dove prima non si conosceva il vicino di casa
invece ora nessuno vuole conoscere il vicino di casa per paura del contagio.
Vivo in una città morta dove ci si parla solo per telefono e nessuno si stringe più in un abbraccio.
Vivo in una città morta che per paura di morire assalta i negozi alimentari e le farmacie.
Vivo in una città morta dove prima si attendeva con ansia di vedere il cielo azzurro
ora non t'importa più niente né del cielo
e neppure di quello che accade là fuori.
Anzi preferisci non sapere cosa c'è fuori.
Quasi tutti depressi
quasi tutti nascosti
in attesa che tutto finisca come è iniziato.
Vivo in una città morta dove la mascherina è diventata glamour
e si crede con essa di ingannare quel minuscolo virus.
Un virus che con la sua crudeltà invisibile
ha cercato di cancellare le parole speranza e unità.
Il coronavirus si fa beffe di noi
e continua la sua strada.
Ignora il danno che ha fatto
perché lui è così piccolo e senza intelletto.
Ha solo un progetto
distruggere annientare
e soffocare con la sua corona regale.
Vivo in una città morta
ma pulita
perché dalla mattina alla sera ci si lava le mani!
Chi va là?
Alcool e amuchina.
Prego c'è ancora posto per voi!
Eh sì, vivo in una città morta che sembra un grande ospedale
con l'odore di disinfettante sparso qua e là.
Riusciremo a rialzarci?
Forse oggi
forse domani
chiedendoci:
ma davvero è successo tutto
questo ieri?
Sospirai dentro ad un'ampolla
ascoltando il suono del vento,
imprigionando il tempo in una bolla,
nel divampare di un sentimento.
Dipingendo la magia dell'avventura
cogliendo l'anima di un'accesa cultura,
seguo la corrente colorata tra le mura
dei miei pensieri, che della realtà son la cura.
Una tempesta di emozioni volano
in un arcobaleno di visioni, che le mie
dita imprimono sulla tela della mia vita.
Ammiro così la tua bellezza in un
vortice che sale sul tremolio delle mani,
che col pennello baciano i colori del tempo.
sorridono al sole
affiorano timidi,
tanta voglia di capire.
Il giorno dopo
la fine del mondo
speranze appaiono
incuranti del freddo.
La cappa di incertezze
pian piano si dissolve.
La voglia di vita
travolge il cemento
cresciuto dal nulla
arrivato in silenzio.
Il passato attacca,
un tarlo insistente
dubbi nella mente
dimenticato in fretta.
Ogni paura,
schiacciata dalla luce
che preme con forza.
Un monito aleggia,
scordare le ferite.
Corsi e ricorsi
nel tempo narrati,
pezzetti di saggezza
rimangono attaccati.
E quando un giorno le tue labbra non emetteranno suono alcuno, io sarò la tua voce, affinché il tuo canto sia udito da chi ama la musica.
E quando un giorno io non ci sarò più, tu sarai il sorriso che rimarrà sulla terra, per ricordare l'amore che c'è stato e che va anche oltre la vita.
E quando mi seguirai nell'infinito... sarò li ad aspettarti.
Il silenzio di una donna
colora il cuor delle stagioni,
è un bocciolo d’alba cheta
rubato ad un rimario di stella,
un carillon d’universo infinito
annodato al grembo dei suoi battiti.
L’anima di una donna
s’apostrofa dei riflessi del mar,
è lavagna di teneri baci,
anagramma d’abbandoni,
addizione dei suoi fragili sbagli,
poesia del suo tempo,
romanzo dei suoi sguardi.
L’amore di una donna
s’accoccola sul cuor di un uomo:
è una rosa regalata
al dolce pianto della luna.
Una donna semplicemente
che cerca appigli
di serenità, tra grovigli
di sentimenti.
Una donna semplicemente
che cerca e dà amore
a chi si sente solo,
triste, sperduto.
Una donna semplicemente,
con il suo bagaglio di difetti
e virtù, questa sei tu,
siamo, ognuna di noi...
Parabole sui tetti, cena, pochi
Debole luminescenza
Col fiato sospeso aspetto l'immensa conoscenza.
Fluisce nel vento un se impersonale
Invaghisce l'ignoto con la sua fragranza densa.
Nel deserto di questo io, vago è il respiro che sgorga nella sete.
Lo chiaman funesto, quest’anno bisesto!
Chi tal binomio quel giorno coniò
fatal profezia nel Globo lanciò.
Duemilaventi: è il terzo millennio
e la prospettiva fa a tutti paura.
In uno studio, non so quando né come,
contro sé stesso, inventandone anche il nome,
l’Uomo creò e diffuse senza cura
un virus letale per questo fine decennio.
In tutto il Mondo, quel virus, correndo
troppi esseri umani sta in fretta colpendo!
Quel nome, coniato con stile artificioso
echeggia ogni dove con suono fastidioso.
Le sue conseguenze son spesso letali
e chi, per dovere, la situazione ha nelle mani
dovrebbe ben riflettere per salvare gli Umani!
Da un espediente, sia pur egli drastico
al fianco d’un avviso che sia rassicurante,
deriva fatale il contagio di quel germe dilagante!
“Corona”, che ha l’aspetto del nome d’un oggetto,
definiam diversamente quel viscido verme,
che allor che colpisce t’inchioda al tuo letto,
rendendoti, al suo culmine, un essere inerme!
Tragica è oggi la condizione sanitaria
che butta, sì, i tuoi progetti in aria,
ma per il Sacro benesser delle persone,
si tratta d’atto civico: bisogna fare attenzione!
Corona, or dunque, coraggio: a Noi!
Che abbiam da parte Nostra degli Eminenti Eroi
che ci difendono in questo buio pericoloso e nero:
una storica parentesi: che succede davvero!
Coraggio Italiani, coraggio tutti,
vedremo terminar quest’attimi così brutti,
cosicché tornerem di nuovo a sognare
di bianche montagne e di onde del mare!









