alle prime luci dell'alba.
Ascolto la sua melodia,
fatta di allegria e dolcezza.
È ancora buio
e tu sei sotto le coperte,
accanto a me.
Penso a non svegliarti,
magari stai sognando.
Ho voglia di baciarti e stringerti.
Accarezzo delicatamente
le tue mani,
finché non sento le tue dita
che s'intrecciano con le mie.
E così che con quel gesto,
inizia la mia giornata.
Complice del tuo amore.
figlia di resina in testa al pianto
madre al virgulto d'opale in emisfero opaco
e non tacesti né mai ti tacqui
e nemmeno l'ombra ti fece notte seco.
Non di rabbrividir rubino tingesti l'unghie
nulla.
E non sai di carezzarmi labbro.
per dire poi d’averla ben vissuta,
per conquistare una solitaria rosa
che primeggia nella valle più sperduta.
E il mare, benedetto sia il mare,
siamo sicuri d’averlo visto tutto,
da quello tutti i giorni sotto gli occhi
all'ultimo, incastrato non so dove?
In più, da conteggiare c’è l’amore,
l’amore senza sosta dato agli altri,
quello meno frequente ricevuto,
altri di cui non s’è capito niente.
Sarà difficile averlo abbracciato tutto,
da bimbo in culla che ci ha sorriso
a donna donna che noi avremo amato,
a Dio, lasciato un po’ così in disparte.
Potessimo disporre d’altro tempo,
vedere con ritardo l’ultima ruga,
rimetterci a giocare a principi e fate,
intingerci nel blu di nuove favole!
Favole? Quali ci racconteremo
quando per noi sarà arrivato il giorno
di far finta di dormire solo un po’
mentre la morte invece veglierà?
dentro al cuore,
manca il sole,
mancano parole.
Cristallo in frantumi,
il silenzio ingoia i suoni.
La paura è oscura,
duri sono i giorni,
duri i pensieri.
Non c'è Alba
non c'è tramonto.
Non c'è sogno
ne sonno.
Buio pesto li davanti
pugni stretti,
lacrime bruciano
ricordi.
Manca tutto
qualcosa dentro
spazzato via
In un momento.
C'è solo il pianto.
Protesta
che vita è questa ,
di valore cosa resta,
mamme che danno alla luce creature,
e poi gli fanno atroci torture,
bruciano col peccato un valore così forte,
dando prima la vita e poi la morte,
pedofilia nascosta nelle scuole,
davanti a questi orrori
non ci sono più parole,
protesta
non c’è più niente di umano,
spaventa pure il vaticano,
ed io lo urlo ad alta voce,
che Dio scenda dalla croce,
basta con questi massacri,
in fiamme anche i luoghi sacri,
il bullismo che devasta ,
e nessuno dice basta ,
donne violentate e spaventate,
non protette e poi ammazzate,
protesta
seviziati i nostri diritti,
e quelli al potere stanno zitti,
corruzione in tutti i settori ,
sempre più suicidi e troppi dolori,
protesta
facciamo qualcosa,
la vergogna è spaventosa,
politici che regnano nonostante la tempesta,
perché chi sta bene non protesta,
uniamoci tutti per farla finita,
rendiamo dignitosa la nostra vita.
che non più vedi,
mentre costeggi i marciapiedi.
Quell'uomo fatale
seguirlo per te non vale.
Tanti impegni grandi
chiede al tuo orgoglio reboante;
il suo messaggio è tanto provocante.
Il Crocifisso
è sempre adagiato sulla parete.
Due occhi chiusi
in corpo martoriato
non smettono di vedere.
Il Figlio dell'uomo
quando verrà,
vedrà qualcuno
indossar abito elegante
per banchettar alla sua mensa?
Quattro i minuti, quattro vite
le volte fino a che
il coro castiga oracoli
recide rami, tronca di netto
trascina gli arti, libera
danze di pietre
montagne di umori brillano
in fondo alle comete,
siepi di biancospini
spine di neve
vestono cimiteri a valle
nebbie emerse in eterno
da radici estinte,
notti di madri sveglie
quando i bambini dormono
con le paure cucite nei pupazzi
La mia vita imperfetta,
dentro questo involucro di carne
e nervi si infrange,
si rompe livida contro la mia anima,
e lei ne esce ammaccata.
Sono stanca di respirare aria soffocante,
e riprendere il cuore tra le mani,
Puo pulsare senza paura,
per poi lasciarlo cadere e vederlo frantumare.
Ma non ho vie d'uscita,
solo teneri rimpianti,
sono come stormi di rondini
che sfrecciano alte nel cielo,
e distolgono lo sguardo dal vuoto.
E se pur viva, io non vivo,
lascio scivolare sulla pelle tutta la pioggia,
che arriva, e mi sento oramai
una parola da non pronunciare.
Il silenzio forse sarà la mia guarigione.
Anmò anmò d'april
ma l'è ancamò mes
"del dulc drumir",
da magg sa po tacàr
a mangià magioster
da sagur senza maggia
s'el gust te ciapa
i tensiun sa smorzan tucc
l'è cuma ... pizzà 'l ciar
magia tra i dencc
el savor s'impizza
... sa fa da fiuur.
Fan diventà fiulasc
par vagan in giostra
i magioster in boca
senza incorgess
ca in dree
per vèss mangiò
chel alter no ...
foeura d'agost,
san propi de nagòtt.
Scambio, deviatoio, proprio così!
Scambio di idee, di sentimenti,
di sensazioni, di affetto e cortesie,
ma anche di amore, musica e poesie!
Come lo scambio delle ferrovie
devia il percorso dei suoi treni,
così la vita devia il nostro percorso
ma dove ci porterà, senza rimorso?
Non guarda in faccia, non si fa scrupoli,
vola e scorre sui suoi binari,
non ha una meta, non sa dove andare,
è senza pudore e non sa cosa fare.
Depravazione, arroganza, prepotenza,
avidità, ingiustizia, vendetta, ipocrisia,
inganno, tracotanza, rigidità e violenza,
ma dov’è la dignità, l’orgoglio, la coscienza?
Se ricevi uno schiaffo, porgi l’altra guancia,
se qualcuno ha freddo, dagli il tuo mantello,
non scansare chi ti schernisce, ama chi ti ha odiato,
seguimi nel regno del Padre, è li che sarai amato!
A cosa è servito l’insegnamento di Dio,
a cosa è servito il sacrificio del Figlio,
l’abbiamo forse scordato o forse ripudiato,
dov’è lo spirito umano, l’abbiamo abbandonato?
Meditate gente e lasciate questa strada
perché questa è la via della rovina,
la strada della perdizione, del fuoco eterno,
la fine del mondo, la via che diritta porta all’inferno!
il mio tramonto
e più mi avvicinavo
e ancor meno mi riconoscevo.
Cercavo in uno specchio
la mia bellezza
il mio amore e la destrezza
di campi sconfinati sotto la pioggia.
Ma gli occhi tradiscono
come il nemico dentro la trincea
sono ladri e assassini d’avvenenza
e nonostante il fuoco e le spine sulle ciglia
disegnano sul bordo appartenenza.
Cercavo in uno specchio
il mio riflesso
e invece ho visto il mare scuro della notte
ho visto il volto di mio padre e la marea
luci ataviche di illuminanti idee.
Non so bene per qual motivo
quel giorno mi scrutavo
ricordo però che all’improvviso sono fuggito
ad inseguire come ieri la mia onda
nel dirompente Oceano
di illogica presenza
lì dove giace nel fondale ancora in vita
il mio cuore e l’utopia
la fame, il pensiero e l’Anarchia.
Ti amavo in quel letto cosparso di sale,
ti volevo sapendo che mi facevi del male,
nascondevo le lacrime e ti sorridevo,
perché stare con te era tutto quello che volevo,
le sofferenze erano lividi sul cuore,
ma tenevo il dolore per questo assurdo amore,
mi guardavo allo specchio e non leggevo un senso,
schiavo dei tuoi occhi mi perdevo nell’immenso,
sterile quel coraggio che non ho mai avuto,
il demonio dagli occhi belli l’ ho sempre voluto,
svuotavo la ragione per non voler vedere,
più ti amavo e più ti davo potere,
e fino alla fine ho tenuto gli occhi chiusi,
sanguinando dal dolore tra ferite e abusi,
adesso che mi hai perso e non puoi più tornare,
non trovo una spiegazione per non averti saputo odiare.
è una giustizia nobile e settaria.
Denominazione di figura mitologica
non altera l'essenza originaria.
Fonte: la colpa dell'uomo.
Accalappiato dalle passioni;
putrefatto da trame amorose
contorte e poligamiche
votate all'egoismo del piacere.
Nemesi:panacea catartica;
rimedio che deterge la sozzura
dell'uomo
restituendolo alla originaria purezza.










