tempo di caldi colori
accesi nei toni del rosso
in contrasto con i gialli.
Scende or la bruma
sugli umidi boschi
a risvegliar li funghi
sotto il fogliame.
E tornano a maturar
i succulenti grappoli d'uva
maturati lungo i filari,
raccolta tra canti felici.
Ribollirà nei tini
di rovere antico,
il succo d'uve
di rinnovate raccolte.
voliamo ogni giorno
intorno al tempo:
stropicciati dal vento,
sorretti dalla vita...
planiamo.
Talvolta, abbattuti
dalle avversità cadiamo.
Quando siamo felici,
voliamo in alto
e arriviamo
fino al settimo cielo.
Alla sera ci adagiamo
stanchi su morbide
nuvole bianche...
per poi tornare
a volare l'indomani...
al risveglio del sole.
Finché si potrà.
Finché la grandine
non ci abbatterà.
Finché il vento
ci sorreggerà...
voleremo.
Spinti da una
suprema mano,
sfrecceremo nei cieli.
Siamo fogli scritti
con le piume degli angeli,
immersi nei colorati
pastelli della vita.
Siamo fogli bianchi,
neri, di svariate tinte.
Spesso stropicciati,
dal tempo ingialliamo
come fiori appassiti.
Planiamo nel tempo:
finché si potrà,
fino a quando...
dalla clessidra della vita,
non sarà sceso
l'ultimo granellino di sabbia.
Sonetto di endecasillabi canonici con le quartine a rime incrociate e le terzine a rime alternate ABBA ABBA CDC DCD.
Vanno le mucche con l'anello al naso
seguendo il passo fermo¹ del padrone
che senza aver bisogno del bastone
può star sicuro che non vanno a caso,
non si disperdon lungi assai dal maso
seguendo istinto, brivido o passione,
ci pensa nell’anello un bel cordone
e dritte in stalla appena arriva occaso².
Pari ai tatuaggi, marchi degli schiavi,
d’appartenenza danno un buon segnale,
classe: catene, palizzate, chiavi.
Di mucche un’abbondanza vesperale
miravo e in mezzo subito mostravi
l’anello al naso ormai convenzionale.
¹: deciso;
²: tramonto.
09/10/2026
Svuoto le tasche del destino,
tingo il mio confine nell’attesa,
telefono ad una storia d’amore
e nell’incavo dell’eternità
rubo parole alla luna,
vecchie metafore senza bozzolo,
per farne mareggiata di farfalle
spese a regalarmi una speranza.
Il tempo gioca a dimenticarci,
abita nelle soffitte dell’anima
come i petali stanchi di una rosa,
inciampa nei nostri giorni insieme,
ma ieri ho rubato capitoli di cielo
pensando ancora a te,
matita insaziabile del mio presente,
poesia insostituibile della mia me.
I ricordi sbiadiscono come nebbia...
Il pensiero si stanca e non trattiene nulla..
Le vecchie parole, gli sguardi ,le cose.... tutto scivola via tra le dita.
Mi sembra di essere invisibile...un 'assenza che attraversa il tempo...
Resto qui...ferma..come un lato oscuro negli occhi degli altri..
Più cerco di mettere a fuoco la memoria più sfugge ciò che è stato...
Ombra...ombre...
Guardo il soffitto mentre la finestra è mezza aperta..e un'aria leggera, fresca, entra e sa proprio d ' autunno.
Mi perdo tra il muschio e il pino..nell 'odore delle foglie calde..mentre da lontano arrivano grida di bambini che giocano e un cane che abbaia...
La mente va....le mente pensa guardando il soffitto..
Un' aereo lontano passa... lascia il suo rumore nel cielo..
Quel rumore lontano di pensieri che non vorrebbero esserci.
È una nostalgia che non torna più.
Gli occhi sono stanchi.. vorrei solo chiuderli e dormire...
Ma farò un pensiero.. chissà ... forse ci riuscirò.
E intanto, fuori, l ' aria si fa ancora più fresca.
o gioca a saltarello con i sassi
argini erbosi lo tengon protetto
se, agitato, non trascina massi.
Ogni goccia ha la foce e la sorgente:
il futuro e il passato porta insieme:
continuo divenire ch'è presente.
Ogni goccia spazio e tempo contiene!
sul lavabo
morbidamente intente
al rassicurante quotidiano risciacquare
Le tue mani che sconsolate
accompagnano le spalle
singhiozzanti
dopo l'ennesimo litigio
Le tue mani che volano
uccelli d'eleganza affusolata
in nervoso scivolar di rondine
sui bagliori della lucida tastiera
Le tue mani che sciolte
raccolgono sicure
il fiume in piena di scuri capelli
Le tua mani che avvolgono
il mio viso
quando gli occhi non trattengono più
il dolore
Le tue mani sul mio seno.
Le tue mani
La mia vita
vestito di rame,di bronzo e dorato,
raccoglie nell' aria i vecchi pensieri,
di calmo e dolce estivo passato.
Il bosco s'accende di un rosso ardente,
mentre le foglie danzano al vento,
il profumo di mosto si fa più presente,
e il tempo rallenta in questo momento.
Tra scricchiolii secchi e nebbie al mattino,
il sole riscalda senza bruciare ,
mentre la sera ci spinge vicino
al primo fuoco brillante .
Mese di sogni, di malinconie,
un lento abbraccio tra terra e colori,
che trasforma ogni foglia caduta, in magia
e insegna a lasciar andare con amore .
con un animo nuovo
ho superato rancori
e conflitti e non credo piu'
a cio che dici perche'
le tue parole sono vane
prive di senso sono
solo segno di odio
mai sopito che riversi
su di me che stanca
trovo la forza di
chiuderti dietro
la porta non bussare
nessuno aprira'
e' solo realtà che
non si nasconde piu'
dietro fatui sorrisi
Sonetto in endecasillabi canonici a maiore, quartine a rime incrociate e terzine a rime alternate nello schema ABBA ABBA CDC DCD.
Un cielo stroboscopico a manetta
annuncia di diluvio la promessa;
il brontolio potente già s’appressa,
la tana punto subito di fretta.
La becco qualche goccia, che disdetta:
di rïentrare asciutto la scommessa
è persa, un po’ di pioggia già s’è impressa…
fa niente, sarò presto in cameretta!
Ed ecco che rientrato stanco ascolto
urla e improperi, vengon da cucina:
possibile si sia inzuppato molto
da posizione forse più vicina?
Comunque a tuoni e lampi somma un folto
tappeto d’improperî da aspirina¹.
¹: da far venire mal di testa.
08/10/2026
Amica mia ch’ho amato in giovinezza
da tanti ambita eppur a me proibita
ché non sarei mai stato alla tua altezza
se non ricostruendo un’altra vita,
mi rivedo in amore ancor pivello
sulla tua scena al mare una serata
quando virai la prua del mio vascello
dopo fatta d’orgoglio una bravata.
Dopo te persi pur le mie radici
come fossero esangui le mie vene,
ma a ben guardar d’allor le cicatrici
nemmeno la città mi volle bene
se non qualcuno al bar dei quattro amici.
Rimossi allor lo stigma del perdente
e superando i più propizi auspici
altrove andai, amai e fui vincente.
Eppur rimpiango quegli acerbi anni,
giovinezza avventata e scombinata
vissuta tra illusioni e disinganni
studiacchiando e campando alla giornata,
ma ardevano alla luna i miei falò
d’amor fiammanti sogni e di fortuna.
La tua vita non so cosa incontrò,
la mia dopo i falò trovò la luna,
e quei falò guardando da lassù
compresi quanto sia fatale sorte
che un gesto o una parola in men o in più
possan di noi decider vita e morte.
Ad evocar con me, pur un sol giorno,
quegli anni e quei falò t’avrei voluto,
ma andasti donde più non c’è ritorno
prima ancor d’un mio ultimo saluto.









