L'orchidea disse al cardo:
"Male assortito sei nel prato
non sei amato nè colorato.
Ispido, irsuto e scolorito.
Non hai grazia nel vestito".
Rispose il cardo assai compito:
"Di certo son pungente
sgraziato, ma eloquente
forte e pieno il mio sapore
da scaldar pure l'inverno
che al prato toglie il suo colore.
Lascio a voi il profumo e la grazia
e sto nascosto tra gli arbusti
di questi radi e scarni fusti.
All'occhio di bove del contadino
strizzo l'occhio malandrino.
La frugale zuppetta insaporisco
e voi screziata signora riverisco.
Un nuovo giorno
la notte,cerco il tuo volto per catturarne il respiro
mentre
una cascata di immagini,si scompongono per riapparire
nel buio.
La notte,il tuoi occhi chiusi disegnano nella mia mente, i pensieri
tra i rumori sordi dei ricordi.
E' ancora notte,il letto stanco,pesa il battito del mio cuore ma non ho paura ad amarti
Attendo la luce, affinchè colori i tuoi capelli,non ho paura del tempo.
Nella mia gola, pulsano le ali di un nuovo giorno,come in un felice carosello che stordisce e mi solleva,non ho paura adesso a vivere.
Ascoltarti e non sentire.
Guardarti e non vederti,
come in una notte silenziosa
di lucciole tra i cespugli,
come angeli senza le ali
che balbettano la vita.
Ascoltero’ per te le parole del mare,
e delle onde mi vestiro’,
ne faro’ musica,
e quando navighero’tra le nuvole
per un lungo viaggio
mi nascondero’ tra i capelli
aspettando il vento
ritrovando per sempre
la mia sola presenza
Prenderò la vita come viene
scavalcando le ferite dell'amore
soffermerò il mio cuore
tra sorrisi ingenui della gente
sazierò il mio sguardo
con azzurro cielo.
Camminerò non gli stessi passi
dimenticando un pò la nostalgia
quella che poi ti lascia
in mezzo al mare.
Eh si!
Prenderò la vita come viene
smorzando un pò la sete
berrò....
acqua pura e trasparente
scesa giù dai monti
non torbida come le parole.
Immagine d’un sogno
corre radioso al mio risveglio
come fosse esso dell’ali un battito
d’una farfalla, che leggiadra volteggia
nel prato del nostro amore.
Sei tu che mi sorridi dolcemente
mentr’io scorgo il tuo cuor battere sì energicamente
tal da sentire il suo pulsar
al mio cuor dentro coincidente
per opera della passion che ci ha voluto
insieme unire, per il destin da noi sì bramato
d’essere color che bevuto avean
dal calice del Paradiso perduto.
Il sogno che dolcissimo m’appare
porta i miei sensi instancabilmente a vibrare,
rendendo l’anima mia felice, quella d’un uomo
cui al risveglio reca nella sua mente
sol ciò che bramava, te oh mia adorata,
e gli fa dimenticar ciò di cui non gli importa niente.
Canuto e stanco 'l vecchierel,
movendo l'oculi verso lo ciel...
Trascolorando và lesto lo die.
Portando seco le lumìe.
Movesì l' vecchierel verso lo domo
a frugaleggiar con rape et lo pomo.
Domenedio d'un altro dì mi fece dono,
vita breve, par lampo di tuono.
Altissimo Onnipotente Domino mio,
teco affido la mia vegliarda sposa,
et la piccola giovane Rosa.
Nel freddo tempo c'avanza et l'età pensosa.
Canuta la folta barba, dal vetero tempo et pazienza,
Il nero baston fidele compagno e consolenza.
Volgendo l'oculi ver' lo Ponente in dentro lo pelago
el vermiglio ciel che tutto sembra pinto.
Per te che sei
dentro ogni pensiero
nel silenzio
di un giorno senza fine
per te che hai sentito
vibrare forte il cuore
che senti il rumore
dei suoi passi
che lenti arrivano
sul tuo cammino.
Per te che sei......
Non senti
quella musica lontana?
Non senti come cerca
le tue mani?
Le cerca dentro
ogni pensiero
aspettando
quella corsa
sui binari!
Dio come l'amo
pareva semplice avventura
invece adesso
il cuore mio
urla amore
Dio mio...
non mi pare vero
d'esser così stordito
non sento più parole
solo una voce dolce...
la sua
che batte forte
fa scoppiar le tempie
pareva non m'importasse nulla
dell'amore...
ormai per me accantonato
in un angolo di cuore
come fuoco ardente
s'è riaccesa la mente
Dio mio che donna
la mia.
Mentre getto alla rinfusa rime sparse,
come vecchi vestiti scagliati sul letto.
Sorniona come un gatto sopra il tetto.
Come baccante in un vicolo troppo stretto.
Rime petrose come il greto di un fiume,
limacciose come come una palude,
gelide come il ghiaccio,
graffianti come l'asfalto.
Ahi quanto dolore costa ogni nota,
di questa ballata che sembra vuota.
Imprecando contro il vento,
dibattendomi in gran tromento.
Salmodiando queste rime mie,
che non si sciolgono mai al sole,
indurite e arse come il sale.
Come il sasso nella scarpa che fa male.
Mentre scende piano il sole,
le mie rime nessuno le vuole,
vecchio cane che cerca l'osso
mi difendo col mio morso.
Con la spada e col fioretto
mi destreggio senza difetto.
Come il cavalier in panno di velluto
a voi porgo il mio saluto.
In rime sparse chiudo il sipario,
in mezzo a questo silenzio lapidario.
Come sabbia tra le dita,
mi volto come carta a fine partita.
Una colomba l'anima mia sembrava,
come una lacrima bianca,
solcando la gota del cielo.
Lunga come un minareto,
spingendosi su dove si perde la luce.
Là dove si perde il confine
e la nebbia scompare.
Là dove si perde lo spazio
e diventa tempo.
Scivolano i pensieri sulla pelle,
rugiada che corre al di là degli occhi.
libero
da ogni vincolo
di afosa aria
inclinata
un gioiello
viaggiatore
assopito
in limpide acque
inghiottisce corpi
che speravano
di scrollarsi
aride sabbie
di lune
stanche
della solita vita
tutti i giorni uguale
stille al disgelo
delle cere segnate
flauti senza allegria
echi deserti
toni duri
che si addensano
quando in programma c'è una brillante
vacanza
tra delicati discreti sospiri
su amare, sentite nostalgie
Tragedia dell'isola del Giglio
Nei giardini dell’amore quaggiù,
dove giacciono ormai fiori morti e infelicità,
dove luce non nasce e non arriva più
c’è la morte dell’umanità.
Nei giardini dell’amore tu lo sai,
è nata solo una rosa rossa,
come farà a sopravvivere qui ormai…
fragile e senza spine, una sola rosa rossa.
Nei giardini dell’amore quaggiù,
che creò l’onnipotente seminando col cuore,
non cantano uccelli guardando il cielo blu,
non si posano qui farfalle, han timore.
La nostra divina rosa color amore
splende lì da sola tra la morte e la falsità,
all’alba guarda con speranza e stupore,
ma ormai nessuno semina qui…è la fine della civiltà.
Proteggila con me, dalle forza, donale la vita,
questo è un amore vero nato tra l’ipocrisia e la crudeltà,
finchè vive la nostra rosa dell’amore non è finita,
c’è speranza che da lei un altro fiore nascerà.
Camminando su questa sabbia leggera
i nostri pensieri vagano liberi
l'acqua ci accarezza,
la brezza leggera ci solleva dal mondo!
l'azzurro del cielo...
riflettendosi sullo specchio dell'acqua,
pare cercare in essa le lettere dei nostri pensieri...
portati in volo, fino all'acqua dalla brezza.
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Dopo, corriamo a piedi nudi
in un verde prato bagnato;
profumo di terra inebria i nostri sensi,
lasciandoci trasportare
la mente ritorniamo al mare.
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Poi nuovamente camminiamo sulla riva
le onde gentili accarezzano le nostre caviglie
mentre chine cerchiamo conchiglie
per adornare scatole di cartone
dove custodire i nostri sogni.
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Ancor una volta, abbiamo scritto dei sogni
ed i sogni li abbiamo portati qui.
come piume sospinte dal vento
arrivando a destinazione
han preso forma in queste parole:
"io e te, prati e mare!"
Cristina Pelucchi & Antonella Soddu
Desiderosa
di sentir carezze
bramava la voglia
in lei
il corpo nudo
sudato
cercava lui
quel calore
che la mandava in estasi
fremevano le cosce
desiderose
di sentirlo ancora
caldo...
appassionato
per poi urlare
sentendo quel piacere
da un pò dimenticato.





