Il bambino che è in noi,
un battito d'ali,
una sorpresa che cambia
Il colore del giorno.
L'elettrizzante scoperta
di un attimo,
l 'ingenuità del mondo.
La vericità di un abbraccio
la sincerita' di un amico,
Il gusto delle piccole cose.
Non lasciamo, nell'abbisso
della realta
l'orizzonte infinito,
I brividi dell'acqua del
mare sulla pelle,
Il vento che rinfresca
in una corsa in bici.
Non perdiamo,
Il gusto nel tuffarsi
in una pasta al cioccolato.
Il sorriso fiducioso
stampato su viso.
La gioia che
avvolge la voglia
di un bacio.
Non ignoriamo il
Bambino che è in noi.
Scendo lentamente
la scala azzurra del meriggio;
i versi chiari delle ore
abbracciano il tramonto.
Si avvicinano le stelle
a grappoli dorati,
disegnando il firmamento,
come acini dei rosari s'accendono.
Vado piano nel mio pensare,
allungo le mani
per riprenderti e sognarti
sui miei prati d'estate.
Margherite piene di cielo,
profumi di camomilla sulle braccia tue
e un bacio lanciato alla luna
ci augurava la buonanotte.
e ti dirà chi sei
fagli capire che il fondo
non è un abisso per te.
Non ti hanno detto mai
che i tuoi occhi
sono colmi d’amore
e che il tuo cuore è grande
immenso come il mare.
Ora lui cerca di leggere
quello che hai scritto dentro.
Un amore finito male
e una vita da dimenticare.
Fagli capire se vuoi
ti potrebbe consolare
raccontandoti di una stella
che come i tuoi occhi
disse di si alla luna.
che hai acceso
nella disperazione di una vita...
Ma quale mano ti ha schiacciata
senza darti
una difesa.
Ma quale fuoco
può spegnere
il tuo pensiero...
Un solo cuore
ha tentato
di fermarti.
Un solo uomo
è stato degno
di tale nome.
Tutto intorno
solo fantasmi...
che hanno
dimenticato
di avere
un'anima.
Mi lascio alle spalle questa notte
all’addiaccio, dove lo Scrivia incontra
una conca per sentirsi piccolo
come il fiato corto dentro a una bugia.
Nel crèmisi del cielo di una spremuta
di tre arance starò bene, ma non subito.
Così aspetto, di vederci dentro la solitudine
che si prende spasso di me con la giocoleria.
sopra un letto di rame
tra ricordi remoti di
ramarri rapiti
da voraci rapaci.
Raramente ritorno tra
rami di rovo
e lontani rimbombi di rumba
tra ricordi di rapide risse
con ragazzi ribelli
dalle rotule rosse.
Rileggo romanzi
di ampio respiro
immerso nei ruoli di
regali regine
assise su troni
tra rose appassite.
Ritiro e rimaglio reti riusate
sopra riarsi roventi arenili
ripensando a ridenti ragazze
con le ciglia rigate di rimmel.
Rileggo le storie di un tempo
....oramai sono pieno di rughe
tra ricordi a rilento e rimorsi
rotti solo dai rari riflessi
dentro un lento annegare
nei riflussi.
Ferma immagine
riprendo l’evento.
Non posso aiutarti
perderei solo tempo
lo sai che è denaro.
Salto nel vuoto
mentre fuoco s‘espande
conquista l’anima, brucia
sempre più inaridisce
… sinché uccide
nella ricerca di gloria
fasto in tragedia altrui.
Allori come allora
tutto diviene arena
gladiatori app esi
all’eco di applausi
integratori di vita
d‘incerto spessore.
- Vergogna s’è persa
spostata su Marte -
Domani, mi credi
potrei chiederti scusa
… finanche perdono.
Sei una razza alla terza guerra
vestito come tende a pacchetto,
dipingi l’attimo,
le camionette che s’infilano nelle cicatrici
col sangue rappreso sui teli sabbiati.
L’amore si dissolve
quando ti spaccano le dita.
Pensi a quel cortile
per alleviare le correzioni
o quando le stringevi il pollice sul 45° parallelo:
fra tratti di pelle e illusioni
ardevi.
Ti spingono nel cesto,
vogliono poco cervello e gambe corte,
soppesi il gelido da quando sei sgorgato dalla bottiglia
e mentre rotoli non sei bravo,
ma taci sulle ossa.
Lei ti parlava di un’astronave
anche non sapendo dove finire,
tu eri rapito dalla peluria nasale
e dalle modifiche del tornado.
C’è una telecamera fissa sui resti
di una corrida e Masaniello,
nessun limite ai dialoghi opposti:
fossero spiccioli, sarebbero uniti.
La tua poesia è metafisica,
però fai troppe congetture sulla sua figa,
chi muore?
Loro mai, se danno colpe.
quell'aurea di santità intima
dono viatico di luce conforto
E l'orizzonte s'inchina ai nostri
occhi dalla cima della torre
orologi scrutano colori dell'onda
Quel vento breve di fronde
smosse i cinquettii di piume
giovani al sole degli scogli
Con tutte le tonalità dei sensi
declivi e strapiombi sulle spume
del bianco sale d'un mare romba
Perduti nell'abbraccio dentro
al petto stretti stiamo immoti
respirando la stessa aria
Poi la fame ci colse improvvisa
nutrendoci di buona vivanda
inebriante sazi di noi amanti
E il mondo stupisce s'infiamma
non può trattenersi ci chiama
per condividere con noi la gioia
Le mie poesie
le scrivo nella strada
con la penna dei miei passi.
Parole
che il mio incedere assorto
scandisce
e scritte nell’asfalto
con il graffio della mente.
Parole poi
spazzate via dal vento
e regalate al cielo
assieme ai miei pensieri.
Lassù…
dove osano le emozioni…
dove osano i poeti.
in verde natio
posero te
nel naufragar di rose
Fu addio
da vedove conversioni
d'aria limpida
a dimenticar diletto
Chino Settembre
delitto impietoso
a scagionar di grida
Luce fiorente
su baci
allo sfiorar d'eterno
anime velate
obliate di vento.
come un pugnale
senza un ragionevole motivo.
Penso
a quanto sia inutile
nascondere il sorriso
mentre il dolore devasta.
L’illusione di pensare
che tutto vada bene
che tutto sia a posto.
In fondo
occorre sacrificare
ogni cosa della vita.
Con l’idea di esser forti
ed andare avanti
nascondendo il dolore.










