Gioventù
I vecchi tempi,
non tornano,
i bei tempi,
quando il sole di maggio,
ti carezzava la pelle,
quando sentivi odore di mare
e sale,
e passeggiavi nel lungo mare,
gioventù.
Tanti ricordi
Corpo sano
Mente tranquilla,
adesso invece sei canuto
e incazzato,
gioventù che non ritorni da me,
non ritorni.
feroce come una tigre.
I suoi morsi
dilaniano bianche carni.
Sembra appagarsi
di un lauto pranzo.
Il giorno dopo
attaccherà gli organi
ricrescenti,
facendo ancora scempio.
Nell'illusione
di espugnare
l'ultimo fortino;
l'anima
vigilata dal pastore,
guarita dal peccato,
pascola docile,
come pecorella
sul prato.
Confeziono vuoto d’assonanze,
allineo l’inchiostro dei tuoi battiti,
le periferie del tuo cuore
lacrimano dinanzi ad un tramonto
e sono con te, coi miei spiccioli d’eco,
a baciare i confini della tua anima
feriti come spogli viali d’inverno.
Se l’infinito sapesse di noi
abiterebbe i nostri occhi
scordando l’indice del nostro dolore,
poserebbe alfabeti di farfalle
sul nostro petto smarrito
e scriverebbe ad ogni petalo d’universo:
s’amano davvero
come il mare il suo tramonto.
(solo bozze incompiute - come l’io che non sa)
.
Quando il freddo mi cola sulla schiena
e vorrei che ogni cosa si fermasse
per sfinimento; perché il sole si smorza poco a poco
e la pioggia è acqua vacillante
Senza riconoscermi, trascino sui sentieri un peso incolore
- non ho sbagliato, non era indolore -
e niente sa darmi la spinta opportuna
Intorno, crepacci.
Quindi? Non so neanche più morire
e resto qua
intontito
stupito
da questa guerra invadente
nell'oscura frazione del silenzio.
In questa unica pioggia stantia
riflette l'ambita meta raggiunta
tra foschie e ombre a far luce.
di un eterno ed estremo caos
che tormenta vite di passaggio,
eccomi nella pace del cuore mio
a trovar tregua per battere ancora.
e decide di tornare.
Un'idea soffocante
sono impotente
a un pensiero
che è un castigo
quotidiano.
Il sogno
di un'ambizione
irraggiungibile:
conquistare te.
La più forte:
stupendamente
rocciosa.
Che potrei darti?
L'amarezza di un pensiero,
lento nel suo camminare,
stantio nel suo perdurare.
Tonfo sordo
che promana dal cervello.
Fobia fissa
di un uomo
dall'intelligenza
di asinello?
Affaccendi le mie divisioni
ed un plettro di rugiada
bacia il silenzio della mia anima
in un passaparola d’illusioni.
Ho mendicato romanzi di luce,
ho medicato i tuoi sguardi
truffando l’indice del mio cuore
ed ho imparato a sussurrarti
al sipario delle mie accezioni.
Sulle labbra dei giorni
inchioderò la nostra ombra
come cruciverba esistenziale
del tuo eco e del mio io:
lacrimami nei pensieri
come punteggiatura di girasoli
a colorare i sentieri dell’estate.
di cipolla rossa
e lo sfrigolio sfrenato
del chicco bagnato,
dondola nei suoi pensieri
una mora dai superpoteri...
Mentre mescola
e guarda il tempo,
senti l'olio
e il suo sopravvento..
Ah, come ruota il cucchiaio
in mezzo a quel pesce!
Un po'di timo alle narici
e il risotto ben ti riesce..
il sole non riesce a scaldarmi,
la pioggia non mi bagna come prima.
Sottosopra, disordine perfetto.
La notte e solo la notte comanda.
Ed è allora che vivo mi sento
nell'attesa di quell'alba capace
di consegnarmi come essa mi vede
al lungo giorno che tutto contempla,
affanni inclusi che oggi rifiuto.
la sabbia in riva al mare
e poi camminare
come un girovago,
come uno zingaro
che tanti disprezzano,
come un uomo veramente libero.
Ti sembrava di uscire
dalle tue carceri,
ti sembrava di non essere
più te stesso o forse
ti sembrava di avere scoperto
finalmente te stesso.
Camminavi girovago della vita,
delle strade, dei marciapiedi
distrutti dal tempo.
La via imboccata a caso,
per scoprire qualcosa di nuovo,
per scoprire un vecchio portone
di una vecchia casa davanti al quale
due giovani come tanti
si accingevano ad entrare.
Per scoprire una casa
dove in una serra le piante
trasudavano i resti del loro prodotto,
per scoprire un frutto
che cresceva dal cemento.
Per vedere il ponte sul canale,
l'uomo che lo attraversava
e che ti faceva una strana paura,
che tramutavi in orgoglio.
Per ritornare lento sui tuoi passi,
per ritornare nelle tue assurde prigioni,
le solite strade, che tante volte
hai calpestato.
La fuga dalla mente
non era riuscita.
all'estinto in requie?
Il cadavere non può
alzarsi dalla cassa;
inscenare una
manifestazione artistica;
recitare un'accorata
poesia;
Commovente omelia
di attempato sacerdote.
Parole recitate e ricopiate
come salmi scalcinati.
I banchi delle prime file
prenotati sin dal primo
mattino.
Il bimbo, seduto sul
grembo della madre,
gesticola e sorride
birichino.
Pompose vesti,
traboccanti di noia,
uccidono
logori abiti,
indecenti,
ma autentici.
Siedo lì
da dove posso
osservarti leggere
e a mani giunte prego
che anche gli altri bottoni
della tua camicetta seguano
quello che è uscito dall’asola.
Un rametto intanto sa danzare
col vento che mi è complice,
insieme all’acqua l’orlatura.
L’anima dolcemente
s’accompagna in uno
sguardo allo scorrere
del tempo.
Negherei alla luna i tuoi occhi
in un dettaglio di sbagli,
colorerei il silenzio
della tua pelle astrale
ed un palcoscenico d’illusioni
lacrimerà sui miei solstizi
come un nevicar di rondini
a leggermi il respiro.
Il cielo ci incrocia stupito
ad incidentarci sul petto
un soffio di primavera
e tutt’intorno è solo universo
a stringerci di nuovo
fra le dolci corolle dell’immenso:
t’amo, come poesia
ad albeggiarmi sul cuor.
Il piccolo ascolta il campanello







