Il cielo d'Ottobre è uno spazio in festa,
scure piume d’uccelli brillano nella luce,
stormo di Rondini fiero solleva la testa
e un vento caldo nell'aria lo conduce.
Non v'è sconforto in questo viaggio,
ma una rotta in uno scintillio di soli splendenti.
Il mondo accoglie il loro passaggio,
mentre con l’ali cavalcano i venti.
Salutano i boschi con stridi e richiami,
volano leggeri sui mari brillanti d'azzurro,
lasciano l’autunno tra gli intorpiditi rami.
La terra li saluta con un dolce sussurro.
E le Rondini insieme van partecipi di un gioco,
ciascuna con l’altra in una direzione sicura.
Il sole splende per loro come un gran fuoco,
seguon la rotta sorvolando ogni ombra scura.

doppo che all'antichi tui diedi i Natali,
pe' attraversa' quer mare vasto e incredibile
cercanno 'na nova terra senza scali.
Te sei così impadronito de la terra:
chi prima c'era l'hai chiuso in riserva
e te sei dato da fa' pe' fa' la guerra,
a compra' schiavi, tanti: 'na caterva!
T'è pijato er sogno d'esse' indipendente
che t'ha ispirato l'italico "Furioso" (*)
tanti partirono pe' ar Grande Presidente (**)
dare 'na mano in quer conflitto esploso.
Si quell'italiano nun te la scopriva,
pe' l'indipendenza senza i francesi,
'a storia tua nun se sa come finiva:
sareste stati coloni de l'inglesi!
Mo' pare che pe' er tuo attuale presidente,
pe' nun dare un dispiacere alla Clientela,
se dissocia da che semo l'Occidente
lascia su' Madre in maniche de' tela!
Firmato: l'Europa
Note:
(*) Filippo Mazzei ispiratore della Ruvoluzione Americana che si firmava con lo pseudonimo de "il Furioso"
(**) George Washington, primo presidente USA.
- Un fiore
- è un frammento di cosmo,
- un battito arboreo,
- un’intesa che non serve spiegare.
- È la superficie dove i tuoi occhi si riconoscono.
- È la mia mano che disegna il confine del tuo volto,
- l’alchimia delle parole ancora intrappolate nel respiro
- e di quelle che resteranno pudore.
- È l’omaggio fragile alla tua esistenza,
- lo stupore che mi semini nel petto,
- la scossa di non trovarsi soli,
- la radice stessa dell’amore.
- Andrà così,
- continuerò a sognare ad occhi aperti
- e a invocare i tuoi nomi
- finché il buio non si farà denso,
- fino a quando il sogno non ti prenderà in prestito
- e sarai puro incanto nelle mie vene.
- Al mattino sarai luce cruda che taglia le lenzuola
- e un filo di nostalgia,
- poi inizierò a cercarti nell’aria, mia complice,
- incanto che aleggia nel soffio del vento,
- e a sera, arreso,
- lascerò che il tuo sussurro disseti la mia anima.
- Poi tornerò a cercarti
- finché la notte non si arrenderà,
- fino a quando nel sogno sarai di nuovo il mio magico destino.
creatura di luce, di perla e di velo.
Un battito sordo scivola nel vento.
Regna sovrano sulle vette innevate
lo sguardo di fuoco sulle Terre ghiacciate,
Non c'è ombra che sfugge al suo fiero rigore,
sovrano del tempo,dall'alto splendore.
Discende come un astro che cade dal monte,
una scia di gesso che taglia l'orizzonte.
Poi risale leggero, solenne, sovrano,
sfiorando le nubi nel cielo lontano.
Spirito bianco,guardiano del Nord,
Re senza trono che il mondo sogno'.
Resti sospeso, glorioso e distante,
un battito eterno in un solo istante.
A te che sei una mamma
A te che sei l'amore
A te che sei la famiglia
A te che sei la compagna di vita
A te che sei la ragione di vita
A te che sei l'universo
A te che sei la passione
A te che sei il motore del mondo
A te che sei un'ispirazione
A te che sei la luce del cammino
A te che sei la regina
A te che sei il senso della vita
A te che sei qualsiasi cosa di sensato
Ma soprattutto
A te che sei donna, grazie di esistere.
Il cimitero è coperto da una nebbia tra il grigio e bianco..
Piccole presenze si muovono silenziose...come se non volessero farsi vedere..
Sono i fantasmi che ogni sera si trovano lì...per far due chiacchiere ...parlare...e danzare.
Evocano i vecchi ricordi e si fanno compagnia.. perché oramai... nessuno va più a trovarli
E ogni sera succede sempre questa bellissima cosa.
SU UNA ROCCIA
L'UOVO DELL'AQUILA
CHE SENZA INDUGIO
SORVOLAVA TUTTO IL PAESAGGIO
E SI RUPPE FURONO LACRIME
POI ANGOSCIA E TRISTEZZA
MA CON DESTREZZA E SENZA
PERDERSI D'ANIMO
RIPRESE IL SUO VOLO
IMPERTERRITA E PRONTA
ALLA CACCIA TUTTO ERA
SOTTO IL SUO CONTROLLO
VOLAVA ALTA SENZA FATICA
OSAVA CONTRASTARE IL VENTO
FINO A QUANDO STANCA
E DOPO AVERE ESAURITO SE SUE
ENERGIE TROVO' RIPOSO SU UNA RUPE
DOVE PIANO PIANO COSTRUI' IL SUO NIDO
E SI ACQUIETO' E IL MALESSERE L'ABBANDONO'
Non strapparmi settembre da dosso,
dalla cuspide che mi vide nascere
non strapparmi l'attesa dei grappoli
da pigiare con mani d'autunno,
dai ricci che cadendo fanno spazio alle castagne,
e chiamami da questa terra
quando sarò troppo stanca per rivoltarla.
Sotto un acero e le stille di rame,
solo su una panchina e attendo,
ma non attendo più. Laggiù trame
di grattacieli e vetri in un crescendo
di riverberi. Perimetri di suoni
in quest’autunno che lento invade
la città, le fredde intersezioni,
e spinge foglie morte nelle strade.
Raccontavi di profeti e di calmi
angoli fra penombre e incenso,
eppure non s'acquietò nei salmi
lo smarrimento muto, immenso.
La skyline ferisce il tramonto,
raggi in tagli su spigoli obliqui.
Dove sei? Io non mi orizzonto
per rammarichi incessanti, ubiqui.
Sotto l’acero, come se aspettassi:
una cinciarella emette richiami,
dal sentiero tristi echi di passi,
malinconica sera fra i rami.
0-9 EE
e i marmi silenti,
l’amor si cela,
maestà di torbide correnti.
È la gemma preziosa
sulla conchiglia antica,
raro soliloquio di luce,
propizia e amica.
Come vetro increspato
in specchi di mercurio,
vibra nel petto l’anima
in una danza siderale.
È il fosforo nascosto
in cremisi grovigli,
un soffio d’alfabeto
nell’indomito fluire degli orgogli.
L’amore, fuliggine d’avorio,
mai del tutto dissolta,
stringe la fede,
note di pergamena inespressa.
Incensato ardore
di candeliere arcano,
intessuto in fitte trame
di silenzio sovrano.
Come l’ostia che si frange
nell’alba d’ottone,
brilla il vincolo,
indissolubile consacrazione.
Isola d’onice
nel mare aureo del fato,
risplende senza crepe
il patto consacrato.
E tuona, fragore d’alghe
nel gorgo ancestrale,
l’epopea d’un cuore
invulnerabile e immortale.
- Se ti è dato in grazia giungere alla stagione
- in cui il domani è più breve del passato,
- rallenta il passo.
- Muta lo sguardo,
- accogli il mondo attorno a te:
- respira il buio a palpebre serrate,
- sfiora qualsiasi cosa con l’anima e le mani.
- Ascolta ogni battito che ti resta,
- e ama, senza tenere il conto.
- Consegna al fiume la tua ascia di guerra.
- E poi sorridi, colmo di gratitudine,
- alla fatica silenziosa delle piccole foglie,
- agli occhi chiari dei nonni,
- alle fusa calde del gatto,
- al peso leggero degli zaini di scuola.
- Sii grato alla pazienza dei tranvieri,
- al gheriglio segreto della noce,
- al cigolio delle altalene,
- e al ferro antico del vomere.
- Affidati al cerchio del cielo
- e alla terra,
- che già si prepara a custodire la tua luce.
Ritagli di cielo immeritato
srotolano fragili drappi d’universo
su questo bozzolo di vita feroce
ancora schiuso dal verbo del tempo.
Spesso il male di vivere ho incontrato,
accigliato d’inquieto, incompreso:
pesante è il passo del mio sentire,
della mia penna furiosa di dolcezza,
dell’onda bianca che trafuga ossi di seppia.
Petto ed anima giacciono nelle piccole cose,
in un meriggiare pallido e assorto
mentre cigola la carrucola del pozzo,
ed allora, non recidere, forbice, quel volto:
lascia che io ami il mondo
seppur crudele, sfuggente, imperfetto.
In occasione della nascita del poeta 12 ottobre 1896
Una voce,
d'infelicità vestita,
torna mesta a ricordarmi
due vite sedute accanto
i tuoi capelli neri e lucenti
sotto un'incessante malinconica,
un addio che non smette di lacerare
ogni cosa che tocca
Maddalena,
donna spezzata,
raccogli insieme a me
queste ultime more..










