Stormiscono di un rosso intenso
le foglie al vento.
Fremono tremanti all'algido soffio,e lievi, lentamente cadono.
Un brusio sommesso
di un giallo caldo sospira
piano di ramo in ramo.
È inverno dicono,
mentre in un sibilo bianco, il vento le scompiglia piano.
È inverno, è inverno...
Muggisce il vento
E stringono le foglie i rami
in un rosso abbraccio
per non lasciarle andare.
pochi mesi nella realtà separano questo scritto da quello pubblicato la volta scorsa… ma il mood è decisamente diverso.
Quartine a rime alternate formate da decasillabi sdruccioli ed endecasillabi piani.
Grande Sorella, vienimi a prendere
che non sopporto più questo tormento.
C'è qualcosa che ti devo rendere,
non voglio più neanche per un momento.
Non io l'ho chiesto, venne gratuito,
e forse alcuni l'avranno bramato,
ma avrà capito già il tuo intuito
questo tuo dono non l'ho apprezzato.
E non ti paia ingratitudine
o forse prova del mio egoismo,
ma dentro me tanta inettitudine
e neanche traccia d'un po' d'eroismo.
Ma non mi riesce più di persistere
in questa stanza di pena infinita
di cui mi sembra debba consistere
ciò che qualcuno vuol chiamare vita.
Grande Sorella, non voglio attendere,
guardando ancora tutto questo scempio;
le bianche braccia vienimi a tendere
portami presto nel tuo freddo tempio.
Anni '90
Nel moto del cuore
in quell'acceso color autunnale
par di sognare.
Prorompente una nuova immagine
torna alla mente e, la foglia cade
in questa stagione a me leale
con fragranze percepite
fin dalle prime mattine.
Un rituale che si rinnova
in compagnia della magia
e, del colore.
sbatteno forte 'e piere e ffanno rummore.
È nu triatro a ll'apierto addó ogni attore,
se ncontra e scontra cu 'a gioia e 'o dulore.
È na schiuppata 'e cerase 'int'a nu ciardino,
È na canzona ntunata 'a ciento cardelline.
È nu gruosso bbicchiere trabuccante 'e vino.
È nu cespuglio 'e more mmiez'ê sspine.
È nu sciore appuntato nzino 'a na sposa:
chino 'e bbucciuole 'e ruselle addurose.
È na porta ca va a vviento fra minute e ore.
È na cantata allera o nu chianto 'e dulore.
È na grann'opera: p'ogni ffoglio 'e calennario,
s'appripara 'o sfondo pe nu nuovo scenario.
È na cummedia addó ll'odio e ll'ammore,
sbatteno forte mpietto llà...addò sta 'o core.
Figli abbiamo un tappeto su cui pregare
Padre padre ci tolgono la luce
Figli il sole non lo possono più fermare
Padre padre ci tolgono la madre e i fratelli
Figli sarò io la madre sarò io il fratello
Padre padre ci tolgono anche l'acqua
Figli preghiamo Iddio che piova
Padre padre ci danno il fuoco al posto dell'aria
Figli preghiamo Iddio che ci mandi il vento
Padre padre anche la nostra vita se ne va
Figli sarò con voi anche in quest'ultimo viaggio
Il sole tiepido che scalda il risveglio,
il cinguettio pacato degli uccelli,
la luce che discreta filtra dalle persiane,
poi il giardino sotto i tuoi occhi,
gli alberi frondosi, i fiori delicati,
riassettare il letto, rivestirsi
e l'acqua fresca che disseta il viso;
il caffè nero che riempie la moka,
la colazione calda coi biscotti,
poi scendere le scale fischiettando,
andare in centro in autobus tranquilli,
sapere che c'è il giorno che ci aspetta,
la vita che continua ininterrotta;
vedremo facce note e facce nuove,
avrem problemi vecchi e nuovi casi
vecchie certezze e nuove sorprese,
con quella sensazione di benessere
per affrontare tutto in allegria;
è questo sai l'unico trucco valido
per vivere sereni e senza angosce:
saper cogliere le piccole gioie
ch'ogni nuovo giorno certo ci dona:
è come rinascere ogni mattina.
Anni '90
provi a fermarlo ma non puoi,
ti dici: 'Sembrava ieri quando',
invano che ritorni vai sperando.
Le stagioni scandiscon gli anni,
il tuo fisico accumula i suoi danni,
il volto allo specchio cambia riflesso,
il conto in banca e' più o meno lo stesso.
L'albero a breve prenderò in cantina,
di nuovo allestito pallina per pallina,
lo scotch sulla scatola più ingiallito,
anche l'asinello apparirà più intristito.
Ma oggi sfiderò il firmamento,
e lo farò con un semplice movimento,
di minuti preziosi farò incetta,
spostando indietro la lancetta.
allora le vedo:
metastasi infuocate d'orizzonte
squarciare fasciumi di fieni scordati.
Beccheggiano, delle golette,
nelle melme immacolate dei pollai.
Che ironia:
quel tempo che ti prosciuga i polmoni
per gonfiare una randa.
Ora io sono il viaggio
nel vortice agonizza il fuoco-luce
– il quasi grido – che risucchia
anche la lacrima, l’ho vista
gonfia aguzzarsi in gole di congedo.
Nel proprio palmo si tuffa la figura
sempre più piccola del padre
forse si danna del non
gridare non andartene.
ma qui sul monitor c'è la tua immagine
da cui non riuscirò mai a separarmi.
Son qui, ti penso, ti sogno e ti voglio
ma tu rinchiusa lontana in un letto
che non è quello in cui dovresti stare.
Passano le ore, passano i giorni
mentre aspetto che tu ritorni,
vorrei baciarti, vorrei amarti
ma c'è qualcosa che lo impedisce.
Eccomi qui, vinto dagli errori,
le ali tagliate, gettate e perse
eccomi qua che non so cosa fare,
che non so neanche cosa poter dire,
che sono come tante altre persone
misero prigioniero dei miei errori.
Anni '90
Di chiodo
scaccia chiodo
che bello
è finita la guerra
tornata la pace.
Chi l’avrebbe mai detto!
Zitta, zitta
si è tolta di mezzo.
Anonimo rientro
di Zelensky
tra gli omologhi.
Non si sente
più volare Mosca.
Zanzare finite
non si fanno più raid.
Azzerati morti e feriti
le bocche tacciono,
ma saranno …
quelle dei cannoni?
Non voglio più amare
non voglio ancor soffrire
son stufo di star male.
Son stanco di lottare
preferirei morire
o essere normale.
Non più contro i mulini
di don Chichotte a vento
sprecare l'energia.
Non più pensieri inclini
al dolce sentimento
preludio alla follia.
Mai più io m'innamoro
non voglio più dolore
da aggiungere nel silo.
Ma far come coloro
che danno il loro amore
ma solo a un tanto al chilo.
Anni '90
Il cielo notturno ci avvicina
dall’anima sono parole
sgorgano dal vento pacifico
sono nomi custodi
uno per ogni fronda
che muove il sorriso
ricordo quella tristezza minuscola
che donavi, di argento
sciolto sulle dita del cielo
chiarore
ti sento vivo
richiamo‐speranza
tingere l’urlo di poesia universale
poi chinare la voce
fino alla terra
seminare lo slancio del cuore
dove nascono gli abissi.






