le foglie consumate dalla terra,
i campi arsi dal fuoco.
Coperto di stracci che
che ti davano calore,
sedevi insensibile sotto uno
di quei fusti umidi e vecchi.
Coprivi la terra, sedevi sul fogliame
ghiacciato, sul terreno bianco
del freddo inverno.
Raggiunta la tua solitudine
finalmente potevi pensare
finalmente potevi dire prima
di essere messo a tacere.
Finalmente potevi parlare allo spazio,
finalmente potevi parlare al
vuoto amico.
Ora potevi amare,
amare quel niente che vedevi,
quel niente che avevi sempre desiderato.
Eri padrone di te stesso,
immerso nel silenzio che
non contraddice,
nel silenzio che crea le cose.
Solo un cane nero
passava muto di fianco.
ai tuoi pensieri,
muto vicino alla tua solitudine,
becchino macabro del niente.
Si avvicino' e lecco' le tue vesti,
ma tu urlavi i tuoi versi,
cantavi le tue poesie,
ciecamente correvi lungo
quella strada di terra battuta
e inciampasti.
Freddo ti alzasti e camminasti
un po' umido vagabondo del niente,
inciampasti di nuovo nel silenzio,
foglie morte
e non ti rialzasti.
Steso a terra, avevi visto
che ormai era la fine,
le ultime parole, le ultime assurdità,
gli ultimi pensieri,
e accompagnasti il vuoto silenzio del
niente attraverso la vita.
Minuendi di cielo
rincorrono aghi di rugiada
ed ho assaggiato un lunedì
dal romanzo dei giorni imperfetti,
ed ho scucito naufragi solari
ad innamorarne il futuro.
Pomeriggi dimenticati
a baciare i miei silenzi
aspettano l’eco dei tuoi battiti
ed allora fiorisci nei miei sguardi
come spiaggia del mio dolore,
come continenti di stelle
caduti sul mio passaporto scaduto,
quanto manca l’amore
sui sorrisi d’ottobre.
d'ingannator biancore,
salirà dagli inferi
sprigionando
tetro fulgore.
Falso profeta
di dannata speranza.
Annunciatore
di culture salutiste
e di laiche filosofie,
cercherà di ghettizzar
celesti nostalgie.
Abile mago,
artefice di prodigi
spettacolari
e di strabilianti miracoli,
si proclamerà messia.
Molti perdutamente
lo adoreranno.
Angelo ribelle
dedito alla profanazione
delle membra di Cristo.
Per l'eternità
gemerà atrocemente
in stagno ardente
di fuoco e zolfo.
Serve guardarsi dentro,
nessuno è mai fermo.
Importa come si fa
ciò che si fa.
E il mondo è amore
di sapienza,di conoscenza,
a qualsiasi crescita,
a qualsiasi tentativo.
Anche lui fa lo stesso,
un uomo che sfida il dolore
sotto l’ombra di un platano,
e vive il senso di colpa,
quel lutto che preme
con potenza evidente.
Serve guardarsi dentro,
nulla è senza passato
e si accumulano
strati di memoria.
Germoglia un plenilunio
ed il sentimento s’espresse
come fazzoletti d’aurora,
frammenti di rugiada
a coccolar alfabeti di luce
fra lacrime di diamante.
E mi infransi come eco
e balbettò una felicità sgualcita
come bacio sulla pelle,
penso a te,
a raccontarmi i tuoi silenzi
nudi come poesia.
appunto! appena
scaricheremo le app del cuore
apposterò lo sguardo su di te
che appositamente Ester-re-fatta
di stucco chiuderai l'android
Ma non andremo molto lontano
se d'informatica battente
i nostri battiti invadenti
non si potranno mai incastrare
tra un pixel e l'altro
senza scambiarsi umori
disordine mi arreca questa sera.
Vorrei proprio non essere distratto.
Raccolgo in un logoro canestro
avanzi di sogni per me troppo grandi.
Sarei placato se ci riuscissi.
Scompongo azzurri da disintegrare,
colori surclassati dal tempo ferrigno.
Darei la vita per nascere di nuovo.
Si stava bene nella vecchia barca,
sull'altalena dell’incredulità.
Avrei dovuto crederci di più.
E preme intanto la notte maligna.
Si vanta, la folle, d’avermi recluso.
Ma guardo su, per mia fortuna,
e rivaluto cocciuti bagliori.
arriva rimetta.
A nulla sentire,
esplode l'ardire.
Basta remare,
bisogna guadare.
Toccavo curioso
quel corpo altezzoso.
Gusto sublime
di labbra carine.
Cadevo più in basso
di passo in passo
verso quel resto
più volte nascosto.
La gente guardava
e mi condannava,
corti segreti
di poveri preti.
Sarei arrivato
dove mai avrei pensato.
Il corpo scoperto
pareva risorto
tra le mie mani
eran fremiti strani.
Son stanco di scrivere
e pure di ridere.
E ora è la fine
di tutte ste' rime.
Donne innamorate ma limitate,
non possiamo fare certi passi,
saremmo giudicate assai male,
finiremmo certo in un portale.
Non possiamo fare il primo passo,
se ci dovessimo prima innamorare,
deve essere sempre lui a farsi avanti,
meglio evitare gli schiaffi ed i pianti.
Non so se tutto questo è giusto,
ma per me è di pessimo gusto,
appartiene ormai ai passati anni,
ora fa di certo, solamente danni.









