Spicci d’eco si consumano
ad indiziarmi l’alba
delle tue labbra di pioggia
arroccate nel dolore
e se ascolteremo l’amore
fermarsi sulle nostre vite
come altalene di nuvole
cuciremo ogni fiore
all’angolo delle mie illusioni.
E se abiterai nei miei pensieri
dividerò con te il mio io,
parlerò dei tuoi occhi
ad un bozzolo di luna
per dipingere le tue carezze
sui fianchi del mio tempo:
lacrima con me
in questo romanzo d’istanti.
Le parole sussurrate
Così che io possa rileggerle
Dimmi
Indossi l'autunno così che possa
Riconoscerti d'estate
Dove vai a sorridere
A fare l'amore ?
Capelli sciolti accanto a me
E tu Regina d'ogni letto
Io ancora innamorato di te
Ma dove hai lasciato i tuoi anni migliori
Io lo so.
Era il novantatre
Ti ricordi la stanza
Di mare vestita
Di me con lo sguardo basso
E tu mi amavi
Era la mia prima volta
Al mattino poi
Prendesti il meglio di te...
Ti aspettava lui...
per legare al palo
il passato ed il futuro,
stretti stretti fino a imprigionarli.
Farò infiniti giri attorno,
finalmente sveglio,
e aspetterò le piogge pulenti
coprendo solo amori e sogni.
Di qua terrò questi miei giorni
ancora in piedi e quasi orme.
Ne coglierò le ore eccellenti
e le custodirò nel retro dei miei anni.
Se non succederà,
allora dammi una lama
che sciolga e punisca
la mia smania di vivere.
due mondi uguali e diversi.
Come l'oceano
l'animo è profondo
e si tuffa nell'abisso incantato
tra sconosciuti abitanti.
Sperimenta la paura
e lo spirito d'avventura.
L'oceano attrae
con la sua luce
azzurra e verde.
Si appalesano dal mare
cavalloni spumosi e minacciosi;
Sbarcano eserciti crudeli,
pronti ad occupar il bagnasciuga;
Bianche balene intorno
a rallegrar lo sguardo;
affascinati sirene
per ammaliare
con seducente canto.
Ma il core
è più vasto dell'oceano:
perché insegue
la chimera di svelare
il suo mistero.
nel mezzo di tutto, c'eravamo noi...
insieme ma separati da una profonda ferita.
Di male e di fame abbiamo patito e fin qui abbiamo il dolor attutito.
Ora non trovo più nessuno ma il mondo ricorda ancora.
Ti vedo lì alla finestra. L'oscurità ti tradisce, i tuoi boccoli biondi hanno il sangue tra i suoi garbugli.
Lo vedo solo io.
Nascosta dai miei occhi azzurro ghiaccio, ma caldi come l'inferno in cielo.
Ho paura la terra trema.
Io e te per sempre in quell'istante perso nel lontano 1942.
Se ti chiamo senza tempo
a spicciar lacrime d’eco
raccogli il tuo io
dalle terrazze del petto,
riscrivi il mio inverno,
reinventa i miei respiri,
stanca il vuoto che ho dentro.
E sbrigherò alfabeti di mare
dimenticati sull’uscio della vita,
ed accosterò dolci silenzi
alle danze della luna
ed anche gomitoli di luna
scalderanno il nostro battito
svuotando la valigia dei miei ciao
su un prato di stupide risposte.
raggiante d'alloro
migra
su tenere clessidre
di luci in movimento
appassiranno
il ritardo nel momento
il mito e il vagabondo
E ciò che gioia
mi dona il suo ricordo
è il primo mio gridare
d'altalene e pomeriggi
dal languido ritorno.
col sudore sulla pelle
e il profumo di castagne...
Torneremo freschi e pieni
tra i ruscelli incantati
e il sapore di lasagne...
Torneremo per le strade
con la camicia un po' sgualcita
e il carneval tra le contrade...
Torneremo
con un sorriso più sincero
e non ci sarà maschera
a nasconderlo per davvero...
ricordi di un bel passato,
niente vuole ripetersi nella
sua immensa gioia,
niente vuole ripetersi nella
triste felicità di quel tempo
vissuto.
E ora perso nel veloce evolversi
dei tempi, penso a quel parlare
senza nulla nascondere,
penso alla gioia dello sguardo
senza tempo,
cerco di trovare una via,
un viottolo che mi faccia
uscire,
dall'inconscio nascondiglio
in cui ho trovato cattivo
riparo.
Sfonderò un giorno le sue
pareti, ritroverò il suo
sole e la sua pioggia,
ritornerò a vivere perché
questo è giusto che sia.
Vivo undici mesi.
usciva l'eccezione
sul lauro bianco.
Disto da te solo
quel riflesso di luce
che ti brilla nelle mani,
mamma,
mentre
ti trema la voce.
Se una nota ti sfiora
il fiato, e tace
aspettami sulle tue ginocchia
come quando ero bambino.
Quando la matita nera
sui tuoi occhi sembrava felice.
Le intemperie sorridono
alla tua prima vita...
ancora e ancora
si accomodano nella mente
un soffice grido di dolore
senza nuovi ricordi.
Il profilo del capo chino
è una luce trafilata
al bronzo dei capelli
ti accorgi e trasali
al tocco delle dita
che fuggono gli anelli
e gemme sono spente
al balenio dei tuoi occhi.
La sedia ritta e severa
nasconde il corpo le mani
un nastro serra l'indice
che punta alla fessura
d'un segreto domani.










