Pensieri sparsi senza voce
un mondo dal silenzio feroce
e tu Donna sottovoce
porti in spalla il segno della croce
In Te vive ogni emozione
lavori e ami con abnegazione
sei calma, tormenta, si passione
che rendi l’uomo leone
Non basta un giorno di festa
ma, in ogni momento stare in cresta
e amarti sempre con cuore e testa
in Te si agita la nostra tempesta
un sogno bambino
che nasce col sole
e riscalda la pelle
e trafigge
l'anima e il cuore.
Donna,
acqua a volte dolce
altre salata
che disseta
e bagna
il pensiero mio
che vive impudico
nel mio tempo.
Donna,
fiore profumato
dai petali morbide
come carezze,
vorrebbero le mie dita
stringerti tra esse.
Donna,
musica a volte dolce
altre disperata,
come la vita.
dolce ed impareggiabile
che sembri un Angelo del Paradiso
forte ed ineguagliabile
deh, mostraci il cammino
per arrivar laddove
piede umano non suole
calpestar...
S'odono fanfare di grezzi Cherubini
malvestiti e financo crudeli
tu, gettali giù, in basso
affinché l'aspro sasso
inciampi loro il piè...
Angela, Angelo fra gli Angeli
a te dedico cotesta poesia
sei fra tutti il migliore
il Gran Divulgatore
dell'uman sapere!
Se poi la poesia neglesci
dalla mia vita esci
tu non fai per me!
Rivolgiti altrove
son vuote le tue parole
se di Pindaro e dei suoi voli
non sei entusiasta!
Vai! Gioca pure a canasta
con le impellicciate signore
che muoiono di languore
solo a vederti in tivì...
E come un novello Arbore dirai:
"Vengo dopo il Tiggì!"
Porta le persone in qualunque posto,
Conosce la città alla perfezione,
Spesso si parcheggia in stazione.
Issa valigie in gran quantità,
Accompagnando gente di ogni età,
Sempre attento lo vedi al volante,
Sempre da solo senza un aiutante.
In giro con una meta non sua se ne va,
Il destino non sa dove lo porterà,
Con un occhio sempre allo specchietto,
Osserva il passeggero con sospetto.
Scruta ogni incrocio con attenzione,
Fatale potrebbe esser una distrazione,
Senza la sua auto sarebbe spacciato,
Alla stregua di un vero e proprio disoccupato.
Si fa carezza la sabbia di Dinan
fredda d'umido,
compatta d'acqua,
dov'è il sonno delle ostriche.
Velieri poppe al vento,
sfoggiar di bicipiti e dame,
parate d’ombrellini al passeggio
uomini baffuti e cilindrati.
Bastoni d'avorio
a guisa di spada da roteare
sui radenti gabbiani,
dispensatori di guano.
Stridìo di ghironde,
pizzichìo d'arpe
e i fuochi a sera brillano,
come gli ottoni sull'Orient Express.
Venezia è un passaggio,
ricordi Salisburgo?
Ah, Wolfgang caro,
come sei lontano
dal salmastro di quest'aria.
a guisa di perfetta bianca luna
con lo stesso perimetro di quando,
senza pancia, risalta nella volta.
L’ho vista in combutta con le altre
e subito pensai a folto gregge
che fatalmente segue il suo pastore
nell’occasione tramutato in vento.
Fu lotta breve in porzion di cielo.
Quel bioccolo d’ovatta un po’ ardito
si mescolò nel mezzo dell’insieme
ed i miei occhi più non appagò.
Accade che ripenso a quel meriggio
le volte che vorrei distrar la sorte
per fare nella vita giravolte
fingendo che il destino non esista.
E lotto anch’io in un microcosmo.
Ingenuità a rivestirmi tutto,
mi perdo nei magari ch’ho già detto
e, presto, ad esser fragile ritorno.
Mi hai concesso il tuo cuore,
e mi hai cambiato la vita,
per tutta la nostra lunga stagione,
in nessun momento, sono riuscito a spiegarmi
l’immenso bisogno di guardarti negli occhi,
cercare tutto il dolce che c’è in te,
nel mio assurdo e complicato
è bastato a sostenermi, tu hai deciso
la serenità delle occasioni importanti,
l’avvolgente esuberanza
per avermi preso in considerazione
poter procedere al tuo fianco
abbandonare definitivamente le ripide salite
della mia vita, con rigoglioso e lussureggiante affetto,
sei riuscita ad addolcirmi con i tuoi modi
straripanti di volermi bene, energica in stima
hai reso vigoroso e gagliardo il mio cuore,
ora in ottima salute!!
finalmente
ci vedrà vicini
anima e corpo
finalmente potranno
parlare
con parole nuove e antiche.
E saranno parole
di acqua
di fuoco
di cielo
di terra
perché tutta la natura
sarà racchiusa
nelle nostre parole.
Sarà dolce
il tuo sguardo
e lubrica la tua mano,
lieve la mia carezza
osceno il mio desiderio.
Perché sarai
nelle mie calde
e puttane mani
oggetto di desio
e palpito del cuore,
anelito violento
e bacio soffice.
Sarai
di questo mio corpo
muscoli e sangue.
Non posso sibilare nell'orecchio al vento
inutile, come dar da bere al mare
non posso sentire il peso dei mesi
quando vivo alla giornata
(ieri l'ho sepolto senza lacrime)
Passa il carretto dei gelati
nessuno che s'accalca
passa solo nella mia testa, resuscitato
anch'esso come il Lazzaro
(eterne le leggende delle genti)
Tu, donna, sotterrata male, a filo d'erba
fai spuntare pezzi tuoi a giorni alterni
tu mostri il viso un dì, l'altro le flessuose mani
poi le ginocchia tue, magre all'osso, quasi
(il pube ai giorni di riposo)
Passano e guardano oltre
nessuno si sgomenta, mai
passano nella mia mente ch'è scossa, per un attimo
poi torna a spazzolare tombe
(di giorni e cose e genti e luoghi e...)











