col tremore del primo appuntamento,
solitario il vecchio gli piaceva sostare.
Braccia conserte ripiegate al petto,
decoroso contegno, ma scontento.
Zavorra a sabbia fino alla caviglia,
salde le gambe come un monumento.
Dal cappello di paglia a falda tesa,
sporgea lo sguardo fino al fiume,
s’indugiava poi alla distesa,
ove l’acqua si confonde al mare.
Consumava il ricordo di quei tempi,
quando tra pizzi, merletti e lingerie,
aspettava la bella che lavava;
ceppi di vita in fiore rivangava.
Tempesta d’anni, prove e tentazioni,
capricci e dispetti, frutti dell’amore.
A quei giorni di festa si frappone
il sommesso splendore del tramonto,
oggi che giunge conveniente l’ora
di lasciar le seduzioni al mondo
e stendere un velario indifferente
sull’orizzonte che ricorda l’ora.
Chiederò allo spaventapasseri
di portarmi oltre la maggese
per giocare alla contadina
un tiro scortese.
Perché come il fantoccio, anche
io ho le braccia aperte a tutti
fino a che non mi stancherò
di osservarli, solo, i frutti.
Quando la contadina vedrà i
pennuti intenti a banchettare
si accorgerà tardiva che da molto
era ormai giunto il tempo di arare.
E perché esattamente come lui
io ho smesso i panni degli altri,
ogni volta che la vedrò, guarderò
compiaciuto le orme dei miei passi scaltri.
Ma le impronte delle mie scarpe
sul terreno del suo podere
finiranno per cancellarsi col
passare inesorabile delle sere.
Anche il campo della padrona con il
suo humus ricco di particelle organiche
ha più che mai bisogno, oltre all’aria e
all’acqua, del sole con le sue doti benefiche.
Perché senza la vanga e la semina negli
anni, senza la raccolta e l’irrigazione
la terra sarà sempre più arida, con lo
spaventapasseri verso la riconciliazione.
Ma se come nella favola di Hesse mette
le radici ai piedi, tra gli uccellacci
la villana non potrà che guardarli pungolare,
inerme… come l’uomo fatto di stracci.
Come una piantina che non trova linfa,
se mette le radici al suo passo scortese,
muore… morirà nel cuore trovandosi
tracotante, abituata; abbandonata a maggese.
Ricordati di me ,del mio sorriso
quando le stelle testimoni lontane
illuminarono fuggevoli il mio viso.
Ricorda lo sguardo perso
e la mia mano
stretta in un pugno a trattenerti
un attimo in più
fin quando il treno ti avrà per sempre preso.
Ricorderò di te per sempre
ciò che mai è stato.

Si dice che l'abito non fa il monaco,
dove regna l'omertà,
che non è tutto oro quel che luccica,
e il cieco prende una svista,
Quante cose
dentro questo cielo!
Oltre le bianche striature
graffiate dai motori c'è un azzurro
carta da zucchero impastato
da soffici cirri a spirale e
virgole alate.
L'oscillare della luce sul buio
è un roteare
di solitudine e confusione.
E in fondo
sotto quella grande distesa di acqua:
correnti, pietre e armoniche assonanze.
Trasparenze cristalline
capovolte d'occhi e
passi di mare sottosopra. 
Cosa sarebbe la vita senza passioni?
Per me niente.
La passione per una nuotata tra vasche clorate o in acque libere.
La passione per un microfono ed un testo da seguire.
La passione per dei balli di origini lontane pieni di ritmo o sensualità.
La passione per dei numeri e delle formule.
La passione per un testo come questo.
Senza passione la vita sarebbe zero
nessuno nasce imparato e non è detto che arrivi ad un risultato
però la passione porta a continuare a fare qualcosa anche senza risultati
la gara più bella che si possa fare è quella di perseguire le passioni
perché la passione è amore, e l'amore è il motore della vita.
Mi capita di pensare a quanto
Artù avesse creduto
alla Tavola Rotonda.
Ti offrivo uno stupido romantico
con il suo cavallo bianco.
Non far che il suono della ghironda
giaccia con la palanca di quella
che una volta era Camelhott,
tra le sue rovine…
Non avrebbe per nulla accettato
Artù di sacrificare neppure
una qualunque delle sue frine.
Malmostoso soffio sul
caffè, e aspetto che mi parli.
Non credo ai miracoli, se non
mi aiuti… e non so farli.
Guardami … non assomiglio
a quello dei pesci e dei pani.
Non cascare nella mia
vita, se non rimani.
Ho un cellophane gonfio d’emozioni
e un caffè che insisto a mescolare.
Non scoppiarmi dentro
se sai di non restare.
Bella nel tuo corpo
ancora appena accennato,
ti vidi così angustiata solo
allorquando ti tolsi le rotelle.
Che giorno meraviglioso fu
quello… malgrado allettato,
figlia mia, oggi
bella da giocarsi la pelle.
Reo di suppliche inane a te
di instillare in me la dolce morte,
ragionavo meco sulla sofferenza
addossata per anni alle tue sorelle
per l’affezione
toccatami come consorte…
Ma non sembravano d’accordo
in quel pomeriggio le stelle.
Mia moglie era un’immagine di bella donna,
incorniciata e fermata nel tempo.
Sempre diversa… una donna che ricorda, una
donna che non si dimentica; senza tempo.
Donna di carne e di sangue, con cui si
convive e, se hai fortuna, anche si invecchia.
Si mette in posa fra due cieli, fra due luci.
Quegli occhi in cui inevitabilmente ci si specchia.
Di mille emozioni… mia moglie va fotografata,
come sono fotografati nella mente i ricordi.
Iniquamente non spetterà a me guardarla dormire
e accompagnarla negli anni, come da accordi
che Dio non ha voluto sottoscrivere: chiedevo
di accarezzarle i capelli fino a che fossero bianchi.
Mia moglie va solo amata… chiedevo di starle vicino
fino a che i nostri passi non fossero stanchi.
Io libero
nell'essere libero
Pensiero e concordanza
Limiti e arroganza
Se io sono e dell'essere ne sottolineo l'esistenza
non puoi allora tu essere e allo stesso modo fare?
Se ciò non avviene
sarà l'io nella sua egoistica dittatura a governare.
Anima sottende nel pensare
e dal pensare è sottesa scrittura
“Arco e freccia sottesi da mano”
Unico e univoco il gesto
Unico e univoco il pensiero
Simbiosi vi leggo
e simbiosi è
Esprimere tale esperienza vuol dire
esprimere anima propria
Improprio al contrario è cercare di sopprimerla
Io passo con l'essere simbiosi
Domani altri passeranno
Dopodomani altri ancora
e così fino all'infinito termine dell'esistenza
Non si lascia traccia nella fisicità
Né orma sulle sponde
Il corso dell'acqua leviga e uniforma
Troverai traccia in foce
nella confluenza dell'unico tutto
che nella sua connotazione diviene assemblea plenaria di pensiero
Vita allora in questa assemblea
senza giudizio
senza pregiudizio
perché a essere trasportato non sono io
e nemmeno tu
Il fiume siamo noi







