
I suoi capelli raccolti come un fiore,

Quel foglio con righe scritte a mano,
un ricordo antico.
Lettere scritte piene di amore,
frasi piene di sentimenti veri.
Bei tempi,
righe colme di passione di sensazioni delicate.
Quelle lettere uno scambio fitto di parole,
che toccavano l'anima arrivavano dritte al cuore.
Ora sono lì in quel cassetto,
come in uno scrigno di ricordi
e la carta è un po' ingiallita.
Ma quelle parole sono ancora nel cuore,
quelle sensazioni ancora vivono dentro di noi.
Lettere un sapore un'antica emozione,
che teniamo ancora con noi.
presi all’improvviso
oppure, ormai finiti
trasportati in quel cielo
che spesso ci appare buio, freddo
o altre volte azzurro, gonfio di luce ma
… lontano, infinito…
e loro, lì
a vivere un’altra vita
- quella migliore -
Noi, ognuno dal nostro inferno
occupando un mondo ingannevole
compassionevole
ci consumiamo nel dolore
nell’abbandono, nella mancanza
immaginandoli piangenti
E se ci avessero raccontato frottole, sulla vita
ed invece fosse tutto l’opposto
e i morti siamo noi (?)
Muove deciso dall'esterno verso l'interno
tu non la conosci
io non l'ho mai vissuta.

Dal Web
Ho un alterco col telefono,
così tutto il giorno.
Lo aborro, e forse esecro anche
le lasagne bruciate nel forno.
Per telefonarti le ho obliate,
e ho un terribile mal di schiena.
Mio malgrado chiamerò il ristorante
e ti porterò fuori a cena.
Appena arrivi… sono lasso
e vorrei tanto librarmi di primo mattino
da tutti quei tuoi concetti pudici,
da te che hai bisogno di qualcuno vicino.
Quel qualcuno non al pari mio dissoluto
che non provi acredine per l’abbottonatura
del tuo reggiseno a me inviso quanto
a te astrusa nei miei versi la scapigliatura.
Dici che sono troppo precipitoso, ma
gradirei quasi mi reputassi una figura lappola.
Se solo immaginassi il mio livore verso
i tuoi sms, antitetici a qualsivoglia mia epistolaincapaci di premere il freno
a raccontarci i nostri silenzi
senza mai guardaci.
Alle volte interrogo il soffitto,
ti manco? Ti manco mai?
Tu non rispondi mai
perché, io, non ho il coraggio
di farle quelle domande,
di ricucire quei vasti varchi fra noi.
Vorrei aggiustare l'atrio del cuore
che ho lasciato distruggere
dalle tue parole vuote e superficiali.
Ti penso sempre,
e se non sei un pensiero constante,
resti una scintilla inesplosa nella sera.
Uno accanto all'altro,
giurandoci fedeli promesse
che verranno spazzate via
dalle nostre - le mie - bianche sporche bugie.
Alle volte mi ritrovo sdraiata
fra le pieghe delle mattonelle
e penso a tutte le cose che vorrei
dire, sussurrare di notte,
strillare a pieni polmoni
a te, che non mi ascolti mai.
E penso che mi manchi talmente tanto
che ti odio solo i fine settimana.
Ti voglio bene,
lo sussurro sempre in punta di piedi
nell'incavo del tuo collo.
Ti voglio bene,
lo sussurro così ti sforzi per sentirmi,
così ti ricordi che ci sono anch'io
fra le sfumature di blu
in cui affondo senza riuscire a salvarmi.
Vorrei mormorare che mi manchi,
ma è sabato, così rinuncio alle carezze
per vecchi, dimenticati ed uggiosi rancori.
Tu mi vuoi bene?
Tarda la sera ad arrivare
il tempo scorre lento
di un ticchettio monotono
pesante e quasi macilento.
Gli ultimi raggi del sole
s'accostano a baciar la terra,che,
ingorda amante
nel tempo di un istante,
lo fa suo per sempre,
e silenziose ombre
s'apprestano ad allungar le dita ai rami.
Sembra d'inchiostro la sera,
che scrive con livide nubi
del giorno passato i pensieri,
e i sogni del tempo ormai andato.
S'appresta la notte, e tu dormi
tra ciglia socchiuse e ricordi,
sussurri parole lontane
e dici che ancora mi ami.
Lo scantinato trasuda
buio e silenzio.
Ogni cosa sepolta
giace quasi dimenticata
Credo adesso potrei trovarvi
anche qualche resto di noi,
del tempo buttato via
come un vecchio vestito lacero
indossato poco e male
e il vino imbevibile di una bottiglia
che non può donare
nemmeno una finta allegria,
su uno scaffale assediato
dalle ragnatele
nel lavoro annoiato e preciso
di chi le ha tessute.
Solo pochi metri più in là
qualche brandello di cuore.
Appartato...
radice divento,
s'insinuano nel ventre per essere seme,
i miei arti, rami protesi,
chiamano la pioggia,
e scorre la linfa, sangue verde.
Madre degli alberi,
t'innalzi al cielo e aspetti il vento
che porta all'anima mormorii e promesse.
Sorriso caldo del sole
fa nascere il tuo abito di foglie nuove.
Ora occhi più non vedono dentro al cuore
s'ode un canto in lontananza,
frullo d'ali, ora diventi rifugio.
che non lascia fuggire
dissonante invito
il tuo...
di rondini e versi
nel tempo mercante
che disperde respiri
di sacerdotesse
dalle rose recise
Beatificato
il confine di Maggio
altare
di voci e visioni
se
nel bianco assopito
resta un oltraggio
sentirne il destino !

Si dice che l'abito non fa il monaco,
dove regna l'omertà,
che non è tutto oro quel che luccica,
e il cieco prende una svista,
Per te che parli
dell’universo maschile
da donna acerba,
e per te che la spalleggi
sugli uomini, da
adorabile donna in erba.
Per te che stasera
non hai voglia
del solito caffè shakerato,
e per te che sentenzi che il maschio
abbia altro al posto del cervello.
E lo fai tutto d’un fiato.
Io che nel fervore di una donna riesco
comunque a vedere due occhi dolci,
ironicamente forte della mia veneranda età,
rovino tutto con te donna imputandoti
di averti dato affetto incondizionato: non
riesco a dirti amore… ma solo mezze verità.
svegliarmi e doverti lasciare andare,
non era il mondo che chiedevo.
Ti volevo il giorno,
camminare con i tuoi baci
e le guance sporche di rossetto,
ridere con te per ogni cosa,
un abbraccio al profumo di rosa.
E finalmente ci sono anche io
Il tempo di una sigaretta











