Apro le ali e plano lassù,
dirigendomi verso l'alba inquieta
scappando dalla presa della luna.
Passo tra le stelle ammalianti
che sfumano ma ancor scintillano,
perdendomi il manto blu del cielo.
Sorvolo montagne e le foschie
dove ho lasciato frammenti di me,
dove di me non c'è niente più.
I poeti inseguono
per essere Poeti
semplici sogni comuni
passione li accomuna
all'amore del tempo
che inesorabile scorre
del prossimo tutto
di viva natura o morta
di battaglie nel vento
di complicati allunaggi
sulle alte onde del mare
per farlo piatto
a gustarne prelibatezze
con un goto bianco o rosso
l'abbinamento è d'uopo
poi, chi non abbaia, ulula
sotto la luna vorrebbe
fare fusa fondendosi
teneramente
a risolvere, giornalmente
l'intricata questione.
Inverno d’anima
ed un bicchier di luce
ad abitarmi l’orizzonte
fra silenzi inscatolati
in petali di nostalgie
e tu,
raggio di luna
chino sul cuor mio
come virgola del ricordo,
fingiti amore,
scalda il mio sguardo:
mi firmo d’abbracci
fermi in un ritratto.
dove il nulla da pace
e gli occhi si schiudono.
stona il colorito pallido
d'ogni frammento di me.
Seguo l'istinto e mi perdo
nella perenne solitudine.
Poi... seguo il cuore e
mi trovo in una vasta distesa
di tacite parole già dette.
Rivesto i miei pensieri...
indossando un abito
nero d'incertezze
e bianco d'incapacità.
Aveva freddo,
si era coperta fino alla punta del naso,
eppure tremava ancora.
Il gelo della solitudine ormai, era diventato un cancro per quel corpo e quell'anima stanca...
Non pensava di ridursi così, non pensava che amare diventasse una condanna...
Era in una prigione in cui le sbarre erano fatte di sguardi, d'intrecci di mani, di carezze, di baci, di ansimi...
Ricordi che trascinano in un fondo senza fine...
che spunti impavido
tra zolle ancor bianche,
giallo, azzurro o lilla,
ti espandi fra ciottoli,
aspetti carezze di
tiepidi raggi di sole.
Noi affacciati sul
davanzale, ammiriamo
questi doni che
la terra ci dà,
magie delicate
che rallegrano cuori.
Balla anche lei, piccina
nell’abbraccio morbido
di quell’ombra in bilico
sul riflesso della luna...
elegante sui suoi passi
lenti e nobili, nell’alba
che incarta inopportuna
un’ultima volta i palazzi.
Bimba, adagiata nella culla
la guarda da dietro mentre
sale la scalinata di lenzuola
verso il cielo che l’accoglie
come un cellophane… sulla
coda di un pianoforte vola
ora lei in un valzer di angeli…
Lei che non sa di piangere.
Giorno dopo giorno ballerina
è cresciuta su quei passi,
intanto tutti intorno a lei
sono diventati troppo altrove.
Espressioni dure come sassi
su visi tirati, troppo lontani
tutti, e stanchi, troppo grandi
per ricordarsi di girare la manovella.
Da quando nella flebile fiamma
d’un mattino l’ingranaggio s’è rotto.
Diciotto soli passi lenti e morbidi
come l’abbraccio di una mamma.
Ora che il carillon ha ricominciato
a girare ballerina è libera di danzare
…il cielo adesso l’accompagna
in un tempo di 3/4 sul pentagramma.
si addensano le nubi,
si oscurano i pensieri.
Nelle orecchie turpiloqui
fra tuoni e lampi.
Fulmini e saette violentano la terra:
colpiscono e percuotono gli alberi.
Quando il mio corpo scuote l'anima
e nella testa mi si affollano i pensieri;
divento cieca.
Alla ricerca di uno spiraglio di luce,
bramo quel tepore che tutto cheta.
Dopo un violento acquazzone,
in cielo compare l'arcobaleno:
varco il suo arco
e spalanco la porta su un mondo ove l'anima mia si placa.
L'aria profuma di magnolie e ginestre.
L'erba bagnata, appena accarezzata
da un venticello leggero,
mi alita nelle narici:
ed io stordita...di fragranze erbose
m'inebrio.
Sotto i pioppi, funghi festaioli e
allegri...salutano il giorno.
Caprioli e gazzelle saltellano gli steccati,
pecore e caprioli brucano i campi.
I picchi battono il tempo
e allegre prataiole
imbellettano i prati.
Scialuppa alla deriva,
zattera, fradicio legno:
solo momentanei smarrimenti.
Repentino un raggio
di sole mi bacia le ciglia:
gli occhi mi si riempiono di cielo.
Svesto i piedi;
li vedo scherzosi
abbracciarsi nel ruscello:
fra lo sciacquettare
di ciottoli e pietruzze colorate...ridono.
Come una farfalla
che fa sfoggio di colori,
batto le ali.
Mi sollevo sulle punte dei piedi
e spinta dal vento volteggio.
Non so ancora quanto durerà:
in fondo...è tutto un gioco...
ed io rido, rido, rido...rido.
Come una bimba comincio a saltellare:
...ho ancora tanta voglia di giocare.
Il crepuscolo dei miei occhi
è un fior caduto
fra le pagine del tempo,
uno scarabocchio di cuor
fra i sentieri del cielo.
Ed arruolo ricordi
fra silenzi scoscesi,
fra palindromi di stelle
interrogati di rugiada:
t’aspetto sull'uscio
di mille farfalle in volo
dimenticate in un bacio d'anima.
alle barche che restano in attesa,
dispiego umili versi a sostegno
del racconto di solo emozioni.
quando il freddo l’anima m’assale
e poi - mordicchiando primavera -
in quel vecchio prato che coltivo
rispunterà nuovo l’antico sorriso
a rammentarmi che la vita va.
di paese, lungo litorali,
porterò cesti di speranza,
invisibili ad occhio nudo.
La giovinezza è solo
un ricordo, ma il nostro
amore ha raggiunto
un'intimita' così profonda
che basta uno sguardo,
un gesto per capirci.
Cesti di speranza
contro la sofferenza,
COMBATTERE insieme
il dolore.
Supina su quel trono finto d’oro
Di grappoli e grappa pel ristoro
Di articoli e vita pel molt’offese
Nacqui in strada, crebbi altrove e sto in chiese
Mai pensäi di pensar a costoro
Mai pensai di almeno alcun dir di loro
Saffo pianse ma i’ fò viso ‘a marchese
Cruda verità su quel ch’è’l mondo
Non le fa sorprese a la bella assira
Soave e calma di fatti passati
Su sdrai coperti di mille carati
Mi fu palese perché se la tira
La vista piatta od opaco lo sfondo





