Stelle che cadono
sulla pelle
i baci tuoi
strumento musicale
dischiude il mondo del piacere
che dentro il sangue
scorre fremente
Le labbra si schiudono
le lingue giocano assaporando
il gusto di un esordio
di passione
dalle mani che scivolano
verso lidi ormai conosciuti
ma sempre aperti
a nuovi baloccarsi erotici
il fiore che vita da
diffonde il nettare
l'assorbi come ape regina
Pulsano i petali rosei
godo e gemo
mentre accarezzo
il fallo tuo
turgido al tatto
lo accolgo con la bocca
ed il sapore dolce ed acre
mi inebria
Prendi ogni parte di me
anche le più segrete
inondami del tuo seme
mentre danzi dentro il ventre
le reni si inarcano
che sentirti più forte voglio
grido il tuo nome
invoco ancora il piacere
Sudore stilla dal tuo viso
nel godimento assorto
nell'aria l'odore dei corpi
profumo d'amore
dita intrecciate
l'orgasmo sale piano
accresce come alba che sorge
fino all'erompere
del nostro sole,
spasmi scuotono i muscoli
imprigionati dal piacere
che liberi non vorrebbero essere
mai ….
Ed ancora siamo NOI ….
amanti uniti dall'amore
vivo da sempre
che l'apice raggiunge
nel godimento erotico
oltre ogni tempo ….
Son forse parole di paura le tue
quelle rivestite di pianto
o quelle masticate di rabbia
imbastite d'amore
o quelle morte mai lette
dimmi poeta cosa cerchi
dal sogno diluito in inchiostro
dall'emozione macerata nell'io
svanita nel dimenticatoio
in lettura confusa col miraggio
del nulla che tutto ingoia
con la velocità dell'attimo
di chi nel mondo non aspetta.
Vana vana fede in rima
i fedeli hanno dimenticato la quaresima
in un credo mascherato di ipocrisia
dove la preghiera è divenuta follia.
Chi siamo se non il popolo del fatuo
quello che si bea di esser voce
di un mondo che si è sbarazzato della croce
riposa folle deponi l'anima
aspetta che svanisca la rima
svestiti del tuo narcisismo
in cerca di inutile consenso
non ci sono parole che non furon dette
o versi che non furon scritti
è tutto un ripetersi di eventi già fatti
è una follia credere di essere unici
quando in realtà siamo solo borici.
Scrivere per essere letti
derelitti fagotti di poesia infetti
malati di scrittura satura oltremisura.
fissa nella mente, occhi che mi trapassano
il tuo sorriso mi avvicina alle forme del tuo cuore
esiziale scelta andar via.
Tuoi capelli mi sfiorano
bacio perduto in infiniti rimandi
gusto angoscioso di due solitudini condivise
intramontabile immagine di un desiderio, voglia ineffabile di risvegliare un ricordo
sbiadito e consumato.
stranamente
dentro le campane, nei batacchi
altalenanti accenti. pioggia
L’ombrello color luce mi fa strada
rassicurante aquilone. aquila
nel cielo radente d’otto (più otto) ottobre
Poetizzo la prima nuvola che incontro
seducente veliero, mi fai saltare su…
no, la fiaba è già trasfigurata:
quale stilosa penna
ha sommerso d’inchiostro
l’isola…l’isola che non c’è…più
La spinta d’archimede, vuota speranza
è debole per sollevarmi
da un mare di verbi, all’infinito
Uccelli cantano dalle ferite
il cielo hanno trapunto
di saette, e sotto
foglie, cappelli, gonne
vanno ronzando insieme
E sotto, voglio un riparo. io fuggo
presto sarà freddo tremante. di più
notte fonda. di più
M’incuneo nello spleen. la mia poltrona
chiudetemi la porta
se tira troppo. il vento
Onde tra le fragole
e il lago veniva da me,
ma nessuno da quella spuma
impalpabile.
Oggi l'angolo del cielo
ed un piede si toccano stanchi;
io perdo di vista la scia delle pale,
entra la sabbia
tra le pagine.
Oggi sei un fiore di prateria,
la legna spaccata riposa
sulla riva di cenere
tra i desideri.
nei suoi lunghi discorsi
di proposte indecenti
scoprendosi capriccioso,
vizioso....
Lei ascolta curiosa
mentre lecca un gelato alla fragola
e le assale la voglia
di provare sensazioni
mai assaggiate prima.
Proposte indecenti
che colpiscon la mente
di persone che sembravan normali.
ma l'amore si sa
è un grande mistero
non è mai troppo tardi
per scoprire veramente chi sei.
Camminavo nella notte
sotto una luna
che si stava assopendo
lasciavo sassolini ad ogni passo
intrisi di paura
serviranno se mi perdo.
Alberi giganti
si abbracciano all’improvviso
e nascondono le stelle
non vedo niente
gli arbusti accarezzano il mio viso
scendono lacrime di sangue
macchiando la mia pelle.
Seguo l’istinto come sempre
e non mi fermo in questa orribile palude
sento il risveglio delle farfalle nel mio ventre
devo trovare la porta d’uscita prima che si chiuda.
Il buio denso trabocca nello sguardo
non mi chiedo niente
devo solo continuare
sopra di me…ride un gufo arrivato in ritardo
e i suoi occhi come insegne
stanno a lampeggiare.
Il terreno si rasserena lentamente
respiro
ho addosso il peso della stanchezza
le offro un po’ di suoni e canto nella mia mente
sono così vicina a quella porta, sento una leggera brezza.
Fuori dalla selva ora…
Un ponte attraversa la via di ritorno
di lato fermo è il nobile destino
gli occhi del tempo mi fissano nell’alba
di un giorno nuovo
vi leggo dentro la mia scelta…e poi mi incammino.
Anni luce di percezioni
nel giardino dei giochi di ruolo delle stelle
che comprende stranieri
solo uno sguardo lontano da casa.
Si tratta di un universo estremamente intimo.
Esci.
Mettiti in ginocchio nel terreno.
Pianta fiori.
Quando guarderai le tue mani,
le stelle
brilleranno sotto le unghie come un segno
di qualche lavoro onesto cosmico ben-fatto.
d’occhi smarriti in fraseggio l’inerzia smussata nel trucco
accecante onori la posa scodinzolando nel fianco paterno
unto come il muso di fronte cola il sudore e libera lo sputo
dai tempi andati in cadenza si sbracciano nervi ed autorità
in zuppa ormai i polmoni sono ceci triti all’odore di menta
e d’hashish s’inebriano i ritmi di Rabat ed il fragore
dalla corte baldoria s’eleva in controtempo fin sopra
i tetti ammirano vacillanti bacini e parabole
d’umanità polveriera soffocata sul sintetico
darbuka
e nessuno a sottrarre violenza al mutismo.
“Piange il montone atteso dentro nel petto
del sacrificio essenziale del taglio”, rivolta
verso la stanza macello un continuo mirare
la promessa bavosa aggirarsi tra uteri nuovi
le mie dita in assolo, il tuo giacere abissale.
***
Questi versi sono nati durante la mia permanenza in Marocco mentre suonavo al matrimonio di Malika, diciasettenne promessa sposa ad un vecchio facoltoso bastardo.
Guardami
cogli dal mio sguardo
lame di luce
che d'amore parlano
Posa sul mio petto
il capo
ascolta i battiti del cuore
scandiscono le emozioni,
come l'orologio
il tempo che scorre
Dissetati delle stille salate
degli occhi miei
mutale in stelle
uccidendo il dolore
Accarezza la mia pelle
dai vita alla passione
sarò tua ancora
una volta è per mille
altre volte
Amami semplicemente
come solo tu sai fare
come solo tu mi sai
amare
Mi avevi,
come un soffio
intrappolata tra le rocce
mi avevi tra le braccia,
mi hai assaporata tra le labbra
mi hai accarezzata mentre
sbocciavo per te lentamente
in una danza tra le gocce
mi trasformavo sentendoti nel ventre
Mi avevi, mi amavi
e poi dimenticavi
chi sono io ora
e cosa sarò se non il vento
che ti terrà sveglio nella notte
sibili tra le dita
e dolore che non sento
ma io pulso ancora
in questa via infinita
sarò l’amore
nei fiori di ciliegio
mi trasformerò
in mille fiori avidi di calore
sarò l’amore
soffio di emozioni
petali aperti
senza inibizioni
e sarò amore
nell’essenza di mille rose
e loto sensuale
sarò la primavera
nello sguardo velato
di amore
sarò avrò
amore
e tu…
la neve in un inverno dimenticato.
Nei tormenti delle tue notti
diventerò bucaneve
per attraversarti il cuore
mentre il mio batte
in una danza
che non muore
quella della speranza
in un corpo che si muove sinuoso
tra alberi prendendo i colori
della mia primavera
sarò ovunque e ovunque
mi sentirai…sono profumo vero di fiori.
Hai mai visto il polline
bagnato di desideri sinceri
hai mai visto un giardino
dove balla il vento nudo
dove non esiste ieri
e domani è solo un cammino
che io assopisco
con il nettare del mio vino
bevimi e stai lontano
dal calore mio
ti scioglierai , ancora non lo sai
sono amore
leggimi sulla tua mano
aprila e mi vedrai.
++++++++++++++++
Da ormai oltre cinqu'anni
mi tieni su il pensiero,
mischiando al desiderio
un poco di profitto.
Spacciandolo per allegro
quel pezzo sconosciuto
racconti quella parte
che più di te mi piace.
Montagne di Sale cresciute alle spalle,
Bicchiere sempre colmo al seno,
li pronto a ricordargli
che se batte troppo forte
sai farlo rallentare.
se non facciamo uno sforzo
ognuno deve provvedere
al proprio sostentamento
guardarsi dentro
interiormente
rivedendo i propri bilanci
e mantenere un certo equilibrio
almeno io è quello che penso
quando la paura prende
il sopravvento
e si perdeva in quella notizia
di una paziente greca
che non trovava il suo farmaco
della vita
malata di cancro
nel paese colpito
dal crollo monetario
senza prospettive sicure
per la propria popolazione









