Metti agli occhi
ciò che ti appare
e lascia che ogni quadrato
di casa ,
ogni finestra ,
ogni tegola
ti sorprenda .
Sul balcone
appoggia la solitudine dei fiori,
le parole di tuo nonno ,
la strada persa
nel volto di una madre,
di un padre ,
di un amico,
mentre segui il cielo
e un vento gelido d’inverno
copre la tua bocca .
Tieni stretto
ogni ricordo .
Di passaggio
altre mani avranno
la carezza dei fiori
altri passi
avranno poche persone nella notte
e penserai anche tu
che siamo nuvole
di un giorno
di un’ora
di un tempo
che va
e mai torna .
anno ci saluterà, un anno dove
lacrime tante hanno rigato i visi,
dove il dolore ha preso il
sopravvento dove la gioia ha
faticato.
a entrare dentro.
Donne e bambini trattati senza amore
sofferenza ha invaso la terra, un anno
di incredibile follia respiro affannoso
nella via .
Quando il cuore piange è come se il
mondo gioisce, tutto intorno questo
anno ha sempre provocato dolore ,
stanchezza e tristezza si sono.presi per
mano in questo anno sempre giudicato
Tanka della voce
Finestra aperta,
cantano gli uccellini
con voce esperta;
ma la tua melodia
è l’unica poesia!
Tanka degli occhi
Splendono verdi
vivaci sempre attenti
e sorridenti
ma sei troppo lontana
dalla mia buia tana.
Tanka delle labbra
Paiono dolci,
sottili e definite
nel bel sorriso
ma loro morbidezza
mai abbiam condiviso.
Tanka dell’amore
Brucia il mio cuore,
non fa altro che pensarti
in tutte le ore,
ma tu non ne sai niente,
ti sogno inutilmente.
22/05/2023
Non senza qualche piccolo rimorso,
Un'eredita' non chiarita con la successione,
Ha allontanato parenti e persone.
Lunghe tavole e delizioni piatti,
Soppiantati son da irrispettati patti,
Tovaglie rosse e stoviglie d'argento,
Inutilizzate nel general malcontento.
Vestiti appariscenti e rosse cravatte,
Sostituiti da vecchie tute e ciabatte,
Tv che il giorno di Natale eran spente,
Affollate ora son da gente sorridente.
Trovi calore in una vecchia coperta,
Che sulle tue gambe hai aperta,
In ricordo di un tempo che fu,
Che si sa non tornera' mai più.
È facile rintanarsi nelle proprie abitudini, tradizioni, sicurezze
Mentre fuori si muore di fame, di solitudine, di guerre.
Anch'io son qui protetto dietro queste quattro righe, dietro la penna
A scriver bene, male, a criticare se stesso o gli altri,
Che non ho coraggio
Che schiavo son di quelle abitudini, di quelle tradizioni
Facile condirle di nuove parole, difeso
Dalla pura parvenza di una protesta
Di un desiderio di lotta...ma resto qui.
Non sono fuori a sparare o a morire
Non sono accasciato su un marciapiede
A soffrire e sognare una fetta di pan secco
Nè a donare una camicia o un pasto caldo
Non sono solo abbandonato depresso
Nè a raccontare una storia, a tenere per mano
Chi non ha occhi che lo vedano
Nè orecchie che lo ascoltino.
Insoma, Dio, perché non colpisci me che ho tanto
O non mi dai la forza per mettere in azione
Tutte queste che son solo parole al vento...
Mi riscopro assente dai tuoi pensieri,
insignificante tra i tuoi ricordi,
della tua vita risiedo oltre i bordi
non son nell’oggi, domani, né ieri.
Sono difatti vuoti cimiteri
che di tue risposte restano sordi
questi strumenti infruttuosi e balordi
che si spacciavano per messaggeri.
Non m’hai semplicemente friendzonato
(del resto neanche sai quanto ti voglia)
ma più qualcosa affine ad ignorato.
Ma pur se il tuo silenzio mi dà doglia
lo stesso tutto il giorno t’ho pensato
di follia rasentando cupa soglia.
22/05/2023
È vero, è l’arrogante
a non voler lezioni
perché egli è illuminante
e gli altri son coglioni!
E questo sempre e in tutto,
non conosce eccezioni
e tu sei farabutto
se esprimi qualche dubbio:
ti scaglierà un suo rutto
che udranno fino a Gubbio¹
e coprirà il tuo volto
con quantomeno un rubbio²
di sputo disinvolto,
non dandosi più pace
finché sarai risolto³
a contestarlo audace
senza dargli ragione
mostrandoti incapace
di regger la tenzone.
Un bagno d’umiltà
dinanzi allo sbruffone
che sempre vincerà!
¹: scelta solo per ragioni di rima.
²: intorno ai 300 litri: un’antica unità di misura di capacità.
³: risoluto.
21/05/2023
è abituato a guardare da un angolo
sperando di essere uno dell'ologramma.
Incapaci come animali
per carenza d’istinto, solo
un contorto trasporto, pertanto
affasciniamoci del lecito
e scendiamo a godere
nei suoi nascosti meandri
naturali accorgimenti
alla porta di tutti. Bussa.
Ahh ... se ognuno entrasse
nella propria poesia,
nell’esclusività dell'anima
- un ritorno al contatto - eludendo
ogni attuale, pervasiva costruzione,
la proliferazione di droni
… portatori di pace
sarebbe per certo
esaustiva e, di comprensione
dell’inutile sua distruzione,
sparirebbe la guerra;
quell’asservimento dei deboli
umili esecutori delle battaglie
al dio denaro di altre
meritevoli tasche e degnamente
verrebbe spartito
il relativo bottino.
Sarebbe del mondo
una marcia trionfale
sotto l'egida
di un'unica bandiera.
alla mia indolente mestizia
di giardino blu
- davo l’acqua a chilometri di sabbia -
- le mani graffiate dal vuoto e perdute -
- ma erano grandi cose se seminammo
di gioia anche il dubbio di esistere -
A occhi chiusi so tutto di te
e sai tutto di me, perciò
non lasciarmi spazio al pensare
a quel buco nero lancinante
messo all’ombra del cuore
In un bozzolo non sento più
cosa ci sverni ma
va bene così, basta la sera di nebbia
a sedare l’angoscia
- vedi? sta passando -
ma presto il tentacolo riappare
ben nutrito - colpa mia - come un figlio
come un sommo dio
- che sia l’addio dall’essere al mancare,
l’ultimo desiderio?
Vorrei che voi vi dimenticaste
almeno per un giorno
che c'è qualcosa di molto più importante
potrebbe far riflettere e dar speranza
Natale esiste ancora
e non è una cartolina
che dopo un po' ti stanca e la butti via.
Vorrei che voi capiste
che almeno i bimbi non devono piangere
dentro le rovine di noi grandi.
Un Natale per non dimenticare
una carezza che può far sognare
una vita che nasce per amare.
Vorrei che tutto questo si avverasse
un Natale senza campi di inutili battaglie
tanti bimbi che sorridono per strada
è il più bel regalo che si possa dare
la pace dentro un immensità di cuori
ed urlare ad alta voce senza aver paura.
Questo si che è Natale!
Il piacere mio d’ogni mattino,
è quello di preparati colazione,
è un rito al quale mai rinuncio,
per poi svegliarti con un bacio in fronte.
Quello che senti lo sai soltanto tu,
io, so solamente quello che sento io,
l’emozione è grande, è così forte
che, a volte mi arriva anche l’orgasmo.
Non è volgarità, è naturalezza,
è una realtà che non si può nascondere,
e quando il gusto è arrivato al massimo,
il corpo agisce e non si può fermare.
Fors’è assai l’amore che ci unisce,
fors’è un piacere matto da legare,
qui non ci sono dubbi, c’è certezza,
c’è un amore grande quanto il mare.
Nella memoria lontana e confusa
d’un me bambino delle elementari
più d’una vicenda giace rinchiusa
di cui mai parlai con parenti e cari;
esempio, fine degli anni settanta,
decorso da poco momenti amari
morto il bisnonno, la pena mia tanta,
restavo spesso con la mia bisnonna,
casetta in corte di semplice pianta
lei la vegliarda attiva superdonna
ma vecchia da non riuscire a intuïre
cosa rischiavo dietro la colonna.
Avevo un campo incolto da scoprire
in cui giocavo solo ad esplorare,
dovevo ancora dieci anni compire;
in quel tempo ci veniva a trovare
adolescente quasi maggiorenne
di secondo grado mio familiare¹
che svariate volte in quel campo venne
facendomi sempre una gran proposta.
Lui oggi processionista solenne
in spalla sante statue senza sosta,
al petto fiero medaglie solenni
delle missioni “di pace” risposta
da Bosnia a Libano passaggi indenni
del nostro esercito gran marinaio
coi guiderdoni sul petto perenni
ma soprattutto celato in un saio
immaginario quando porta un santo
sulla spalla facendogli da baio
con lo sguardo tra il mistico e l’affranto.
A differenza di questo fallito
misero invalido dal cuore infranto
da debiti e miseria ben colpito
privo d’una compagna o discendenza
egli è apprezzato e credo riverito
poi quale marinaio d’avvenenza
avrà almeno una donna in ogni porto
e comunque una moglie e la semenza!²
Ma all’epoca quel giovane contorto
pareva aver solo una cosa in mente:
raggiungendomi nel trascurato orto
cercando d’apparirmi convincente
pregava gli succhiassi la salsiccia
perché voleva offrir segretamente
a me bimbo crema appiccicaticcia
ma dal sapor miglior che cioccolata
nascosta in banana non più molliccia
che se l’avessi per benin succhiata
avrei potuto bere in abbondanza…
la meglio cosa ch’avrei mai saggiata!
Che cattomarinaio!³ Titubanza
avevo perché mentre mi diceva
che di segretezza fosse importanza,
l’ingenuità mia di bimbo vedeva
il rischio ch’in faccia lui mi pisciasse
perché quel che veramente voleva
era farsi risate molto grasse
andando a raccontare a tutti in giro
come dalla mia faccia gocciolasse
pipì, pure con labbra da tapiro!
Di traumi infantili n’avrei anche altri,
sempre segreti, mai scritti con biro
per svelar che non ero tra gli scaltri!
¹: forse terzo grado: figlio di cugino di mio padre, mi pare.
²: semenza nel senso di discendenza, figliolanza.
³: cattomarinaio, come prima processionista, sono lemmi inventati nel tentativo di trasmettere l’ipocrita bigotterìa del depravato soggetto.
19/05/2023







