L'alba ha i tuoi colori
sono dell'anima
che non sa mutarli.
in statica posa
riflessi nei tuoi occhi
soggiogano le ore.
ti sorprende il balzo
di un nuovo arco di cielo
nell'intervallo sereno
dal mio al tuo amore.
i sogni confusi della notte
si ricompongono quieti
tra le onde dei tuoi capelli.
e credi che dormire ancora
sia la fermezza dei tuoi sì.
E così sei arrivato anche tu
hai piantato le radici
al chiarore del sole
nell'incerto passare
il vecchio hai schiacciato
e gli incidenti non sono mancati
neppure con te
Piaghe che si rinnovano
e ci conducono alla morte
tagliati da anomali pazzie
in suffraggio delle stazioni
perdute e non per un cambio
di numero, sicuramente no
Era previsto, il destino scrive
dopo, scoppiano i petardi
proiettili vaganti, dove centrano
in pieno, nessuno li ferma
al primo binario, del presagio
La mia bocca ti lascia addosso
il segno indelebile del mio morso,
ti lascio così... col fiato in gola.
Ad un tratto mi afferri e non tremi,
sicur di te, mi inchiodi ai tuoi occhi,
il mio volere... è in tuo possesso.
Incatenata... respiro dal tuo respiro.
Mi blocchi al muro e senza pudore
inizi ad estirparmi gemiti di lussuria.
Mi giri a tuo piacimento tra le tue braccia,
io... faccia al muro... inizio a volare
impossessandoci l'uno dell'altra.
Attuali anime ribelli
focolaio di semplici pastelli
- sondine -
prendono per mano mondo
d'affetto bisognoso.
Presagio in certezza
che luccicante, tracciata strada
- tra ponti e gallerie -
troppo dissestata, annaspi.
Ormai sgranate tinte
di guadagni impropri
aggravate fatiche
cumuli d'immondizia
stremati ghiacciai
bellicose parole
evidenziano confini
ai pozzi, privi di barriere.
Eppure possiamo ancora
disegnare l'arcobaleno.
tra rami imbrinati,
il primo giorno dell'anno
é forse il giorno del silenzio..
Luoghi quotidianamente
affollati sono deserti,
tanti bar chiusi,
immensa sembra
la città.
Il giorno del silenzio
tra barboni e randagi,
sempre tristi e soli.
Aiutiamoli...
fra le 15.00 e la mezzanotte.
Questo periodo potrei chiamarlo "paraocchi".
Uno specchio deformato,
ma non mi sono voluto vedere né sentire
camminando a testa bassa.
La verità è che non voglio sapere la verità:
l'importante è cambiarla.
Chissà chi sei ora nelle tue città francesi
con quegli orribili brunch d'hotel alle 8 di mattina
ed il fiato che senza fiato è rimasto indietro
a guardare in lungo la promenade.
Quel che importa è ciò che io non sono
ma come valore assoluto,
quello nominale è infine solo una tassa
dell'arbitrarietà.
Seguo le tue tracce. Sono prima orfano
e poi vedovo.
Immagino la perversione dei loro baci,
casomai te la sentissi di uscire.
Ed io...ed io: ovunque vada ci sono dentro.
Che ore sono adesso? Ossia, quando mi sveglio?
Il problema è che sì, potrei staccare la spina,
ma per ogni bicicletta nuova provata
sono due ginocchia sbucciate.
Coi bastoni da passeggio fra le ruote
da parte di quelli brillanti;
e ti volevo perché solo io ti vedevo luccicare.
Brinderanno tutti:
chi con le unghie nere,
chi con l'idea di finire urlando al freddo,
chi collassando su uno sbaglio che sbaglio non era.
Chi siamo non lo so più,
o meglio, non si sa di non saperlo prima.
Di sicuro,
domani saremo nient'altro
che gli stessi di ora.
Capita quando l'orologio ha la presunzione
di pensare di essere il tempo.
Nell'onda dell'anno atteso
molti si fingono ansiosi
cadono dal punto più alto
di una scogliera, la sognano
rendendosi invisibili
quando ci sono si spengono
son morti, insieme a tanti sogni
smarriti nell'aria come angeli
che non deludono ma salvano
respiri profondi riconoscenti
verso soccorsi, movimenti
continui, ove il sole, buono sta
si calma. E' contento di assistere
ad una pace profonda
vorrebbe che non finisse mai
questo momento, così raro
amando follemente
Ero uscito a cercare un motivo
per festeggiare anche quest’anno,
perché un sogno forse è solo
un sogno se non ci si china
per aiutare il sogno di un altro.
Così ho aspettato che qualcuno
dispensasse un sorriso con
l’elemosina al bambino al semaforo
per provare a levargli quel broncio
segreto dietro al pianto truccato.
Dopo un po’ mi sono avvicinato,
appoggiandogli pochi euro nel berretto.
Insieme a una carezza sulla testa.
Mi ha guardato, e domandato il perché
di tanta gentilezza…
pochi minuti
scivola nell'armadio.
Ricco di pianti
risate strette,
ricordi
spazzati dal vento.
Ieri gironzola
nei pensieri
distrattamente
conservati.
Ferite più o meno
impresse sulla pelle
o lontane lassù
tra le stelle.
Dalla finestra la
la luce
del nuovo anno
timidamente
si affaccia salutando
un giovane sole,
un delicato
addio alla vecchia luna.
Luci scoppiettanti
lasciano rimpianti,
accogliendo con speranza
ogni anno che
si sussegue
mai stanco.
e mi ritrovo sveglia
con occhi spalancati
l’ultimo dell’anno parentesi
alle pareti non ancora chiuse
le finestre accigliate tra pepli e aria liberty
fisso le pose cerimoniali del Mackintosh*
la prima figura dare la schiena alla seguente
e così via, dove si fermeranno c’è una fontana
sembra l’altare della fede
non ho abitudine alla fede ma mi affascina
la tenacia degli insetti sulle lampade
pronti a finire in un brillio
ho tanti bei propositi malgrado
mani di eclissi sugli azzurri
spalmo noci di burro sul pane
mi dico lo spirito si nutre a partire dal corpo
su per la pelle sagome e bordure il rêve
di un simbolismo tormentato
il respiro mormora a se stesso -flocculi-
mi assento un po’ per annullare statici
meravigliarmi, intero il cuore penetrare.
Sarai più buono forse...
Solo se tu lo vorrai.
Osserva la luna stasera
sta appoggiata al cielo
e le stelle la stanno a guardare
lei non è cambiata
è come quella di ieri, come sempre.
Sarai diverso, come nuovo,
un anno in più può cambiare la vita
un vecchio oggetto che non è mai servito
lo avrai buttato dentro il passato.
Sarai più buono
andrai a trovare chi non ti ha mai dimenticato
e che tu da tempo hai trascurato.
E’ un giorno nuovo
dopo i rumori e buoni umori,
solo se tu lo vorrai
dentro la luna potrai dormire
per poi sognare
di essere tu appoggiato al cielo
con tante stelle che ti stanno a guardare
perché sei cambiato...
Più buono.
se per un bacio
ancor m'inebrio,
come uno sfiorare
di un soffio tra i capelli.
Sento dentro...
il peso leggero
di un petalo scarlatto.
Mi sconvolge coi gesti
i sensi gentili...
i respiri delicati.
e mi accarezza...
come quel velluto
che al tatto
è come la tua pelle.
Conservo avidamente
queste dolci sensazioni
in una custodia
turbata da due cuori.
No, anche stavolta non sopporterei il Risiko
Lo sai chi ci aspetta è una sola città
e chi pensiamo ormai è chi non tornerà
Mi sono reinventato pur sempre ridicolo
L'ennesima rosa è il mio ultimo spicciolo
Ma con chi ridi fra la gente di Via Beccheria
E poi mi schivi, sono il cattivo della favola mia
Amico che ne pensi di camminare ancora
Non ho capito se fosse castana o mora
Alle sbornie si sa, mette fine solo il cielo
Le ali prestate da un diavolo che si sente solo
Tu dimmi che il tempo è un acrobata sospeso
che pur avendo perso non si è ancora arreso
E ce l'ho qui accanto, solo che non lo vedo
Un buco nel vuoto è un passo che non cedo
Amico sui cui dormo mille notti e inganni
Ti confesso quel che faccio e non vorrei farmi
Cioè pensare che bastino gli occhiali da sole
Per non accecarmi più con le sue parole
Un'altra sera va e ancora senza stralci di neve
coi cappelli finiti nel vuoto che poi si beve
Con i sospiri riflessi su dei pattini imbiancati
Ed una pista immensa di pensieri scivolati
Amico forse avevano ragione di restare a casa
Sento la magia ma non so se esista la fata
Amico anche il bianco lo spacciano per colore
Ma tu che te ne intendi di più
Dimmi la corolla sgualcita del prossimo fiore
Scontato
come un regalo scartato
o la crescita di un albero
che peggior parola
la sua sentenza ottenga
dal risultato, e silenzio resti
pallina d'oro
ché parola s'è addobbata
sculetta, di dialettica forbita
- ipnotica sequela -
vuol'etita alla corda
appesa per la gola.
Parola, gran pretesto
in quel suo mostrarsi lesto
esce presto, alla buonora.
Sempre prima
ma vuol'anch'esser l'ultima
per fare, in proprio, effetto
dar spettacolo di se
come se il tempo
le andasse stretto
... solo paura
che fatto non la cinga, e rimanga
a fianco esposto
per quel ballo ...
da sempre rimandato.









