Da una goccia di sudore
da una falce di luna sei
nata tu, anche stanotte
passione sui nostri corpi
umidi colata da tetti
di ciliegia riarsi dal sole.
Rincaso come allora dentro
un libro, Mania di solitudine
sotto un cielo da dove
gli angeli spiano e sorridono.
Lì inizi tu, pensieri scagliati
come noccioli contro il muro.
In mezzo al tartaro parole non dette.
Mesi di marciume nero,
di uno sprofondare
senza che nelle invocazioni venisse
in soccorso
un oceano
Fra le fessure ora passa l'aria.
Non più quella mattutina, serale.
Passa l'aria e basta.
Non ricordo più chi sei,
esattamente come quell'attore
che di notte ho distrattamente visto
senza farne un dramma.
Lavarsi i denti senza aver qualcosa da masticare.
Sa di menta questo vuoto.
Lo spazzolino potrebbe essere usato,
me la sono cercata in fondo.
La schiuma si confonde a quella del pazzo:
quello che sputo sa di bene e sa di male;
di orchidea e di gastrite.
Ero niente da troppo tempo.
Adesso sono una cittadina abbandonata
che lascia un solo abitante alla metropoli:
prima o poi scoprirò il suo nome.
i giorni scorrono veloci
e guardano
i corpi che di nuovo
si sfiorano appena ...
Le strade lentamente
si annebbiano
e c'è chi torna a tremare
sotto i camici bianchi...
La paura ricorda il penare
di chi non può più
testimoniare...
E negare oggi....
distrugge
una memoria
solitaria e
fragile...
Quale umana forza
ci potrà unire
per aiutare chi
da solo
in una stanza...
dovrà contare
le sue nuove
lacrime
di dolore?
“L'unico motivo per cui non mi suicidai fu perché sapevo che non avrei potuto bere da morto.”
(Eric Clapton)
Da
un po’
la notte
ti confondi
con la meraviglia
delle dune di una città
che è un deserto accogliente.
Di giorno dormi sul cono del vulcano.
E non è un segreto che per anni
ti abbia fatta piangere
con le scale
blues
che
incendiavano
(col fuoco dell’amore)
la mia Stratocaster nera.
Ma mi è costato l’anima
illudermi di illuderti.
E pensare
che
un
tempo
la musica
sarebbe
bastata
al mio
ego.
“Clapton is God”
ricordo mai nato,
buche profonde,
cantine nascoste.
Aprì la finestra su
freschi sorrisi
spalanca la porta,
ricordi svaniti.
Dietro è inutile
la scala del tempo,
pastelli, colori,
squarciano il buio.
Mistero svelato
più in fondo nascosto,
voci destate
da spigoli scuri.
Fuggi lontano,
fuggi che sei in tempo,
Il nome sussurrato
straparla senza senso.
Sicuro è il sentiero
o subdolo e strano,
carezza sul viso,
strisciando lontano.
Nascosto il passato
In un bosco incantato,
spegne ogni suono
ma chiede perdono.
ma due cose belle insieme, io non le ho mai avute.
Vorrei del silenzio durante le mie parole
e che tremasse come tremo io, sbalzando dal letto,
dopo esser sprofondata nei miei pensieri.
Ma l'unica cosa che trema è il cuore.
Vorrei avere la forza d'affrontare il delirio della mia anima,
ma lei urla e si dimena ogni volta che tendo la mano.
Si rifiuta d'ascoltare, si ribella alle situazioni che fanno male e,
non mi vuol sentire.
E mentre tutto tace... una lacrima tuona sul mio viso,
parla al posto mio, dice ciò che nessuno mai ascolterebbe,
dice che il silenzio le fa un baffo,
dice che in lei c'è l'essenza di ogni mio dolore.
Vorrei una sigaretta per rilassarmi,
un buon whisky per non pensarci,
del miele che mi addolcisca
e del veleno... per non morire altre mille volte.
Le scelte non occasionali
sono occasioni di vita, treni
dal percorso fisso e fermate varie
pochi, per la luna meno
per giove, saturno e plutone
figuriamoci … per l’olimpo;
eppure esiste ancora
chi ci crede.
Scendi uomo
nello spazio tuo vitale
tra gli uomini e da l’alto
della tua snazionalizzata democrazia
osserva
come varia il fato.
Sciogli finalmente le catene
che ti vincolano finemente
obbligando a libertà virtuali:
la realtà … può esser altro.
Perché nell’olimpo
regno della solitudine
non sei libero di amare
e solo nell’amore il tarlo esce
dalla sua beatitudine
per un cuore che più non adagia
lo sguardo altrove.







