Sonetto di endecasillabi canonici a rime alternate ABAB ABAB CDC DCD.

Ci definiamo “bello” ma in realtà
siamo il Paese delle Wanna Marchi
e Silvio cavaliere, sua maestà,
tra mafie, truffe e la Finanza ai varchi

che prova a condannare, ma, chissà…
con troppe frecce dentro i loro archi
va sempre troppo bene a quelli là
che a divertirsi mai son stati parchi.

Paese in cui nipoti e presidenti¹
allegramente prendonci per culo²
essendo dei pedofili potenti

con popolo che più che bue è mulo,
lieto di bastonate sopra i denti
e gli aeroporti dà³, non “vaffanculo”.


¹: caso “Ruby rubacuori”;
²: ci ingannano;
³: l’aeroporto di Milano, ex “Malpensa”, due anni fa è stato intitolato ad un evasore colluso con la Mafia.


12/10/2026


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Profilo Autore: ioffa  

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https://youtu.be/WHbuK9VZCFs?is=lXMMmqKZcHghoRD4
Quando fui Tommaso (testo e musica di SKANDHA, arrangiamenti AI)

La Bellezza che diede la forma

Alle sfere delle stelle

Alle acque più profonde

Aria per le ali della notte e dei cherubini

E pesci per gli oceani luminosi

La Bellezza che si fece mondo

E discese nell’abisso

Che ci salva e ci fa luce

La Bellezza nuda crocifissa

Calpestata dalla gente

Abbandonata…

Io la vidi e me ne innamorai

E scrissi poi di quei gradini

Che conducono all’amore

Oggi canterò con mente pura

Il maestro che seguivo 

Quando fui 

Bonaventura 

Come se il pensiero fosse preso

Da un incanto e da un segreto

Che muoveva i suoi respiri

Una donna sola lo guidava

Che di polvere e di stracci

Avvolse un corpo da regina

Come se il tesoro fosse in cielo

E lui dovesse darsi tutto

Per poterlo guadagnare 

E quando abbandonava il mondo intero

Il mondo in lui si illuminava

E si svelava

Io che presi un saio per seguirlo

E che composi la sua vita

Nella leggenda che fu prima

Oggi siederò a questo piano 

E canterò del tempo in cui

Io fui Tommaso

Da Celáno

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Profilo Autore: Skandha  

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Sfioro la pallida luce 
dietro le mie ciglia socchiuse, 
e un candido, silenzioso sorriso 
ti consacra innocente d’incanto, 
mentre il tuo tremulo alito, 
tiepido incenso d’aurora, 
sfiora le vestigia 
di antichi spartiti di firmamenti, 
là dove il mio cielo custodisce 
le sue più segrete 
e insonni, sconfinate costellazioni 
nella pulsante salmodia 
delle parentesi del cuore. 
I tuoi baci rivestono di porpora 
la mia pelle infante alla luna, 
tracciando con famelico slancio 
la mappa serica del desiderio, 
ideogrammi ardenti, 
sigilli d’ambra e di saggia magenta 
che il fuoco dell’anima 
decifra con labbra voraci. 
Sono colate di lava, 
fenditure scarlatte 
nel grembo della notte, 
sentieri di paradiso senza sbarre, 
ove persino il peccato 
si spoglia del suo tabarro 
e impara a evocarsi libertà. 
Noi, sciarpe di turbinii d’amore, 
damaschi intessuti 
d’ineffabile vertigine, 
avvolgiamo le nostre mani, 
stanche di prodigi, 
dissetate alla fonte del delirio 
che spiega in preghiera 
alle ciglia della primavera 
rossi tulipani sulla sabbia 
che non perdona, 
mentre i sospiri, 
vergati con inchiostro di rugiada, 
sigillano il loro laccio senza nodo 
in broccati di stelle pellegrine, 
tra lenzuola scritte di malizia 
dove la seta mormora passione 
in salmi d’acqua in cui inabissarsi. 
E la notte, ebbra di noi, 
suona liuti di cristallo 
al cospetto della terra 
che taciturna sostiene 
le nostre nude perle di sudore. 
Socchiudi gli occhi, 
tremando di meraviglia, 
e il mio sguardo 
varca la soglia 
del tuo sacrario più dolce, 
là dove l’amore erige 
il suo altare con ceri di miele 
e cattedrali di batticuori. 
Sulla tua pelle, 
abbandonata al tepore 
di una coltre ambrata, 
incidi il mio sapore 
mentre fiocchi d’argento, 
rubati agli angeli, 
si sciolgono in rugiade di nettare 
sul confine segreto 
dei nostri sogni. 
Oh, l’amore è il più sublime dei delitti, 
un’eresia che profana 
le leggi del tempo, 
un furto compiuto 
ai danni dell’eterno, 
che seduce chi osa attingere 
alla sua essenza disarmata, 
alla sua nudità senza veli, 
per aspergerla sui lembi 
consunti dei secoli 
e far germogliare rose 
là dove la memoria 
aveva sepolto le spine. 
E in questo sacrilego prodigio, 
ove il fato si smarrisce 
fra le proprie sentenze, 
i nostri rizomi si fondono, 
si cercano nel buio 
con dita sotterranee, 
si avviluppano in nodi 
di luce fossile, 
finché ogni radice 
diviene respiro 
e ogni respiro si fa ignoto. 
Perché l’amore 
non conosce orizzonti, 
è un giardino occulto 
sotto la pelle del mondo, 
un’arca di fuoco 
custodita nell’invisibile, 
dove l’anatomia dell’infinito, 
con compasso d’oro 
e calamo di cometa, 
incide sulle tavole 
enigmi d’eternità, 
le trame irripetibili 
del nostro intrecciato destino. 
E se un giorno, 
per l’accusa dell’errore, 
il bagliore del nostro eco d’amore 
si spegnesse al fiato del fato, 
smarrendo il nostro nome, 
separandoci come dardo e cerbottana 
quando il silenzio inghiottisce 
l’ultimo lamento 
all’egoismo del vento, 
io saprei ancora riconoscerti 
nel palpito remoto 
di una radice che non mente, 
nel sangue segreto della terra, 
nel grembo insondabile 
dell’ombra primordiale. 
Poiché tu sei 
la mia eternità in gemme vergini, 
l’esse che attraversa i secoli, 
la linfa che redime ogni caducità, 
il prodigio che nessuna 
morte dissolve. 
E noi, amanti oltre ogni confine, 
continueremo a fiorire nell’invisibile, 
là dove persino un dio, tacendo, 
si meraviglia dell’amore 
che abbiamo osato 
chiamare perpetuo. 
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Profilo Autore: Laura Lapietra  

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suona a martello la campana dalla torre
mentre torna in cassetta un fardello d'ossa
e un'altra storia da ricomporre

un soldato caduto lontano al fronte
picchetto d’onore
bandiere e lacrime in piazza
lucida la stele per l’occasione

i nomi dei martiri sulla bocca
di ruggine il cannone
innalza incenso il prete
all’altare della patria

più in alto il signore
con la fascia tricolore
petto in fuori per la cerimonia
in volo piccioni di guano
senza gloria

mentre piange il bambino
ordina in riga l’ufficiale
accompagnando il sacrestano
alle note d’organo
la marcia militare

tuona lassù il campanone
vibra sulla valle
e chiama

ma quante greggi scannate dalla guerra
non tornano stasera all’ovile
son rimaste su filo spinato
le braccia spezzate
le carni divise

a quel dio che scappa sulle fosse
al fumo di nebbia qui a novembre
a mia nonna eroica donna
io chino la testa
mai abbassando lo sguardo
perché porto il sangue
sacro
se nessuna terra
nessun marmo
potranno mai contenere
il sacrificio dei caduti
invano

continua l’odio
continuano a sparare
questo è un mondo
degno dell’uomo animale
stragi genocidi guerre
in nome della ragione di stato

finita la cerimonia del soldato
riportato a casa
con tutti gli onori dal sindaco
vescovo prefetto e questore
militari e truppa e compagnia bella

poi tana libera tutti
al ben noto ristorante
dove contano altre stelle


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Profilo Autore: puerlongaevus  

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Un’aria ruvida scivola tra le doline

sull’aia vola una piuma tra le galline,

disperso il calore sulle colline

un velo ricama l’alba tra le cascine


sfuma la bruma sulla laguna

un pettirosso canta alla luna,

in un incanto la terra profuma

un camino al tramonto fuma


goccioline sospese all’orizzonte

freddo sudario di agricoli campi,

uno spettro nel glauco crepuscolo

accende silente un poetico estro.

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Profilo Autore: Paolo Delladio*   Socio sostenitore del Club Poetico dal 12-05-2024

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​C’è un altare invisibile
tra l’attesa e il buio della stanza,
dove le parole scivolano
come incenso freddo,
cercando il corpo che tieni nascosto.
Mi affascina chi vive nell’ombra,
mentre la pelle cerca un contatto
che non osa chiedere.
Le tue parole sono un tempio chiuso,
un voto di silenzio e desiderio.
Il mio è un rito che si consuma al buio:
unisce il respiro alla carne,
trasforma il dubbio in una nota
di contrabbasso che vibra nello spazio
della scintilla e del mistero.
​Ora lascio che la notte
raccolga questo fuoco:
come un’attesa senza nome,
erotico come un nodo
che solo il silenzio sa sciogliere.
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Profilo Autore: Francesco Gallina*   Sostenitore del Club Poetico dal 09-05-2024

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Ho amato la morte,
il suo premer leggero,
quel sussurrare agli orecchi 
una ninna mentre curava il mio sonno

ho amato il suo grembo materno,
le mani ch'erano piume
sulle guance brucianti

e quando s'è fatta fantasma
ho compreso di avere incontrato
l'amica mia più devota.
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Profilo Autore: Luisa C.  

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Doppie quartine di endecasillabi canonici a rime alternate ABAB ABAB.


 

Spettacolarizzare ancora Morte
per attirar gli sguardi depravati
par esser desiderio proprio forte
dei grossi stronzi e di chi li ha votati:

fucilazione in streaming, grama sorte
per chi già uccise tredici soldati
e su di lui pallottole ritorte¹
lo affiancheranno a quelli già ammazzati…

Il ciuffo arancio² vuole che si assista
a ciò che più gli dà soddisfazione,
a lui sessoclassista e gran razzista,
per la sua personale Religione

piacere fa passare per regista
del mondo e delle vite sol padrone
e vuole che sia messo in bella vista
che d’ammazzar non perde l’occasione.

La morte l’ama più di Vladimiro³,
quasi ai livelli del suo Beniamino⁴
e non c’è papa o re, giurista, emiro
capace di chiamarlo: “Assassino”.

Eppure in ogni suo vital respiro
c’è della Morte il puzzo assai vicino.
Purtroppo non ci pensa a un suo ritiro.
Fragili menti a lui fanno un inchino.

Facendo spesso pure voce grossa,
glorificando tutta la violenza
attira tanti deboli alla fossa
che, complice una scarsa intelligenza,

vedono in lui l’eroe della riscossa
o chissà che altra forma di potenza
ed imitando osannano ogni mossa
e d’odio spandon tanta virulenza.


¹: non certo di giustizia si può parlare nel caso di esecuzioni capitali, ma di banale trogloditica ritorsione;
²: Donald Trump, il presidente che ama uccidere esseri umani in tutto il mondo, compresa casa sua;
³: Putin;
⁴: Netanyahu.


10/10/2026


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Profilo Autore: ioffa  

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È distesa sul letto avvolta dalla penombra...mentre i suoi occhi inseguono la luce che filtra a fili attraverso le fessure del legno.
Una lama d'aria fresca le sfiora il viso ..ma non ha la forza di fermare il corso dei pensieri... né il peso immobile della sua tristezza.
Vorrebbe solo chiudere gli occhi...chiuderli adesso e non aprirli più... scivolare in un riposo lungo... immenso..un silenzio eterno dove finalmente....riposare.
Cerca una libertà che non trova spazio qui ...il momento in cui l' anima si stacca e si libera....per andare a vedere la luce a viso aperto..ed essere finalmente tutto..., tutto , fuorché quello che è adesso.
Soglia.
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Profilo Autore: Manuela Albricci*   Socia sostenitrice del Club Poetico dal 21-10-2026

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Vorrei scrivere qualcosa 
di felice.
Delle margherite 
che sono fiorite 
i loro steli si allungano 
affacciati sulla strada.

Della giostra nella piazza in festa
e del cavallo bianco su cui volevo salire.
Lo guardavo passare ad ogni giro
aveva nastri d'argento
intrecciati alla criniera.

Invece mi torna a mente l'abbraccio,
quello di mia madre, tendeva i panni
nel giardino ed io le chiedevo
se domani avrebbe pianto.
-Sento ancora il cancello che stride
e mi lascia passare.
È l'ultima volta 
non sarei più tornata-

Cosa volevo scrivere?
Qualcosa di felice
ah sì, le margherite sono fiorite...
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Profilo Autore: Tea  

Questo autore ha pubblicato 50 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

<< Manderò tempeste a tutte l’ore>>,

il vento al pastor lancia la sfida.

Ride il giovane e al ciel s’affida,

e prega: << Dal vento salvami, Signore. >>

Il Signor accoglie chi prega col cuore  

e mentre la tempesta più forte strida,
col soffio le nuvole altrove guida,                                     
e nell’aria tersa torna il tepore.

Il Signor guida il pastor nel cammin,

se piove in valle, lui al monte sta,

per il pastor splende il sol dal mattin.

S’ode a valle il campanellin,

se a imperversar forte il vento va,

nell’ovil è il gregge con gl’agnellin.   










..............................................................................................................

Nota dell'autore: Sonetto classico. Ritmo Metrico: ABBA/ABBA/CDC/CDC




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Profilo Autore: AUSILIA GIORDANO*  

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Li dove il cielo bacia il mare
s'apre una linea sottile e lucente,
un confine profondo, impossibile da toccare,
che parla al cuore, di chi guarda al futuro.

Nel tramonto si veste di fuoco e d'oro,
custode di sogni e di promesse lontane,
invita il pensiero a prendere il volo 
oltre il limite di ciò che è umano.

Non è una fine, ma un eterno inizio 
un richiamo dolce per chi sa sperare:
un invito a guardare lontano,
oltre l'acqua,oltre il tempo, oltre il mare .
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Profilo Autore: Franca Lazzaro  

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Sarà pace

quando diverrò una pozzanghera

che riceve le acide gocce dei mercanti

facendole morire dentro a piccoli cerchi

sarà pace

quando smetterò di sentirmi friabile

dinanzi ai giganti dalla vita insulsa,

e agli insegnanti di parole

che i miei occhi traducono in banalità.

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Profilo Autore: Luisa C.  

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Dopo così tanti anni..una melodia cercata a lungo torna a suonare..e d 'un tratto trascina indietro nel tempo, difronte a un vecchio volto.
C' è sempre una partenza imminente..un viaggio lontano che separa le strade e una banchina dove si accompagna chi deve andare.
Negli occhi scorre la gente che và e che viene..mentre la mente si perde a pensare ai mondi che si lasciano e a quelli che si ritrovano..chiedendosi...
quale sarà la fine del proprio.
Sì guardano i treni passare...nell 'attesa di un ritorno la sera stessa...
Anche se solo per due giorni prima di un nuovo addio...ma quasi mai và come si pensa....
Non va mai come doveva andare...
Purtroppo....
Il ritorno di una musica.....
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Profilo Autore: Manuela Albricci*   Socia sostenitrice del Club Poetico dal 21-10-2026

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Il tuo sguardo sorride ancora,
come una stella incastrata
nel cielo del tempo.
​Presto giungerà il giorno
in cui, per la prima volta,
brillerai nel buio d'un desiderio
profondo e denso.
​Mi sei apparsa così eterea
e imperscrutabile,
mentre le tue dita si aprivano
come spine di un’astrusa prigione,
offrendo alla mia carne
la tua insaziabile fame.
​Sembra ieri, ma nei miei sogni
è trascorsa un’eternità.
Il mio corpo ha percorso
una via crudele,
tracciata dal tuo respiro spezzato.
​Vorrei la libertà di affondare
tra le nuvole del tuo sesso,
al ritmo delle nostre fervide attese.
​Se leggerai ancora tra le pieghe
ciò che ho preteso da te,
capirai quanto ho sofferto
per questa fragile, oscena salvezza.
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Profilo Autore: Francesco Gallina*   Sostenitore del Club Poetico dal 09-05-2024

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