Se scopre il sesso e non mostra metafore?
Ecco, la bella di notte si strofina sui gerani
trasmette peste a stami innocenti
Troppo sapere incombe nelle strade
la conoscenza abita i soliloqui dei terrazzi
Recita l’assalto ai valori- c’è mai stata una scorta efficace?-
L’estate in fondo è un alibi per mostrare la lingua dell’universo
Magma che ribolle in corolle bianche di stramonio
Aspettate che sia novembre per le sue esequie
Adesso però non avvicinatevi ai fumi bianchi
In questo tempo non è necessario nascere
si è canto di gabbiano in un becco d’ usignolo
la luce che trabocca dai tombini
traduce volontà oscure
in bagno d'aria, ove arde triste il pianto
d’ultimo raggio torvo che ti desta
e si nasconde. Sulla mano ranto-
lo estatico di un cenno soffocato.
Pulsano vene al collo perché s'oda
il tremito lontano - un verso lato -
come mozzata s'agita una coda.
Di là s’attende in fremito la terra
e frana che disciolga l’oasi al nulla.
Ma tutto è lento andare e appena un fiato
dichiara a lunga notte la sua guerra
ogni legaccio sradica alla culla
e dà sollievo al sangue del dannato.
Adagiato sul gelido riflesso delle onde
Un uomo di sabbia rideva
Rideva,rideva,rideva
Rideva delle onde
Impegnate a cercare la terra
Ignoranti della loro fine
Rideva del cielo altezzoso e narcisista
Impegnato ad ammirare la sua assenza
Nel suo schiumoso specchio
Rideva delle montagne e dei grattacieli
Impegnati a farsi la gara
A chi raggiunge per primo la nuvole
Per poi annoiarsi del cielo
E scomparire nel vento
Rideva della tecnologia
Che prende l'anima
La comprime
E la condivide
Rideva della luna, dei tuoni,delle stelle
Impegnati a cercare di essere osservati
Infantili bagliori, soli nella notte
In cerca di compassione
Rideva della vita
Simile alle onde
Noiosa e ripetitiva
Rideva della morte
Simile agli scogli
Che rendono poetiche le onde
Rideva dell'uomo
Indeciso e indaffarato
Subdolo e distratto
Inutile e dimenticato
Rideva di se stesso
Metafora giocosa dell'umanità
Manciata di sabbia
Affogando nel mare
Neanche
un pesce corto
in questa lunga notte
per attenuare la mia noia.
Niente vento, niente rumore,
solo il cauto frinire del piombo
sul fondale di sabbia
e l'improvvisa
bestemmia
dell'uomo coi baffi.
Lui ci vive qui nel mare,
come l'angoscia nel cuore,
come lo stupore negli occhi;
ed io mi sento un estraneo
in questo quadretto
di vita altrui.
Sono
molto
più imperfetto io
delle mille mosche
che fanno inveire
quel povero
vecchio
si muovono sul nostro corpo esplorandolo,
in attesa di diventare caldo eros.
I nostri occhi pieni di desiderio,
incendiano i nostri passi,
incendiando la sabbia più calda.
I nostri morsi,
sono scintille pronte ad esplodere,
pronte a disegnare
la loro dannazione.
Un bacio intenso
e un altro ancora,
una carezza, un brivido...
i vestiti scendono...
I nostri sospiri
sono sempre più forti!
Come calamite ci attraiamo,
come due oceani selvaggi,
ci guardiamo.
Come dinamite
diventiamo questa estate calda!
Al primo chiarore dell'alba
son di nuovo in partenza
ripartito fra spigoli di rabbia
ed emanazioni d'indifferenza
Sbircio l'immagine inimmaginabile
di me stesso presente in un posto
e nel contempo assente in altro
ricordato o forse dimenticato
Taglio strati di mondi sovrapposti
emergo in un sol corpo e non mi basta
irrompere vorrei in altre erranze
racimolare bocconi di speranza.
sulla lontana riva
il suo sogno retrò
e l'idea chiara di mondo,
(il suo mondo che frana).

Distante..
tra piume di corvo
di nero corvino
e cielo d'azzurro trapunto
rimane il mio pensiero
sospeso..
tra gocce di nuvola si posa
e si fa' trasportare
nemmeno un respiro può ricordare
come dolce era viverti qui
sospirando i tuoi sguardi
e i baci d'amore
impronta sulle mie labbra.
distante..
come sassi lanciati
nello stagno affondo
e rimango a galleggiare
nell'attesa di rivedere la tua anima
di sorriso che arriva
trasportando cuore e mente
forse ..ancora...pieni di me.
una papera
e una tartaruga...
Come possono riscaldare
il muro che, freddo,
si erge tra le finestre
di un meriggio qualsiasi?
Anche le cime degli alberi,
non nascondono abbastanza
quella fetta di cielo.
E le antenne, svettano,
come strali e puntano,
sì... puntano l'infinito!
E se quel cane abbaia,
gli risponde un allarme.
Intanto quell'uomo ubriaco,
non sa... non lo sa
che non deve passare
e le auto sfrecciano!
Ma, un gallo
una papera
e una tartaruga...
cosa centrano e cosa
interessa a loro
se quell'ubriaco
è riuscito a schivare
solo la bicicletta?
non lasciarmi andare via
con le lacrime piene di nostalgia, ...
non ho più forza di farmi trascinare dal destino,
è inutile che io lo faccia,
mi perderei mille volte nella solitudine
di un orizzonte senza sole.
No amore mio,
non rubare dai miei ricordi il tuo profumo,
è tutto quello che io ho di te,
quando rimango da solo, alla notte.
Sai amore, senza di te mi troverei
a dipingere nel cielo solo sogni in bianco e nero,
mentre le ombre verranno a celare,
al mio cuore, il colore dell’amore.
No amore mio,
non lasciarmi portare via dal vento,
quando si ferma in qualunque posto,
lontano da te, mi potrebbe lasciare
e, da quel momento in poi, non ti potrei più trovare.
Eccola in scena la soubrette irriguardosa
labbra umide, canali irrigati al profumo di rosa
la luce rossa della stanza, accenno erotico
la lingua lavora sul velluto della carne
senza panico, l’amico già riposa
si è stancato della sposa coraggiosa
ascolta il valzer delle falene, col carico
di pensieri molesti. Lei ribelle
ancora lo tenta, sciocche domande
un giro di bocche di fuoco, salive
massive e fiumi di caramello
il cervello col pensiero fisso, le ogive
già caricate pronte per lo sparo, il faro
degli occhi a chiedere una fiammata
di legni pregiati, le estati in arrivo
le colline invece del mare, simmetriche
quasi sorelle, ma opposte nel porsi.
Di morsi ferite, sfinite dai polpastrelli
i castelli incantati non li trovi ovunque
dunque che siano protetti
dalle intemperie, dagli insetti in ferie
dalle serie tv col finale scontato
dalle fiamme nel tetto, dalle carie
dei silenzi al buio, dalle storie veloci
in cortocircuito, dal coito interrotto
dal tatto senza tatto, dalle lingue di fuoco
al tempo del raffreddore. È sfrontata
la commedia, la danza intorno alla sedia
i baci sul collo, poi la ruota delle figure
la scure che non c’è, c’è l’odore di sudore
nello sforzo dell’orgasmo, l’assenza di dolore
l’altare delle preghiere al piacere
mosso dal cuore, le sere che corrono
veloci, se spinte dal vento di libertà
l’età non importa, è un dettaglio
senza rilievo, le lancette dell’orologio
che abbassano il sipario, è il calendario
a imporlo, niente rappresentazioni
nei giorni in cui c’è da recitare il rosario.
corsero tre vecchiette alla messa.
Una s'inginocchiò, l'altra pregò,
la terza si fece il segno della croce.
Una ruota girò lenta
tintinnando melodia.
Risuonarono all'unisono tre campane,
corsero alle case le tre vecchiette.
La ruota toccò il punto di ogni partenza
e malinconico si richiuse il carillon.
inghiottito dal crudele fungo.
Si slancia alto nel cielo,
con posa abnorme e tronfia,
a spodestar persino
il trono di Dio.
Il fungo fagocita la vita
con insaziabile voluttà.
Tra ruderi di case abbandonate,
in mezzo agli umani scheletri
che non conoscono sepoltura,
l'immane fragore di una superpotenza
immortala d'infamia
la storia di una civiltà.










