follia della passione
Esce l’amore che giace nei nostri cuori
E ci fai volare per aria come te,
Colori la vita
Ma togli il respiro,
invasi della tua forza
Svenire si può da un istante all’altro.
Oh Eros
Sei il principio di tutto
Dai battiti dei cuori degli Dei
Come per incanto
Tutto ebbe inizio,
Da quell’emozione generatrice
È nato tutto ciò che vediamo
E sarai in ogni cosa fino al termine di questo tempo,
Senza di te nulla ci sarebbe.
Oh Eros
Te lo dirò con gli occhi
Che nel mio cuore non ti sento più
E mai più ti sentirò
Nel tempo che mi resta
Sarà perché non ho più avuto la forza per amare
O non sono nato per l’amore.
Ottave di settenari (strampalati, partono trocaici e virano anapestici, insomma accentazioni in 1ª, 3ª e ovviamente 6ª sillaba), rimate in schema altrettanto strampalato abccabcc.
Colpa di quest'ombrello
se la pioggia cadendo
non trascina mai via
la mia malinconia.
Spengo cuore e cervello
ma ben presto m'arrendo
che la mia fantasia
torna in piena anarchia:
mi riaccende quei sogni
che pur senza speranze
ad illudermi stanno
e li seguo in affanno
senza che mi vergogni
delle troppe mancanze
che impossibile fanno
viver vero l'inganno.
Devo solo lavare
via le vecchie illusioni:
non rimane più vita
per tornare in partita,
per poter realizzare
quei progetti e visioni…
speme già arrugginita,
chance da tempo finita.
22/09/2024
non già quel cupo nulla esistenziale
nonsenso d’una vita senza dio
mentre un macigno spingo sul crinale,
semmai disperazione quando penso
che non ne so carpir l’arcano senso.
Un senso che cerchiamo chissà dove
mentr’esso è qui che danza insieme a noi
senso solo biologico che muove
per acidi nucleici e protozoi
e per vieppiù complesse aggregazioni
nel tempo verso nuove evoluzioni
fino a noi, specie d’abili primati
che di biosfera negli ultimi istanti
di linguaggio ci siamo pur dotati
a strutturarci esseri pensanti
che reclaman per sé la conoscenza
ch’é nostra identitaria dipendenza,
condannati per sempre a domandarci
persin ciò che risposta non può avere,
non rinunciando intanto ad azzannarci
a imporre l’un sull’altro il suo potere
nel nom d’un Dio da noi stessi creato,
mentre il dio vero è soltanto il mercato.
Non c’è risposta di fronte al mistero
d’un destino che tutti ci accomuna
e di fronte a quel lugubre pensiero,
siam come lupi ululanti alla luna
invocata come fosse una dea
che protegga la prossima canea.
E arrogandoci d’essere immortali,
eterna abbiamo un’anima inventato:
“Siamo uomini, non siamo animali,
per noi tutto il Creato fu creato.
Come pensar che poi non ci sia nulla?
Qual è il senso d’una vita fasulla?”
Ma pure il Nulla è un demone fittizio,
ché sol c’è un Essere che si trasforma,
senza una fine e pure senza inizio,
e ognun di noi del caso è solo un'orma,
non c’è alcuno ululante su una duna
legittimato a far sua dea la luna.






