gli direi che non mi manca nulla,
perché con te potrei camminarci sopra di esso,
senza la paura di annegare,
e se mi dicesse che mi sbaglio
gli direi che ha ragione, so che con te
non avrei solo lui sotto ai piedi, ma il mondo intero.
( Domitilla e Cornelia )
" Tilla, cos'è questo frastuono cupo e lamentoso ?"
" E' una sirena antiaerea Lia, avvisa un disastro "
" cos'è successo?"
" è la guerra Lia, tempi bui"
" avidità Tilla?"
"Avidità, brutalità, stupidità, violenza, odio, potere "
" il solito ritornello Tilla?"
" Incontrollabile Lia."
anche il nostro corpo va cambiando,
da bambino tutto sembra congelato,
ma da adulti lo scenario par variato.
Il vecchio sempre seduto vicino la chiesa,
nel cimitero ora riposa senza prestesa,
su quella casa affollata di tante persone,
un vendesi campeggia sul suo portone.
Una guerra che neanche era prevista,
riempie in TV ogni giorno la tua vista,
un bambino che camminava con un suo genitore,
diventa un affermato e distino imprenditore.
Tutto cambia ogni giorno ed ogni momento,
non sai se di questo andar contento,
nonni con zii e parenti che volan via,
la prole che cresce dinanzi a questa scia.
gli occhi che sembrano un piccolo universo,
tu sei tutto quello che ho, per cui resto.
Labbra di fuoco rosso stellato,
mi sorride con sangue ghiacciato,
non ho altro, ma sei tutto cio' che ho sperato,
ti amo, lo so, pare tutto insensato.
In te tutto il mio mondo ho trovato,
vita senza morte a cui non ho mai osato,
ma voglio ancora stringerti per mano,
so che rimarrai il mio desiderio vietato.
E se potro' raggiungerti almeno,
per solo poterti stare alle spalle,
devi sapere amore che saro' comunque li,'
perche' nessuno fra le stelle ti possa far del male.
Di occhio attento e sensibile al Bello
In epoca forse dura
Ma in cui il bello era semplicemente in natura
Degno di essere segno di Lui.
'Quei rari punti di vista colti dal mio sguardo'
Sono invece la desolante realtà di questo mondo
In cui il figlio sperpera ogni bene ereditato
In cui il Denaro divien l'unico metro di fondo
In cui l'uomo di dove poggia il piede dorato
Non ha più alcun residuo riguardo...
Eppure ancora son quei rari punti di vista
Che appagano invece un cuore malato
Sull'orlo della tristezza e nostalgia di quella lista
Di paesaggi e di tramonti ormai passato
Oggi dispersi in un deserto di cemento
Solo intravisti in un'atmosfera densa e grigia
E allora grazie a quella cima raggiunta con fatica
Che mi dona ancora quell'antica visione
Di poter volgere il mio sguardo a tutto tondo
E ritrovare ancora il Suo odierno dono di Bello
al grido d'odio dei Mujaidin
Su quella terra promessa
non resta che la parola: "Pace".
Innumerevoli pianti:
alte grida: fuochi nella notte
di missili e difesa.
Si appendono le nostre cetre
al suono delle armi, così che piangano
i nostri cuori con loro: fratelli lontani.
Ed io dovrei...
Ed io dovrei cosa?
Dovrei pensare di meno
e vivermi di più
Poi arrivò dall'onda
in un'alba sottile e scarlatta
e amai Liala e il suo aviatore
Solo ora comprendo
sotto questa luna gigante
che la notte scolora
Gli informi lasciano l'aurora
ma tornano
ogni volta
Abbiamo segreti che dondolano.
con le noti di colori stravaganti,
corrono i frutti veloci verso terra,
che da lontano tempo non è più primavera.
Musica nell'aria di foglie abbronzate,
cadono insieme sulle zolle già affollate,
si dicono l'un, l'altra dei tempi di gioventù
e dei momenti imbarazzanti, quelli, mai più.
L'autunno di colori scuri che pare amareggiato,
non lo è più adesso, tutto è cambiato,
lo dice il sole agli alberi, di fretta, tutto d'un fiato,
non vi sbrigate più, al caldo tutto è condannato.
... E come pare che un'anima avesse,
verso la palla gialla sembrava si dirigesse,
ma un ultimo fiato fresco lo lasciò alla natura,
che poi ancora si rispoglia con temuta premura.
Pare che tutto dorme, è tempo di riposo,
ma ad un tratto tutto è diverso.
L'autunno viene risvegliato, stanco, triste,
"Ce lo siamo perso", si sente da lontano,
Luccica la sfera celeste
al far del giorno.
Tra il mare e il cielo,
l’ultimo fascio di luna
arde come il sangue
che incessante
scorre nelle vene.
Pure l’onda spumeggia
e, invita all’amor
che sulla riva del mar
mai si consuma.
La stella che ancor
nel cielo fa capolino
illumina la scia
di chi nel mar
va cercar fortuna.
Sulle note delle onde
canta il pescatore contento
la sua canzone all’alba
che rinfresca l’idea d’amor
che gli passa sulla testa.
L' omelia che ascolto già mi stanca,
Mi guardo intorno assai stufato,
Ho solo nell'orologio il mio alleato.
Mi sforzo di comprendere le letture,
Ma le mie interpretazioni non paion sicure,
Aspetto conforto dalla predica del prete,
Ma con lui il mio saper ancora ha sete.
L'attenzione allor va via via scemando,
Quel che ascolto non vo' piu' attenzionando,
Cori e canti si alternano in continuazione,
un organo accompagna la popolazione.
L'odore dell'incenso mi pervade,
La palpebra lentamente se ne cade,
Poi per un attimo tutto tace,
Liberatorio arriva un: 'andate in pace
Alle prime luci del mattino,
mia madre mi svegliò.
Con la valigia già pronta
mi recai alla stazione.
Un binario,
il fischio del capostazione
e il treno partì,
per portarmi a lavorare lontano.
Era autunno,
Milano era fredda e cupa,
ed io camminavo,
per le vie del centro,
spaesato e perso.
Ma giorno dopo giorno,
cominciai a sentirmi a casa mia.
Dopo qualche anno,
anche i miei cari
vennero a Milano,
per restarci.
Mi ricordo che,
quando arrivarono,
la luna splendeva
in un cielo meraviglioso,
pieno di stelle che luccicavano,
come i miei occhi
pieni di commozione.
A Milano,
mi trovo bene;
mi sono abituato al clima,
al suo modo di vivere
e se, qualche volta,
mi viene un po' di nostalgia,
non mancano babà e sfogliatelle,
per tirarmi su l’allegria.
Ormai,
non mi sento più un emigrato,
ma un milanese napoletano.
E se il vento mi volesse raccontare di te,
saprei dirle che ti voglio solo per me.
E se il vento volesse solo sognarti,
sarei geloso, vorrei solo da me, subito riportarti,
non solo lui che ti potesse abbracciare, per poi scappare, continuare a volare.
E se il vento non fosse d'accordo,
farò solo finta che di te per un momento mi scordo.





