Ad amarmi e essere felice.
A considerarmi unica e speciale.
A vivere con poco e in semplicità.
Ad affrontare le difficoltà, ho imparato a godermi la vita.
Senza troppi se e tanti ma a toccare il cielo con un dito ,
ho ritrovato il mio sorriso.
una stella
sotto un lampione
a mezzanotte…
Spicchi di luci
offro
a chi non ha
a chi prega
a chi è stanco
e vuole amore...
E sono
un’immagine
dentro al tuo sogno
e ti sospingo
sotto un cielo
dove è l’acqua
ad asciugar lacrime…
Ed il sorriso
limpida luce di colori.
E sono
una pietra
silenzio aggrumito
che urla di vita...
Storie cosumate
che non s’arrendono.
E sono
dono
opera d’arte.
E c’è l’infinito nei miei occhi...
E sono
una stella
sotto un lampione
a mezzanotte…
Spicchi di luci
offro
a chi non ha
a chi prega
a chi è stanco
e vuole amore...

devono avere adesso nuovi siti
per celebrare al meglio i fasti
d’una bellezza che non va dispersa.
La città dove tutto si confonde
dia spazio ai metri quadri dell’amore,
al fascino dei suoi miglior segreti,
ai prati incolti dei bambini d’oggi.
In questo tempo che massacra le ore
e malandrino sfiora i seducenti cuori,
in questo tempo di presuntuoso millennio
rischiamo di morire vivi, di dimenticarci.
I colori, ammuffiti nell'indifferenza.
Le beatitudini, cancellate dalle agende.
Scolorano, le macchie dei pittori preferiti,
eppure continuano a mostrarmi visi di Vergini.
Il mare, il cielo e l’albero di ciliegio
sono ancora splendidi, immobili primati.
I veli di infinite Madonne vorrebbero aliti
e non gli occhi della morte o dei gettoni d’oro.

Lande incandescenti attraversai
inciampando in sentieri tortuosi
trafelata ma col cuore colmo di forza
alla meta prefissata giunsi.
Non issai bandiere
non innalzai trofei
nella valle del silenzio trovai rifugio
beandomi della conquista.
Non dovevo dimostrare niente ad alcuno,
solo compiacere la mia anima.
Celai la gioia per pudore
non per viltà.
Chi troppo vuol apparire
esibendo falsità
calpestando altrui anime
è figlio d'inganno.
Mi chiedo come possa gioire il suo misero ego.
La notte osservandosi allo specchio
vedrà riflessa un' abominevole essenza,
frutto evanescente del suo nulla.
non sostiene la speranza che arriverà
fra le dita passa il tempo senza segno
dentro l'anima scivolano e fuggono
i giorni senza freno
la via della luce si confonde.
Sarà colpa del costante subire
l’assenza di brezza incantatrice
invocata più volte e a gran voce
per salvare le rovine del cerchio.
Accade sotto gli occhi di sempre
- puri come rondini allo sbando -
impreparati al dominio sulla scena
della vita smascherata ambigua.
Intanto il garrìo si chiama urlo
e monta l’ancestrale eco della paura.
racchiuse negli scrigni delle fate
venute per vedere da vicino
capriole fatte da un bambino.
- Allora, è vero! In noi tu credi!
- Perché mai io non dovrei?
- Ma siamo sogni, soltanto sogni!-
- Vedo il cappello e la bacchetta tocco!
Avevano il sorriso delle madri,
la leggiadria di limpide fanciulle,
i colori della festa quand'è festa
e del c’era una volta, la bellezza.
Voleranno le aquile di nuovo
sulle vette ormai dimenticate
e con loro gli esultanti gabbiani
sul mare della non solitudine.
Canterà il coro dei nostri angeli
or tramutati in icone incorniciate
e invece da lì vorrebbero uscire
per dimostrare quanto sono veri.
È tempo coniugato al futuro,
il tempo di speranze non evase,
frantumate nell'oggi che corrode
un accenno delle dolci nostalgie.
C’era una volta, diremo anche noi
e non per raccontarci altre fiabe
ma per datare quel culmine dei grigi
nei quali rischiammo di annegare.

Stille d'attesa sparse
a creare dipendenza.
Vogliosi morsi
a sorbire nettare
nella spregiudicata astuzia,
dolorosa quanto una spada intrisa di veleno.
Laerte uccise Amleto
ma tu piccola tarantola
mi farai male quanto un pizzico di vespa.
mi faccio scudo.
M'involo sotto ali cangianti e plano.
Sono aliante sostenuto dal vento
e mi nutro di quell'aria che riempie,
senza sentire il peso della terra.
Io, riflesso di luce come Icaro stolto,
vado verso il sole, per provare
quel calore che solo l'ardore può emulare.
E cadrò di nuovo,
sentirò ancora il dolore muto,
che mi attira verso il basso.
Resteranno le ferite, lunghe cicatrici,
come fiumi a segnare il destino,
di un angelo senza perdono.
ma astro dopo astro si rinnova,
esisterà io spero un qualche lembo
nel quale ci si possa riparare.
Noi uomini a volte siam fatti così,
crediamo di domare ogni fiera
ma scontiamo il bisogno della frusta
ed accettiamo l’imprevista resa.
Cade, nel tempo, la lucente spada.
Lo scudo, adesso, è da adoperare
e diligenti nella fila indiana
si va tutti alla clemenza ambita
là, dove il cielo non rischia la morte.

Nell'alba del nuovo giorno
la pellicola dell'esistenza
scorre, riportando fotogrammi
di vita e amore, indistruttibili.
Niente di cosi completo
potrà ricomporre l'oggi.
Il cammino verso il declino
è impervio e arroventato,
come tramonto infuocato
raggia ardenti fluidi
nel lesto suo spegnersi.
Cerchi di trattenerlo
prima che ombre lo avvolgano
ma, nel volger del pensiero,
l'oscurità lo rapisce
conducendolo lontano.
Domani giungerà una nuova alba
ciò che è stato non potrà più essere,
nuovi fotogrammi l'avvolgeranno
creando nuovi scenari
da scoprire senza fretta alcuna.

Mi fregio del verbo trascritto
da mera passione sospinta
nell'intreccio di sentimenti
traccio nel foglio trame.
Attraverso percorsi
bruciando suole su asfalti
incrociando spider rosse
e motori che rombano.
Cadono sillabe su mani confuse
colmando vuote valigie,
viaggiano inconsapevoli
verso altri percorsi.
Ruote bucate da biglie rotte
disseminate come mine vaganti,
stridono innanzi alla platea
che applaude ed elogia
sudore e sangue non versato.
Nel teatro dell'esistenza
Mangiafuoco ha cambiato pasto,
si nutre con versi raccattati.
La volpe sfoggia la pelliccia
ed io continuo la corsa
contro il tempo che fugge impaziente
consapevole che tutto prende e non rende.








