Ester stringeva la sua bambola di pezza e
ad ogni sguardo dalle fessure del vagone
vedeva i colli divenire candidi .
-Hai mai visto la neve soffice e bianca coprire i binari ?
Chiedeva a Natan .
Più bella delle stelle
la neve infinita riempiva il respiro
quella neve raccontata
sognata tra le pareti di casa
mossa dal tempo e dal vento
ora era gelida tra le loro mani.
Natan seguiva i suoi passi
scomparire sulle rotaie .
Nei giorni e nelle notti
inutili desideri avevano
labbra asciutte e screpolate .
Sognava Natan
i raggi del sole penetrare gli occhi
sognava distese di grano a iosa
addormentare i grilli
sognava il palpito del suo amore
racchiudere quel tempo.
Ma di sangue rosso
si avvelenava la neve
ombre avvolgevano
il cielo di carbone
e linguaggi di occhi e di mani
ingialliti divenivano memoria.
Centro commerciale suona l’allarme
Corrono tutti spaventati,
nei bagni trovano una bambina
che piange con i capelli tagliati,
rimane dentro quella zingara
e la rabbia diventa quasi pazzia,
fu pestata a sangue prima
dalla gente e poi dalla polizia,
molta gente era presente
e quella donna l’hanno vista,
stava per rubare quella bambina
da quel giorno per la razza
nomade sono razzista,
lo so che non tutti così
cattivi e squallidi sono,
ma per chi fa del male ai bambini
davvero non c’è perdono.
Manca l’ultimo nuovo colore
al duro e ostinato vagare
nella trincea del mio micro campo.
Più non basta l’azzurro del cielo,
monotono pretesto a salvaguardia
d’ingenui abbagli oramai datati.
So dell’uomo senza più confini,
del suo esplorare pance d’infinito,
e mi acquietano i frutti del futuro.
Non ancora del tutto ripiegato,
unghierò una fiancata del fosso
‘sì da potermi accostare al bordo.
Questi occhi punterò su in alto
- auralbe d’Orione vicino -
Tramonti no, ché gemmano notti!
Rosa solitaria color dell'ambra
sbucata all'improvviso tra i rami delle viti morte,
nel giardino ormai dimenticato.
Tremi di freddo sotto questa pioggia
che batte severa su ogni cosa.
Come mille spilli arriva ora
sulla mia mente che non riposa.
Perché sei nata qui dove tutto muore?
Nessuno sguardo ti accarezzerà
sembra tu abbia fallito il tuo scopo
inutile fiore, vita appena accennata
in un tempo sospeso
tra il vetro appannato
e uno sguardo annoiato.
Siamo registi
dei nostri stessi ruoli
Modelli
delle nostre maschere
Fautori
delle nostre emozioni.
Attori di una recita fallita
con una storia fatta di vane competizioni
tra persona
e personaggio
che ad ogni puntata
si somigliano un po’ di più
fino a confondersi
e persino a scambiarsi i ruoli.

In un mondo così
dove tutto sembra così facile
ed inventi storie
per poter far star bene il cuore
senza farti capire
che c’è dentro tanta confusione.
Questa vita corre
come un fiume scorre
e non ti accontenti mai
vuoi inseguire sogni
che son grandi più di te
sogni irraggiungibili
come quando il sole
vuole vedere la luna.
Poi ti butti giù
non vorresti svegliarti mai più
troppi errori
fan restare dentro male
e la confusione sale
trasformando il cuore come un temporale.
Ti ascolto ridere e poi…
l’incontro di sguardi
solo per un attimo
in un salto tra battiti
che non ricordo più.
Ancora i miei occhi,
ancora i tuoi occhi
riflessi in me.
Tu, chi sei orizzonte
da farmi sognare…
e resto qua
a inventar parole
e tremar come le foglie
per una voce, la tua
che non ascolterò mai.
Vederti seduta
qui difronte
all’ombra di un sogno
che non verrà mai,
ti dipingo con lacrime
sul velo delle emozioni
che non ti vedranno più,
così vicina né lontana.
Forse t’inseguirò
questa notte tra sogni, i miei,
quelli più belli,
con la speranza
d’incontrarti
ancora una volta.

Erano belli i fiori
quando l’aria profumava
e tutto scorreva
solamente in bianco e nero.
Era dolce la vita
con le stagioni
che non cambiavano nome
e la gente respirava
solamente aria spensierata.
Tanto tempo fa
il sole non era come adesso
e l’acqua dei fiumi
era limpida e pura,
ora tutto è sbagliato
anche l’erba non cresce più
e la luna piange lacrime vere.
Mentre una stella che non vuole morire
riflette sul lungomare
impresso su quel quadro
di tanto tempo fa.
I contorni delle nuvole
parlano di te
raccontano le tue parole
nascoste dal colore del cielo.
I contorni delle nuvole
si specchiano nel mare
e ascoltano
le onde…
I contorni delle nuvole
disegnano i tuoi sogni…
e io vorrei una scala
infinita
per raggiungerli…
e sfiorarli
dolcemente…
con le dita
trasparenti
del mio
cuore.
“Non temere la perfezione. Non la raggiungerai mai.”
(Salvador Dalí)
Z
.
..
...
Sullo
sfondo nero
di questo spazio bianco
(con leggerezza e trasparenza)
non ci curiamo più del freddo.
Il sonno arriverà con l’ombra
e con l’interminabile fila
delle tante e povere
vecchie vedove
che da tempo
oramai
non
saranno
più allegre.
Poi arriverà
l’inevitabile,
il rovinoso
cedimento
della voce celesta,
dell’arpa e dei timpani,
dell’ostinato, del tamburo
del soprano in si bemolle
e delle diciotto battute
dell’oboe d’amore.
Eravamo sogni
di specie alloctona
(dal pianissimo iniziale
al maestoso finale),
segnali di vita
ovattati e
vaporosi.
Io e te
solo
ieri
vagavamo
attraverso la materia
(come i legni quando
sfumano in ottoni),
peccato però,
che quando
la vita
si
è
fatta
breve,
è rimasto
a malapena
il misero tempo
dello spazio-
.
.
ZZZ ZZZ. ZZZ
“Dio è morto, Marx è morto, e anche io non mi sento molto bene.”
(Eugène Ionesco)









