e fosti un ricordo
che sanguinava ai miei occhi.
per una fetta di cielo,
per uno spazio rosato
di braccia,
all'altezza della tua forza;
per una bocca bagnata
di pioggia,
al crepuscolo
delle tue labbra.
anche la notte sembra
una farsa:
un manto che copre
l'angoscia,
che scolora la vita
dalla mia faccia.
disegnare nel cielo
con i colori del vento
nuvole di destrieri.
Ti ho vista poi
piangere i miraggi
sulla sabbia
del nostro deserto.
Ti ho vista
bruciare candele
nelle chiese sconsacrate
e abbracciare crocifissi
per sciogliere il ghiaccio
della mia anima.
Ti ho vista infine
ammantarti di neve
e covare
come il seme
speranze di primavera.
È la luna che si confonde
sull'acqua del mare,
io, ritrovo gli anni
della gioventù.
Ora mi sorprende, eppure,
era il tempo del mio credo
quello che ho dentro
e non torna più.
Volavano le buste piene d'acqua
sulla spiaggia,
tra i castelli di sabbia
c'era sempre una regina in gabbia.
Io non so quand'è che ho deciso
ma fui colpito dal tuo sorriso.
Era d'agosto, i fuochi illuminavano
i visi, tra i canti e i balli sembravamo
gitani scalzi.
Le barche ferme ci guardavano
nel silenzio dai palpiti caldi.
La luna mi sorride ora, io la guardo,
lei mi guarda,
allungo la mano, vorrei sfiorarla,
lei si scosta d'un quarto,
forse ha paura di sgualcire
il vestito che d'argento riluce.
Potrà mai essere tappo che trattiene
del buon vino che tra se decanta
silenti note, sapienti inviti
- esplosivo - nel recipiente costretto!
Lo stile è modo di esser vita
disgiunto da pretese di potere
che involve tra le viscere, catene
di sortilegi antichi e meschini
è vena ironica che indugia
sulle trappole della vita, indaga
cerca riscatto per l’uomo degno
di navigare oltre l’errore, scoglio
di acuta crescita o insormontabil blocco
nel peccato di restare vincolato al gregge
privi di aquila, tigre e di delfino, a l’esilio
confinati tra dogmatici modelli;
anelli con diamanti incastonati
di una mano mozza … in copertina
travestiti … che non siamo altro.
Eppure vien la sera, il mio dire
vorrei in questa quiete senza vento
spesso il digiunare affanna il verbo
l'afa come gramigna vuol colpire.
Scrivàno che d'allori adorni il capo
taci... non parlare, scrivi daccapo,
mi trattengo nel pensare d'inganno
che tu discolparti provi accusando.
Un dì moderno al soleggiar sul campo
ti troverai penne vuote e l'affanno
per poetare cercherai lo stampo.
Mal pensare provoca sempre danno,
alla fine, criticare non renderà
pace, nel silenzio gli ori cadranno,
scoprirai sol d'essere scellerato.
Sul mare
Melodica ritorna al sole
la risacca del mattino pudica
ritmi sommessi di bianco
cielo profumano gli occhi
miei al pensiero nostalgico
e mi perdo coi tuoi orizzonti
nell'iride d'azzurro tremula
una goccia tua salata brilla
questa mattina per amore
averti ora, qui, sul mare.
Non erano solo i denti quella mattina a battere,
disperati quanto il cuore: ho guardato
la luce dentro ai tuoi occhi… ho sentito
la vita scivolare via come fosse pioggia.
La tua mano, come un ramo a febbraio, diventare
fredda, e l’ho stretta con l’ostinazione di un bambino.
Ha urlato solo la mia anima… quel grido nella testa
quando viene buio ancora, e senza dar pace echeggia.
Avevi appena imboccato il corridoio giusto, che avevo
già adocchiato la finestra dalla quale saresti rientrato…
La morte mette l’abito elegante a coloro sui quali
punta il dito, lascia cenci da tenere assieme ai vivi.
Ci sono notti che mi sveglio, e getto versi
sulla carta: la mano è come se non mi appartenesse
… se non sapessi che non sono pazzo (o almeno è quel
che sostiene lo psicanalista), direi che sei tu che scrivi.
ma scendono a frotte
e disegnano chiome le ore
Cercavo un appiglio un richiamo,
un’unghia nell'antro di ogni difesa, scalfire un muro invisibile
e pietra
le scosse hanno arato, stridendo,
ripenso ridendo
che sembra nemmeno sanguini il campo
né un pianto, mi può avvicinare ad un filo d’azzurro, al nulla
che vedo nutrire il tuo meno
risacca che miete, e si allaccia al sale dell’acqua.
Cercavo un inizio, la menta turchina
e ancora mi chiama il silenzio
non so se avrei dato
di certo ho trovato una smorfia incastrata nel mare
una croce slegata tra dita sudate di freddo,
l’inchino di un vecchio
che temo,
e acuta pungente, nel seno perduto
la forma perfetta di ali che amo.
ma quanto lontano
in cerca di spazi
per smaltire la voglia
di andare lontano
e scoprire che il mare
non smette mai di parlare.
Tre amiche da sempre
si guardano intense
tra i fili trasparenti
dei pensieri...
e con sguardi nascosti
ascoltano insieme
il rumore sprezzante
del tempo
che
scorre...
Qual foglia si mescola alla follia
del vento raccoglie le forze
una luce verde ebbra d'aria
ove grida virginea la natura
un miscuglio di rami flessuosi
godono a far il male per vendetta.
Lei ha occhi glauchi pensierosi
un sottile nastro rosso tra i capelli
un timoroso rigurgito di parole
che separa odio e sentimenti.
Si accartoccia come foglia
lesta a danzare nel dolore
vessillo infelice eppur amato.








