che silente t'accingi ad orlar di bianchi merletti foglie e rami,
in ogni dove t'adagi vai sfoggiando candidi ricami.
Tacciono le voci e divengon ammaliati gli sguardi,
intanto che con penne di cigno a disegnar t'attardi.
Fiocchi color latte in cielo s'accoppiano rapidamente,
e tu come copiosa bambagia t'adagi al suolo dolcemente.
Affondano i piedi nelle nuvole bianche e noi senz'ali,
ci par di star fra gli angeli a cantar inni corali.
Alberi e fiori irrigidiscono lo stelo
mentre di zucchero vesti l'arancio e il melo.
Eppur sotto il freddo gelo un caldo animo ribolle
e un fuocherello mite s'affretta a spalar zolle.
Fredda non sei, ma dai gioia e calore,
se con manti bianchi ovunque spandi chiarore.
Tutto ricopri e ci par lieve il dolore,
quando ci abbagli col tuo latteo bagliore.
Ma brividi nei corpi vanno a ricercar tepore
e così anche tu ti dissolvi insieme ai tormenti...
come fa la neve al sole...
spesso perdendomi in labirinti di finte speranze,
che mi facevano sprofondare nel mare delle incertezze.
Fortunatamente qualche boa mi è venuta incontro
per salvarmi la vita, indicandomi la via da seguire,
nonostante che, di primo acchito,
mi sembrasse impraticabile
la strada che si frapponeva dinanzi,
tuttavia conduceva a una futura meta,
facendo così perseverare la rincorsa
nel cercare tracce del mio futuro.
Quante vite dovrò vivere ed esperienze fare,
essere sterpaglia e fuoco che brucia la carne,
deserto o mare di sabbia che si sposta nel tempo,
coprendo il passato, oscurandolo ai posteri
e, in certe occasioni, anche a me stesso.
Vil non sarò mai nel pensiero,
seppur mi sia, talune volte, ubriacato di parole,
in compagnia della cattiva sorte.
Continuo a scansare i manichini
che i commercianti del tempo
vogliono far animare con la mia anima.
Lascio scorrere i miei passi come l’acqua d’un fiume,
che si va a riversare nella curiosità,
quella di voler conoscere e sapere
se il futuro è solo un messaggero
o l’approdo a un eterno e intenso piacere.
“Supererò le correnti gravitazionali, lo spazio e la luce per non farti invecchiare. E guarirai da tutte le malattie, perché sei un essere speciale, e io, avrò cura di te.”
(Franco Battiato)
Al di là
di come appari,
sei amorevolmente smisurata,
infiammabile come una mente monogama,
emozionalmente infatuata, attratta, attaccata:
non come me, ma come chi è già stato
dall’altra parte del guado.
Sei l’amore più vero,
quello dell’attimo
che precede
il bacio,
quello
senza interessi,
quello dei grandi piaceri
e quello dei grandi dolori.
Saremo per sempre
estremamente
vicini,
sazi
di sogni
e di ricordi.
Realmente
davvero
molto
molto lontani
dai nostri opposti
e da tutte le avversità
del vivere terreno:
dal superfluo.
“Se Orfeo non si fosse girato, se Psiche non avesse tentato di conoscere, allora noi non avremmo creduto alla forza del loro amore.”
(Apuleio)
L’amore non esiste è solo chimica
evitavo le tue carezze mentre te ne rubavo cento
ti ho allontanato negli abbracci mentre senza sarei morta di freddo
L’amore non esiste esisti solo tu
cercavo il pensiero tra i tuoi baci disordinati
mi suonavi melodie e usavi il mio cuore come metronomo
Te lo ripeto l’amore non esiste
senza di te non era mancanza ma la pausa ad un’abitudine
la notte ti chiamavo perché ho paura del buio
Io all’amore non ci credo non esiste
non ci siamo lasciati non siamo mai stati veramente insieme
l’emozioni del prima sono fagocitate dal dopo
L’amore è solo attrazione fisica mischiata a consuetudine
Ho urlato tanto che se fosse esistito l’amore
sarebbe tornato indietro solo per non sentirmi piangere.
un amore improvvisato
ha dato luce ai tuoi pensieri
erano lì pronti ad aspettarti
che tu, li portassi tra le braccia
e trattenuti nel cuore di un lamento
lungo quanto una vita che sognavi
Restò, in un lento respiro, mentre accordavi
una chitarra rotta senza corde e parodie
Ti chiedi se conveniva lasciarlo vuoto
su ali di carta stropicciata che vagasse
sperduta sulle nuvole dove la nebbia nasconde
ogni traccia e la dissolve dove inizia la notte
dell'infinito.
Con te, veglio il tuo sonno
o tu vegli il mio –in queste notti
d’inverno- ti parlo, ti chiamo,
mi sussurri ti amo con un soffio
di voce a luce spenta. Il graffio
del dolore è eco di un nodo lontano,
interrotta, la rotta del fato: lotti
contro l’onda proprio sul fare del giorno.
So dell’attraversarci
a fittone che spoglia la gola
la spoglia nuda e ripete sul labbro.
S’arrampica all’acqua, la piega.
E cos’altro?
se ti bevo il pensiero
dopo tutto
mi fai valle e riscendi.
Perdo argini e tu sei
dove spingo il fondo di me.
Apri ancora, spazio.
Tua cugina sai cosa mi
ha detto? … di rinunciare a te
anche se ci vede bene insieme.
Ma glielo spieghi tu
all’ omino che scalcia e batte
i pugni contro il cuore, e preme
sul torace?! …certo che staremmo
bene insieme se in moto evitassi
le scarpe bianche col tacco.
Si dice che nulla è perduto finchè
si hanno frecce al proprio arco:
il mio l’ho già riposto in un sacco
di quelli neri
che vengono a prendere
davanti casa ogni mattina,
o che si dimenticano
sotto la polvere
in una cantina.
A tua cugina sai che ho detto?
… che rinunciare a te è difficile
non perché ti voglio bene.
E di rubare per me il tuo pigiama,
così da prolungare l’abitudine
del nostro stare assieme.
Ecco perché è tanto
difficile, e chissà
come sarà domattina…
ma se parlare serve
a farti rimanere, sai cosa
mi ha detto tua cugina?
Volevo perdere la scommessa,
mia madre non rispondeva più al telefono,
la notte se l’era presa in sua compagnia,
son rimasto da solo a vivere una vita tutta mia.
Perché il tempo non mi lascia in pace?
Non ricordo la sua voce di quando mi ha detto addio,
in tasca avevo pochi centesimi per sognare,
volevo comprare un biglietto per farla tornare.
Ho lasciato le lacrime nella vecchia casa vuota,
dove la polvere copriva ogni cosa,
non volevo mollare per dirle che è sempre nel mio cuore,
ma ora son soltanto inutili parole.
Zitto guardo una sua foto,
era giovane e io non ancora nato,
di lei mi rimangono solo tanti ricordi
e il profumo della sua pelle che mi porto addosso.
Il silenzio mi fa compagnia, non ho più nulla da dire
e al telefono lei più non mi risponde,
con pochi centesimi non compro niente
nemmeno un biglietto per andare in Paradiso a trovarla.
E con le tue parole
i tuoi consigli
che si riprende il volo
nei momenti di difficoltà.
Sei come un Arcobaleno
infondi luce e colore.
sei Decisamente testardo
ma anche dolce.
La tua ricchezza interiore
è molto preziosa.
Sei sempre
orgogliosamente te STESSO,
sei infinito
come il cielo
fra le nuvole.
Parlare e confrontarsi con te
è un viaggio immenso.
Vorrei
che i tuoi desideri
prendessero la forma che tu vuoi.
Si sente
si percepisce la tua amicizia
si sente chiaramente.
Certe cose si riconoscono
e non si dimenticano.
Se smarrisci la strada
trovi sempre
un buon motivo per ritrovarla.
BUON COMPLEANNO.
briciole e cornici
sul piatto argento
del grammofono
la stessa propaganda,
la bussola mira
l'indice e la luna
ancora storta sulla bocca
dei babbei.
Scarponi androidi
nei cortei
in retromarcia verso
il sale iodato,
i capi stirati in panciolle
soffiano bolle
dal petto gonfio
di farfalle,ambasce bagasce.
La procedura
non ammette errore,
alcuno,
tranne il loro bel
bastone da reality
vestiti a squadre tutti neri
contro i neri
e un flessibile da idraulico nel
Un tempo quanto più lontano
lieve, spinto dal pulviscolo
già desio di cielo lento
di voce
lungo crinali aperti della pietra.
Un tempo d’agavi al fiorire
di là dai muri
coro di erosioni, detriti
radunati al bianco
segreto vuoto dell’esistente
di viaggio, di mimesi.
Nuvole leggere,
Dove il volo è sospeso.
Piccoli tratti, linee senza un perché,
Scrivono destino e storie,
Scrivono di te, del tuo arrivo.
Che lento avrebbe cambiato
Parte del mio selciato.
Illuminato a giorno come sole d'agosto,
Sorriso contagioso che cancella il buio.
Cancella ...la mia parte nascosta
Fatta di ali nere e frammenti rotti.
Hai esposto al sole la mia pelle bianca
Senza alcuna protezione, tra i raggi
Si colora ma può anche bruciare,
Correrò il rischio, sotto il tuo sole.
Aspettando l'arrivo di baci e carezze
Aspettando le tue certezze che tranquille
Ancora non sono giunte.
Imparerò a conoscere il tuo sguardo,
Che a volte s'imbeve,
Amerò come candida neve.












