
Quel soffio di vento
che unì le nostre essenze
con una melodia di canto primordiale
percorrendo il canyon della nostra pelle
allacciò le mostre vite
congiungendole
in amalgama di pensieri e d’intenti
in cui sole e nuvole
furono la nostra scrittura
mentre le nostre voci
divennero stretto nodo
emanante vibrazioni
scaturite da profondità inesplorate
da cui ancora fuoriescono emozioni
ad un ritmo
che si rispecchia nelle nostre iridi.
Noi due sotto la rima aulica del cielo
navigando tra le rive delle nostre braccia.
Quando in noi il tutto si fa plumbeo
se il suono di un vento
non coglie calore
per dartelo
per non farti gelare
il sangue quando
il silenzio si fa sentire
che non vuole proprio
saperne di renderti felice
come una fiammella delicata
che desidera essere alimentata
per restare a lungo accesa
sforzandosi di scaldarti
finchè non ha finito di bruciare
quella piccola sopravvivenza
legata ad un piccolo moccolo
Se me l'avessero narrato
di una notte insonne
di questi occhi sconosciuti
che mi avrebbero inondato l'anima di fiori
e raggiunta alla foce del desiderio
se mi avessero raccontato questa favola e i suoi intenti
la sua morale indistinta
il suo corpo e la stola con cui mi ricopre
tela e fondo di un cobalto immemore
non avrei creduto al suo nero sfondo
occhi che di madreperla mi vestono
e m'intonano i loro segreti
nella benedizione della carne e dei seni
perpetuo moto del tuo corpo nel mio
in cerca dell’ignoto e dei suoi segni,
del brodo dell’origine, dell’argine celeste,
della lettura telepatica dell’anima
nella distensione dei sensi. E i quadrati
dei cateti uguali a quello dell’ipotenusa,
-geometrie triangolari a rischio implosione-
i lati della realtà, ogni nucleo è denso
prima della sottrazione d’energia. Corpi
a contatto come torce, l’incandescenza
è il reato, la macchia sullo stato di quiete.
Perché chi ha sete deve bere alla fonte
dell’acqua del piacere, delle sere nel peccato
della trasparenza, fuochi che cambiano colore
all’esistenza, giochi d’amore nella vasca
con l’acqua ad amplificare le vibrazioni della pelle.
E stelle sul cruscotto del cielo, anni luce
distanti da ogni palpito, eternità in un bagliore.
le iridi illuminate splendono
ed il sogno cambia loro il colore.
Strati di cielo su cui invento stelle cangianti
per sopravvivere all'oscurità
matrice d'ogni inquietudine
mentre i ricordi son onde di un antico oceano
che tornano flusso impetuoso nel cuore
e mi naufraga - la pioggia - sulle labbra
contratte, dispiaciute.
I sogni sono solo macchie abbozzate
ellissi imperfette come carezze negate
Ricordi - solo ricordi !
Vento solo vento
- nel nostro mondo- di sopra;
- l'incanto è rotto...ma la memoria reclama!
Sulle valli assolate,
Tintinnii di foglie gialle
Suonano melodie.
Strappi di cielo
Tra nuvole amare.
Continua il viaggio della stagione,
Arrossata da sentimenti e cuore.
Sotto il vento che scende a valle
Carico d'odore di legno e parole
C'è una dolce nostalgia
A far spazio nel cuore.
A creare pertugi dove lacrime
Ancora da versare si nascondono.
Ora, la mente riposa
Circondata da assolvenza di nebbia
Che piano sale.
nei miei discorsi confusi
e scuoti la testa
abbozzando un sorriso.
Mi piace mio figlio
che cammina nel mondo
senza chiedermi niente.
Mi piace il mio gatto,
la mattina del sabato
e il venerdì sera.
Mi piacciono le luci
ora che viene Natale.
Mi piace la fame
mi piace la sete,
mi piace l'amore
e l'amore che dona la vita.
Ed infine mi piace
la gente a cui poco interessa
quello che penso e che scrivo
perchè il mondo
non aspetta nessuno e prosegue.
Ecco mi piace
che il mondo prosegua.

Non conto le stelle stanotte
sono stanca di sentirmi osservata
quegli occhi leggono l’anima.
Chiudo spiragli di luce
fuori dalle palpebre
lascio che s’appendano agli uggiosi pensieri,
parassiti che succhiano vita
in ossessivi amplessi.
Non partoriranno nel mio spazio
vagheranno nel nulla
mostrando talenti ai grigi crateri.
Nuovi universi
blaterano fuori dal coro
depositando alienanti pensieri.
Il tuo guanciale deserto
al petto stringerò,
nel conforto dell’oscurità
testimone del dolore
la clessidra filtrerà il tempo.
Granelli di sabbia gratteranno orbite
nell’intermittenza tra disagi miagolanti,
nude fessure sbirciano con occhi sgranati
il lento scivolar delle ore.
Nelle notti di perenne disagio
il coraggio ha radici profonde.
Sopra di te in poco spazio
c'è un po' di terra mossa
un portafiori di cristallo
pieno di acqua fresca
con una rosa rossa.
Dentro di me di te resta
la tua presenza fissa
e la voce scolpita
la passione per le rose
e per la pesca.
Ah!Se tu vedessi amico mio
la rosa rossa qui sopra!...
un nostro sogno che avevamo scritto insieme,
le parole che non ti ho detto,
un fiore rosso di rimpianto.
Ti ho portato un sorriso,
vorrei tanto che lo vedessi,
ha ancora intriso il profumo del tuo ultimo bacio,
mentre con le mani ti rubavo le lacrime.
Ti ho portato la mia anima,
lascia che si unisca alla tua,
il cielo è l’aspettativa dei desideri,
li congiunge con chi vive sulla Terra.
Oggi ti ho portato una preghiera
tra queste lapidi bianche,
forse potranno sembrare solo inutili parole,
ma te le porgo con la speranza
che un giorno possano farci di nuovo incontrare.
mentre bevo la linfa
che scorre nelle vene.
Ha un sapore nero
il bianco candore della morte.
Ha un vestito scuro il manto che avvolge la luce.
Ha suono stridulo l'amore per la fine.
Dopo me il nulla sarà.
Non volti, non sguardi rivolti,
disinvolti,
sconvolti.
Non guarderà alcuno al sacello,
sfracello
del corpo,
disgusto mortale,
banale,
sacrale,
eppur normale.
Leggerà fra altri il ricordo
contorto,
immaginifico e immaginario
immaginato e dimenticato.
Tempo d'angusto essere,
essere angusto non tempra,
non costringe,
eppur costretto in forma non voluta,
desiderata,
agognata,
ripudiata,
odiata,
amata.
Or discerni tu al di là
senza soluzione,
tocchi, non percependo.
Non sai,
mai saprai.
Spengi un lume per me,
spengilo e sfoglia il libro dei sapienti
fallo per me
ancora una volta,
ancora e ancora
finché non darà il giudizio suo.
infinite emozioni,
infinite vibrazioni.
Due occhi profondi ti rapiscono,
ti fanno viaggiare,
ti fanno sognare.
Nell' attimo in cui
si specchiano con i tuoi,
una nuova carezza
ti cattura,
ti conquista,
ti fa ballare.
Diventa..
vibrazione d' amore.
in ginocchio scusa,
per essere nato.
Che vuoi farci,
un caso predestinato.
Noie e fastidi:
dalla culla prorompevano
vitali vagiti.
E turbavano il tuo sonno.
Il sonno del giusto.
Il piccoletto cresceva
e si ammalava.
Imparava a camminare
e giocava.
Quante cose osava!
Avrebbe dovuto
stare chiuso nel grembo.
Nove mesi di burrasca;
poi un posto fisso
in fondo al limbo.
Il vagito
è idioma forte e comprensibile.
Non esige acqua o latte.
Urla senza ritegno
alla tua innata perfidia.
Non è la bellezza













