Dipingimi un papavero in questo schermo incolore lo noto fra erbe secche
secondi vigliacchi vicino alle tre di notte accorciano i colori un'altra X sull'agenda
soffiami un bacio, centrami il dolore in pieno, affondalo in questa battaglia navale di buchi viola
mi accarezzo pensandoti nelle tue parole che ora non sò leggere ne metabolizzare
getta bottiglie nel mio mare insapore col culo sulla risacca
fra alghe e schiuma aspetterò il mio nuovo
nel domani che si infrange
tu mia onda.
anche se ci hanno tagliato
le Vitamine
piove, e dentro anche più
dacché gli specchi sono rotti;
la fede, abbi fede nei desideri,
nonostante
Crepe, come percorsi alternativi
un’Era profonda
come il ritmo del mare
nel disegno audace di un bambino
dure, pesanti, ammassate
fino a divenire montagna tetra
che sovrasta la mente
ai cui piedi immobile piango
piccina, fragile trattengo
impotente, morbidamente le mani
le stesse che scrivono versi profani.
Ho tanto freddo nell'anima
il risveglio è lontano e mi scopro esanime
nuda col cuore di pietra
inginocchiata ad una finestra
in una casa ingoiata dalla sabbia del tempo
disabitata nei giorni senza luce, inciampo
nella morte che mi prende leggera in braccio
serena mi stringe in un tenero abbraccio
mi invita la Nera Signora:
"Vieni con me per il tuo ultimo viaggio ora!"
La guardo, non le resisto, rassegnata le rispondo:"Sissignora" !
tienimi con te,
buono
non mandarmi via
dimmi perchè
non mi vuoi
io ti voglio già bene
Come un mare in burrasca
tu mi trascini via,
lasciando dietro
soltanto macerie,
mi porti lontana dalla riva
senza una meta...
vorrei alzarmi in volo
liberarmi delle tue catene
lontana da tutto il mio caos,
ma tu mi trattieni...
mi riporti indietro,
mi allontani dalla terra
mi porti alla deriva...
sballottata,
impotente
ancora legata a te
in balia...
Cosa c'è da capire
in questo fluire selvaggio
di voci indisciplinate
giudicare le intenzioni
deludere le aspettative
mandare affanculo tutti
indistintamente
senza limiti o considerazione
di nessun tipo forma o colore
comprando spasmodicamnente
le opinioni senza prezzo
vendute alla fiera del sapere.
Io allontano la mente dal rumore
senza luce di verità
in salvo sulla mia isola
di pudore e onestà
solo impercettibili segnali
ombre di creatività
che spingono nel profondo
come aghi in cerca di dolore
trovando cadavere il pensiero
in preda alla follia
abbandonato in un angolo
che prova a fuggire via
davanti ad un foglio bianco
con mille occhi che spiano
il lancio nel vuoto
di parole asfissiate in versi
di una penna suicida.
“Non piangere” mi dici “non serve”
mentre le lacrime scivolano
dagli occhi miei
come zampillo leggero
da una fonte
Lascia che il pianto
ripulisca il cuore
abitato dal tormento
pesante come un macigno
insieme di sentimenti
controversi
per un figlio ormai uomo,
scelto ha una via
che lontano da noi lo conduce
la sua assenza una cavità senza fondo
Lasciami sciogliere le lacrime
nel percepire una vita
che piano si spegne
ciclo vitale naturale
difficile da accettare
impossibile da trattenere,
quasi impensabile lasciarla andare
Lascia che le mie lacrime
gocciolino sempre più lente
fino a portare siccità agli occhi,
solo allora l'anima mia
potrà mutare in versi
il mio vivere, il nostro amore
se pur cieca ancora dalla
coltre di nebbia
partorita dal pianto,
dalla mano guidata da
un' entità inconscia
rinascerà poesia
Gridi
Gridi ai Palazzi
a coloro che siedono
in comode poltrone
non comprendono
sono impegnati
nel manovrare
le leve del comando.
Gridi
Gridi ai Palazzi
uomo senza dignità
non ti comprende nessuno
non sei ascoltato
abbandonato
come uno straccio vecchio
bruciato dal sole
che attende di dissolversi
nel tempo
senza battito d'amore.
Gridi
Gridi ai Palazzi
vuoti
come spettri
insignificanti
vi aggirate
nel mondo della morte.
Ho girato nella mia esistenza
come chi gira con la macchina
per trovare parcheggio
al centro, in una grande citta,
mille giri intorno
per un intero giorno:
nulla
Però, ora io so che...
un giorno lo puoi considerare vissuto
solo se
ti ha trasportato nel vortice della vita
da quando apri gli occhi fino a quando
ti addormenti.
Sogni compresi...
e sogni sospesi...
Fisciano-università-ascensore.
Io e un tizio alto con gli occhiali da sole
entriamo nell'ascensore, io guardavo il vuoto e tacevo,
lui non lo so, per via degli occhiali.
Per non comunicare con me e chiedermi: "A che piano ti fermi?"
preme tutti e 3 i pulsanti dell'ascensore (erano tre piani).
Ce ne stiamo fermi, indifferenti nell'ascensore
finchè la porta del primo piano si apre.
Io penso, lui pensa: "chissà se scende li...".
Nessuno scende e restiamo fissi nelle nostre posizioni.
Secondo piano. Pensiamo le stesse cose del primo.
nessuno scende e restiamo esattamente fermi.
Entrambi pensiamo: "Ah allora anche lui scende al terzo,
che cazzo li ho/ha premuti a fare tutti i tasti"
Terzo piano. Si apre la porta, lui commette un movimento e l'attraversa.
Io resto immobile. Il tizio fa qualche passo avanti,
poi resta fermo e gira un'occhiata indifferente all'indietro,
non capendo le mie intenzioni.
Io resto fermo nel vuoto come se nulla fosse accaduto
e lascio che le porte si chiudano.
Ho vinto io.
Mostrare il cuore è come una caramellina polo
puoi vederci attraverso
iniziano dalla circonferenza esterna
consumandoti con leccate illusorie
senza immaginare che arriveranno al buco
quel vuoto che non riflette
parole calore ed occhi ingenui
sono ruzzolati nelle gole amare
dei dispensatori di verità
con parole che leccano in privato
si scostano dagli argini i non-vedenti
quando risorgono tappano il buco del cuore
all'interno
l'acqua è profonda
nella dolcezza circolare
di un cesso sporcato
inutile tirare la cordicella
puoi lavarti le mani come Ponzio Pilato
Barabba vincerà sempre
continueranno a trascinare croci
i creduloni come me.
Quanto Amore, quanto Amore che ho dato
a tutti, sempre, anche non richiesto
anche non corrisposto...
E a te, ora dico
lasciami in quell'angolo nascosto
del cuore tuo
ancora.
E quante lacrime nella notte che ho versato
nel buio della mia stanza grande e vuota
guscio di conchiglia ad avvolgermi il cuore...
E a te ora domando
qualcosa che forse più non c'è
nel cuore tuo
adesso.
Però se ripercorro il tempo della vita
e riavvolgo la pellicola della mente
io ti trovo
sempre presente.
E questa nostra esistenza
chissà, forse sarà l'essenza
per scavalcare il muro
e ritrovarci insieme nel futuro.
Ho conosciuto il limbo
in altra mia vita
parallela
il buio era padrone
ma come i gatti
i miei occhi vedevano
Camminavo nella melma
putrida e fetida
ma il lezzo che emanava
veniva dall'anima mia
putrefatta dalla sofferenza
Ferite sulle braccia da
stalattiti anomale
pendevano non dalla volta
nascevano in orizzontale
appuntite come aghi ,
perchè volta non esisteva
sul capo il vuoto immenso
L'arsura mi seccava le fauci
mi dissetavo del sangue
che colava dalla pelle lesa
attingendone la forza
per sopravvivere in quel luogo
antemorte
Godevo di quella situazione
nel contempo volevo fuggire
rivedere il sole
assaporare l'aria fresca
tuffarmi nell'acqua azzurra del mare
L'inconscio riportò alla mente
ricordi dell'altra mia vita
attimi sereni, visi conosciuti
ed amati
Uscii dal limbo
ritrovai la mia vera vita,
un sogno non è stato
sulla pelle porto cicatrice eterne
delle stalattiti anomale
busso
alla porta del tuo cuore,
ma non mi dai risposta,
vago solitario nella nebbia
solo l’ombra mi conforta,
finirà questa attesa ?
Mi incammino in questo viale
che conduce verso il tramonto,
poi arrivo fino al mare,
da solo,
provo un senso di pace,
che mi pervade e mi rincuora.
Miro l’orizzonte
e il mio sguardo si perde nell’azzurro mare,
certamente escogiterò un modo
per disinnamorarmi,
però già so che sarà dura.
Il corpo ha desideri contrari
quando l’impeto d’amore ti prende,
la ragione non l’ha mai vinta.
Cammino
tra le pozzanghere del tempo,
dove affondando i miei pensieri,
sono conscio che con la tenacia
riuscirò a venir fuori da questo pantano.
Scruto l’orizzonte,
ecco l’alba
il nuovo giorno mi appare
regalandomi un po’ di pace.





