Ci sono ore
in cui l’età
si siede dentro le mani
e non vuole alzarsi.
Non è stanchezza
del corpo soltanto,
è il pensiero
che perde la sua luce,
è il giorno
che entra senza chiedere
e si stende sulla soglia.
Eppure qualcosa
resta da compiere,
un gesto, una firma,
una porta da chiudere.
Ma la forza
si perde
come un ruscello
che il sole asciuga,
e si scende
in quel buio
che non urla,
non minaccia,
aspetta.
Finché anche il sorriso
diventa una cosa lontana,
un uccello
che non torna
al ramo vuoto.
quando le bocche tacciono.
Occhi complici che
lontani da occhi indiscreti...
si incontrano.
Sguardi che sbirciano
fra le pieghe
di un abito trasparente.
e spiano
dal buco di una serratura
Occhi profondi come oceani,
estesi ed immensi come praterie.
Sguardi che si accontentano
solo di guardarsi negli occhi.
Occhi grandi, piccoli,
occhi negli occhi.
Occhi azzurri come il cielo,
occhi che guardano
nello spacco di una gonna
e si intrufolano
curiosi fra le gambe.
Scuri come la notte
Verdi come i prati
Rossi di pianto
Sprezzanti
Pietosi
Piangenti
Sofferenti
Allegri, tristi,
compassionevoli,
appassionati,
innamorati.
Specchi in cui riflettersi.
Mari in cui tuffarsi.
Ruscelli in cui dissetarsi
Occhi che piangono per amore,
per rabbia, per odio.
Occhi umidi di gioia.
Occhi come specchi.
Occhi come laghi.
Occhi che si guardano negli occhi...
e occhi che fissando l'orizzonte...
guardano fin dove
lo sguardo può vedere...
fino dove il sole va a morire...
fin dove riescono a vedere:
più avanti... più in là...
ed oltre... fino alla fine,
fin dove lo sguardo arriva,
fin dove il buio lo spegne.
Tutti possiamo uccidere. Tutti. Ma il giorno dopo...come si cammina ?
Come ci si convive? Come và ad andare avanti la vita?...
Sì sta bene, si sta male,si hanno pensieri?..
Se tremi, se il petto brucia è perché comincia il senso di colpa.
Ma ... quando non provi più niente... è proprio lì che c è d 'aver paura.
E allora si cammina tra la gente,si fa' finta di nulla...
In fondo non c è un altra risposta...non c è un' altra scelta.
Uomini....
la sera s'accende d'un lume arancione.
Nell'aria che punge, d'autunno e di sale,
sussurra la strada un'antica canzone.
Scoppiettio dolce color rame infuocato,
profumo di caldarroste e di brace,
un chicco dorato,dal guscio spezzato,
che scalda le mani e infonde la pace.
Un cartoccio di carta, un ristoro sincero,
l'odore di stufe e di legna,
ed il tempo che frena;
la gioia profonda che l'inverno c'insegna.
tanto che stacca le foglie dai rami,
dai toni ambrati; quasi monocrome
e cambia e modella un po' i panorami!
Il vento che forte soffia e raffresca
e chiama a terra i ricci castani
Natura dipinge e spesso arabesca
mentre si assaporano i melograni! (*)
Un vento ricco di mille profumi:
uve pigiate che diventan mosto,
d'antichi camini s'alzan i fumi,
dimentichi già dell'afa d'Agosto!
Accoglie in casa un soave tepore
invita al divano e all'ozio totale
a coccole dolci e gesti d'amore
e coi bambini s'aspetta Natale!
(*)Licenza poetica per esigenza di rima:ho
usato l'albero (maschile)
al posto del frutto
(femminile).
Perdono...
annunci di vita
dolenti promesse
di un futuro
negato
spezzato
umiliato
da chi si dice
umanità
e di sè dimentico
si cancella
negletti i suoi simili
piagato il suo mondo
avvelenato il grembo
lascia al futuro
un nero scheletro
braccia spoglie
rami nodosi
neri sul fiume di stelle
il vasto oceano
tempestato di promesse
navigato in sogno
Lo inghiotte
tenebroso abisso
incolmabile vuoto
eterna prigione
Ora prepara il caffè,
farfuglia la moka.
La luce malinconica
dello sguardo.
La rivedo traverso la nebbia
della lontananza
in questo pomeriggio opaco
che si specchia in un altro
e vi si confonde,
come due anime che si cercano
e una è già oltre.
0-4
ma pur lasciarmi qualche via di fuga,
puoi apprezzare il folto mio mantello,
in cambio qualche foglia di lattuga.
Son mansueto e mai cerco la lite,
ma se son mamma devi usar prudenza
che prole copro di cure, elargite
a tutela della mia discendenza!
s'in piedi mi alzo e mi batto il petto,
nel mio ambiente tu usa un po' di cautele:
non son irato, ma esigo rispetto!
e porta con sé la tua voce sincera.
Non servono occhi per vederti ancora,
sei l'ombra che guida, la luce dell' ora.
Nelle mie mani ritrovo i tuoi gesti,
in quello che sono, in ciò che mi lasciasti.
Un papà non parte, si nasconde soltanto,
diventa custodia, conforto nel pianto.
E quando il silenzio si fa più profondo,
ti trovo nel cuore, il luogo più al mondo vicino
a chi ama e non sa tramontare:
sei il faro sereno che m' insegna a navigare .








