Aspro parlare,
porta efferato scontro.
Lingua di troppo?
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La poesia (Stile haiku 5-7-5) è il seguito di una osservazione ad una lettura dell’aforisma di Baltasar Gracián y Morales, gesuita,scrittore e filosofo spagnolo del 1600:
“La lingua è una belva che, se una volta si scioglie, è poi difficilissimo che si possa rimettere in catene”.
Tratti di volti
confusi dall’acqua
che scende insistente
sulla città stravolta
da un quotidiano delirio
Finestrini appannati
nascondono automi assassini
Un cane abbaia il suo disagio
Riflessi di luce sul parabrezza
rendono cieca la guida
Una pozza sul marciapiede
puzzle di foglie cadute
riflette un cielo cattivo
Ma c’è ancora tempo per sorridere un po’
Si lascia amare il tempo!
-ora-
Gonfio e brizzolato di ricordi
tra conserve di fotografie e
organigrammi distratti.
-prima-
La superbia delle notti
e il calpestio invisibile dei passi.
Sommersi orizzonti ed albe infuocate
ora monologhi d'alberi spogli.
la pagina della vita
che si sfoglia
con timore e attesa
di giorno in giorno
nel corso dell'esistenza;
la leggi la rileggi
la mediti la correggi
la riscrivi e non t'aggrada;
ne scegli una intonsa
riprendi a vergare,
la penna d'improvviso
scorre veloce
senza sbavature,
in te alberga la speranza:
è un giorno migliore?

'Na mania strugge
Uomini e… lor costumi.
Sconcio profitto!
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Questo decanto (Stile haiku 5-7-5) è stato composto riflettendo su un pensiero del noto Jean de la Bruyère, moralista, scrittore e aforista francese del 1600:
“I vizi derivano da una depravazione del cuore, i difetti da un vizio costituzionale, il ridicolo da un difetto di intelligenza”.
calato nel calamaio
intriso d'inchiostro
e di parole,
tracciavi ghirigori
su l'intonse pagine.
Sbavature e macchie
sfregiavano il quaderno,
in soccorso giungeva
la carta assorbente,
per limitar i danni
agli occhi severi del maestro.
La carta assorbente
non c'è più,
per toglier le macchie
delle parole, divenute indelebili,
sul quaderno elettronico
della vita d'oggidì.

A ciel sereno, fulmine
il lieto fòlgora.
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La poesia (Stile haiku 5-7-5) è stato forgiato meditando su un pensiero di Friedrich Wilhelm Nietzsche, filosofo, poeta, compositore e filologo tedesco del 1800:
“La madre della dissolutezza non è la gioia, bensì la mancanza di gioia”.
dove spazio e tempo
vengono cancellati, “illusione”,
e gli occhi vedono sgretolarsi
le forze, allora, non c'è tempo
per l'impasse, per lo stallo.
E' il cane che si morde la coda
attende attende che tutto passi
come avvizziti passi,
che trainano i pesanti giorni;
“stupidità”!
Immobile è l'involucro,
la mente galoppa e urla
sentendosi imprigionata
smarrendo la via d'uscita.
E quell'aria amata?
Manca, così come manchi tu
gemella amica che tanto
m'ami e ancora avvinghiata
alla mia carne mi sostieni,
ma taci, guardi e taci.
Oggi le tue labbra sorridono
e il tuo abbraccio scalda
ed è tempesta che scuote e scrolla.
Vado a ricominciare, resta con me.
di riposare,
dietro l’ombra della montagna.
All'orizzonte la luna resta li
ad osservarla, finchè scompare.
il tempo
che passiamo sotto i pini,
nella pace del riposo eterno.
il domani
potrebbe non arrivare.
Il tempo
di una preghiera
per le guerre nel mondo.
che le ferite guariscano,
basta odiare, vorrei solo amore.
Faccio un respiro,
guardando
il cielo azzurro.
di tendere la mano
per fare pace.
i versi amari e appassiti
e donano urlante amarezza
a quel sorriso sospeso della luna
versi così leggeri
da soffocare le ultime parole
che annullano l'orizzonte.
Versi che piegano con forza la testa
e diventano preghiera
invisibilmente sospirati
dalle tue labbra
distanti e coperte dal nulla
versi di silenzi segnati dal gelo.
Risvegliano il sangue
i versi che odono il pianto
e senza vergogna,
spezzano le dissonanti note
della libertà sfiancata e in catene
versi amari.
tutto un dire, tutti bugiardi
nel parlar d’amore?
Perché d’amore non v’è in giro,
difficile incontrarlo,
chè d’amore non parlano le facce
e soprusi e inganni volano
come frecce.
… Ma quale amore!...
No,
non è così…
Nelle pieghe profonde,
gole difficili al passaggio,
strette da non poterci infilar sguardo.
Cucite con fili di egoismo,
chiuse con nodi di potere,
adornate con nastri di filigrana.
… Lì, in fondo!...
Ma quale amore troveremmo?
Macigni oscurano la luce,
polvere sottile dà morte lenta,
sparge il nulla.
… Crea deserto!...
Perchè? chiedo.
Per combattere la guerra! mi rispondono.
Ed ecco
le binchissime colombe
dai voli deliziosi,
i grandi girotondi,
tutti mano nella mano.
Ma l'incanto
dura poco,
poiche' gia' sento
l'urlo della bomba
che uccide l'innocente.
E ancora:
un pugno, uno sputo,
uno schiaffo,
poi l'offesa, la vendetta,
l'egoismo,
la ferocia allucinante
di esseri non più umani.
E' il Cristo
che è deriso,
bendato, incatenato.
Eppur, su quelle croce,
abbiamo letto bene
l'importanza del perdono!
O Forse...
.
Per concorrere alla pace,
do' un compito speciale:
rivedere, ammirare,VENERARE,
le infinite pagine
di quel SACRO esempio.

Nuoce ‘no spìffero
giunto a n’Autorità…
Forte il sol forte?
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Verseggio (Stile metrico haiku 5-7-5) nato dalla lettura di un pensiero del celebre scrittore e aforista francese del 1700 Sébastien-Roch Nicolas da Chamfort:
“Spesso si lascia in pace chi ha appiccato l'incendio e si castiga chi ne ha dato l'allarme”.










