Baci carezze
la pelle che si sfiora
come due fuochi
si accendono
i corpi nostri
e volo in un delirio
di passione
Le tue mani calde
ogni piccola parte di me
conoscono
padrone del mio desiderio
nell'intimità mi colgono
ed il piacere assorbo
Ti voglio amore
sentirti dentro di me
caldo avvolgente
portami a toccare il cielo,
i respiri affannosi
i gemiti dell'amplesso
vestono di musica
l'alcova
dove da sempre e per sempre
saremo un solo corpo
una sola anima
Odio, il profumo
che s’imbriglia nell’aria,
sfidando la memoria
a tesser immagini giulive.
Odio, l’olio della pelle,
le carezze che, rendono schiavo
di sospiri tremanti,
e la sera a poetar induce.
Odio, meditare
sui tuoi occhi, riverbero
che, scivola dolce, nei sogni
a ricamar fuoco che, brucia.
Odio, questa via crucis,
generata dalla tua assenza.
Come un alito
di vento
entrò nel mio destino
disse amore...
son contenta
respirare il tuo respiro
non c'è stata primavera
fino a ieri nel mio cuore
troppe volte trascurato
da chi non ho mai perdonato
voglio vivere di te
dieci cento mille anni
Mentre il sole tramontava
io le raccontai di me
dell'amore che provavo
e di come sembravo strano
sensazioni mai assaggiate
che però facevan bene
Come un alito di vento
sfiorò dolce
la mia mano
disse amore...
sono qui
anche se il tempo
non potrò fermare.
Nessun rintocco
Resta muta la campana
Non vale la pena agitarsi per te
in un giorno in gennaio
sotto le gelide volte gotiche
col giardino che fuori si scalda
ai raggi dell’ultimo sole del giorno
Ecco il gruppo sparuto di maschere
che non t’ha mai rivolto un pensiero
che s’alza e si siede pregando a comando
e trema di freddo tra i banchi
sognando una tazza di tè
Ti lascio sola
come solo così si è soli
e si è nulla
Come prima di esserci
Sprofondo le mani nelle tasche
un brivido lungo la schiena
Ripercorro i passi fatti dietro di te
Torno a casa
e ti sento ancora parlare
poi straparlare
e farti risate di sana follia
che ascoltavo di notte
Anche se in terra affondo
senza fiatar dolore
inerme spinto
dai calci delle ingiurie ,
se alle sferzate dei giudizi
non stridono i denti
e le labbra non tremano
gonfie e viola
dei lividi delle sconfitte,
se gli occhi non ardono
per il fuoco delle lacrime
e gli schiaffi del tempo
sulla pelle non lasciano
che il rosso scarlatto
della vergogna che fiorisce ,
quel poco di vita rimasta
nel recinto del mio corpo
scalpita e si dimena
in un'inutile agonia.
E se un verme ingordo
banchetta alla mia tavola
e in silenzio accetto
la nudità delle ossa,
il cuore non è salvo
dal cappio affilato
della vita che stringe
ed il sangue che nero
sgorga freddo dalle ferite
è solo il grido rappreso
di un'anima che è morta
molto prima della carne .
Il vento in un soffio
disperde
le molecole di polvere.
Sepolte sotto le foglie
stanche e cadenti
calpestate
da passi estranei
giacciono in silenzio.
Dolore senza colore
urla senza voce
velate dal brusio
di una natura
feroce.
La morte non perdona
colpisce a ruota
chi portiamo
nel cuore.
Parole che entrano e vanno
compresse, alternate, in chiasso che sfuma, ma, non si dissipa
attento e goliardico sorriso
di chi ama poco
perdona ancor meno
s'anima di persone
filtrando malinconia
parlando senza contare le ore
sfuggente incasinato cuore andante.
andante frustrante gioia non condivisa
che scorda la vitalità
e non rattoppa gli strappi sui pantaloni
incisive indifferenze
mascherate in arse personalità in perenne scissione
no, no, non alla deriva di spogli giorni tribolanti
ma, chiaramente perduti nei templi obsoleti di maschere in volti.
ripensa a l'olezzo
di sogni
d'argento
del sussurrarsi
nell'ombra
intimidita
da dolori della vita
affranta
nonostante migliori intenzioni
che scivolano
segretamente
fra spade
e bastoni
in anime erranti
smosse
dall'esigenza
convinta
accolta solitudine
necessaria
per guarire
con tenera reminiscenza
sognante
o compassionevoli
cantici
di ansie
e sospirati
sospiri
Col cielo giocai la mia partita
e la mia bussola fermai sul tuo amore
simile a un viaggiatore disperato senza meta
senza luce... chiuso fra quattro mura
come cigno esiliato dal natio nido materno
come un Icaro precipitato rovinosamente
come un albatros dalle ali amputate
dimenticato su un'isola impotente e infelice
con l'ustione di un dolore senza cura
marchiato addosso con il fuoco della passione
relitto superstite di un' esistenza vana
scavai a mani nude il male
ne sradicai le radici...
riportando alla luce il difetto celato
esausto riposo qui in un desiderio simile a larva umana
condannato a una pena immeritata e ingiusta.
Nello specchio nessuna risposta;
rifletterà domande.
saranno come palle di rimbalzano
domande che vanno e vengono.
Risposte son trasparenti, silenti.
Nello specchio si riflette immagine
nello specchio si riflette lacrima
nello specchio si riflette sole
nello specchio si riflettono nuvole.
Mai i riflessi dei perché
ai quali non vengono quasi mai risposte
T'amo sai, perché non saprei cos'altro fare;
o forse si, dipende!
Ti cerco perché a volte capita che mi perdo;
o forse ti perdi; dipende!
Ti vedo sempre, sai;
forse perché i miei occhi cercano sempre un'opera d'arte da ammirare
ma non è detto che sei tu; dipende!
Ma, sai, a volte se taci ti sento
è un silenzio strano ma rumoroso
è un silenzio strano ma pieno
è un silenzio che protegge come l'abbraccio
non mi lascia neppure nel sonno.
Allora continuo ad amarti perché non saprei cos'altro fare;
o forse si, ma, sai dipende sempre da cosa si intende per non saprei cos'altro fare.
E' più calda l'afa del deserto
o un corpo di donna scoperto?
Entrambi sotto un candido lenzuolo
trovano appagante ristoro.
Mentre cerco la rima baciata,
trascuro d'essere accarezzata.
Come Eva primigenia e arrossita
la fiammella non è ancora sopita.
Salmodiando questa rima mia
insinuante, mordace, mai glabra
son stille d'emozione sulle labbra.
Parla della vita, del corpo, dell'amore
dei nostri sensi dolcissimo il sapore.
Ti amai come mai ho amato prima,
ed ogni suono, ogni mia rima
riportano il tuo volto.
Così, l’intreccio dolce e folto
dei ricordi ancora si dipana,
e l’universo mio si spiana
verso i più armoniosi lidi,
quelli che con te soltanto vidi
Amore mio, e sol con te percorsi.
Quanto amai in quegli anni ormai trascorsi!
23/06/2011
di vederli muovere appena
al sole del pomeriggio,
l'afa tra i pioppi,
i tuoi capelli sciolti
su una macchina fotografica.
d'insetti colorati
volavo con le magre braccia,
già davo timido
l'addio a quell'età felice.
del mio canto vivo
piume belle
scorgo
di un passero
intimorito
nelle note
dei suoi versi
meravigliosi
tra salti
su un albero
e un altro ancora
nella mia malinconia
che emargina errori
del buio
all'appello
chiamato
dal bianco profilo
di una mente
tanto gentil









