È sotto la matassa dell'avventura
che discuteva tranquillamente e ferocemente.

Pulirle il culo era un onore,
visto il compenso in consigli.

Il lavoro più bello del mondo:
tenere il braccio a una filosofa
che caga nel bidet
solo perché si spera nella sorte.

Sotto quella matassa dell'avventura, ripeto.
Come London.

A chi diavolo importa dell'avventura?
Ai materialisti.

Fortuna che accanto c'è la vasca:
nel fermento agonizzante delle paperelle
ne verrà fuori una qualsiasi
storia umana.
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Profilo Autore: Nicola Matteucci  

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1° Limerick

Scrivere un limerick è più spedito
Che non comporre sonetto finito
Ma mi viene strazio
Nel finir lo spazio
Senza aver il mio concetto chiarito!

2° Ottava

Sicuramente ci offre più respiro
Strofa d’endecasillabi in ottava
Nella quale ogni tanto mi rigiro
Che dal Boccaccio all’Ariosto s’usava
Dove un po’ meglio il mio concetto stiro
Potendo metter dentro rava e fava
Anche accennando qualche spiegazione
Prima di giungere alla conclusione

3° Sonetto

Ma son quattordici a disposizione
gli endecasillabi dentro un sonetto
con quattro o cinque rime che rispetto
senza causar del cranio ebollizione.

Bastano certo per dar emozione,
dipingere la scena al cui cospetto
stiam raccontando d’esser dirimpetto
aggiungendo anche qualche spiegazione.

La libertà ch’abbiam nella chiusura
di gestir coppia oppur terna di rime
aumenta di prospettive la scelta.

Così con pochi versi anche alla svelta
possiam narrar cos’è che ci deprime
e di spegner la vita mi scongiura.

4° Esempio di sonetto acrosticato

Son da qualche ora chiuso a chiave in stanza
Per ragionare su mia codardìa
In quanto a poche miglia sulla vìa
Nomato ponte adatto a circostanza

Terminerebbe senza riluttanza
Allegramente l’esistenza mìa
Senza costringermi alla litanìa
Udita ancora dalla tua lagnanza

Ininterrotta la quale in essenza
Causa di peso mi vede e miseria
Impedendoti per mia permanenza

Di destinare a cosa ben più seria
I dindi da pensione in plusvalenza,
Ovvero un’auto… per ire in Siberia?¹

¹: una nota sarcastica la dovevo pur inserire, non posso andare a buttarmi dal ponte senza aver prima causato una risata compensatoria.

14/03/2023
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Profilo Autore: ioffa  

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In pratica
la realtà è la realtà apparente:
un velo che separa la zanzara dalla pelle,
un'infinità di buchi
che richiederebbero ommatidi che non possediamo.

E tutto l'imperversare immaginabile
non negherebbe a una mano la ruvidezza,
la disfatta.

Ci muoiono arriva i calli
a cui finalmente sembra di sentire.

E poi i calli non ci sono più.
Dita filiformi, bruciate nello sfregolio.

Chi ritiene pazza, infine,
la zanzara dissanguata?
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Profilo Autore: Nicola Matteucci  

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È nel silenzio della sera
e della notte
che tutto affiora
tutto ti appare
nella sua splendida verità
E tu in quel momento
ti ritrovi a contemplare
la tua solitudine
il tuo sentirti impotente
il dolore che ti stringe il cuore
E allora gridi gridi
più forte che puoi
Amore amore mio
aiutami sorreggimi
non lasciarmi solo
con questa angoscia
e malinconia che mi distrugge e mi fa
appassire giorno per giorno
Ti prego amore mio
Ti prego!!!!!
Amore..... amore....amore!!!!!....
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Profilo Autore: Maurizio Gaibazzi  

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Poeti e poeti … anche tu.

Da mondi fantastici

con melodiosi ritmi

dai rituali specifici

per futuro interiore

o statica estorta

esteriorità.

 

Poeti in ricerca

dei lemmi migliori

artefatti - fatti ad arte -

presenti in memoria

reale o virtuale

- ben poco importa -

 

Poeti bloccati

da vita inespressa

caricata a salve

di pesi eccessivi e percorsa

in marcia ridotta - vita

che ben poco esporta -

 

E poeti in attesa

da ispirazione braccati

ma attenti ai momenti

e ai fragili cristalli

con cui poesia

le sue opinioni espone

e, alla luce, le porta.



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Profilo Autore: Bowil da Wilobi  

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E se in ogni viale, in ogni muro,
nei filari arrugginiti stesi al sole , c'è il tuo conforto .

 E se nei ricordi dei tizzoni accesi ,
nei sassolini piatti non troppo leggeri,  
non troppo pesanti,
nelle caselle irregolari bianche e polverose di gessetto 
che avvolgevano pochi metri di selciato,
c'è la mia infanzia . 

E se nelle pettinature composte delle signorine ,
nel cielo stellato come un pezzo di cartone,
n
ei: “ un , due , tre stella “ che carezzavano le mani ,
c'è la nostalgia .

C’è sempre un silenzio imperfetto di parole 
che sempre torna a farmi compagnia 
.

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Profilo Autore: Caterina Morabito*   Socia sostenitrice del Club Poetico dal 14-03-2014

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Non ho mai tentato prima di comporre un limerick… vediamo un po' che salta fuori.


1° Finalmente

È da più di vent'anni che t'agogno
Rappresenti per me ora un bisogno
e quasi non ci credo
adesso che ti vedo
ti bacio, abbraccio… vanisci nel sogno.


2° Quasi quasi

Adesso quasi quasi ci riprovo
vediamo se me ne viene uno nuovo
cercando ispirazione
entrando in confusione
ma niente… bell'appiglio non lo trovo.


3° Il dente

Ma sì, ch'adesso m'è venuto in mente
Vi svelo ch'ho un problema con un dente
Mercoledì dentista…
Purtroppo la mia vista
non si consolerà con l'assistente!


4° Perdono

Lo so, fanno l'effetto d'una purga,
meglio che ad altro impegno ora m'assurga,
che la prossima volta
nascerà disinvolta
una strofa miglior ch'oblio non urga!


13/03/2023
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Profilo Autore: ioffa  

Questo autore ha pubblicato 836 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

E' l' ombra del futuro che s' indossava il capotto
per assomigliare a quella agrodolce, intoccabile foto.
E' da lontano che cercava di guardarsi
a quello "specchio", ma si ritrovava senza forze e vecchia,
riguardando meglio pareva che il tempo si fosse fermato
e fu sorpresa con un brivido di gioventu' fra i ricordi ritrovato.

Almeno ritrovarsi aveva sperato, se non poteva far
piu' cio' che aveva immaginato.
 ...E come quel immagine di se' la fece trasalire
si abbraccio' un po' triste, perche' quel unico sogno
che la faceva sentir meglio stava per finire.


E l' ombra del futuro si ritrovo' nel letto 
sola a dirsi con gocce di cristallo agli occhi:
" eh si il tempo non te ne accorgi e vola".
La malinconia si fece sempre piu' presente
e rimase a guardare nella mente
l' incredibile sogno che pareva accaduto realmente.

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Profilo Autore: Maddalena  

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Un percorso nel via vai
del giorno;
un sentimento sincero
sprigionato dall’alito del battito
in simbiosi con l’atto.

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Profilo Autore: Francesco  

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Nel vasto politeama del mondo
il clima pavonesco danza
come orchestra di vento,
che incanta nello sgomento!
La terra,
palcoscenico mutevole
ospita quel cambiamento,
come musical commedy,
una tranche di tormento.
L'oceano,
come un pittore abile
ma distratto
dipinge ornamenti di frastagli
contro imprudenti scogli
a inabissarli nelle sue acque
col suo nuovo stile,
ameni sfide!
Le correnti,
come tersicoree in scena
avvicendano ritmo
e movimenti senza pena,
pericolosa avanscena!
Il sole,
come signore dorato
un altero regale
dirige il suo calore,
senza uguale!
Mentre la pioggia,
spruzza e crea a catinelle
come folle artista
i suoi schizzi bagnati
dal petricore che affonda,
nel volume che esonda!
L'aria,
come compositore
di flauto traverso,
senza una fine
scrive nuove note
nel suo vasto confine!
E le verdi montagne,
come giganti imponenti
scolpiscono il paesaggio
con gesti possenti.
Ma l'uomo,
come un intruso smemorato
altera questo equilibrio
tutto sconcertato!
Col suo sregolato progresso,
inarrestabile
lascia il pianeta
in uno stato instabile!
Così il clima,
come un'opera bizzarra
si trasforma per noi
in un nuovo dramma dato in arra!
E mentre la natura
cerca di resistere,
l'uomo dovrebbe
agire per non disperdere!
Oh, al bivio di questa storia,
una scelta memorabile
dobbiamo affrontare
e ritrovare saggezza
che ci ha abbandonato,
dobbiamo ammantare!
Oh, per salvare questa Terra
bisogna agire con coscienza
con la mente e con il cuore,
bisogna liberarla dall'anteguerra
che poi scivola in guerra!
Rispettare la natura
che ci ha generato,
affinché possa ancora
regalare quel futuro ben sperato!
Dare voce alle voci
di chi è stato oppresso,
per proteggere gli esseri
che sono stati messi
a rischio espresso!
Perché il clima
come fiore delicato,
ha bisogno di cure
per non soccombere abbagliato!
E come sinfonia, uniti,
dobbiamo suonare,
per onorare la bellezza
che il mondo sa creare!
Il finale è nelle nostre mani.
Noi siamo gli autori,
dovremo scrivere una storia
che cancelli gli orrori!
Rinveniamo in armonia
la vera essenza della vita
senza quella sporca ipocrisia,
in questo marasma consunto
del consumismo esaltato
alterando quel clima ammalato,
in questo vasto politeama
del mondo,
dove il clima pavonesco
danza in discordanza
una fievole baldanza
che pian piano sbiadisce
la sua dolce fragranza.
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Profilo Autore: Laura Lapietra  

Questo autore ha pubblicato 450 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Ê vvote me veneno mente viecchie ricorde,
'e quanno me magnav'o munn'a mmuorze.
'E quanno 'a vita 'e tutt'e juorne ll'affruntavo,
cu ffatica, cu ttant'affanno e ttanta sfuorze.

Però ogni ccosa 'a pigliavo alleramente:
currevo annanze e arreto, comm'ô viento.
E mmo stongo ccà a mm'arricurdà...
'e fatte e ccose, succiesse tantu tiempo fa.

'A nunnarella mia purtava 'e capille,
attaccate ârret'â capa cu 'e ffurcine.
Capille janche comm'a sscelle 'e palomma,
'a stagione teneva ddoje cerase pe ricchine.

Nu scialle ncopp'ê sspalle fatto a mmano
cu qquacche rremasuglio 'e lana vecchia.
Na curnicia cu ddinto nu vetro consumato,
ca essa spisso ausava comme specchio.

'A 'int'a 'o mantesino sempe appuntato,
spuntava ê vvote nu pezzullo 'e ciucculata
e ssi quacche nnepote se ll'ammeretava,
essa diceva: "tie', pe te, hê fatt'o bbravo!"

Ancora m'allicordo chelli bbelli mmane:
mane faticatore, nervose e cchiene 'e calle.
Quanno pe mme vasà nfaccia s'acalava
e sse ncurvava tutta quanta dint'ê spalle.

Quanno po' mme faceva na carezza,
chelli mmane parevano carta vetrata:
allora mme devono fastidio, ma mo no...
comme vulesse essere ancor'accarezzata!

N'aggio sentuto 'e friddo e ancora tremmo,
si penz'a chella casa umida estate, vierno!
Però comme mme piacesse e nce turnà:
nce rrummanesse a mmo nfino a ll'eterno.

Eva chiena 'e macchie nfacci'a 'e mure:
macchie nere e grigie per ll'ummidità.
Ogni mmacchia cuntava nu poco 'e storia:
llà pure 'e mmure putevano parlà!

Accussì s'aspettava ca scenneva 'a sera,
quanno a nonna appicciava 'o vraciere.
Gruosse e nnennille attuorno ô ffuoco:
'e bbrutte penziere se scurdavano nu poco.

Pe nnuje ninne peccerille eva nu juoco:
quanta cose se vedevano 'int'ô ffuoco!
Chi vedeva nu sciore, chi ll'aquilone,
chi na casa 'e spirite, chi nu dragone.

Quanno s'appicciavano 'e ramuscelle,
chelli sscintille a mme me parevano stelle.
Nu cunto d' 'a nonna, na vecchia canzona:
quanta bbelli culure teneno ll'emozione!

Tenevamo 'o nasillo russo agghiacciato
dete d' 'e piede, d' 'e mmane cu 'e gelune.
Maglie vecchie e ccazune arrepezzate,
purtuse vicino ê ccazette e ccazettune.

Si ce penzo, quantu tiempo ca è ppassato,
ma da allora 'o calore 'e chillu vraciere,
che vulite a me, nun ll'aggio cchiù ppruvato.
Giovanna Balsamo

Traduzione

Il braciere

A volte mi vengono in mente vecchi ricordi,
di quando prendevo il mondo a morsi.
Di quando la vita di tutti i giorni l'affrontavo,
con fatica, con affanno e tanti sforzi.
Però, prendevo ogni cosa allegramente:
correvo avanti e indietro come il vento.
Ed ora sono qui a ricordare...
di fatti e cose, accaduti tanto tempo fa.
La nonnina mia portava i capelli,
legati dietro alla nuca con le forcine.
Capelli bianchi come le ali delle colombe,
d'estate portava due ciliegie come orecchini.
Uno scialle sulle spalle fatto a mano,
con qualche avanzo di lana vecchia.
Una cornice con dentro un vetro consumato,
che ella adoperava spesso come specchio.
Dal grembiule che portava sempre addosso,
sbucava spesso un pezzettino di cioccolato
e se qualche nipote lo meritava,
lei diceva: "tieni, è per te, sei stata brava!"
Ancora ricordo quelle mani belle:
mani lavoratrici, nervose e piene di calli.
Quando per baciarmi il viso si abbassava
e si incurvava tutta nelle spalle.
Quando poi mi faceva una carezza,
quelle mani sembravano di carta vetrata.
Allora mi davano fastidio, ma ora no:
come vorrei essere ancora accarezzata!
Ne he sentito di freddo e ancora tremo:
penso a quella casa fredda estate e inverno!
Però quanto mi piacerebbe ritornarci:
ci rimarrei da ora fino all'eternità.
Era piena di macchie vicino al muro:
macchie nere e grigie per l'umidità.
Ogni macchia raccontava un po' di storia:
lì anche i muri potevano parlare!
Così si aspettava che scendesse la sera,
quando la nonna accendeva il braciere.
Grandi e piccoli attorno al fuoco:
i brutti pensieri si dimenticavano per un poco.
Per noi piccoli bambini era un gioco:
quante cose si vedevano nel fuoco!
Chi vedeva un fiore, chi l'aquilone,
chi una casa di spiriti, chi un dragone.
Quando s'accendevano i ramoscelli,
quelle scintille a me parevano stelle.
Un racconto di nonna, una vecchia canzone:
quanti bei colori hanno le emozioni!
Avevamo il nasino rosso ghiacciato
le dita di piedi e mani con i geloni.
Maglie vecchie e pantaloni rattoppati,
buchi vicino alle calze e ai calzettoni.
Se ci penso...quanto tempo è ppassato!
Però da allora il calore di quel braciere,
che volete da me...io non l'ho più provato.
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Profilo Autore: Giovanna Balsamo  

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Anche questo testo, come il precedente, pubblicato su quello stesso sito nello stesso periodo, scaturiva dall'amara constatazione di una grande trascuratezza nei riguardi della scrittura da parte della maggioranza degli autori che ruotavano lì intorno: molti lavori, peraltro anche osannati, non erano degni di superare un esame da licenza elementare, per la gravità di strafalcioni che contenevano, sia sintattici, sia lessicali (prescindendo dai contenuti, che in alcuni casi erano anche peggio) e, fatto peggiore, c'era chi era orgogliosissimo di non saper scrivere, riscuotendo peraltro successo di pubblico!

Scritto nella mia misera ignorantitudine, chiedendo scusa sin d'ora se qualche coda di paglia dovesse percepirmi allusivo. Non sono allusivo, sono solo deluso e cerco di essere in linea con la gentilezza e la raffinatezza della specie animale attualmente dominante sul pianeta (tutta nella sua complessa complessività, non con qualche individuo specifico in nome/cognome/pseudonimo), attendendo impazientemente che un nuovo asteroide dopo ormai 66 milioni di anni venga verso di noi a risistemare le cose. Possibilmente in fretta, che non mi resta molto da vivere ma vorrei godermi lo spettacolo.


Perché i bulli non mi proclamin bullo
nell'habitat da bestiacce da stadio
dove un erudito passa per grullo
mentre ogni citrullo sfodera il gladio,
declamo vuote rime per trastullo
e nessun contenuto più ci irradio.
Ne avrei di novità, ma non le dico
mentre amor per la lingua maledico.

Spero che la presente vacuità
riesca a non farmi apparir antipatico
a chi senz'alcun'elasticità
per via di un cor fermamente adiabatico
frustrazioni vorrebbe con viltà
sfogare su chi par troppo grammatico
o da fame di fama troppo avulso
fin a apparir in tal contesto insulso.

Non v'ammorberò sulla mia salute,
anche perché talun festeggerebbe
per le disgrazie da lui non vissute
e a punizion divina attribuirebbe
per le mie correzioni malvolute
e a canzonarmi ancor s'accingerebbe!
Solo una cosa ancora qui vagheggio:
che di cultura non si fia dileggio.¹


¹: mi spiace, ma che la cultura italiana, a cominciare dalle sue basi sintattiche e lessicali, sia sbeffeggiata da persone che hanno frequentato le scuole elementari e medie nel nostro paese, è cosa che mi resta sulla punta dello stomaco, non riesco, non riesco, non riesco. Ma ripeto, non ce l'ho con qualche romanziere o qualche vate specifico, né con un gruppo o sito in particolare; è un degrado che mi circonda ovunque ed il cui disagio aumenta in presenza dei tanti che del non saper parlare/scrivere correttamente menano anche vanto. Ribadisco ancora: non alludo a nessuno specificamente, ma all'andazzo generale. È mia la colpa? Forse sì, ma a prescindere dalle colpe, è una situazione che trovo spiacevole e mi delude l'assenza di desiderio in troppi di migliorarsi.

12/03/2023
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Profilo Autore: ioffa  

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(Domitilla e Cornelia)


“ Sono  molto indignata Lia, indignata e affranta”

“ perché Tilla”

“ perché  poter vivere  è diventata una decisione degli altri , ma io dico abbiamo o no il diritto di essere curati fino all’ultimo respiro , abbiamo il diritto di morire per mano del Signore o secondo la nostra  volontà, abbiamo diritto di avere sostegni vitali, consulti e pareri medici  , trasferimenti in altri presidi , avere speranze , un miracolo , sostenere la famiglia che già  soffre e lotta per  la persona che  è nata con una terribile patologia o troviamo molto facile sopprimerla perché incurabile ?”

“ Tilla, credo  siamo tutti a rischio e che la vita è un dono troppo importante da difendere ”

“ Lia , da ora in poi avremo paura di mettere al mondo dei figli, perché nella malaugurata sorte qualcuno può decidere al posto nostro se farla vivere o no!”

“Tutto ciò è terribile “

“ vero Lia , terribile .”

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Profilo Autore: Caterina Morabito*   Socia sostenitrice del Club Poetico dal 14-03-2014

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Just sitting at the table
Rounded by green grass and trees (treast!)
Sounded by ravens and birds (breasts!)
I wonder what's the human will:
Survive or die?
A small sparrow to me closest
Silently waits for an ounce of life.
Looking at the magnificent oaks
Sipping any single ray of the Sun
And stand, and grow, and help...
What does the human do?
They cut, they burn, destroy,
They eat the earth under their own feet (feast!)
But still there is Someone
Who stays, observes, muses
And spreads the holy energy to go on
To make the earth, the birds, the trees
And thence even the humanst survive...
Now I can finish my teast!
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Profilo Autore: Axel  

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Imbarbarimenti spettacolari. A livelli da social o da talk show televisivi!

Questo testo vide la luce alla fine dello scorso inverno in un sito dedicato alla poesia dove però era in corso la mitizzazione di un presunto poeta in realtà fortemente sgrammaticato. La cosa triste non era tanto il leggere i suoi lavori farciti di coltellate alla poesia, alla grammatica ed all'italiano in generale, quanto piuttosto vedersi circondati da un pubblico, in quel sito ma anche altrove visto che quegli strafalcioni erano decantati da tale "poeta" anche su altri media, che lo acclamava come un novello Dante+Petrarca+Ungaretti+Leopardi+Foscolo fusi insieme, il nuovo mito della letteratura italiana. Dopo le forti perplessità iniziali e gli insulti e minacce che ne ricevevo, iniziammo a chiacchierare pacificamente e nacque l'abitudine di lasciar correggere da me i testi che intendeva pubblicare, quindi vennero alla luce poesie non più minate da sgangheratezze varie, in cui i suoi pensieri risultavano esposti correttamente, piacevolmente. Poi svanì, come altre meteore di cui tutti si dimenticarono in fretta nel sito. Ad ogni modo, il periodo burrascoso iniziale portò alla nascita di questo testo.


Analfabeti si dicon poëti
senza riguardo per lingua e poesia;
bulli sprigionano dovunque peti
senza riuscire a cogliere ironia;
ime frustrazioni pongono veti
a suggerimenti d'ortografia.
Sono tutti indizi ch'ormai non vola
né l'educazione e neppur la scuola.


10/03/2023
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Profilo Autore: ioffa  

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