È un telefono che non suona

Mai,

e tu aspetti i tuoi amici,

che ti hanno dato bidone,

e hanno preso il volo,

e tu senti infelicità,

li aspetti, fino a tardi

e continui a sperare l’impossibile,

e intano il tempo passa,

e si fa sera;

infelicità e non sapere come colmare

il vuoto,

non sapere dove andare,

che fare,

e la giornata è un peso che non passa più,

non sai che dire,

dove andare, e

hai un dolore dentro,

ti tieni il segreto,

mentre vorresti urlare al mondo,

che non sa.

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Profilo Autore: stefano medel  

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Dopo aver parlato a bassa voce al cassetto

della sua scrivania sotto la finestra aperta

sul parco, un’amica lasciò arrivare col vento

una virgola del suo bel narrare ricoperta

da un impermeabile color della mia matita.

Così ho ascoltato il vento cercare la pioggia.

La rincorreva oltre le cime bianche, tra i vicoli

dei borghi approssimati, lungo la piccola roggia

e i corsi d’acqua prorompente, sgorgante da

sorgenti ghiacciate, come le mie mani, limpida

come gli occhi di chi non teme d’esser giudicato.

La cercava, stanco di soffiare, farsi timida

pioggerella per potersi addormentare, con lei

che sapeva suonare come nessuno mai i tasti

del suo pianoforte e tradurli nel perdersi, magari

anche solo, nel seguire il volo con i suoi contrasti

di un uccellino, lento e poi veloce… lei che aveva

mani di cristalli, chicchi gelati, e cuore di zampilli,

delicati, come la notte e impetuosi come tempesta.

Perché ci si ama così, come tra corde di violoncelli

sfregate follemente, nel suono denso della tormenta.  

Come la disperazione di chi sa d’amarsi oggi e mai

più, di chi sa cos’è l’amore e non sa come fuggirne.

E la cercava inconsolabilmente, e miseramente assai

pregava di non incontrarla… perché ogni volta era

come morire: non ci si può amare nella disperazione

di una tormenta, no… ci si ama disperatamente, poi,

disperatamente si muore nell’adagio dell’esecuzione.

E' nel tiepido pomeriggio di una giornata tra nuvole

e sole, tra aurore e tramonti lenti, mai roventi…

forse è proprio così l’amore… lento… quel che resta

del vento e la pioggia non serve ad occhi noncuranti.

Occhi dimentichi con foglie turbate, stupite, giacciono

inermi nel palcoscenico di un letto umido

e disfatto, abbandonato in tutta fretta dopo la tempesta.

Già, l’amore no, è un valzer lento… si vive del brivido

di passeggiate sulla battigia, accarezzati dalle onde,

lente, o foglie d’autunno come giacigli nella limpidezza

di una notte stellata, lenta… minuti come ore, ore lente.

E margherite soffici che si aprono come una carezza

ai primi raggi di sole, così…. lentamente, mattine pigre

davanti a un caffè e macchie lievi di mascara sul cuscino.

E lentamente mi sfiori la mano, sorridi ai miei occhi, ti

ci riconosci, e io nei tuoi trasparenti, come d’un bambino.

Può la trasparenza di un lago eguagliare

la profondità di un mare in tempesta?

Un’esistenza divisa in dodici stanze in cui in occasioni

molteplici lasciamo qualcosa di noi, da ascoltare senza

chiedersi cos’è… lentamente… come la musica,

che è la traduzione sonora delle nostre pulsioni.

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Profilo Autore: Mirko D. Mastro  

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Il  gatto in questo momento

dorme quieto sul pavimento

 

Strano pensa il cane:

“E’ Pasqua non Natale”

 

L’umana parla, parla alla rinfusa

e il gatto dorme facendo le fusa

 

Il gatto sa di averla fatta grossa

il cane: “ Che abbia mangiato delle ossa?”

 

L’umana  la colomba sta cercando

“Perché il gatto sta scappando?”

 

Al cane viene un sospetto

e veloce guarda sotto al letto

 

Ecco dove l’ha portata

per quella vera l’ha scambiata!

 

Ora l’umana va fuori di testa

così si rovina una festa!

 

Che gatto dalla strana forma  mentale

ma gli voglio bene a Pasqua come Natale!

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Profilo Autore: Barbara  

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Una tempesta di vento 
ti ha portato via.
Una voragine di cupa malinconia, 
l'oro dei tuoi capelli è sbiadito. 
Il viso lucente e lo sguardo temerario 
si è incupito. 
Si è spento il tuo sorriso 
dolce e rassicurante 
in un solo interminabile istante. 
La tua anima, da una musica straziante 
è stata rapita, 
danza disarmante 
che ti ha tolto la vita.
La tua voce riecheggia 
ancor nel cuore 
calda, lieve e piena d'amore. 
Che tu splenda ancora una volta 
nella luce della pace e dell'armonia, 
cara amabile Maria.
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Profilo Autore: Arianna Mosconi  

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... in questa luce tiepida
si apprestano pazze e volteggiano

- Imprescindibile è per loro l'Infinito -
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Profilo Autore: sasha  

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Non dovrei più sognare il cielo.
Grigio, blu, curva o cerchio, esiste già.
Basterebbe solo volgergli lo sguardo,
catturarne l'infinito del momento
e prestarlo alle ore del mio giorno.

Non dovrei più sognare il mare.
Oceano, onda, nero o azzurro, esiste già.
Basterebbe solo andarlo a trovare,
catturarne l'orizzonte del momento
e prestarlo alle ore del mio giorno.

Si agita e si confonde, l'anima mia,
tra ciò che vorrebbe e ciò che ha.

A volte
ho immaginato sofferenza
mentre attorno avevo dolore.
Spesso
ho inseguito miraggi
mentre attorno avevo miracoli.
Sempre
ho trascritto emozioni
mentre addosso avevo brividi.
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Profilo Autore: Aurelio Zucchi  

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In una sera buia un raggio
  di luce m'ha accecato.
  Assorto nei miei pensieri,
mi prese per mano mostrandomi un
incantevole paesaggio.
  Ricopre da cima a valle un prato imbiancato,
  la neve soffice come schiuma richiama
  in me la tenerezza di un abbraccio.
Salendo sempre più mi ritrovo immerso
  nella limpida acqua verde-azzurra di due laghi,
specchi della mia insicurezza.
Uno ad uno mi riflettono un futuro roseo,
  gradevole come il cielo color pesca che mi sovrasta.


Ma la neve si scioglie e i riflessi dell'acqua si distorcono nelle onde.
La luce si affievolisce e la sera riprende il suo posto,
amara e scura come la Guinness che ho in mano.
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Profilo Autore: jeann  

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Parliamo di te
del mare di guai
che hai attraversato
e imperterrito 
hai galleggiato:

acqua alla gola
e hai imparato a nuotare.

Parliamo di te
di montagne scalate
vette raggiunte
impietrito
dal freddo e dal gelo,

eppur di frizione
il tuo calore, ha avuto ragione.

Parliamo di te,
del solitario
ritiratosi dal parco
per paura del bullo
per non subire oltre l'abuso;

ora grullo fa il trullo
non sa più trastullarsi.

Parliamo di te
del più bravo
creato apposta
per guardare
gli altri dall'alto:

sempre e comunque
altrove le colpe riposte.

Parliamo di te
... e di me
sai esisto anch'io
proviamo a carpirci
i segreti più stretti,

i nostri pregi, i nostri difetti
ci sarà da piangere ... forse

magari no.
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Profilo Autore: ING BOWLING  

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Prega
perché lui ti senta ,
prega
in quel dubbio che ostenta ,
accarezza un cuore che non crede,
con un filo di fiato divulga la tua fede,
prega
con tutto il tuo amore,
spera anche tu in un mondo migliore ,
piangi 
piangi pure,
pregando andranno via le paure,
prega
senza stancarti mai,
fallo con tutta la forza che hai,
Dio a nessuno si nega ,
lui c’è sempre ma tu…
Prega.
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Profilo Autore: GENNY CAIAZZO  

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Ci siamo chiesti la nitidezza
di gabbiani diurni, la mitezza di porte
arse alla sorte del sale


se l’impluvio siderale di rive
raschia inchiostri in ogive, si spengono
mappe, rinvengono e mute al riflesso. E i gesti?



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Profilo Autore: Rita Stanzione*   Sostenitrice del Club Poetico dal 18-07-2015

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Risultati immagini per farfalla in volo immagini

Vola piccola farfalla
libera nel cielo,
libera di respirare.
Apri le tue ali e sogna
il mondo adesso 
è solo tuo
visto da così in alto
anche se la tua vita è breve.
Vola piccola farfalla
che non sarai mai sola
ed hai l'aria come amica
ed i fiori.
Che Dio ti benedica.
Vola...
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Profilo Autore: RAFFAELLO CONCA  

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Quando mi sento morire e il mondo tace,

tu dammi la pace,

il cuore batte lento

aggredito da un tormento,

piangere non mi dispiace,

ma tu dammi la pace,

resta nelle mie attese,

lascia che siano doni e non pretese,

ascolta nelle preghiere le cose che vorrei,

sento il tuo abbraccio lo so che ci sei,

guardo quella lapide dove la mia paura giace,

tremo,crollo ma tu dammi la pace,

vorrei raggiungerti ma trovo chiuse le porte,

magari sbaglio a non sentirmi forte,

la sensibilità che ho proprio non mi piace,

spegni tutte le guerre dacci la pace.

 

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Profilo Autore: GENNY CAIAZZO  

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Stavano iniziando a maturare

le nozioni apprese dalla vita

quando il suo più limpido frutto

bussò inaspettato alla mia porta.

Mio figlio prese forma nel mondo

come un angelo dal sorriso smagliante

impazzirono tutti appena lo videro,

per gli occhi blu e il peso abbondante.

Un miracolo tra gli illustri dottori,

benché con sobrietà esplicita

in coro ne dichiararono la morte

mesi prima della sua nascita.

E’ un sogno, qualcuno disse

di baci e fiori fummo circondati

con mia moglie, allora fidanzata

portammo a casa quel bambolotto

guardandomi negli occhi esclamó:

“La lunga avventura è cominciata”.

“Silenzio, demoni dell’inferno,

avete le sembianze dei miei cari!

con sguardi indulgenti vi burlate di me

siete frutti marci dentro i pensieri”.

Quando crebbe e fu portato all’asilo

gli occhi brillavano come l’oceano,

sotto il sole di mezzogiorno!

le bambine arrossivano al suo passaggio

simili al cielo durante un tramonto

senza nuvole come contorno.

Quante soddisfazioni piccino mio

ricordo il periodo di prima elementare

alla recita correvi, vestito di verde

come l’eterno giovane nelle sue avventure.

“Basta parlare, non siete reali…

spettri invidiosi, penetrano nell’anima

vi dico che era un incanto alle medie

sempre più in alto alle superiori

e dopo all’università, i suoi compagni

lo congedarono con dolci melodie”.

Ecco l’uomo che sei diventato...

”Moglie adorata, amore fedele
ti burli di me in questa maniera?

governi celata, l’ insieme di voci

…parlavo del nostro bambino

e della sua illustre carriera”.

Quale colpa potrei avere io

se sono anziano e guardo al passato,

appena resuscita la malinconia!

venero mio figlio dal suo primo respiro

la gente insiste sottolineando

che è solo l’esito della mia follia.


Questa follia è l’unica cosa reale

mi dispiace tesoro, sono commossa

… tutti quanti, sono commossi...

Io reagii diversamente davanti al fato

provammo a dirtelo, sempre insistenti

quel bamboccio era fatto di gomma

perché non accetti caro marito?

il nostro bambino è nato morto!

Hai creato un immane percorso

dietro il fantasma di un pargolo inesistente

fin dal momento della cattiva notizia

apristi un varco nella tua mente.

Sono arrabbiata, povero idiota

la collera dilania lo stomaco

per nove mesi l’ho tenuto in grembo

sentii i suoi battiti, i gomiti pungenti

ma tu vuoi far credere…

che sei stato l’unico ad amare il mio bimbo?

Più che collera, forse è frustrazione!

No, non è frustrazione, è amarezza

Ma che dico, vaneggio come te adesso

quello che provo si chiama invidia,

sono gelosa del mondo in cui vivi

dove la vita abbraccia il successo.

L’hai visto crescere nelle sue tappe,

allora mi crogiolo nel dilemma

di aver fatto qualcosa di ingiusto

quaranta: sono gli anni passati

stai alla grande ma di lui non so niente,

come va, adesso che è adulto?

Ho convissuto con un cuore a metà

una parte era con te, l’altra era razionale

e appena mi rifletto allo specchio

perdo il viso austero della morale.

Sono in bilico amore mio,

tu forse hai avuto più fortuna

la tua convinzione ti fa respirare!

(Peter Pan, la recita e gli occhi blu)

trasmetti a me un po’ di fantasia…

quel che serve per non impazzire.

Come un angelo custode

vi guardo dall’alto

ma riuscirai un giorno a fuggire

dai meandri del tuo labirinto?

mio figlio ti porta a passeggio

ormai forse è meglio così!

io invece attendo in disparte

quell’inafferrabile amore perduto.



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Profilo Autore: jostance  

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Il groppo teso delle nuvole
m’accompagna
poi recede nella bussola di baci.
A raccoglierli, si trascinano in insonnia.
Sono gocce: una e quante
e poche -polverizzati sorsi-
I mesi caldi i mesi freddi,
tutto addosso.
Le tre di notte nelle foglie appese
in sintassi di membrane
in casa cieca
alle tre di notte correre
perché sia presto giorno
perché s’impasti la memoria
al più vicino acronimo
gridato piano, riaffiorante.
Vorrei tastare nella luce questo amore
innaffiare il fiore.


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Profilo Autore: Rita Stanzione*   Sostenitrice del Club Poetico dal 18-07-2015

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Povera Maria troppo spesso

impolverata, il padre tuo

Gioacchino svigorito mentre ancora

aveva da mungere prima della cena, 

non poteva immaginare.

E a madre Anna madida di sudore

non era dato sperare tanto,

mentre raccoglieva sorgo e avena.

Ma saranno infruttuose

le tue preghiere

per le nostre anime polverulente

di impenitenti

peccatori

quando, giunta la Pasqua,

ci rinverrai pregni di uova dal

peso di trenta denari, e colombe

imprigionate tra gli smartphone,

o in bioccoli di variegati colori.

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Profilo Autore: Mirko D. Mastro  

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