sfarfallandosi lenta
tra fiori di limoni
bianchi come gigli
e ruggine abrasa
dagli stantii cimieri
con vezzose criniere
a sventolare indarno
sulle pozze d’argento.
Non senti anche tu
che cambiano d’intorno
l’aria e il cielo?
A Marco Vannini!
da percorrer insieme a lei..sognasti!
nella noia assoluta
alla ricerca di emozioni
una società decaduta.
Non esiste rispetto
non c'è comprensione
il più debole è un trofeo
da mostra su un pennone.
Tristezza profonda,
in un profondo buco
aridità di sentimenti
dentro solo vuoto.
Nessuno vuol sentire,
si è troppo indaffarati
a vivere vite frenetiche
i consigli sono rimandati.
Ma dove si vuole arrivare
se il nulla è sempre più forte
rallentiamo un minuto,
sperando che il buon senso
diventi una roccaforte.
in viaggio per la pace.
Il treno di poche carrozze.
I posti in piedi eran tanti.
Si contesero i viaggiatori
i pochi spazi vacanti.
Dalle minacce verbali
agli oltraggi ignominiosi.
Quasi tutti persero i sensi.
I due amici restarono
sani e svegli.
Il locomotore marciava
senza manovratore.
Qualche mano anonima
aveva sganciato
tutte le carrozze.
La stazione PACE
attende invano
l'arrivo di quel convoglio.
Di spalle, mi attorciglio un boccolo
Non importa
Non m’importa di altri,
non mi importa neanche della gente,
dei giudizi,
delle stupide sentenze;
per la verità,
non mi piace questa società,
neanche un po’;
non mi piace questa mentalità
imperante,
l’imbecillità costante,
tutta italiana,
fatta di ipocrisie,
di abitudine al peggio,
di rassegnazione
per tutto
di sopportazione
dell’idiozia,
dell’ingiustizia,
della meschinità;
non mi piace,
chi si stordisce,
di pubblicità,
e si ubriaca di falsi miti,
per dimenticare il peggio;
non mi piace niente di questo paese,
né delle sue regole;
vivo fregandomene,
e cercando libertà,
per me,
le mie idee,
le mie esigenze,
la mia voglia di
volare libero come artista;
libertà.
Ti penso che ci posso fare
Non sono riuscito a dimenticare,
tra le strade della notte ti cerco e ti chiamo
vago senza una meta mentre urlo che ti amo,
piove a dirotto sul mio sottile dolore
aspetto un tuo segnale soffocando il rancore,
seduto su una panchina colmo di tristezza
aspetto che la tua mano mi regali una carezza,
ti penso mentre piango e mi vergogno
di arrendermi all’idea che di te ho bisogno,
col tuo modo di amare così povero e indecente
mi manchi lo stesso non ci posso fare niente,
è strano l’amore non lo riesco a capire
perché dobbiamo amare chi ci fa solo soffrire,
nel mondo della notte a te mi sento legato
mi dimentico di tutto e sono sempre innamorato,
maledetta notte che tiene vivo questo amore
che spegne la ragione e accende solo il cuore,
purtroppo è così che ci posso fare
è colpa della notte se ti continuo ad amare .
Volerò via.
Lontano dalla
bocca del fiore e
dalla suggestione
della memoria,
mi poserò
come
una virgola
fra un capriccio
e il suo rimprovero.
Sarò la bolla di sapone
che si schiuderà dalle mani,
che si librerà nel cielo azzurro
per sublimare come lacrima.
Non c’è embrione né vita
nella chimica
dei ricordi,
solo
tracce
di sgomento
e qualche macchia
di felicità momentanea.
Tu fai pure finta di non
essere mai esistita,
che io preferisco
la stravagante
idea
d’esser
da sempre
un pensiero non detto:
l’eternità che si culla
nel confortante
abbraccio
del suo
oblio.
La nostra immaginazione ingrandisce così tanto il tempo presente, che facciamo dell’eternità un niente, e del niente un’eternità.
(Blaise Pascal)
Di questi tempi col fiato corto che tirano
avanti tra gli stenti in qualche maniera
ringrazio il cielo, con gli occhi stropicciati
che seguono il naso nella zuppa quando è sera,
di avere un lavoro e di avere te accanto.
Mi destano le tue parole che spogliandosi nude
trattengono il respiro, come quando da bambino
al torrente bevevo dalle sue acque crude.
Rammendi i cenci delle mie ansie respirandomi
sulla la tua pelle con il suo tepore,
lasciandomi col fiato corto e l’anima
tracimante dopo aver fatto l’amore.
Ogni giorno ringrazio il cielo di avere un lavoro,
ma se tu non dovessi esserci di ritorno la sera
dietro le lacrime stropicciate sentirai a stento
salire dai cenci, tra le pezze, la mia preghiera.
passo insicuro a trovare la strada
che mi riporti al non confondermi
dentro la nebbia che gli occhi mi colma.
Guardo all'indietro stanco ma fiero,
spulcio i momenti di appagamento
e li catturo, li stringo e costringo
a scivolare nel tempo dell’oggi.
Lontano dall'ovattato silenzio
quanto rumore staranno facendo
onde al rinnovo menando scogliere;
quale concerto staranno allestendo
per farsi udire da chi sta pensando
al modo adatto a non essere stagno,
acqua nell'acqua che ferma rimane
mentre ha bisogno di rigenerarsi?
Lassù, mia fortuna, azzurro risponde
ancora scarso, ma intanto si vede
come una macchia che nuvole spiazza
per inghiottire residue tristezze.
odora di poesia.
Perfetta armonia
si immerge
in labirinto celestiale.
Sublimi parole,
sorrette da coro eterogeneo
di voci
bianche e mature.
Spiegano
le ali della fantasia.
Passaggi ritmati,
uniti
a poderosi strumenti
di accompagnamento,
rendono
musicalità soave-
andrà tutto bene,
a vivere giorno per giorno.
Tutto finisce e voi
siete andati anche oltre.
Fino in fondo direi.
Col tempo capirai:
non c'è mai una ragione.
Si sbaglia, si distrugge
e finisce l'amore.
Qualcuno si salva
qualcuno purtoppo
resta indietro.











