La mesta stele 
d'inganno audace
 crebbe 
in quest'anni 
che mai furono miei .
Fosse un addio 
esser per te 
travaglio infecondo 
se più
mi chinai 
alla tua forma 
alle attenuanti
ai presupposti  
al tacito convegno 
se tale  t'apparve 
il supplice momento
tanto 
da non sentir rigetto .























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Profilo Autore: Simone*   Sostenitore del Club Poetico dal 25-03-2023

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C' era una volta un bambino,
Che giocava spesso a nascondino,
Celato gli scappava la pipi',
Non la tratteneva e la faceva lì.

Poi agli altri suggeriva i posti,
Dove star ben sicuri ben nascosti,
Ad alcuni indicava dove lui era prima,
Ma tornando lamentavan odor di urina.

Ci si divertiva tanto e insieme, 
Di un futuro diverso non c' era speme, 
Tutti insieme dalla mattina alla sera, 
Avvolti da una magica e strana atmosfera.

Pensandoci la nostalgia si fa piu' forte,
Ridendo di quei bambini e la lor sorte,
Ma la risata si fa ancor più bislacca, 
Se penso che una volta invece della pipi' feci la cacca.
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Profilo Autore: Stornello Meneghino  

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hai  messo tutto il mondo sugli attenti,

tutti in riga, sodati e mercenari.

davanti alla bandiera del tuo orgoglio,

ogni mattina suoni l’adunata

**

tu arringhi le tue truppe

prima della battaglia quotidiana,

proprio come farebbe un generale!

ma sei soltanto un uomo.
**

ed ecco dalla torre di Babele,

scagli la freccia per colpire Dio,

per uccidere Dio e impadronirti

delle stelle di Dio.

************

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Profilo Autore: ilcielosuberlino  

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Non tutti i ricordi son brutti, ho avuto degli anni anche immensamente felici. Ma son ricordi lontani su cui la vita ha tombato delusioni, amarezza e sofferenza. Sonetto.


Non è vero che non ti penso mai
benché siano passati dodici anni
poi cataclismi, disfatte e malanni
senza riuscir più ad uscire dai guai.

Fu gran fortuna che non meritai:
siam stati insieme per più di nove anni
di cui credo almen sei privi d'affanni;
per sopravviver partisti e io restai.

Fu lì che smisi d'esser tuo pulcino,
non capii subito che sol restavo
mentre arrivava beffardo destino.

Ancora di venir da te sognavo
quando squartarono il mio cuoricino
e finì tutto quello in cui speravo.


09/03/2023
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Profilo Autore: ioffa  

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La marea era stata prevista. 

Come balsamo 
schiuma la vita alle prime piogge. 

Mitraglia l’autunno 

e già sale 
l’odore di mosto acerbo 

Come un’etterna mestruazione 
questo rosso si stacca 

da me e dalla terra.
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Profilo Autore: Lilith50  

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Testo scritto e pubblicato originariamente l'8 marzo 2023. Ottave di endecasillabi in schema ABABABCC.


Ed ecco com'ogn'anno l'otto marzo
la travisata festa delle donne
tripudio di mimose in grande sfarzo
articoli di due o più colonne
intesi ad esplorar con lente al quarzo
come se l'inventar le nostre nonne,
di preciso che stavan festeggiando,
in quale posto, perché, poi da quando!

Allora leggo tante cavolate
per una cosa che non è una festa,
leggo di roghi in fabbriche inventate
come partenza per una protesta:
millenovecentotto... baggianate¹
in cerca d'una gloria disonesta!
l'incendio sì vi fu, ma un po' più tardi²
millenovecentundici, bugiardi.

L'otto marzo quattordici in Germania
fu prima volta di codesta data
e non per metter ulterior zizzania
ma in Francia e in Russia prima in altra data;
dal diciassette in Russia che si strania
dallo zar con rivoluzion neonata
le donne urlaron a tutta la terra
chiedendo di fermare insana guerra.

Mosca, millenovecentoventuno
nell'internazionale comunista
si disse l'otto marzo per ciascuno
s'onori delle donne ogni conquista
con marce, con fierezza, con raduno
senza i problemi perdere di vista:
giornata internazionale d'operaia
da celebrar da Wellington a L'Aia!³

Da noi la "giornata internazionale
della donna" fu indetta dal partito°
nel ventidue pel merito speciale
ch'ella avea già da tempo conseguito
nella battaglia per miglior sociale,
compito ancora adesso non finito
che tanta strada ancora c'è da fare
se vogliam questo mondo migliorare.

Ecco che si festeggia in questa data:
i tanti avanzamenti che abbiam fatti,
ma senza venga mai d’alcun scordata
ch’è strada lunga, perigliosa e infatti
siamo distanti da meta agognata
e son ancora troppi quei misfatti
in cui le donne son perseguitate
solo perché senza il pisello nate.

Perseguitate, termine corretto
che sia tra le pareti d’una casa
negli artigli d’un frustrato ometto
o in un’azienda da machismo invasa,
in un gruppetto privo di rispetto
o alla mercè di chi la fa persuasa
d’aver meno valor rispetto al maschio
compreso quel che val meno d’un raschio.

Settantasett’anni son che mimose
a codesta giornata noi associamo
scelte da partigiane coraggiose
e che imperterriti oggi noi doniamo
(magari insieme a un trittico di rose)
alle donne più vicine ch’amiamo
ma non scordiamo, insieme a questo segno,
d’offrir anche tutt’il nostro sostegno!

In fondo a loro noi dobbiamo tutto
e non vi paia un’esagerazione
visto che siamo tutti quanti frutto
d’un’onerosa lunga gestazione
ch’ha chiesto nove mesi pel debutto
di nostra presenza come persone
nel mondo che dovremo far migliore
dando alle donne (e a tutti quanti) amore.

La strada è ancora lunga, non fingiamo
di non vedere quanti stian negando
ch’uomini e donne parimenti siamo
degni d’amore e di rispetto quando
le multiformi vite fronteggiamo;
non umiliando, sfruttando, abusando
potremo nel benesser progredire.
Buon otto marzo mi resta da dire.


¹ 08/03/1908 si favoleggia di un rogo nella fabbrica Cottons, che però non esiste
² 25/03/1911 incendio della fabbrica Triangle morirono 146 lavoratori, la maggior parte donne, specialmente immigrate italiane ed ebree
³ Wellington e L'Aia: due capitali approssimativamente agli antipodi tra loro scelte a caso per ragioni di rima.
° da wikipedia: "In Italia la Giornata internazionale della donna fu tenuta per la prima volta soltanto nel 1922, per iniziativa del Partito comunista d'Italia, che la celebrò il 12 marzo, prima domenica successiva all'ormai fatidico 8 marzo. In quei giorni fu fondato il periodico quindicinale Compagna, che il 1º marzo 1925 riportò un articolo di Lenin, scomparso l'anno precedente, che ricordava l'otto marzo come Giornata internazionale della donna, la quale aveva avuto una parte attiva nelle lotte sociali e nel rovesciamento dello zarismo."

08/03/2023
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Profilo Autore: ioffa  

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Un discorso è Dio
… ben altro la chiesa
sotto qualunque spoglia
perché copre
come una foglia
tutti i suoi frutti, sempre.


Spoglia la fede
da false facezie
e dicerie incongrue
e vestile del colore unico

 

quell’umore
che non ride di te
quel sapore
che non piange solo per te
quel tepore
che riluce il dolore
e aumenta la speranza
quello
che d’ogn'altro
ravviva e allevia.


Coordinati grafici
da latitudini
e longitudini inadeguate
inseguiamo solo
i nostri fantasmi geologici
e mai scopriremo l’altare


 del vero amore.




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Profilo Autore: Bowil da Wilobi  

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L'uomo demolisce
ciò che edifica:
spesso rema
contro se stesso.
Uomini di tutto il mondo:
assatanati...posseduti
da demoni satanici...
"giocano" a farsi la guerra.
Ardono le fiamme:
in quest'enorme
brace umana
urla la carne.
In nome di quale Dio,
in nome di quale fede?
Braccia di bimbi
piangenti...tremano.
Troppo piccole le loro mani.
Troppo grande la loro paura.
Non capiscono perché
gli uomini si uccidono fra loro.
Non capiscono perché
le loro madri muoiono.
Non comprendono perché
le loro case,
le loro scuole,
i loro ospedali,
i loro giochi
vengono distrutti.
Mani insanguinate
stritolano come spire
di serpenti...
e lo fanno solo
perché amano
il tintinnio dei danari:
non si accontentano mai,
ne vogliono sempre di più
e per averne...tanto
si fanno la guerra.
No, i bambini non capiscono
perché i prati
sono pregni di sangue.
Parlatene con i bambini.
Chiedete ai bambini
se sono contenti
di vedere corpi inermi
mescolati a urina e feci,
stramazzare al suolo.
Un gigantesco ego
serpeggia nei cieli:
strappa cuori,
eradica fili verdi
di tenera erba...
...e appassiscono i fiori...
e le api muoiono...
e la gente innocente muore.
In un cielo di fumo grigio
non piangono le nuvole grigie:
non sono nubi fertili,
ricche di provvidenziale pioggia;
ma sono ammassi di fumo
pregni di polvere da sparo.
Nuvole a forma di proiettili,
si stagliano "orgogliose" nel cielo:
puzzano di ferro,
puzzano di morte.
Se gli uomini grandi,
i "grandi uomini"
si decidessero a "crescere..."
forse le cose cambierebbero.
Se gli uomini,
i "grandi uomini",
pensassero come i bambini...
forse il mondo
diventerebbe
un posto migliore.
I bambini
non capiscono perché
gli uomini si odiano
così tanto.
Non capiscono perché
sono egoisti e
non vogliono bene
ai loro figli.
Chiedetelo ai bambini
se sono contenti
che i loro padri
distruggano il mondo.
Chiedetelo ai bambini
se preferiscono demolire
anziché costruire.
Provate a dirlo
ai bambini
che gli uomini
uccidono per i soldi.
Non capirebbero:
i bambini litigano fra loro,
ma poi si abbracciano
e fanno subito pace.
I bambini non sono
come i "grandi..."
...non ammazzano
gli altri bambini.
No, questo i bambini
non lo fanno.




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Profilo Autore: Giovanna Balsamo  

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Dialogo silenzioso / senza metrica né rima / senza neanche l'autostima / mentre sognar ancor oso.


La tua fortuna è che non so disegnare
altrimenti
riempirei ogni dove di tuoi ritratti
ignaro amore mio;

ma non perché ne abbia bisogno
per ricordarmi di te
perché per quanto tu sia lontana
sei sempre qui nei miei occhi.

Ma farei continuamente tuoi ritratti
a matita, a pastello, ad acqua, cera, olio
per mostrare al mondo intero
quanto tu sia bella.

Pur non basterebbe
perché si vedrebbe il tuo volto
il tuo corpo, i tuoi occhi,
le mani, la bocca che amo.

Ma resterebbe nascosta a troppi
la tua anima, il tuo essere,
la profondità dei tuoi pensieri
la dolcezza del tuo cuore.

Ciò che, pur meraviglioso,
ti rende in realtà sola come me,
circondata da ammiratori
che non riescono a leggerti il cuore.

Io credo di averlo letto
rimanendone sconvolto
ma la solitudine mia
non riesce a sposare la tua,

mi sento sostanzialmente indegno
dovrei distrarmi, mirare meno in alto
rendermi conto di quanto valgo…
ma ti amo!


05/03/2023
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Profilo Autore: ioffa  

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Un altro anno é trascorso
da quando abbandonai il ventre di mia madre,
da quando vidi per la prima volta il volto di mio padre.

Aumentano gli anni
e con essi gli affanni,
i capelli bianchi,
i sogni infranti.

Un altro anno é passato
da quando la clessidra della vita fu girata,
dando inizio al conto alla rovescia.

Non si ricorda il primo respiro,
la prima boccata d' aria fresca e pungente,
la prima volta che osservammo le fattezze della gente.

Ma si sa, che si piange di paura
perché a veder tutto quel trambusto
il piccolo cuore si spaura.

Crescono i ricordi dei tempi passati,
son sempre più sbiaditi
nei meandri della mente affollati.

Un'altra candelina sulla torta
si consuma, come il filo della vita
che si accorcia pian piano fra le dita.

C'è meno tempo a disposizione
ma qualche sogno in più da realizzare,
non resta che affrettarsi perché il futuro non é sicuro,
ed é meglio non tergiversare.
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Profilo Autore: Antonio  

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danzo col vento
la musica classica -
ruba bei ghigni
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Profilo Autore: Laura Lapietra  

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L’addio sta nel calice
di un Dio pietoso
che siede sul trono
dell’ignoto tempo.

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Profilo Autore: Francesco  

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Qualche rima al volo, terzine di senari in schema ABA BCB CDC …


Se credessi a un dio
senza titubanze
lo scorgerei io

nelle tue sembianze;
giustamente dea,
con le tue distanze

da questa diarrea
ch'è la vita mia.
Senza panacea

sta correndo via
questa vana vita
pien d'acrofobia

da quand'è fallita.
Ciò che più dispiace
or quasi finita

è ch'ancora tace
la mia brutta voce
tuttora incapace

di sortir feroce
ad urlarti "T'AMO",
perché forte cuoce

quanto lungi siamo
io meschin fallito
pesce preso all'amo

da sfiga aggredito
e tu, meraviglia,
di quest'infinito
strabiliante figlia!


04/03/2023
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Profilo Autore: ioffa  

Questo autore ha pubblicato 836 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
nera gondola -
piove l'autunno su noi
senza riparo

nel grembo di Venezia
fluisce febbre d'amore
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Profilo Autore: Laura Lapietra  

Questo autore ha pubblicato 450 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Sentire l'acqua pisciare dal rubinetto
come un corpo tutt'uno:
come si fa?

Anziché origliare
piccole portate discrete.
E rombi d'aereo dalla facciata del bosco:
è solo vento, non so neanche quale.

Anche quelli, rombi discreti.
Il ritmo dettato da onniscenze indesiderate.

Se entro ed esco dalla mia testa sono Joyce.
Se entro e basta Spencer.
Se esco e basta la Minter nel '69.

Io entro ed esco, mi stupro.
Non mi presento: fanno così quei deviati.

Mi cristallizzo:
su un bastimento che affoga nel deserto.

Sono in licenza di linguaggi;
ed è ora, in ogni artifizio arrugginito,
che le bocche sgorgano tutt'una la melma.

È questa
l'ora imprecisata in cui dormo.
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Profilo Autore: Nicola Matteucci  

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